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venerdì 1 settembre 2017

Intervista a Loris Cappanna e Stefano Masini, atleta non vedente e guida

Matteo SIMONE  21163@tiscali.it 

Se si vuole si riesce a fare tante cose, importante è decidere obiettivi e mete, studiarle a tavolino e pianificare il percorso per arrivarci nel miglior modo possibile.

Fare da guida a un atleta non vedente o ipovedente è un’esperienza e un’opportunità unica e arricchente, bisogna proporsi, bisogna sperimentarsi, bisogna essere scelti per fidarsi e affidarsi.
Si seguito Loris e Stefano raccontano la loro esperienza di atleta non vedente e guida rispondendo ad alcune mie domande.
Come hai deciso di fare questa gara di duathlon?
Loris:Assieme alle mie guide è da tempo che ci alleniamo per il triathlon ma ci vogliamo arrivare per grado. Una settimana fa ero su Facebook e per caso ho ascoltato di questa gara di duathlon a Cagli (PU).  Quale occasione migliore per iniziare, due telefonate di cui una a Stefano (atleta guida) e una agli organizzatori della gara e ci siamo lanciati.”
Stefano:Con Loris già da tempo pensavamo di fare una gara di triathlon. Allo scopo abbiamo cercato e trovato uno sponsor, grazie al quale è stato possibile acquistare un tandem. Agli allenamenti di corsa, abbiamo quindi aggiunto uscite in bici e qualche nuotata in piscina. In questo periodo estivo di relativa calma agonistica, Loris è venuto a conoscenza di questa gara di duathlon a Cagli (PU) e mi ha proposto di parteciparvi, allo scopo di muovere i primi passi in questo nuova tipologia di gare e acquisire un po’ di esperienza. Ovviamente ho accettato senza esitazione; Loris ha contattato l’organizzazione la quale si è subito mostrata entusiasta di averlo tra i partecipanti, e così in poche ore ci siamo trovati sulla linea di partenza.”

Certe cose vanno fatte insieme o per comodità o per necessità, insieme si riescono a fare grandi cose, provando e riprovando la coppia atleta-guida sperimenta sempre più intesa e complicità, le emozioni sono sempre più forti, dense e intense.
Che sapore ti lascia?
Loris: “Un sapore di vittoria ma non quella di una medaglia o classifica, ma quella della vita e delle sue emozioni.”
Stefano: “Beh, correre con Loris è sempre davvero emozionante, ma in questo caso la frazione in bici è stata qualcosa di adrenalinico. C’era un’intesa perfetta, al punto che nelle curve in discesa neppure sentivo la sua presenza alle mie spalle. La cosa più emozionante è stata sentire che l’intensità agonistica profusa da entrambi si scaricava sulle stesse ruote, producendo velocità pazzesche; si sentiva chiaro che tutti e due stavamo dando il massimo per l’unica performance. E’ stato stupendo!".

Nonostante gli impedimenti sensoriali, nonostante il buio, Loris ama dimostrare agli altri che bisogna guardare oltre, bisogna guardare con il cuore e con ola testa, bisogna guardare con gli altri e grazie agli altri. Loris permette alle sue guide di aiutarlo, di sperimentarsi loro stessi, perché è una sfida anche per loro saper guidare un altro, saper indicare bene, saper segnalare in tempo, mettendo in conto che si può sbagliare, ci si può distrarre.
Cosa racconterai a casa e agli amici?
Loris: “Che amo questa vita ancora più di prima e che posso ritenermi felice e fortunato.”
Stefano: “Che è stata la prima esperienza anche per me, ma anziché preoccuparmi delle incognite legate al cambio di specialità (corsa 6km, bici 25km, corsa 3Km), ho pensato a concentrarmi unicamente sull’intesa con Loris, poiché la sua tranquillità sarebbe diventata automaticamente la mia, e l’unico modo che avevo di metterlo a suo agio, era quello di dimostrarmi sicuro. Così abbiamo deciso insieme come affrontare i diversi cambi (frazione in bici e successiva frazione di corsa) e abbiamo rispettato scrupolosamente i passaggi pattuiti.”

Da una parte, l’atleta con disabilità visiva deve indottrinare l’atleta guida sulle modalità di guidare, sulle esigenze particolari e dall’altra parte, l’atleta guida deve essere consapevole di quello che va a fare, deve sentire un po’ la responsabilità del suo compito. 
Se ci si mette la sensibilità, la passione, la propensione a condividere l’esperienza con l’altro, tutto diventa più facile, più fattibile, più gestibile. Grazie allo sport, grazie alle guide, grazie alla sua testardaggine, alla sua determinazione, impegno, forza di volontà, Loris sperimenta ogni giorno una nuova vita, sempre in cerca di nuovi orizzonti, nuove sfide.
Prossimi obiettivi e sogni da realizzare?
Loris: “Sono diversi e tutti importanti e ai quali sto dedicando tutto me stesso. Non voglio svelare ancora nulla, preferisco impegnarmi senza pressioni, agire e poi raccontare.”
Stefano: “Con Loris, sicuramente partecipare a una gara di Triathlon.”
Hai avuto particolari problemi o criticità?
Loris:La frazione di corsa era abbastanza nervosa e non facile da gestire per il mio atleta guida, ma Stefano Masini si è dimostrato una Top guida.  Chapeau!
Stefano: “La fase di corsa è stata particolarmente impegnativa per entrambi. Era un circuito con 14 curve tutte a 90 gradi, lungo 1,7 km da ripetere 9 volte, in un centro storico, con strade strette in cui si alternavano salite e discese, pavimentazione composta prevalentemente da pietre. Solitamente in una gara podistica su strada, maratona in particolare, l’intesa è consolidata al punto, che non occorre neppure parlare… Loris ti ascolta e ti segue in ogni movimento… come dice lui, “si fida ciecamente”; in questa gara invece le curve si susseguivano a distanza di poche decine di metri l’una dall’altra e quindi le mie segnalazioni sono state un continuo parlare per tutte le frazioni di corsa. Certamente non è stato facile neppure per lui seguire tutte le mie indicazioni.”

La guida deve essere molto focalizzata sul compito e sull’atleta che accompagna, non può pensare ai problemi che ha a casa, se casca lui rischia di far cascare anche il compagno, quindi quando si corre si corre, quando si va in bici si va in bici e poi ci si può rilassare, si può recuperare, ci si può distrarre.
Hai fatto incontri particolari?
Loris:Come sempre in gara si instaurano amicizie di fatica e stima reciproca. Per molti eravamo una novità, c'era incredulità e stupore per quello che siamo riusciti a portare a termine.”
Stefano:Beh, nella frazione in bici, essendo in due a pedalare sullo stesso telaio, abbiamo superato tantissimi atleti in gara. Essendo prevista la possibilità di mettersi in scia agli altri ciclisti, esortavamo tutti quelli che superavamo a mettersi a ruota. Nel tratto in salita 3 4 ragazzi ce l’hanno fatta. Nel tratto in discesa ci siamo ritrovai in 15. Loris li chiamava per nome e li incitava a non mollare. Loro si sono complimentati con noi per tutto il tragitto e al traguardo, sono venuti a presentarsi a Loris e a ringraziarlo per averli aiutati nella loro performance, ma soprattutto per l’esempio di caparbietà e voglia di vivere che stava dimostrando.”

Non bisogna aver paura del buio, non bisogna aver paura dell’ignoto, si può affrontare tutto documentandosi, facendosi aiutare, provandoci, mettendo in conto che si può sbagliare ma sempre pronti a riprovare con tatto di sorriso.
E' andato tutto come previsto?
Loris:Avevo diversi dubbi ma alla fine è andata alla grande e sicuramente dovuto anche alla perfetta macchina organizzativa.”
Stefano:Molto meglio rispetto alle nostre più rosee aspettative. L’intesa fra me e Loris è stata quella di due veterani. Analizzando la corsa nel viaggio di rientro, non abbiamo trovato cose da modificare nelle fasi di cambio, le più critiche. Per quanto riguarda la frazione in bici, dobbiamo imparare ad alzarci sui pedali, per rilanciare meglio la nostra velocità in uscita di curva, ma nelle prossime settimane metteremo a punto anche questa fase.”

La prima è sempre un’incognita, ci possono essere imprevisti a cui non si è considerato, ma nella vita bisogna saper e voler rischiare, uscire fuori dalla comfort zone, mettersi in gioco, sperimentare, apprendere dall’esperienza.
Cosa racconterai a te stesso?
Loris: Che sono un sano folle ma finché la mia follia sarà sete di conoscenza, sperimentare, osare e non mollare mai, preferisco non farmi curare.”
Stefano:Che non devo mai mollare, mai pensare di essere inadeguato, di orientare sempre meno i miei pensieri ai problemi e concentrarmi su cosa c’è da fare per raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato, sportivi e non e, perché no, anche i sogni! Ovviamente sempre mantenendo i piedi per terra ed evitando di voler strafare a tutti i costi. Devo pensare di meno e agire di più.  Se io e Loris ci fossimo soffermati sulla moltitudine di incognite a cui saremmo andati incontro affrontando quella gara, probabilmente non saremmo neppure partiti da casa. 
Ci siamo affidati l’uno all’altro, alla nostra intesa, alle cose da fare e a raggiungere quel traguardo dando il massimo… e tutto è andato bene. Certo, non sempre le cose vanno nel modo giusto. Può succedere che qualcosa vada storto… fa parte del gioco e della vita, ma comunque da ogni esperienza, anche quelle negative, si può trarre insegnamento. In ogni caso si ha la tranquillità di averci provato, di aver osato e di aver tentato di superare i propri limiti. Quando questo accade, al di là del risultato sportivo, si cresce nella propria autostima e si rinforza la convinzione e la fiducia nei propri mezzi. E questo migliora la qualità della vita.”

E’ sempre il momento buono, non per forza bisogna aspettare il miglior momento per fare qualcosa. A volte siamo bloccati e rimandiamo a quando ci sentiremo meglio o più liberi, ma il tempo pasa e scorre e tutto cambia certe energie ora ci sono e poi scompaiono.
Le sensazioni e le emozioni che più ti restano addosso?
Loris:Quando ho tagliato il traguardo ho pianto come un bambino e abbracciato forte Stefano. Due momenti che dicono tutto.”
Stefano:I giorni successivi alla gara, penso sempre… 'ma è tutto vero?' Mentre corro o pedalo, penso sempre allo sforzo che sto compiendo e non mi rendo conto realmente di cosa sta accadendo. Poi nel dopo gara e nei giorni successivi, penso alla fantastica intesa che c’è stata con Loris, a come tutto si sia svolto con naturalezza, e a quanto ci si sentisse bene a correre e pedalare insieme.”

Momenti forti, intensi, densi, liberatori, che fanno sentire sensazioni e emozioni, fanno scorrere liquidi, fanno sentire umidità, calore fraterno.
Cosa hai respirato? Sentito? Percepito?
Loris:Ho respirato l'aria della vita, sentito che sono vivo e percepito che la felicità è attorno a noi. In conclusione vorrei ringraziare tutti coloro che mi sostengono, salutano e incitano. Vorrei ringraziare tutte le mie guide e loro occhi, per donarmi luce dove luce non c'è. Grazie.”
Stefano:Per rendere l’idea di cosa ho respirato vi racconto l’ultimo giro… è stato qualcosa di indimenticabile. Loris ha ripercorso la sua vita in poche parole, dal divano di casa ai campionati italiani vinti in maratona e mezza maratona, ed ora a questa nuova pagina della sua fantastica storia. Mi ha ringraziato perché questo sogno l’abbiamo voluto e realizzato insieme. 
E io ho ringraziato lui per aver voluto condividere con me questo progetto e per avermi concesso l’onore di fargli da guida al suo debutto in questa nuova disciplina nonostante sapesse che il mio ritmo di gara sarebbe stato nettamente inferiore al suo. Dopo l’ultima curva, quando abbiamo imboccato il rettilineo del traguardo, non ho detto nulla. Ho alzato le braccia al cielo e lui, guidato dal cordino, ha fatto altrettanto e mi ha detto: 'ora siamo anche duatleti'. Superato il traguardo è scoppiato in un pianto liberatorio, ed io con lui. Questo ricordo rimarrà per sempre. Brrrr!

La felicità dipende da noi stessi, da chi ci circonda, ci vuole forza, energia ed entusiasmo per rendersi felici e per rendere felici gli altri. Questo è lo sport che vogliamo, queste sono le immagini che trasmettono sensazioni ed emozioni forti. Lo sport non è solo performance, record e successo ma è anche condivisione, spirito di squadra, mettersi in moto, mettersi all’opera per fare qualcosa di importante, evitare di poltrire, smettere di lamentarsi, affrontare il mondo e il buio. Non è facile ma si può provare.
Un’intervista a Loris è riportata nel libro “Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta”, Prospettiva Editrice, Civitavecchia, settembre 2019.  
Gli atleti vanno alla ricerca di sensazioni positive e di benessere, ed alla ricerca della sfida, per verificare quanto si è capaci a perpetrare uno sforzo nel tempo. Gli atleti considerano l’importanza del fattore mentale, affermando che non basta solamente l’allenamento fisico, ma è opportuno sviluppare anche aspetti mentali, quali la caparbietà, la tenacia, la determinazione e questi aspetti poi saranno utili anche per la vita quotidiana; infatti, essi permetteranno di saper gestire e affrontare determinate situazioni considerate difficili. 

Matteo SIMONE 
380-4337230 - 21163@tiscali.it  
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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