mercoledì 14 marzo 2018

Francesca Cambise, Taekwondo: Mi sono trovata sul tatami a dare il meglio di me



E’ importante essere coinvolti e instradati allo sport attraverso genitori, parenti, insegnati e poi il gruppo diventa un a base sicura dove ci si confronta, ci si rispetta, ci si allena insieme e si notano progressi per raggiungere insieme mete e obiettivi difficili e sfidanti ma raggiugibili. Di seguito Francesca, collega psicologa, racconta la sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mie domande.
Ti sei sentita campione nello sport? “Si, mi sono sentita una campionessa quando vincevo una gara e ogni volta che facevo dei progressi durante l’allenamento.”
Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho iniziato a praticare il Taekwondo all’età di sette anni e continuo tutt’ora. In un clima divertente abbiamo sviluppato la motricità ed appreso gradualmente la tecnica. All’età di sedici anni ho conseguito la cintura nera 1 Dan, gareggiando nel frattempo in gare regionali, interregionali ed in un torneo nazionale. Iniziata l’università ho interrotto l’attività agonistica per dedicare maggiore tempo allo studio ed a viaggi formativi. Ho comunque continuato ad allenarmi per me stessa, alternando il Taekwondo ad attività di fitness ed allenando il gruppo di bambini della mia palestra. Ora alterno il Taekwondo al Crossfit ed alla corsa nel fine-settimana.”

Lo sport diventa un aspetto importante nella vita di una persona, è importante praticare sport da piccoli, fare esperienza con il corpo, con il fisico, con i muscoli, giocando con gli altri coetanti e sfidando se stessi e gli  altri quando si diventa più grandi. Lo sport insegna a stare al mondo a partecipare alla vita quotidiana divertendosi e faticando con gli allenamenti e poi testandosi in gare o combattimenti per notare eventunali progressi e sperimentare ricche sensazioni ed emozioni uniche. Lo sport può divetnare parte importante della vita, lo si può continuare a praticare o si può trasmettere gli insegnamenti ricevuti agli altri con consigli, suggerimenti o insegnamento se si è preparati e competenti. La vita è una ruota si impara e poi si ingsegna algi altri con passione.
Quali sono i fattori che contribuiscono al tuo benessere o alla tua performance? “Credo che ciò che contribuisce alla mia performance è uno stato di benessere fisico e psicologico anche esterno all’attività fisica. Nonostante alcuni momenti di difficoltà nel ciclo di vita della mia famiglia, la mia vita è sempre stata caratterizzata da un equilibrio ed una stabilità che mi hanno permesso di dedicare allo sport molte energie fisiche e mentali.”
Nello sport chi contribuisce al tuo benessere o alla tua performance? “Contribuiscono al mio benessere il mio istruttore, il gruppo con cui mi alleno e mia madre. Nel mio gruppo sportivo, allenatore e compagni, si respira un clima di amicizia e supporto che sicuramente stimola la cooperazione. Mia madre mi ha trasmesso la sua passione per lo sport, ma mi ha lasciata libera di esternarla nel modo che più preferissi. Andiamo spesso a correre o fare esercizi insieme e questo mi motiva molto.”

Conosco la sua mamma che sono riuscito a coinvolgere nella partecipazione a una gara di cross con la mia squadra: Atletica La Sbarra & I Grilli runners, molto determinata, molto tenace e comunque forte e performante, al punto da essere stata determinante per la classifica femminile della nostra squadra alla corri per il verde.
Qual è stata la gara della tua vita? Quale è stata la tua gara più difficile? “Rispondo ad entrambe le domande contemporaneamente. La gara soggettivamente più difficile e dove ho sperimentato le sensazioni più belle è stata una gara interregionale di combattimenti. Soggettivamente più difficile perché ho sempre preferito gare di forme piuttosto che di combattimenti, due specialità in cui si suddividono le competizioni di Taekwondo. Credo che le gare di forme mi suscitino meno ansia e preoccupazione perché sono gare in cui, non essendo previsto lo scontro fisico con l’avversario, la variabile dell’imprevedibilità è controllata e si può fare maggiore affidamento sull’allenamento e la preparazione fatti. È stata una gara in cui ero l’unica cintura rossa a dover fronteggiare tutte altre cinture nere. Se avessi avuto la possibilità sarei scappata. Ovviamente non ne avevo il modo e mi sono trovata sul tatami a dare il meglio di me e tirar fuori tutte le energie. In quell’occasione mi sono classificata seconda. Vincere incontri difficili e perdere l’incontro finale lascia sempre un po’ di amarezza, ma in quell’occasione ero davvero soddisfatta di me stessa perché sentivo di aver superato un limite. Ricordo che ero andata a dormire con la medaglia al collo per la felicità.”

Sono tante le esperienze che si fanno attrvaerso lo sport, a volte si esce fuori dlla zaona di confort e si affrontno situazioni ritenute molto difficili e poi ci si accorge che si può essere in grado di gestirle e questo divetna una palestra di vita.
Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Un’esperienza che mi ha dato molta fiducia in me stessa non riguarda l’ambito sportivo ed è stata l’Erasmus. In quell’occasione ho scoperto di avere più forza e flessibilità di quanto credessi. Passare dalla casa dei mei genitori in un paese ad una grande città in cui non conoscevo nessuno mi ha messo inizialmente in difficoltà. Si aggiungeva il fatto di dover cercare una casa in breve tempo, ridotte risorse economiche e la preoccupazione per iniziare un corso di studi in una lingua completamente nuova. Il fatto di convivere con persone di cinque nazionalità diverse si è trasformato rapidamente da ostacolo a grande risorsa. Ho imparato ad affrontare una piccola difficoltà alla volta mantenendo la calma e meravigliandomi di come non ci fossero problemi che fosse impossibile risolvere anche da sola. Ed anche in quella occasione mi sono preoccupata di trovare subito un modo per fare sport per poter gestire tutto con molta più tranquillità.

Si impara che per ogni problema c’è almeno una sluizione, bisogna essere pazienti e cercare di trovare la soluzione più idonea, inoltre si apprende sempre di più uscendo da casa, uscendo fuori dalla zona di confort, trovandosi a gestire, affrontare e risolvere situazioni inattese e imprevisti.
Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Ricordo con molta allegria una gara interregionale di forme svolta a Reggio Emilia nel 2007. Essendo l’unica atleta del mio gruppo interessata a partecipare, l’istruttore che ci allenava in quel periodo decise di non accompagnarmi in gara ritenendo che non “valesse la pena” spostarsi per un solo atleta. Decisi di andare comunque con la mia famiglia e mio fratello minore, che aveva solo 13 anni, si propose come rappresentante e si improvvisò coach. Era divertente vedere con quanta motivazione ed entusiasmo parlasse con arbitri ed altri allenatori, tutti giganti rispetto a lui. Ricordo che in quell’occasione abbiamo riso e ci siamo divertiti tantissimo e non c’era stato spazio per l’ansia che mi accompagnava sempre prima di una gara.”
Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport? “Un grande benessere, mi scarico e mi ricarico contemporaneamente. Si annulla la stanchezza accumulata durante la giornata e sembra di avere le energie per continuare a muoversi ancora per tanto tanto tempo.”

Lo sport ti rimette al mondo, ti ricarica i serbatoi di enmergie spese per il laovoro o studio o faccende domestiche e quotidiane.
Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Praticando sport a livello amatoriale non corro grandi rischi di infortunio.”
Quali sono le condizioni che ti inducono a fare una prestazione non ottimale? “Preoccupazioni familiari. In periodi in cui non c’era molta serenità a casa non riuscivo a godermi a pieno l’attività sportiva. Pur scaricandomi fisicamente la mente rimaneva attiva e focalizzata su tematiche che mi portavano via molta energia ed entusiasmo.”

A volte è importante concentrarsi e focalizzarsi per dedicarsi all’attività fisica, altre volte per distrarsi dallo stress o preoccupazioni diventa importante praticare un po’ di posrt per scaricare stress e tensione ed elaborare problemi e situazioni.
Cosa ti fa continuare a fare sport? “Continuo a fare sport perché mi fa sentire davvero bene. È uno spazio completamente dedicato a me stessa. In passato avevo problemi ad esternare emotività ed esigenze personali e questo si trasformava in attivazione fisiologica, che portava a nervosismo e difficoltà a dormire. Ritrovavo un equilibrio solo attraverso l’attività fisica. Tutt’oggi sento l’esigenza di “buttar fuori” quello che ho dentro in modo costruttivo ed i benefici che ne conseguono mi danno la spinta a continuare.”

Lo sport forma carattere e personalità, aiuta ad esternare, ad essere quello che non si ha il coraggio di essere nella quotidianità, permette di eprimersi con il corpo e con i muscoli.
Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Fortunatamente ho avuto solo piccoli infortuni che si sono risolti con un breve momento di inattività. Mi è capitato di sentirmi in crisi in seguito ad una sconfitta durante una gara. La motivazione nel continuare l’allenamento nel periodo immediatamente successivo era veramente ridotta, ma posso dire con certezza che il modo migliore per superare queste fasi era avere un istruttore che faceva di ogni sconfitta un punto di partenza per migliorare.”

La figura di un istruttore o alllenatore è determinante durante le di verse fassi, soprattutto dopo una sconfitta, diventa imortante restare accanto all’atleta e supportarlo nella ripresa apprendendo da quello che è successo, dall’insuccesso, da quello che non è andato bene per far meglio, per riprovare, per continuare.
Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Penso che il miglior messaggio per avvicinarsi allo sport sia ricevere un esempio positivo. I ragazzi possono essere spinti da varie motivazioni, quali migliorare l’aspetto fisico, aumentare la sicurezza personale, trasformare le energie distruttive in costruttive. Ogni ragazzo è sensibile ad un diverso messaggio e tale messaggio diventa efficace se trasmesso in un contesto sano. Quello di provare e mettersi alla prova anche una sola volta, anche solo per gioco o per sfida, potrebbe essere un buon inizio. Provare non costa nulla.”
Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Si prova più soddisfazione ad ottenere risultati con le proprie forze che convivere con la consapevolezza che siano stati falsati. Tentare il successo senza aiuti esterni può diventare un’opportunità nel favorire l’autoconsapevolezza ed interrompere il circolo vizioso di abitudini disfunzionali.”
I tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Essendoci più persone nella mia famiglia che praticano sport, sono stata sempre spronata e sostenuta. I miei famigliari hanno sempre ritenuto lo sport un buon investimento ed un’attività da incoraggiare. Nel mio gruppo di amici molte persone praticano sport e spesso organizziamo delle attività insieme. 
Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Attraverso l’attività sportiva ho scoperto un lato del mio carattere a cui precedentemente non avevo dato modo di emergere. Lo sport mi ha dato uno spazio in cui mi era concesso e mi sentivo legittimata ad esternare aggressività ed impulsività. Essendomi sentita fin da piccola responsabile del benessere delle persone circostanti non mi ero mai permessa di uscire da una zona di sicurezza ed esplorare aspetti della mia personalità che temevo potessero non essere accettati. Lo sport mi ha fatto scoprire che sono in grado di mantenere un equilibrio ed una stabilità tra la Francesca quotidiana e la Francesca potenziale.”

Lo sport permette di scoprire se stessi, permette di mettersi in gioco, di sperimentarsi, tirare fuori altre parte di sé che si tengo a bada per timore di essere giudicati. Lo sport libera te stesso.
Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Assolutamente no. Non pratico più sport a livello agonistico ma rimane una costante nelle mie giornate.”
Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “No. Fortunatamente non ho mai avuto gravi infortuni che mi impedissero di continuare l’attività fisica.”
Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Credo che la figura dello psicologo dello sport sia utile sotto vari aspetti. In primo luogo lo psicologo dello sport può curare il benessere e le prestazioni dell’atleta fornendo strategie di gestione dello stress e promuovendo un’evoluzione in seguito ad un momento di crisi. Inoltre, lo psicologo dello sport può ottimizzare il contesto in cui l’atleta svolge attività fisica: potrebbe leggere le dinamiche del gruppo di lavoro favorendo la cooperazione e la crescita dell’atleta in un ambiente sano. Anche qualora non si trattasse di uno sport di gruppo il gruppo rimane fondamentale: in una fase precoce lo psicologo è in grado di favorire la propensione o l’avversione dell’atleta all’attività agonistica ed in una fase successiva è in grado di sostituire la competizione con l’emulazione. Infine, lo psicologo dello sport può educare istruttori e genitori a contenere la rivalità e la competizione, trasformando la palestra in una scuola attitudinale e relazionale spendibile in tutti gli altri contesti.”

Queste sono parole di una psicologa che riconosce l’importanza del lavoro degli psicologi nei diversi ambiti, contesti e fasi della vita sportiva dell’atleta e di chi lo circonda.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Al momento attuale pratico sport a livello amatoriale e mi sento soddisfatta. In passato ho gareggiato con esito positivo superando molti dei miei limiti personali e sportivi. Una soddisfazione è stata anche quella di saper trasmettere la passione per lo sport a bambini che si approcciavano per la prima volta all’attività fisica. Con il passare del tempo ho preferito dedicare più tempo ad altre attività ed ho sentito il desiderio di sperimentare altri tipi di sport. Avendo recentemente iniziato un corso di Crossfit, il prossimo obiettivo è quello di migliorare la tecnica e le prestazioni in questa attività che per me è nuova. Mi rende comunque felice tornare regolarmente nel “luogo di origine” ed accorgermi che ne sento costantemente la necessità.”

Nella vita ci sono fasi che passano, treni che si prendono, divetna importante cavalcare l’onda del cambiamento e prendere nuove direzioni che ti portano dove tu vuoi andare per sperimentare e per apprendere.

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta
380-4337230 - 21163@tiscali.it
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