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lunedì 19 marzo 2018

Giulia Vinco: In Birmania ho scoperto la gioia di correre e non mi sono più fermata



A volte è difficile trovare un equilibrio tra sfera personale, famiglia, lavoro, studio, comunque è importante coltivare una passione o un hobby e se uno vuole riesce a fare salti mortali per trovare le motivazioni giuste e il tempo per dedicarsi alla propria passione come lo sport con proprie modalità e cercando di sperimentare benessere e a volte anche performance.
Di seguito. Giulia racconta la sua esperienza di atleta rispondendo ad alcune mie domande.
Ti sei sentita campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sento campionessa ogni giorno quando riesco ad organizzare la giornata tra allenamento, lavoro e una casa da mantenere. Questa è una grandissima vittoria.”
Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva? “Da piccola ero grassottella e negata per qualunque disciplina sportiva. Volevo essere come gli altri bambini, quindi ho provato di tutto ma senza successo. Qualche anno fa ho iniziato ad avvicinarmi alla montagna. Per vincere la mia paura dell'altezza, ho cominciato ad arrampicare e praticare canyoning. Poi la grande svolta: 2 anni fa in Birmania, ho scoperto la gioia di correre e non mi sono più fermata. Ho conosciuto la mia metà ad una corsa amatoriale e assieme abbiamo iniziato a mescolare amore e passione per lo sport. Poi il mio primo trail: 25 km con scarpe e zaino prestati da un amico. Non avevo la minima idea di cosa stessi facendo, ma il tempo volava ed avevo il cuore e la testa liberi. Non ho più smesso!”

Come dico spesso: insieme è molto meglio, condividere una passione con qualcun altro facilita le cose, tutto diventa più semplice, più gestibile. E più ti metti in gioco, più sperimenti, più apprendi soprattutto dallo sport outdoor o endurance a contatto con la natura e in libertà, soprattutto ai tempi di oggi che si è molto premurosi e apprensivi e si cerca di stare troppo spesso in zona di confort.
Quali sono i fattori che contribuiscono al benessere e performance nello sport? “Penso che in ogni disciplina sportiva, l'allenamento sia inutile se non si riesce a sviluppare quella connessione tra corpo e mente, che permette di percepirsi a fondo e capire se si sta lavorando nel modo corretto.”

Nello sport, così come nella vita, sono importanti più fattori oltre all’impegno, alla formazione, all’allenamento è importante tanta passione e ci devi stare con la testa sgombra e dedicata a quello che stai facendo.
C’è qualcuno che contribuisce al tuo benessere e performance nello sport? “Il mio uomo. Decisamente indispensabile alla mia preparazione, soprattutto mentale.”
Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “I miei amici mi ritengono folle, così come i colleghi ed i conoscenti, ma chi mi conosce davvero ed i miei familiari sanno che questo sport mi permette di esprimere quello che sono, mi seguono e tifano per me.”
Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Sicuramente le allucinazioni durante gli ultratrail sono davvero curiose e divertenti. Durante il Monte Rosa Walser, mi è capitato di vedere una processione di pellegrini in mezzo alle montagne, quando in realtà eravamo io ed un compagno di viaggio, soli in mezzo al nulla.”

In effetti è usuale nello sport di endurance avere allucinazioni, le persone hanno miraggi, vedono quello che vogliono vedere, a volte le paure prendono il sopravvento e si vedono orsi e serpenti.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Ho scoperto di essere forte. Prima temevo la solitudine e mi sentivo spesso inconcludente. Ora so che posso passare ore sola tra i Monti, magari anche di notte, senza avere paura.”

Lo sport di endurance fortifica, rende più forti e più sicuri, affrontare gare ritenute estreme e per persone folli incrementa autoefficacia e sviluppa resilienza
Quali sono le capacità, caratteristiche, qualità che ti aiutano nel praticare il tuo sport? “Sicuramente la tenacia e il grande amore che metto in ogni cosa che faccio. Non sono per niente competitiva nei confronti degli altri, ma sono molto severa con me stessa. Inoltre se non provo piacere nel fare qualcosa, preferisco non iniziare nemmeno.”
Che significato ha per te praticare il tuo sport? “Il mio sport mi permette di realizzare la mia essenza. Giulia che corre è veramente Giulia.”

A volte lo sport permette di ritrovarsi, di trovare se stessi, di conoscersi profondamente, diventa un’isola felice, un mondo parallelo, un posto sicuro dove si sperimenta l’essenza della vita, l’essenza di se stessi.
Quali sono le sensazioni che sperimenti nello sport? “Molteplici. Dalla gioia più profonda alla crisi estrema di pianto. Il trail è un viaggio in compagnia di sé stessi.”

Nel trail si affrontano viaggi, a volte lunghi viaggi, sia attraverso boschi e montagne ma anche dentro se stessi alla ricerca di energie e risorse per andare avanti.
Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Le difficoltà sono molte. Innanzitutto è necessario prestare attenzione al terreno, che può presentare insidie e portare ad infortuni. Bisogna percepire ed ascoltare il corpo, assumere zuccheri, sali, acqua prima di provare fame, avere i crampi o stare male. È importante mantenere sempre una connessione con sé stessi.”

Io descrivo un modello di autoconoscenza con l’acronimo R.O.S.A. che sta per Respiro, Osservazione, Sensazioni, Autoconsapevolezza. E’ quello che si sperimenta nel trail essere sempre in contatto con se stessi a iniziare dal respiro che aiuta a conoscersi e a monitorarsi per comprendere se stai andando troppo forte, se è il momento di rallentare o fare micro recuperi, inoltre è importante l’osservazione esterna del territorio, dell’ambiente, del terreno e anche l’osservazione interna comprendere come ci si sente, che effetto ci fa questo sport, questa andatura, le sensazioni che si sperimentano sono importanti e non vanno trascurate e tutto ciò incrementa la nostra autoconsapevolezza delle proprie capacità e caratteristiche e dei nostri limiti.
Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica del tuo sport? “Non esistono condizioni ambientali per cui io decida di non correre. Le condizioni fisiche, invece, a volte sono invalidanti. Posso correre con la febbre o l'influenza, ma non con la tendinite o una microfrattura.”
Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport? “Non smetteremo mai di dare al mio corpo ciò per cui è fatto. L'attività fisica fa parte della nostra natura.”
Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi al tuo sport? “Trovate la vostra strada. Non limitatevi a sognare di essere calciatori perché tutti lo fanno, per poi stare in panchina. Giocate le vostre carte migliori e siate protagonisti.”

Un bel messaggio, ognuno deve trovare la propria strada soprattutto nello sport che diventa una palestra di vita, è sempre il momento per aderire a uno sport e per iniziare a sperimentare benessere e con impegno e passione anche performance.
Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Lo psicologo è una figura importantissima, soprattutto per quegli atleti che si trovano ad affrontare difficoltà come infortuni o overtraining, che rischiano di farli sentire inutili.”
Quali sono i prossimi obiettivi, sogni che hai realizzato e da realizzare? “Il sogno che ho realizzato è stato quello di trovare me stessa a quest' età. Molti si rendono conto troppo tardi di ciò che sono realmente. Il mio sogno sarebbe poter aiutare altri a sentirsi vivi e realizzati.”
Sei consapevole delle tue possibilità, capacità, limiti? “Non sempre: a volte mi capita di perdere la fiducia in me stessa ed ingigantire i miei limiti.”

A volte dentro di noi abbiamo sabotatori e aiutatori, c’è una vocina che dice che non riusciremo e un’altra che è ci dà più coraggio, tocca a noi sintonizzarsi sul meglio di noi e tenere a bada chi rema contro.

Interviste ad atleti mi hanno permesso di scrivere il libro “Ultramaratoneti e gare estreme”.

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