mercoledì 6 giugno 2018

Damiano Murolo, 100km del Passatore: Le ultra richiedono esperienza ed umiltà


Felice ed emozionato per essere riuscito nuovamente a completare una 100 km

Una gara di corsa a piedi della lunghezza di 100km è sempre una sfida, uno sforzo di lunga durata ed entrano in gioco tante varianti sia in allenamento che in gara, il periodo di allenamento è faticoso e impegnativo in termini di tempo da dedicare alla corsa e di sforzo da sostenere sia fisico che mentale, si tratta di allenarsi a correre per più ore, anche più di una decina di ore, cosa che sembra strano per i non addetti ai lavori, Damiano racconta la sua esperienza alla 100km del Passatore rispondendo ad alcune mie domande: Complimenti come stai ora?Grazie per i complimenti, mi sento felice ed emozionato per essere riuscito nuovamente a completare una 100 km.” Come è andata?Direi molto bene, ho migliorato la prestazione dell’anno scorso di oltre 1h20min, tagliando il traguardo in un tempo effettivo di 12h26min.”

Nella mente del maratoneta ci sono i chilometri e il tempo, i minuti per percorrere un chilometro, il tempo in gara da abbassare per fare una prestazione migliore ma oltre al tempo e ai chilometri c’è un mondo attorno all’ultramaratoneta fatto di immagini ì, suoni e odori, c’è l’alba e il tramonto, la luce del giorno e il buio della notte, amici che condividono la stessa esperienza che vengono superati o che ti superano: Soddisfatto? Sono molto soddisfatto non tanto per il risultato in termini di tempo, ma per le sensazioni durante e dopo la gara. Ovviamente il risultato ti consente di avere una base per ragionare rispetto alla volta precedente, ma non può che essere analizzato insieme alle sensazioni vissute durante e dopo la gara.”

Le gare sono punti di arrivo ma anche punti di partenza, sono occasioni per sperimentarsi e testarsi ma anche opportunità di consapevolezza per comprendere cosa possiamo e vogliamo fare nel momento presente e organizzarci anche per prendere nuove direzioni, mete, obiettivi sempre sfidanti: Problemi, criticità?Per fortuna non ho avuto particolari problemi né fisici né mentali, ovviamente in una gara così lunga le difficoltà arrivano sempre: il caldo, la stanchezza, la gestione dei rifornimenti. Però con calma e senza farsi prendere dall’ansia, metti in fila le problematiche e le affronti; in fondo hai tempo e strada davanti. Da questo punto di vista un anno di maratone e ultra in più, ovviamente, ti danno una mano.”


L’esperienza da una grande mano, aiuta ad aspettarti quello che può succedere, aiuta a fidarti di te stesso per aver superato in passato situazioni analoghe e poi c’è sempre qualcuno dietro l’atleta pronto a supportarlo da casa o sul posto: Cosa è chi ti ha aiutato? “Fondamentali due elementi: essere partito con la consapevolezza di avere il supporto ed il sostegno di mia moglie, che è rimasta a casa con i nostri tre figli; avere avuto il mio amico ultramaratoneta Francesco Di Pierro che mi ha fatto l’assistenza in bici. Francesco ha fatto la differenza per molteplici aspetti: logistici e mentali. Lo ringrazio di cuore per il tempo e la passione che mi ha dedicato, reduce la settimana prima da una grande prestazione alla Nove Colli Running, mi ha seguito, sostenuto e spinto dall’inizio alla fine. È stata la prima volta che ho avuto l’assistenza personale ed è stato incredibile vivere gli effetti positivi in termini di sensazioni e prestazioni. Francesco, da grande “gestore” di ultramaratone, ha saputo cogliere il momento giusto per iniziare a farmi da coaching vero e proprio: è come se avesse individuato l’interruttore all’interno della mia testa e “tac” al 65 km “ha spinto start”. Mi sono ritrovato negli ultimi 35 km a correre ad un buon passo per le mie aspettative, ma soprattutto ho iniziato a guadagnare posizioni. Questa circostanza, di nessuna valenza ai meri fini della classica, ha avviato un loop mentale di positività che ha generato energia nella mia testa e quindi nel mio corpo. Consiglio a tutti di provare l’esperienza di vivere una ultramaratona con la personale assistenza in bici, ovviamente si parla di equilibri molto labili in termini di sintonia; nel mio caso la mia testa è riuscita a mettersi in comunicazione perfetta con la voce e le parole di Francesco. Ancora grazie Amico mio.

Una bella testimonianza di umiltà e amicizia in uno sport di fatica dove l’altro non è sempre un avversario ma anche un atleta presente e sensibile la cui vicinanza e supporto può essere utile e a volte fondamentale: Ora cosa cambia?Nulla. Le ultra, per l’idea che mi sono fatto, richiedono esperienza ed umiltà. Si chiamano ultra maratone, ma noi non siamo “ultra persone”. Mi sento più consapevole e conosco un pochino dipiù il mio corpo e la mia testa. Avanti così.”

Sempre pronti gli ultramaratoneti ad apprendere dall’esperienza, a valutare il proprio stato fisico e mentale e a rimettersi in movimento per prossimi obiettivi e gare sfidanti: Obiettivi?Continuare a conciliare questa passione con gli impegni lavorativi e soprattutto con la famiglia, che è e resterà sempre il mio fulcro. La testa ovviamente sta già al Passatore 2019 e perché no alla 100 km di Asolo. Vediamo. Ora riposo sino al prossimo 9 giugno per la 6 ore StranaMarathon.”

Bisogna trovare sempre un sano equilibrio tra sfera personale, famigliare e lavorativa, cercare di essere consapevole delle esigenze propri e degli altri, fare attenzione a se stessi e al contesto circostante, osservare dentro se stessi e le persone con cui abbiamo a che fare per valutare volta per volta cosa sentiamo e cosa vogliamo e possiamo fare per sperimentare sempre più benessere psicofisico, emotivo e relazionale: Alimenti particolari? “Durante la gara sempre i soliti: nella prima parte acqua, limoni e banana. Nella seconda parte: l’immancabile parmigiano reggiano, qualche pezzettino di mortadella e, novità per me, qualche sorsetto di red bull…che in effetti pare aver sortito un buon effetto. Grazie come sempre, un caro saluto e buon lavoro.”

Psicologo, Psicoterapeuta
Autore di libri psicologia e sport
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