giovedì 1 febbraio 2018

Marco Vitalini: La testa, la voglia di correre mi ha portato oltre! 10 km in 30’54”


Pole pole, step by step, si arriva sempre più in alto, si fa sempre meglio, apprendendo un po’ per volta dalla scuola dello sport per diventare sempre più performanti e sperimentando benessere allo stesso tempo.

Di seguito, Marco Vitalini racconta la sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mie domande.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Tutte le volte che riesco a migliorarmi anche di un solo secondo!”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “E’ stato tutto molto casuale! ….giocavo a calcio ed il mio sogno era quello di diventare un calciatore, però….non correvo! Finite le scuole superiori la scelta di fare il servizio civile, di trovarmi a lavorare nello stesso ufficio di un’Atleta (Samia) e di conoscere suo marito (Fabio, il mio primo allenatore). Due persone che mi hanno permesso con la loro passione di conoscere il mondo dell’atletica e di muovere i miei primi passi di corsa, le prime gare….da lì una crescita graduale fino ad oggi, fisica e mentale…14 anni di corsa!” 

Bella testimonianza, prima o poi lo incontri qualcuno che coinvolge, che ti fa scoprire una passione e se scatta la molla allora ci si mette di impegno per sperimentare sensazioni bellissime e uniche e per fare sempre meglio apprendendo sempre da errori e sconfitte così come da vittorie e prestazioni eccellenti che vanno memorizzate nel cuore, nella mente e nella pelle per restare sempre con noi.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Essendo molto timido ed introverso il fatto di condividere con altre persone allenamenti, gare, trasferte, serate, mi hanno permesso di migliorarmi, confrontarmi, acquistare fiducia e consapevolezza nei miei mezzi e nel contempo crescere gradualmente dal punto di vista atletico ed ottenere delle belle soddisfazioni personali.” 

Ho potuto apprezzare la buona compagnia di Marco in uno stage running così come la sua disponibilità a essere presente e disponibile in caso di bisogno da parte di un amico.

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “In un modo o nell’altro tutte le persone che sono entrate in contatto con me, mi hanno lasciato qualcosa di positivo che nelle diverse situazioni che mi si presentano, tornano utili!” 

Ho potuto notare come Marco apprende le cose utili e che servono per lui da utilizzare al momento del bisogno, e la vita è fatta di incontri e confronti, di viaggi e di momenti presenti dove si tratta di mettersi in gioco, sperimentare, uscire fuori dalla zona di confort e apprendere sempre dall’esperienza, portando a casa sempre qualcosa di utile e importante.

Qual è stata la gara della vita, dove hai dato il meglio di te? “La gara della mia vita è stata la Tuttadritta del 2017, ho corso i 10 km in 30’54” ed ho centrato il minimo per i campionati Italiani Assoluti, cosa che non mi era mai riuscita in passato e tutto ciò solo ed esclusivamente grazie ad un approccio mentale diverso! L’allenamento ed il kilometraggio settimanale era inferiore a quello che ero abituato a fare dieci anni prima, per cui gli anni erano dieci in più ma la testa, la voglia di correre mi ha portato oltre!” 

A volte i limiti sono mentali, se lasci stare la razionalità e tutti i conteggi, vedrai che cuore, mente e corpo possono fare delle cose straordinarie, il motore diventa la passione, la voglia di correre che ti fa fare cose incredibili.

Quale è stata la tua gara più difficile? “Non ricordo una gara difficile, cerco di adattarmi il più possibile alla situazione del momento che è per tutti uguale. Siamo tutti in mezzo ad una strada! Quando metto il pettorale riesco sempre a dare il meglio di me stesso e alla fine della giornata son sempre molto soddisfatto!” 

Il momento presente è sempre quello dove bisogna darsi da fare, dove bisogna capire come si può fare del proprio meglio, come gestire qualsiasi cosa allenamento o gara o incontro relazionale o giornata familiare o di lavoro, momento per momento si valuta il da farsi, ci si monitora e si agisce.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Durante tutto l’anno il riuscire a sostenere e far bene allenamenti e gare nei giorni in cui magari non tutto è andato per il verso giusto: attività lavorativa, vita personale, impegni….mi da grande forza e convinzione! Se lo fai quando non va bene….quando tutto gira per il verso giusto sei un leone!” 

A volte bisogna adattarsi per crescere, maturare, diventare resilienti e riuscire al meglio nei momenti importanti, no gain no pain, se ti adatti, se fatichi, se resiste e persisti, significa che fai un buon investimento per il futuro, sarai più forte e sicuro, sarai più propenso ad affrontare situazioni critiche, avverse e difficili, saprai che sei capace perché lo hai già sperimentato altre volte.

Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara?  “Lo sport e gli allenamenti quotidiani mi rilassano anche se impegnativi. Quando so di dover gareggiare scatta qualcosa che mi fa andare sempre molto più forte che in allenamento. Nel pre gara generalmente sento la tensione ma so che gioca un ruolo positivo su di me, mi farà andar forte. Durante la gara cerco di stare il più rilassato possibile e per me ogni gara ha una storia a se….non penso mai alla tattica, sono molto istintivo, quando sento che devo andare vado! Nel dopo gara mi rilasso e mi godo tutto il contorno, si mangia e si beve e si socializza! Pronto per la prossima!” 

E’ una ruota come la vita, ci si allena e ci si prepara per il giorno della gara, si è un o’ tesi e un po’ sicuri, ci si conosce bene, al momento dello start si va fluidi e sicuri e poi si sperimenta tanto in gara, leggerezza, forza, agilità il flow, ti accorgi che tutto fila liscio e che riesci a fare cose grandiose e se a volte qualcosa non va, akuna matata, non c’è problema, la prossima ci rifacciamo, no panic.

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Per me lo sport non è difficoltà, rischio o attenzione. Quando corro, non penso e lascio correre tutta l’energia che ho in corpo! Arrivo a casa sempre soddisfatto!”

 

A volte lo sport come la corsa diventa una terapia, diventa un mondo parallelo a quello familiare e lavorativo, dove si è con se stessi o con gli amici che coltivano la stessa passione, ci si distende, ci si relaziona su chilometri e tempi, su gare e allenamenti, si lascia a casa un po’ di zavorre e tensioni e si elaborano anche eventi spiacevoli accaduti durante la giornata.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Non essendo molto forte muscolarmente faccio più fatica nelle corse campestri soprattutto quelle in cui c’è tanto fango dopo giorni di pioggia! A questo proposito ricordo una 5 mulini del 2008, corsa dopo 3 giorni di pioggia battente, 10 km di agonia! Ma la soddisfazione di aver corso con Elyud Kipchoge e Zersenay Tadese non me la toglierà più nessuno! Fango freddo e fatica ripagati alla grande!” 

No pain no gain, quando si superano moneti difficili in condizioni avverse poi si può fare tutto, in memoria restano ricordi di riuscita, di superamento, incrementa autoefficacia e resilienza, così come incrementa la consapevolezza delle proprie capacità e limiti. 

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Lo sport ti migliora la vita e non puoi smettere di fare una cosa che fai con il cuore! Riesco a rinunciare allo sport senza farne un dramma quando ci sono cose prioritarie ma so che mi rende sereno (con me stesso e con gli altri) e non potrei farne a meno!”

A volte si mette in conto uno stop per infortunio o per altre priorità, importante è sapersi organizzare, essere pazienti, cavalcare l’onda del cambiamento che ti porta a raggiungere mete e obiettivi trasformando sogni in realtà con quello che c’è in quel momento seguendo direzioni importanti dettate dal cuore e dalla testa e il corpo ti segue.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Sono di natura una persona positiva per cui cerco di trarre subito la parte positiva dal momento negativo: la crisi è temporanea, passa e ci fornisce un elemento per gestire ed affrontare al meglio la prossima. La sconfitta è un’esperienza vincente, per migliorarmi guardo sempre la qualità migliore del mio avversario. Gli infortuni sono un messaggio: “Hai bisogno di riposo, tra poco si riparte!”, “La pazienza è la virtù del mezzofondista!” 

Ho potuto apprezzare questa mentalità positiva e paziente di Marco, riesce a farsene una ragione se c’è qualcosa che non va, a comprendere che a volte è meglio saper aspettare e ripartire poi alla grande con fame di allenamenti e gare sempre più convinti e con entusiasmo.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Divertitevi e fatelo col cuore, vi migliorerà la vita!”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Mai! Per me lo sport è benessere psicofisico ed abbiamo una macchina perfetta per poterlo fare, dobbiamo solo guidarla nella giusta direzione! Quando c’è un po' più di stanchezza del solito o non si riesce a seguire il programma perché troppo pesante, si recupera riposando, mangiando bene, rilassandosi e parlandone con le persone che ci stanno vicine!” 

Vero, il percorso di un atleta è molto difficile, ma diventa importante allenarsi, nutrirsi, riposarsi e relazionarsi, coccole a autoprotezione devono far parte della giornata di un atleta, così come una buona amicizia o un bel gruppo di amici per socializzare.

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Ragazzi, potete mentire al mondo ma mai alla vostra coscienza!”

I tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Mio padre è il mio primo tifoso, quando può mi segue in tutte le gare. Mia mamma invece gioca un ruolo fondamentale perché mi aiuta a mantenere il giusto equilibrio sia quando le cose girano per il verso giusto che quando non vanno come dovrebbero. I miei amici con cui condivido allenamenti, trasferte, gare, serate mi appoggiano e mi aiutano!” 

L’atleta non è solo, ha alle spalle persone e team che supportano, consigliano, sostengono.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Un miglioramento continuo nelle relazioni con le persone che ho incontrato e che incontro basato sul rispetto e la condivisione. Ho imparato a conoscere e gestire il mio fisico sapendo quello che gli posso chiedere e quello che mi può dare, spostando l’asticella poco per volta di anno in anno ed a regolarla in base al momento…un miglioramento della gestione di tutti i contrattempi che possono capitare, trovando sempre la soluzione migliore.” 

Lo sport abbate muri e barriere culturali e generazionali, avvicina persone, culture e ondi, diventa una palestra di vita dove poter apprendere da se stessi in relazione a fatica da sostenere e obiettivi da raggiungere e apprendendo anche dagli altri con cui ci si confronta.

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “No! Lo sport mi rende sereno e mi ha migliorato la vita con gli altri per cui non potrei farne a meno! E’ gioia!”

Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “Ho sempre vissuto gli infortuni come un messaggio che ti manda il tuo corpo: “Hai bisogno di riposo e di staccare la spina!” per cui lo ascolto fin quando non mi manda questo altro messaggio: “sei pronto a ripartire!” 

La vita, come lo sport è un ciclo, bisogna sentire il proprio corpo, le proprie esigenze, i propri bisogni, poi diventa importante mobilitare le energie necessarie per soddisfare i propri bisogni, goderne di quello che si riesce a fare e che ci fa star bene e poi godersi la fase del recupero, del ritiro in attesa di nuovi bisogni ed esigenze per mettersi di nuovo all’opera e ripartire con entusiasmo alla grande.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Dalla mia esperienza tutti gli sportivi nel corso della loro carriera vivono momenti di euforia, sconforto, motivazione e demotivazione, partenze e pause, infortuni e periodi di massima forma. Non sempre nel momento in cui viviamo queste fasi riusciamo a mantenere il giusto equilibrio, per cui ben venga un aiuto esterno da parte di un professionista che può aiutarci a condurre la nostra mente ed il nostro corpo!” 

A volte lo psicologo dello sport diventa uno stabilizzatore dell’umore senza farmaci, una modalità per riportarti alla quiete dopo un’euforia e un entusiasmo esagerato così come un’opportunità per riportarti alla serenità dopo una sconfitta o infortunio non accolto bene che ti rende troppo triste.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Gli obiettivi son quelli di migliorare di un secondo i miei personal best sui 1.500 – 3.000 – 5.000 – 10.000 – mezza maratona e debuttare in maratona! Quest’anno nel mese di gennaio ho realizzato un sogno datato 10 anni, partecipando ad uno stage di corsa ad Iten nella Rift Valley, la culla dei campioni. Causa un infortunio, son riuscito a godermi questa esperienza da turista e meno da corridore per cui il mio prossimo sogno da realizzare è quello di tornarci da Atleta!” 

C’ero anch’io, esperienza unica e ricca dal punto di vista emotivo e atletico, dice bene Marco 1 secondo per volta, passo passo, pole pole, step by step, senza panico e godendosi allenamenti e gare, così come le amicizie durante il percorso.

Davvero una bella testimonianza che trasmette lo sport sano, quello sport che vogliamo fatto di fatica e di raggiungimento di obiettivi, quello sport che fa star bene, che ti fa crescere. 

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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