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lunedì 5 giugno 2017

Alina Losurdo: A ogni gara ci devo arrivare con la giusta preparazione


Alina Losurdo, la sua tanta passione l’ha portata a raggiungere il suo obiettivo, il sogno si è avverato, l’Ironman di Venezia 3,8km nuoto, 180km bici, 42,195 km maratona, un’impresa portata a termine con entusiasmo, ecco le sue parole: “Grazie a Edith Niederfinger io l'Ironman di Venezia l'ho preparato in soli 5 mesi. Mi sono fermata da metà novembre 2015 fino al 7 gennaio 2016, per curare l'anemia ma lei mi ha aiutato a afferrare il sogno senza mai scoraggiarmi, senza disperdere energie in maratone o altro, mi sono dedicata completamente all'obiettivo delle under 12h al primo Iron, obiettivo presuntuoso ricordando i miei tempi in alcuni mezzi ironman e il percorso in bici si prestava bene alle mie doti ciclistiche, sapevo che potevo osare e pretendere ed è stato così. 11h39' per firmare il diploma da Ironwoman e la qualifica per il mondiale 2017 di 70.3 a Samorin del circuito Challenge  direi che la mia testa, il mio fisico e il sapere di un'atleta importante come Edith mi hanno portato molto lontano e fatto un buon lavoro, se pensi che per quasi 2 mesi in cui mi sono curata non ho mosso muscolo e ho preso 10kg, ‘la depressione sportiva’ dovevo sfogarla in qualche maniera.”

Più dura è la lotta, più grande è il trionfo, era anche un mio sogno l’ironman che sono riuscito a trasformare in realtà con impegno e preparazione in nove mesi come un parto.
Di seguito Alina ci racconta del suo fantastico mondo dell’endurance sport.
Ti puoi definire ultramaratoneta?
Direi di sì, anche se passo periodi dell’anno lontano dalle Ultra per permettere al fisico e alla testa di staccare la spina e riposare. Ultimamente non gareggiavo molto ma mi allenavo molte ore da sola con la mia compagna a 4 zampe. Non reggo tutto l’anno la pressione e la stanchezza che gli sforzi prolungati del weekend lasciano la settimana successiva. Prima di tutto lavoro e ho una famiglia.”

Due concetti importanti. Uno il recupero è importante sempre, nello sport, nella vita, nelle emergenze, sempre attenzione a se stessi e quando ci vuole il recupero e riposo diventano importanti per ripartire alla grande. L’altro concetto è la priorità, importante stabilire le priorità che volta per volta possono anche cambiare, e decidere cosa si vuol fare, cosa si può fare e con quali modalità, rispettando persone e tempi.
Cosa significa per te essere ultramaratoneta?Essere Ultramaratoneta non la ritengo solo una questione di km oltre il numero 42, ma testa, spostare quel limite e cercare dentro di me nuovi stimoli soprattutto quando dopo tante ore che sei a spasso senti dentro quella vocina diabolica che ti chiede di fermarti. Un viaggio si ma lungo e che fa sognare, fa nascere e morire un milione di volte ma ti porta al traguardo.”

Ultra non solo per km e fatica ma anche per ricerca interiore, per conoscenza approfondita, oltre la ordinaria conoscenza.
Qual è stato il tuo percorso per diventare ultramaratoneta?Ho sorriso un po’ a leggere questa domanda a dire il vero, sono molto autoironica e se penso a quanta strada ho fatto negli ultimi 4 anni ne sono molto fiera. In realtà il mio fisico è più portato per stare su una bici in un velodromo e cercare l’adrenalina che la velocità può dare ma da una scommessa con me stessa ho iniziato ad appassionarmi alle Ultra. Ho avuto un passato da giovane ciclista. Io sono stata operata 2 volte al ginocchio dx di riallineamento rotuleo e entrambe le volte ho avuto un lunghissimo periodo di riabilitazione (8/12 MESI), la seconda volta (2008) l’ortopedico mi aveva dato poche possibilità di tornare a far sport ma solo camminare e star bene ma durante il periodo riabilitativo ho messo tutto il mio impegno per rafforzare la zona del quadricipite e tornare a far sport, ho iniziato con una stagione leggera di triathlon senza pretendere lunghe distanze, a novembre 2009 senza nessuna preparazione decido d’affrontare la prima maratona contro il parare dell’ortopedico e mi porto a casa un tempo che adesso faccio da pacer delle volte 4h45. Ricordo ancora l’emozione, poi un paio di maratone nel 2010 e dal 2011 ho iniziato le Ultra anche qui con allenamenti fai da me e scarsi risultati e alla fine nel 2013 mi sono affidata a mani esperte e raccolgo i frutti del suo sapere e di una buona intesa.”

Si inizia per provare, sperimentare, divertirsi e poi se ti prende puoi scoprire che riesci a fare cose straordinarie, l’impossibile diventa possibile, e se trovi la persona che ti aiuta vai anche oltre. Le emozioni sono importanti da memorizzare sul fisico e nella mente e tenere sempre con se per tirarle fuori nei momenti un po’ bui.”
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?La continua e esasperata ricerca di questo 'oltre' e voglia di spostare quella benedetta asticella.

Ricercatori di conoscenza, di scoperte, dell’ignoto, sempre avanti, sempre oltre.
Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta?No, mai, neanche quando tutto mi rema contro.”
Hai mai rischiato per infortuni di smettere di essere ultramaratoneta?
No, mi conosco molto bene e mi fermo prima del disastro. Gli infortuni sono normali e Amici, per quanto si cerca di prevenirli arrivano sempre. Bisogna curarli per poi ripartire più forti di prima.

Resilient woman, una donna atleta che non molla, apprende sempre e va avanti.
Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?Si, quest’anno al Passatore, venendo fuori da un periodo di anemia da mancanza di ferro ho pensato Male di essere all’altezza dello sforzo fisico perché nonostante i pochissimi allenamenti delle ultime 5 settimane avevo sulle spalle carichi di lavoro di km importanti nei mesi precedenti e memore del fatto che i muscoli non scordano, ho osato. Ma al km 60 il mio fisico mi ha ricordato che dopo 6h dovevo assolutamente fermarmi. E’ stato un limite non avere altre forze a causa di un recupero dall’anemia non ancora al 100% ma lo definisco già un 80%.”

A volte è importante fermarsi, ascoltarsi, non rischiare, con attenzione e rispetto.
Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?Determinazione, voglia di soffrire la stanchezza, serenità psicologica. Quest’ultima per me è fondamentale.”

Essere sereni per fare tutto senza fretta, senza giudizi, con il proprio coraggio e impegno, aiuta a persistere nella fatica e nel tempo.
Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?Estrema no ma dura si. Arrivare al quinto colle della 9 Colli Running, un sogno.”

Ti posso capire Alina.
Cosa ti spinge a spostare sempre in avanti i limiti fisici?Esplorazione di me stessa, del mio Io.
Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme?Mio marito ha smesso di pensare. Solitamente è più preoccupato per la cagnetta che mi segue che per me. Ormai per lui quando mi vede correre 10km o 100 sono la stessa cosa e a volte è complice dei miei allenamenti lunghi, mi lascia a 30/40km da casa e poi se ne torna a badare ai nostri animali. Mia madre si preoccupa troppo e ho smesso di pararne. Mio padre se non fosse per la distanza di km che ci separa verrebbe fino in capo al mondo pur di seguirmi. Porta nel portafogli come dei santini i ritagli di giornale che parlano di me.

C’è sempre qualcuno che si preoccupa per te, che ti stima, che ti invoglia, importante è seguire il proprio cuore, fisico e testa.
Che significa per te partecipare a una gara estrema? Estremo per me non esiste, a ogni gara ci devo arrivare con la giusta preparazione altrimenti non parto. (Forse) Estreme possono essere le condizioni meteo ma non una gara.”
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?Nulla che non sia quello della vita di tutti i giorni, un carattere molto forte e determinato.”
Come è cambiata la tua vita familiare e lavorativa?Ho cercato di non cambiare nulla, almeno durante la settimana e vivendo a 600km dai miei genitori (loro in Puglia io vicino Bologna) devo solo condividere la mia giornata con mio marito e le mie bestiole, gli allenamenti sono sempre incastrati dove posso e cerco di non togliere spazio al mio compagno poiché ne tolgo abbastanza già nel weekend, non è facile condividere la vita con una sportiva se si è sedentari. Il lavoro non si tocca e non si cambia di un millimetro.”
Usi farmaci, integratori?
Nel periodo di carico sì, utilizzo i soliti amminoacidi, sali minerali.”
Ai fini del certificato per idoneità agonistica, fai indagini più accurate? Solitamente oltre alle provo sotto sforzo aggiungo il controllo dei valori ematici ma nient’altro.”
E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?Per fortuna non c’è bisogno che me lo dicano, ascolto quello che il fisico vuole e anche nel periodo d’anemia non mi è stato difficile capire che non potevo più correre 15/20km al giorno come minimo.”
Hai un sogno nel cassetto?Nel cassetto non lascio nulla, cerco di avere sogni alla mia altezza per poterli afferrare e se al prima tentativo non ci riesco io non demordo, prima o poi il sogno lo faccio mio.”
Mondiale Slovacchia 2017, com'è andata? Soddisfatta?
Il Mondiale Samorin 70.3 è stato perfetto 5h25 come da programma, il t1 e t2 sono stati molto lunghi in quanto c’è stata molta distanza da fare per raggiungere la propria bici e sacca, non sempre è tutto immediato ma non ho sbagliato una virgola sulla mia tabella di marcia. Ho nuotato  “riparata” durante la prima parte per rimanere coperta durante il controcorrente del fiume Danubio per risparmiare energie, ho osato solo dopo il giro di boa per ottenere un 34’21’’ per il 1900m (il mio tempo era sui 40’ un anno fa), andatura in bici di testa giocando bene con il vento prima a favore nei primi 45km poi contro dopo il giro di boa, per ottenere una media a 35km/h sicuramente in corsa “ho giocato in economia”, volevo fare una mezza sotto le 2h ma ho sentito il mio fisico bruciare dal caldo. La frazione a piedi è stata tutta sotto il sole, temperatura percepita ben oltre i 30°, ma usando la testa ho corso sempre tra un ristoro e l’altro per poi fermarmi tutte le volte a trovare refrigerio con le bevande e il ghiaccio messo a disposizione dall’organizzazione.”

Tutto si può fare con la testa che aiuta il fisico ad andare avanti e una forte passione, importante conoscersi bene e utilizzare tutti gli accorgimenti utili dettati dall’esperienza, frazione per frazione si va avanti, ogni disciplina ha le sue caratteristiche da curare in allenamento e da esprimere al meglio in gara, l’ultima disciplina la corsa bisogna saperla gestire per concludere la gara e sapersi difendere dalla stanchezza e dalla temperatura atmosferica che a volte può essere un avversario molto duro.
Cosa significa per te? Sensazioni, emozioni, pensieri prima, durante, dopo la gara? Non avrei mai sognato di partecipare a un mondiale, lo scorso anno con il risultato ottenuto a Venezia ho preso la qualifica per il primo mondiale distanza media del circuito Challenge. Non ho rinunciato a questa possibilità. Competere con atleti di tutto il mondo è stata un’emozione fortissima e sarà un ricordo indelebile. Direi la gara più prestigiosa della mia vita a livello di rilevanza atletica in quanto ho raggiunto tutti gli obiettivi cronometrici prefissati avendo netti miglioramenti sul nuoto e ciclismo. In questi mesi ho rinunciato a girare l’Italia con maratone e Ultra per allenarmi sempre con l’aiuto di Edith Niederfinger solo sull’obiettivo Triathlon lunga distanza. Ho fatto delle scelte per rimanere concentrata e ben focalizzata sul mio obiettivo. Un’avventura stupenda 4^ italiana al traguardo, 80^ su 229 donne, 20^ di categoria su 37. Per un giorno mi sono sentita una triatleta “forte”, un Ironwoman ma a metà. Il resto dei giorni sono la solita Alina, un amatore che si diverte con il triathlon e le lunghe distanze come tutti e come tutti si allena quando può.”

E’ importante saper scegliere gli obiettivi che fanno per noi, il più possibile sfidanti e accattivanti e che ci devono fare attivare per prepararci, allenarci e raggiungerli al meglio della forma.
Un’intervista ad Alina è riportata nel mio libro "Triathlon e ironman. La psicologia del triatleta", 23 settembre 2019, Prospettiva Editrice. 
Alina è menzionata nei miei libri: 
"Ultramaratoneti e gare estreme", edito a novembre 2016 da Prospettiva Editrice 
“Maratoneti e Ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, 13 giugno 2019, Edizioni Psiconline 
"Correre con la mente, Perché correre? Come iniziare? Superare le avversità, raggiungere obiettivi, realizzare sogni", 25 marzo 2022, Progetto cultura
https://www.amazon.it/iniziare-avversit%C3%A0-raggiungere-obiettivi-realizzare/dp/8833563308 

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