sabato 18 novembre 2017

Marcello Spreafico, ultrarunner: La 24 ore di Reggio, ottimamente organizzata


Aumentano gli atleti che si dedicano a corse di lunghe distanze e di conseguenza aumentano gare di lunga distanza e questo interessa sempre di più allenatori, medici, fisioterapisti, psicologi, ricercatori, insomma c’è tanta curiosità intorno a questo mondo degli ultrarunner definiti strani, bizzarri, sorprendenti, a volte con una marcia in più nello sport e poi anche nella vita.
Di seguito Marcello racconta la sua esperienza dopo la partecipazione di una gara di 24 ore dove con l’occasione c’erano dei ricercatori dell’Università di Urbino che prelevavano sangue agli atleti prima della ara e dopo le 24 ore di gare per vedere come cambiavano i valori.
Ciao Marcello, che sapore ti ha lasciato questa 24 ore? Avuto problemi, criticità? “Ciao Matteo e grazie per questa intervista! La 24 ore di Reggio, ottimamente organizzata da IUTA e CTR (con l’occasione ringrazio entrambe per tutto il lavoro fatto in fase organizzativa e durante la gara con il supporto agli atleti), mi ha lasciato uno splendido ricordo come esperienza (è stato un bellissimo weekend insieme a tanti amici ultramaratoneti), ma un po’ di amarezza ai fini del risultato. Pur essendo arrivato terzo uomo in classifica, cercavo più dei 179,6 km realizzati: l’obiettivo era in zona 200 come avvenne a Cesano nella scorsa primavera, ma stavolta la seconda metà di gara è stata molto più lenta. Le criticità sono arrivate con la notte: il clima freddo, nebbioso e molto umido (eravamo in una pista in mezzo ai campi) ha creato problemi a tanti atleti. Io sono arrivato a mezzanotte (12ma ora) con 109 km e in linea con l’obiettivo, ma poi ho rallentato bruscamente e pur non mollando mai (e per questo ho guadagnato varie posizioni in classifica) non sono più riuscito a riprendere un ritmo ottimale e così ho aggiunto soltanto 70 km nelle seconde dodici ore. Anche il mattino è stato molto freddo e nebbioso, e sono condizioni con cui non mi trovo bene, speravo arrivasse un bel sole che riscaldasse l’ambiente ma non è stato così.”

Nelle 24 ore di gare può succedere di tutto, bisogna monitorarsi costantemente e apprendere sempre dall’esperienza, non bisogna dare nulla per scontato e infatti altri atleti mi hanno riferito problemi che non avevano considerato, sempre avanti con nuovi aspetti da curare.
Cosa lasci a Reggio Emilia e cosa porti a casa? “Lascio a Reggio i 20 km che mi sono mancati rispetto alle aspettative, ma, a parte le battute, mi porto a casa un’esperienza di grande valore, sia umano che tecnico, un ottimo test scientifico con esami medici (prelievi di sangue pre e post gara e visita medica) e tanto grande spirito di gruppo con tutti i presenti. E’ un grande ambiente quello delle 24 ore.”
Una bella risposta, simpatica ma anche traspare la voglia di riprendersi quei chilometri in più che non ci sono stati insistendo e lavorando meglio per ritornare in gare più convinti e più preparati.
Hai conosciuto altri atleti? Hai approfondito la conoscenza di altri atleti? “Ho conosciuto qualche atleta, con piacere, e di tutti gli altri ero già amico! Su 31 partecipanti, infatti, soltanto 3 o 4 non li avevo mai visti (pur conoscendoli di nome), per cui per me è stata una festa insieme, come detto, ad un gruppo davvero bello ed affiatato fatto da atleti, accompagnatori e staff della IUTA e del CTR. Pur con le difficoltà della gara e la concentrazione per questo evento, ci siamo divertiti tanto, già a partire dalla cena di gruppo in hotel venerdì sera, poco dopo il nostro arrivo (mio e di Francesca) a Reggio Emilia!”
Vero ho notato dalle foto e dai post sui social, questa tipologia di gara è sempre un’occasione per rivedersi per ridere di se stessi e degli altri, per raccontare aneddoti simpatici e divertenti ma anche disavventure.
Hai qualcosa in comune ad altri atleti? “Io dico sempre, come battuta, che noi ultra siamo una grande famiglia. Ma è così, ci si vede spesso, si ha la stessa passione e si combatte per gli stessi obiettivi. Correre 24 ore in un circuito abbatte ogni distanza e ogni classifica, è una cosa molto bella.”
E’ vero, si è molto uniti non solo nei momenti della gara ma anche successivamente ci si sente con diverse modalità e ci si preoccupa e ci si informa gli uni degli altri.
Curiosità? Sorprese? “Attendo i risultati dei test, nelle prossime settimane, sperando di non avere sorprese negative! La curiosità c’è stata anche prima della gara, insieme all’adrenalina: era la prima volta che ci si sottoponeva ad un test simile, sicuramente molto utile per noi runner di lunghe distanze.”
Quali sono ora tue mete, direzioni, obiettivi? “La stagione è praticamente finita, questo era l’ultimo impegno importante. Poteva finire meglio ma è stata un'annata positiva a livello podistico, ho raggiunto i 200 km nella 24 ore di Cesano a marzo e a luglio ho assistito all’interno dello staff azzurro ai mondiali di Belfast in cui Francesca correva con la maglia dell’Italia, non potevo chiedere di meglio. Adesso con Francesca correremo l’ultima gara dell’anno ancora curiosamente a Reggio Emilia (è la terza gara di fila qui!), con la maratona dicembrina, ma senza pretese. Col nostro grande coach Luca Sala (che alla 24h è stato tutta la gara in piedi a bordo percorso a dare supporto agli atleti, come sempre accade in queste occasioni… grazie mille!) stiamo cominciando a tracciare le linee della stagione 2018, ci divertiremo ancora alla ricerca di nuovi obiettivi.”
Sempre pronti per nuove imprese, sempre alla ricerca di nuove mete, obiettivi, sfide. Vero quest’anno un anno importante per la coppia Marcello e Francesca una grande crescita nel mondo delle ultra fino ad approdare ai Mondiali per Francesca e anche ben figurare.
C'è un alimento particolare che hai assunto in gara? “Avevamo due cassette piene di alimenti e bevande (dovevamo autogestirci i ristori, come indicato chiaramente da Vito Intini nelle mail organizzative inviate prima della gara), ma c’era comunque un ristoro curato dalla IUTA. Ho mangiato dopo 8 ore il riso fornito dall’organizzazione e poi tra gli alimenti che avevo ho mangiato spicchi di mele, frutta frullata, biscotti (parecchi), carasau, ovomaltine e pocket coffee e ho bevuto the (caldo o freddo). Niente altro. Poco prima della gara invece avevo mangiato prosciutto cotto, grissini e biscotti (si partiva a mezzogiorno).”
Un bel rifornimento di alimenti nutrienti per colmare i serbatoi che si svuotano con la fatica costante nel corso delle 24 ore di gara.
Quale è stata la sosta maggiore nelle 24ore? “Un paio di volte di notte ho fatto soste all’angolo “box” di 4 o 5 minuti, una volta per cambiarmi (anche se sono rimasto in pantaloncini fino alla fine, ed è stato un errore per tutta l’umidità presente) e un’altra sosta per caricare uno dei garmin ormai scarico. Nonostante le tante difficoltà e il ritmo basso (di notte e di mattina), sono riuscito sempre ad andare avanti, correndo molto ingobbito e a testa bassa ma senza mai fermarmi. Almeno in questo sono molto soddisfatto, la tenacia non mi manca.”
Come ti prendi cura di te ora dopo una gara di 24 ore di corsa? “Faccio ferie il giorno seguente (al lunedì) ma questo tipo di gare mi sballa per qualche giorno i normali ritmi, di notte riesco a dormire poco nei giorni appena seguenti e di conseguenza sono un po’ stanco nelle ore diurne e lavorative. Poi mangio tantissimo (ma non è una novità, lo faccio anche senza le 24h di mezzo) e per quanto riguarda la corsa, riposo tre o quattro giorni, di solito riprendo in zona weekend (stavolta di venerdì).”
Cosa hai raccontato a casa, al lavoro, agli amici dopo la gara di 24 ore di corsa? “Ho raccontato che è stata una bella e utile esperienza, che mi sono divertito tanto con gli amici e che la gara, complice freddo e nebbia, è andata meno bene del previsto, pur col terzo posto maschile (ma dietro anche 4 bravissime donne). Devo capire cosa mi rallenti tanto di notte (senza avere sonno)… ma tutto serve ed è utile per le prossime gare!”
 
Vero non si butta niente tutto serve, tutto è utile, si apprende da ogni esperienza e ci si arricchisce dentro soprattutto.

Posta un commento

Translate