sabato 2 dicembre 2017

Gianluca Giraldin: Mi sono appassionato alla mtb e da lì non mi sono più fermato


Matteo Simone

A volte si incontra lo sport o è lo sport a incontrare noi, può succedere a scuola, può capitare che i genitori siano atleti e allora se incontri uno sport che ti piace, che ti appassiona, diventa una modalità di stare al mondo sperimentando prima benessere e poi se viene, se ti impegni, se ci tieni, si può sperimentare anche performance.

Di seguito Gianluca, 25 anni, racconta l a sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mi domande.
Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “No, nella mia vita quotidiana non mi sono mai sentito un campione, perché avendo fatto tutta la trafila giovanile con avversari che campioni poi lo sono diventati davvero, sono sempre stato cosciente del gap tra me e loro.”

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva? “Mio papà è sempre stato un ciclista ma non mi ha mai obbligato, fino a 12 anni ho praticato di tutto (basket, nuoto, karate) poi mi sono appassionato alla mtb e da lì non mi sono più fermato. Ho fatto le categorie giovanili fino ad under23 per poi passare master.”

Quali sono i fattori che contribuiscono al benessere e performance nello sport? “I fattori secondo me sono il tempo a disposizione (soprattutto negli sport di endurance) e la serenità, intesa come il non avere ansia (mi spiego, ad esempio dopo la laurea nel 2015 ho iniziato subito a lavorare, un lavoro tranquillo, vicino a casa e che non impegnava troppe ore, eppure pur avendo tempo a disposizione per pedalare non riuscivo ad allenarmi, ero sempre spossato. In pratica il passaggio dallo studio al lavoro, per quanto il lavoro fosse bello e tranquillo, su un piano psicologico mi aveva tolto serenità).”

A volte i cambiamenti mettono a dura prova, si cambia lo stile di vita e ci facciamo tante domande rispetto a quello che vogliamo, rispetto alle aspettative nostre, della famiglia, degli amici. A volte le scelte diventano difficili, si tratta di trovare un sano equilibrio tra lavoro, affetti, tempo libero e ciò può  pesare mentalmente e rendere tutto più difficile, ma basta organizzarsi e capire quello che si vuole e si può fare e intraprendere la strada giusta convinti e motivati.

C’è qualcuno che contribuisce al tuo benessere e performance nello sport? “Senza dubbio qualcuno contribuisce, in primis mio papà che mi segue e supporta ovunque, e poi la mia ragazza che almeno in questi 3 anni mi ha lasciato il tempo per allenarmi e mi segue alle gare. Poi il mio presidente, perché il ciclismo costa come sport, e sapere di non aver nessun tipo di problema per i materiali da una bella tranquillità.”

Il ciclismo costa come attrezzatura, come spostamenti alle gare, come tempo per allenamenti e impegno mentale che comporta tanta dedizione, attenzione, focalizzazione. Diventa importante essere circondati da persone non troppo apprensive ma comprensive rispetto al benessere che ne può derivare e allora insieme diventa tutto più fattibile e gestibile e meno faticoso mentalmente.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “I miei amici pensano che sono troppo fissato e “rigoroso”, mio papà mi approva e supporta, mamma e resto della famiglia sono un po' preoccupati.”

Chi fa o ha fatto sport può comprendere l’entusiasmo e il benessere che ne deriva dalla pratica di uno sport con passione, soprattutto un padre che a una certa età può mollare godendo dell’impresa del proprio figlio, gli altri possono essere un po’ giudicanti, apprensivi, preoccupati.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Era il 2014 correvamo nelle vicinanze di Caorle, la mattina ero in ritardo ed ero uscito a preparare la bici scordando le scarpe in camper. I miei compagni di team erano andati a provare il circuito e si erano portati via le chiavi, riuscii ad entrare in griglia di partenza 2 min prima del via senza aver provato la pista. Pronti via, dopo poco dal via ero in testa ma sbagliai ad imboccare un ponte (non conoscendo la pista) e caddi. Mi rialzai, ma per la botta presa in testa imboccai la  pista in contromano. Non capivo più niente, finché non trovai un mio compagno di squadra che mi fece “rinsavire” e mi diede una mano a riprendere tutte le posizioni perse, ad un giro dalla fine ero in lotta per la vittoria, purtroppo però mi si ruppe la bici danneggiata dalla botta presa al primo giro e mi ritirai. Non ti dico quante parole mi presi dopo (perché la mattina mi svegliavo sempre all’ultimo). Questo è il primo aneddoto strano che mi viene in mente.”

Bella storia che trasmette l’entusiasmo e la grinta di un ragazzo talentuoso che ha bisogno di essere seguito per non perdersi per strada, ma a volte si ricordano e diventano più importanti queste esperienze che vittorie scontate, e comunque questo è lo sport che fa crescere, che aggrega, che ti permette di conoscere te stesso e chi ti sta vicino.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Eh, per assurdo ho scoperto che sono calcolatore (cosa che non avrei mai pensato) e che riesco a ripartire anche dopo batoste grandi.”

Quali sono le capacità, caratteristiche, qualità che ti aiutano nel praticare il tuo sport? “Fin da piccolo sono sempre stato “goffo” e scoordinatissimo nei movimenti, e ad oggi la situazione non è diversa, ma fortunatamente ho la caratteristica di avere tanta resistenza, fondamentale nel ciclismo, solo che nei primi anni non riuscivo a fare valere questa dote, perché se in partenza e nelle prime fasi concitate perdevo troppo terreno mi abbattevo e non rendevo più, invece col tempo ho imparato a recuperare e che la gara termina sotto la linea del traguardo.”

Non si finisce mai di imparare soprattutto attraverso lo sport, con la pratica dello sport in competizioni impegnative si impara a cadere, a perdere, a infortunarsi ma anche si impara a saper ripartire con più grinta e più entusiasmo con nuove consapevolezze e nuovi obiettivi e mete da puntare e raggiungere trasformando sogni in realtà.

Che significato ha per te praticare il tuo sport? “La pratica dello sport oltre ad essere un modo per tenermi in forma, significa avere 3-4 orette al giorno di stacco completo da tutto, uno sfogo, in più per quanto sia consapevole dei miei limiti, nel mio piccolo è un modo per sentirmi autorealizzato (almeno per ora).”

Quali sono le sensazioni che sperimenti nello sport? “Una sensazione di tranquillità, e stacco, avendo un lavoro sempre a contatto con le persone mi piace avere una parte della giornata da solo.”

Lo sport ti rimette al mondo, ti fa sperimentare un mondo parallelo che solo chi lo sperimenta può comprendere senza giudicare.

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Il rischio più grande in allenamento sono le auto... sono terrorizzato dall’idea di essere investito, se ci penso non riesco ad allenarmi, le difficoltà maggiori? Certi percorsi fanno paura, sono pericolosi ed è inevitabile partire con “l’ansia”. E purtroppo in gara si è comunque portati ad osare.”

Vero, concordo, la bici oramai è un pericolo, gli autisti sono molto distratti alla guida sempre più multitasking al volante, bisogna fare molta attenzione ed essere acuti osservatori, bisogna osservare dentro le auto per controllare il comportamento degli autisti e anticiparli se ce n’è il bisogno. A volte si ha il bisogno di uscire o prolungarsi nelle ore buie e allora il pericolo è maggiore, a volte i percorsi sono scivolosi o difficili e una caduta è sempre dietro l’angolo ma se sei troppo frenato o attento non si va da nessuna parte, bisogna trovare un giusto compromesso, sereno con attenzione, pronto e veloce.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica del tuo sport? “Senza dubbio la lontananza dalle salite, per trovare una salita devo fare 35 km fino a Monselice, una scocciatura.”

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport? “Sì ho rischiato di mollarlo ben 2 volte, 2015-2016 ! Di fatto non volevo pesare economicamente sulla mia famiglia per correre, e mi sono trovato dopo pochi mesi dall’inizio della stagione senza neanche una bici.”

Questo succede anche in altri sport,  dietro all’atleta ci sono le preoccupazioni per il lavoro, per le spese.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi al tuo sport? “Non sono molto bravo sul relazionarmi con i ragazzi più giovani, però la mtb vi da la possibilità di stare in mezzo alla natura.. non c’è messaggio migliore secondo me.”

Vero, ai tempi d’oggi che i ragazzi sono protetti e al sicuro vicino a computer e cellulari, l’invito all’aria aperta è un buon modo per agganciarli allo sport che si mtb o altro.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Negli sport di endurance (nuoto, bici, running, triathlon, trail) senza dubbio sì, soprattutto se c’è qualcosa che mette ansia, o  che fa paura. Poi ad esempio nel 2015 2016 gli anni in cui mi sentivo tradito dalla squadra, (pur essendo a conoscenza che non era certo una cosa grave) somatizzavo la rabbia e avevo problemi di stomaco, pur non riuscendo all’epoca a capire il nesso tra le due cose.”

A volte c’è bisogno di confrontarsi con uno psicologo per saper gestire paure e ansie ma anche saper gestire le proprie emozioni, saper essere assertivi con gli altri, saper chiedere e a volte pretendere garanzie e certezze.

Quali sono i prossimi obiettivi, sogni che hai realizzato e da realizzare? “Il sogno e l’obiettivo è un podio al campionato italiano della mia categoria, nel 2014 ci sono andato vicino.. spererei di farcela già a luglio ma è dura.”

Lo psicologo aiuta anche a definire obiettivi ambiziosi, difficili, sfidanti ma raggiungibile con la vori sull’autoefficacia, con visualizzazioni del prossimo obiettivo da raggiungere, sulla gestione delle emozioni per rendere al massimo, per impegnarsi con costanza e dedizione.

Sei consapevole delle tue possibilità, capacità, limiti? “Sì, dei miei limiti sono molto consapevole, delle mie capacità un po’ meno ma in linea di massima sì.”

La strada è ancora lunga per sviluppare autoconsapevolezza delle proprie capacità e dei propri limite, ci vogliono tanti allenamenti, tante gare, tante performance e tante sconfitte, tanti infortuni, tanti confronti con atleti e allenatori.

Quanto ti senti sicuro, quanto credi in te stesso? “Non molto sicuro. Ho sempre paura di farmi male e conosco troppo bene i miei limiti.”

Qual è una tua esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Esperienza nel dettaglio nessuna, ma la stagione ‘14 per me è stata bellissima, vincendo quasi tutto, ed è quello che mi da un po’ di convinzione.”

Un po’ è poco per uno che ha vinto tanto, una delle fonti dell’autoefficacia sono le precedenti esperienze di successo, un’altra fonte sono le sensazioni sperimentate in occasione di precedenti esperienze di successo, quini diventa importante dare il giusto valore a quello che si è riuscito a fare e a quello che si è sperimentato per essere convinti e pronti per i prossimi eventi.

Quali sono le sensazioni relative a precedenti esperienze di successo? “Le sensazioni che più ricordo sono quelle di “appagamento” dopo le gare andate bene. Cioè è bello vedere gli sforzi ed i sacrifici ripagati con un successo.”

Tutto torna se hai fatto i compiti a casa, se ti sei impegnato e hai talento non puoi che far bene e sperimentare benessere successo, soddisfazioni, appagamento che ti danno la carica per continuare.

Hai un modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno? “Julien Absalon, uno dei 2 biker più forti di tutti i tempi, il mio idolo da quando ero bambino, ed ancora oggi uno dei più forti! Sempre umile mai sopra le righe.”

Avere modelli di riferimento è una terza fonte per incrementare l’autoefficacia, basta seguire il suo esempio, comprendere cosa ha fatto per eccellere, cosa puoi copiare da lui.

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? “Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un'opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Niente è impossibile (Mohamed Ali).”

Infatti tutto dipende da noi, da crederci dall’impegnarci, dall’entusiasmo e la passione che ci mettiamo nelle cose che facciamo, e poi piano piano cerchiamo di migliorare gradualmente salendo sempre più gradini.

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà? “La crisi più grossa l’ho superata grazie al supporto del presidente della mia squadra odierna che mi ha dato fiducia in me quando non ne avevo neanche io.”

A volte c’è bisogno di qualcuno che crede in te, che ti dice che ce la puoi fare, che evidenzia tue doti e qualità che tu non consideri e se si tratta del presidente della tua società ha un gran valore.

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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