Dott. Matteo Simone
Se all’atleta non gli va di arrivare secondo dopo essere stato imbattibile per tanto tempo, per tanti anni, può riorganizzare la propria vita e fare altro per realizzarsi, può diventare commentatore sportivo, allenatore, dirigente.
Gli atleti resilienti sono meno propensi a fare
uso di sostanze dopanti, ma di fronte a sconfitte e frustrazioni si mettono
sotto con l’impegno, la tenacia, la forte motivazione e fanno in modo di
riuscire nel loro intento o, comunque, se non riescono a tornare ai vertici
possono considerare e valutare i propri limiti senza cercare di barare per
superarli ed ottenere vittorie o prestazioni truccate.
Perché racconta tutto proprio ora? “Perché la mia testimonianza possa aiutare gli altri a
non rovinarsi la vita per una stupida soddisfazione personale. A me è stato
asportato un frammento nodulare di quasi 4 cm. L’operazione è perfettamente
riuscita, ora sto bene e nei giorni scorsi ho ricevuto i risultati dell’esame
istologico: il tumore era benigno.”
Per il chirurgo che ha eseguito l’intervento potrebbe
essersi trattato di un effetto collaterale del doping di cui ha abusato per
anni? “Esatto: la formazione è cresciuta proprio
nel punto in cui ho fatto tantissime iniezioni intramuscolari, il mio corpo non
è riuscito ad assorbire quelle schifezze.”
Di che schifezze stiamo parlando? “L’epo, ovviamente; ma anche Gh (l’ormone della
crescita) e testosterone. Ma è quello che fanno un po’ tutti i corridori
professionisti, né più né meno. Avevo un preparatore, da cui andavo un paio di
volte al mese, e insieme alla tabella di allenamento mi somministrava anche i
farmaci.”
E non c’è nessuno che si ribella perché vinto dal
rimorso? “Io non ho mai avuto
rimorsi. Quando vai forte ti senti bene, ti dimentichi di tutto. E’ come andare
giù in discesa a 90 all’ora, l’adrenalina cancella la paura: quando finisci di
correre e sei sotto la doccia magari ci pensi, ma il giorno dopo rifai tutto da
capo. Anche perché non mi sentivo un dopato, non avevo sensi di colpa: mi
comportavo come tutti gli altri, lo facevo solo per competere ad armi pari. Una
volta che cominci e che vedi gli effetti, è difficile uscirne: temi di andare
piano, di restare senza contratto. Chi non l’ha provato probabilmente non può
capire. La squadra ti dà ‘solo’ un consiglio, nessuno ti obbliga a doparti, ma
quando sei in gruppo ti rendi conto che o ti adegui al sistema o smetti di
correre.”
Cos’altro imponeva il sistema? “Quando correvo io non ho fatto uso solo di doping, ho
preso anche altra merda, come cocaina e anfetamine. Nel ciclismo la droga è più
diffusa di quanto si pensi: ho cominciato su consiglio di un compagno di
allenamenti che pure lo faceva, poi è diventato un vizio che mi ha accompagnato
negli anni. E non solo per il gusto dello ‘sballo’, ma sempre a fini
professionali: tiravo per dimagrire, specie in inverno quando è facile mettere
su qualche chilo di troppo; mi impasticcavo per fare super allenamenti di molte
ore. Chi si dopa è in qualche maniera ‘predisposto’ a fare uso di stupefacenti.
E pure questa diventa una dipendenza: il vizio della cocaina mi ha accompagnato
negli anni, anche dopo il 2005. Poi sono riuscito a smettere, di botto, perché
stavo perdendo la mia famiglia, mia moglie e mio figlio, quel che ho di più
caro al mondo. E adesso c’è stato il tumore.”
Ora come vive un ex dopato? “Ho accettato di piegarmi al sistema e di drogarmi per
una stupida soddisfazione personale. Un errore che mi stava distruggendo la
vita. E’ una cosa che non può succedere. Per questo oggi parlo. E spero che
qualcuno mi ascolti.”
Un’interessante iniziativa a cura dell’Istituto Superiore di Sanità è “Palestra Sicura”, Kit
formativo/informativo rivolto ai giovani e agli sportivi per la promozione
della salute e il contrasto all'utilizzo di sostanze dopanti.
I materiali contenuti nel kit “Palestra
Sicura”:
• “Non vale mai la pena”, un filmato in
DVD, girato in una palestra con giovani che affrontano le problematiche del
doping e dei disturbi alimentari.
• “L’alimentazione nelle pratiche motorie
e sportive”, un manuale che mette in relazione il fabbisogno nutrizionale con
le attività motorie sia in allenamento che in gara.
• “L’utilizzo illecito dei farmaci
nell’attività sportiva”, un manuale che vuole fornire una informazione
scientifica corretta che possa aiutare i giovani a fare scelte responsabili.
I materiali sono destinati ai gestori e ai
responsabili tecnici delle palestre e dei centri fitness nell’ambito delle
iniziative di informazione/formazione volte alla promozione della salute degli
utenti e al contrasto all’uso di sostanze e farmaci dopanti. Il cofanetto sarà
un supporto utile anche per i referenti scolastici, per i dirigenti scolastici
e gli insegnanti nelle loro azioni/attività volte alle promozioni di stili di
vita sani e alla prevenzione del doping.
Dott. Matteo Simone





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