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martedì 20 giugno 2017

Massimo Pisetta, Passatore: Questa gara è un po' come fare una seduta in analisi


Lo sport e la corsa, in particolare, ti portano a sperimentare sensazioni di benessere.

Molti riportano questo rapimento della corsa, questo stravolgimento della vita quotidiano, questa ricerca di gare e voglia di allenarsi per star bene e per competere, per portare a termine gare, per i piazzamenti di categoria, per prendere piatti e premi in natura.
Di seguito Massimo racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande.
Ciao, com'è andata? Soddisfatto?Caro Matteo, premetto che corro da quasi trent'anni e che lo faccio perché mi piace, non sono un "tecnico" ma più che altro un appassionato. La gara è andata bene, anche perché mi ero prefissato il risultato di portarla a termine per il piatto dei 5 arrivi, non ero molto preparato sulla distanza avendo effettuato una sola maratona in primavera e le solite gare domenicali, corse veloci, montagna, qualche medio, sono molto soddisfatto perché il 323° posto in classifica e il 4° di categoria sono stati delle piacevolissime sorprese.

Per alcuni il Passatore, la gara di 100km, diventa l’obiettivo target dell’anno, tutto il resto è ordinaria amministrazione, solo la lunghissima 100km ti fa vivere un mondo, un lungo viaggio mistico per alcuni.
Hai avuto particolari problemi, difficoltà, momenti critici?Trattandosi del "Passatore" come si fa a non parlare di difficoltà, problemi o quant'altro? Ovvio, in una gara come questa ci vogliono gambe, cuore e testa, tanta testa!”.

Si mettono in conto problemi e difficoltà, ci si arriva preparati quasi sempre, a volte si è colti di sorpresa per le condizioni climatiche o una giornata no.
Sensazioni, emozioni, pensieri prima, durante, dopo la gara?Le sensazioni sono sempre indescrivibili e si dilatano a dismisura ad ogni nuova partecipazione. Più volte racconto che fare questa gara è un po' come fare una seduta in analisi, tanti pensieri passano nella mente, trasportandoti in un'altra dimensione che definirei mistica. Alla partenza un po' di commozione, durante la gara una gran voglia di mettersi alla prova e all'arrivo tanta soddisfazione, queste, in un breve sunto, le emozioni prevalenti, anche perché per descriverle tutte ci vorrebbe un libro. 
Io, che sono uno scrittore dilettante, in "Gioco di specchi" dove la protagonista è una podista amatoriale ho provato a descriverli in maniera più ampia ma penso che l'amare questa pratica sportiva si possa ridurre in un solo termine, passione.”

E’ vero quello che ti fa sperimentare lo sport è immenso, trasforma, fa scoprire, fa sentire, si possono scrivere tanti libri, tanti si dilettano come me a descrivere, a raccontare, a intervistare, a suggerire, lo sport, la corsa, l’endurance in particolare ti fa trovare da solo con te steso, la resa dei conti, siete te e te stesso, che comunicate che vi comprendete.
Organizzata bene la gara? Ristori, pacco gara, premiazioni?L'organizzazione è molto buona in fatto di ristori, se proprio dovessi fare un appunto polemico punterei il dito su un regolamento che non viene rispettato e che non viene fatto rispettare. 
Io capisco che sia difficile controllare una mole tanto consistente di concorrenti e su una distanza così considerevole ma si potrebbero fare dei controlli e depennare dall'ordine di arrivo quei podisti che non si attengono a un regolamento che parla assai chiaro in fatto di assistenza in corsa e di etica sportiva e qui mi fermo. Sono un po' rimasto deluso dal fatto che non ci siano state le premiazioni di categoria, mi è stato detto perché era campionato italiano, sorvoliamo.”

In ogni cosa da una parte ci sono cose positive e lodevoli e dall’altra criticità da migliorare.
Tifo, sostegno, amici, percorso, com'era?Se parliamo del percorso e della cornice di pubblico e della partecipazione con il quale siamo stati accolti sulla strada mi vengono i brividi, a mio parere è stata una delle edizioni più riuscite. 
Anche in questa avventura sono stato supportato da mia moglie Luisa, che fino a qualche tempo fa correva pure lei, che mi ha incoraggiato alla vigilia e mi ha atteso pazientemente all'arrivo in quel di Faenza, coccolandomi nel dopo gara, sostegno insostituibile, la mia più grande fan.”

Questo è lo sport che vogliamo, partecipazione del pubblico, coccole da parte di amici e familiari.
Hai un tuo idolo, un modello di riferimento? Ti ispiri a qualcuno? Potrà sembrare strano ma non ho mai avuto un atleta di riferimento, forse da ragazzo l'inglese Bedford, un atleta che correva i 5.000 e i 10.000 metri, anche perché in un mondo sportivo così poco pulito non metterei le mani sul fuoco per nessuno! Io so cosa faccio, so che mi nutro in maniera normale, forse non proprio da sportivo perché mi concedo volentieri alla buona tavola e a qualche bicchiere di buon vino, e non ho mai assunto alcun genere di farmaco che potesse migliorare le mie prestazioni.”
David Colin Bedford, detto Dave (30 dicembre 1949), ex mezzofondista e siepista britannico, stabilì il record mondiale dei 10000 m piani con 27'30"80 nel 1973. È stato primatista nazionale dei 5000 metri piani e dei 3000 metri siepi. Ai Giochi olimpici di Monaco 1972 si classificò dodicesimo nei 5000 e sesto nei 10000 m piani, dopo essere stato in testa per oltre 6000 metri.
Fu proprio a Monaco che gli venne affibbiato il soprannome di "Crazy horse" (cavallo pazzo), correva d'impulso, aveva un grosso limite: non riusciva a cambiare velocità nel finale e veniva spesso superato. 

Ha vinto la Cinque Mulini (San Vittore Olona) da juniores (1969) e da seniores (1972) in 30'52". 

Come decidi obiettivi e strategie di gara, team, famiglia, amici, figure professionali?Non essendo in un team di livello, io sono totalmente autonomo sul programmare e nel gestire il mio calendario di gare e, ovviamente, le gare stesse. Ogni tanto, quando ho sovraccaricato i muscoli, passo a fare una visita dal mio massaggiatore di fiducia, quando ci vuole ci vuole!”
Quale tua esperienza ti dà la convinzione di potercela fare?Secondo il mio modestissimo parere l'unica esperienza che ti possa dare convinzione nei tuoi mezzi è la pratica, l'allenamento e le gare. Sorriderai, lo so, sentendoti dire che io faccio solo due uscite settimanali e la gara domenicale ma, negli anni, ho capito che questo è il segreto dei miei risultati, non eccezionali ma comunque positivi, e soprattutto di un benessere psicofisico invidiabile. Come avrai capito, sono un autodidatta che crede in ciò che fa, nutrito da una passione e da un sano spirito sportivo, questa è una parte importante della mia vita, ma non l'unica, lavoro nel "verde", inseguendo l'agognata pensione, mi diletto a scrivere, ho già pubblicato sei romanzi, ho una vita piena e soddisfacente allietata da mia moglie Luisa e dalla figlia Valeria che ultimamente ci ha regalato la gioiosa presenza di Mariasole, una splendida nipotina di diciannove mesi. Forse è tutto questo che mi dà forza e convinzione nel continuare a lottare in questo meraviglioso mondo sportivo delle corse podistiche.”

Chiamateli pure masochisti, ma lo sport delle ultramaratone e di endurance è per persone sensibili, capaci di esprimere belle parole, diventa importante coltivare semplicità, essere presente a se stessi e ai propri cari.
Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Ricordo con immenso piacere del mio esordio nella classica Pistoia-Abetone, alla vigilia della gara eravamo a cena al circolo ARCI di Pistoia, eravamo una bella comitiva e al termine il nostro tavolo era cosparso di bottiglie vuote di vino, al che è comparso il gestore del locale che ci ha apostrofati con un eloquente "Ragazzi, io non so quali potenzialità abbiate nella corsa, ma è certo che siete dei grandissimi bevitori e non so quanti di voi arriveranno in cima domani!", sta di fatto che tutti arrivammo all'Abetone con fatica, com'è ovvio, ma con immensa soddisfazione.”
Quali capacità, caratteristiche, qualità ti aiutano nel praticare il tuo sport?Ciò di cui sono particolarmente convinto è di avere una grande testa e di mollare difficilmente, amo questo tipo di corse anche per questo e in particolar modo il "Passatore" che mi ha sconfitto per ben tre volte.”
Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare di fare sport?La corsa, in tutte le sue forme, dal veloce, alla montagna, ai lunghi e lunghissimi, è la mia vita e difficilmente ci rinuncerei, l'ho capito tre anni fa quando ho dovuto fermarmi per un inizio di necrosi alla punta del femore, alla confluenza del ginocchio, curata brillantemente con 40 sedute di camera iperbarica in quel di Bolzano e con il forzato stop di un anno e mezzo da ogni forma di attività, un percorso superato con fatica ma che mi ha dato degli stimoli enormi non appena ho potuto, e voluto, riprendere, anche perché alla mia età non è facile riprendere, ci vuole tanta testa.”
Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli al tuo sport?Ai ragazzi posso solo dire di praticare lo sport perché è un mezzo per confrontarsi con gli altri ma soprattutto per conoscere se stessi.”

Vero, lo sport ti aiuta a confrontarti con gli altri, a esprimere le proprie potenzialità, a giocare, a sudare, divertirti, arrivare primi o ultimi, a fermarsi, a non mollare.
Ritieni utile lo psicologo nello sport?Non so quanto possa essere importante lo psicologo anche perché, fortunatamente, non ho mai avuto bisogno di questa esperienza.”
Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare?I miei progetti futuri? Tanta corsa, fin che potrò.”
Un’intervista a Massimo è riportata nel libro “Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida”, Edizioni Psiconline, 2017.
https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

Matteo SIMONE 
380-4337230 - 21163@tiscali.it  
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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