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lunedì 2 ottobre 2017

Stefano Fantuz, Campione Italiano Trail Lungo 2017: Una bellissima avventura


Non bisogna mai abbassare la guardia, sempre concentrati sull’obiettivo, sulla strada, su se stessi, monitorarsi e monitorare tutto, non darsi mai per vinti o per sconfitti; osservare avanti, attorno, per terra e dentro se stessi.

Questo è il bello di questo sport, il bello della performance; queste sono le caratteristiche dei campioni, dei “numero uno”, sempre orientati al compito, all’obbiettivo, alla meta.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Stefano attraverso risposte ad alcune mie domande.
Come hai deciso di fare questa gara?Non l’avevo inserita nel calendario che stendo ad inizio stagione e l’ho decisa quasi all’ultimo. Ho saputo durante i mesi estivi che sarebbe stata valida come Campionato Italiano e siccome mi serviva una gara di distanza simile per preparare l’ultima prova di stagione allora ne ho approfittato.”
Che sapore ti lascia?Dopo la 50km del mondiale di giugno mi sono preso un periodo di pausa dalle mie solite gare e ne ho fatte di più brevi anche se non meno impegnative. Ritornare sulle mie distanze con una vittoria così importante è stato molto motivante e gratificante. Mi resta un sapore intenso che mi servirà da carica per il finale di stagione e per iniziare il 2018 con la marcia giusta!
Cosa racconterai a casa e agli amici?I miei genitori e la mia ragazza erano presenti e gli amici so che mi hanno seguito per tutta la mattina su internet e sui social. Mi resta il ricordo di una bellissima avventura ricca di aneddoti da raccontare a tutte le persone che al mio ritorno mi hanno scritto e chiamato per congratularsi."
Prossimi obiettivi e sogni da realizzare?Il prossimo obbiettivo sarà il Grand Trail des Templiers in Francia il 22 ottobre, la gara più importante dell’anno dopo il mondiale. Saranno 76km per 3500m di dislivello positivo con i quali concluderò la stagione agonistica 2017.”
Hai avuto particolari problemi o criticità?Fortunatamente no, nessun problema particolare ad eccezione di un bivio negli ultimi chilometri in cui per mia distrazione ho preso una direzione sbagliata ma fortunatamente me ne sono accorto subito perdendo solamente una ventina di secondi.”

E’ un attimo e ti ritrovi da qualche altra parte, ma si fa sempre in tempo a riprendere la giusta strada con più grinta e motivazione e con più attenzione.
Hai fatto incontri particolari?Partendo con il buio capita spesso di incontrare gli animali selvatici che popolano i boschi e così è stato. Puntando la frontale tra gli alberi ho scovato molti “occhi” che ci osservavano e con le prime luci dell’alba siamo stati in compagnia di qualche capriolo e di una famigliola di cinghiali. Ma l’incontro più bello ed inaspettato è stato all’arrivo, dove oltre ai miei genitori e tanti amici ho trovato la mia ragazza Laura ad aspettarmi dopo essersi fatta quattro ore di strada da sola per assistere al mio arrivo.

Si tratta di sport non ti potenza, non di forza ma sport alimentati da tanta sensibilità verso la natura; uno sport dove non sono i guadagni a motivarti, ma le infinite e ricche sensazioni ed emozioni che si sperimentano, il contatto con situazioni incredibili dense e intense, di odori e visioni quasi deliranti; il pensare di essere parte di un mondo naturale incantato, dove non esiste stress, dove non esiste malizia o cattiveria. 
L’emozione dell’arrivo è sempre altamente emotiva, il superare ostacoli e fatiche, per arrivare al traguardo, e poi se arrivi tra i primi ancora meglio; figuriamoci se arrivi davanti a tutti, vincitore; sei al massimo, è come toccare il cielo ma non da un posto qualunque, bensì da un luogo naturale che a volte molti definiscono paradiso terrestre; e poi se trovi persone a cui vuoi bene non ci sono premi equivalenti a quello che sperimenti.
E' andato tutto come previsto?Più o meno sì, conoscevo molto bene i miei avversari ad eccezione dell’atleta Ceco che ha fatto un’ottima gara fino al 52° chilometro. Pur non conoscendo direttamente il percorso - l’avevo studiato solo su carta - avevo programmato con attenzione le soste nei punti di ristoro in cui mi aspettavano i miei genitori ed i tratti in cui avrei potuto attaccare. E’ stato un grande lavoro di squadra che ha portato al risultato sperato!”

Tutto sotto controllo ma mai abbassare la guardia. Stefano è avanti, è consapevole delle proprie capacità e risorse ma anche dei propri limiti, tutto studiato e pianificato, senza trascurare nessun dettaglio. Importanti le persone di riferimento che ti diano un po’ più di carica, di sicurezza, basta la loro presenza per cogliere quello che ci può servire, parole che abbiamo già in memoria dette da loro in altre occasioni, parole che si sono dimostrate molto utili.
Come trasformi questa esperienza in insegnamenti per te e per gli altri?Il Trail Running insegna a stringere i denti e a non mollare di fronte alle difficoltà. La fatica è parte integrante di questo sport ed in questa gara in particolare ci sono stati dei momenti in cui ho pensato di non riuscire a mantenere il gruppo di testa. Ma la mia testardaggine ed il pensiero fisso sul traguardo mi hanno permesso di gestire molto bene i momenti di crisi e di recuperare laddove avevo perso. Il consiglio che solitamente do è di provarci sempre e non mollare mai, fino alla linea del traguardo.”

Questo è il succo essenziale del trail, soprattutto trail lungo o ultratrail; devi avere passione, devi credere in te stesso, ti devi impegnare, e nessuno riuscirà a fermarti, nemmeno te stesso, sì perché a volte una parte di te rema contro, diventa sabotatore, allora devi contrastare te stesso e andare avanti con grinta e determinazione, consapevole che niente è scontato, mai abbassare la guardia.
Cosa racconterai a te stesso?Ogni gara è una storia che resta impressa nella mente e questa, come anche le altre, la racconterò a me stesso durante gli allenamenti noiosi, al freddo, al caldo, sotto la pioggia o quando sarò stanco e svogliato, per trasformare in positivi i momenti negativi.”

Questo è molto importante, momenti piacevoli e di successo diventano come tatuaggi sulla pelle, vanno a riempire serbatoi emozionali, perché a volte ci sono periodi negativi e bui e abbiamo bisogno di ricordare, di risollevarci, di coprire le immagini negative con quelle positive che abbiamo in memoria, questo succede anche in psicologia dell’emergenza, quando ci sono traumi.
Le sensazioni e le emozioni che più ti restano addosso?Mi resterà addosso il ricordo degli ultimi chilometri a battagliare per la prima posizione, il traguardo che si avvicina mentre la gente che incontro mi incita ed incoraggia; l’emozione di correre le ultime centinaia di metri sapendo di aver dato tutto il possibile e di aver raggiunto l’obbiettivo!

Ecco quali sono le motivazioni e il senso dello sport: l'importanza di tutto quello che si sperimenta, la ricchezza di sensazioni e emozioni che ti fanno portare a casa ricchi premi interni, che compensano tutti i tuoi sforzi e allenamenti duri e faticosi; quello che ti rimane non ha prezzo.
Cosa hai respirato? Sentito? Percepito?Al Campo dei Fiori Trail ho respirato una piacevolissima aria di festa, ho ritrovato tanti amici trailers e scoperto nuovi sentieri in luoghi che non avevo mai visitato. Ho visto moltissimi volontari ed appassionati tutti accomunati dalla passione per lo stesso sport ed ho sentito gli incitamenti dei tifosi lungo tutti i 65 chilometri di gara. Infine ho percepito un clima accogliente e dei sani valori che fanno bene al cuore e all’anima.”

Questo è lo sport che vogliamo, giornate di festa con altri atleti, organizzatori, volontari, amici e parenti; momenti densi e intensi, di fatica, gioia, soddisfazione.

Un particolare ringraziamento agli autori delle foto: le prime tre foto (arrivo, partenza e gradoni) di Alexis Courthoud; la quarta e la quinta foto (percorso e premiazioni) di Davide Fiozzi.

Un'intervista a Stefano è riportata nel libro "Il piacere di correre oltre" (Il piacere di correre oltre dal punto di vista di uno psicologo dello sport).
Sport & benessere 15 | ed. novembre 2022.
In linea di massima, la passione della corsa permette alle persone di mettersi alla prova, di condurre un sano stile di vita, di salire su un treno fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire, di situazioni da sperimentare. Bisogna sviluppare consapevolezza delle proprie risorse e capacità, ma anche dei propri limiti: è necessario consolidare questi concetti per mantenere un buon equilibrio. Nel nuovo libro di Matteo Simone Il piacere di correre oltre, l’autore riprende la sua consuetudine di parlarci di sport soprattutto attraverso il dialogo con gli atleti.
Leggere il testo di Matteo Simone ci permette di conoscere alcune dinamiche psicologiche che forse ignoriamo o per lo meno di cui non siamo consapevoli. L’autore nota che ciascuno di noi, se lo vuole, può riuscire a raggiungere i propri obiettivi nello sport come nella vita, e così diventano più addomesticabili e gestibili, la fatica e la paura; al contempo si rafforza la mente, si eleva l’autoefficacia personale e si sviluppa la resilienza.

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

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