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giovedì 17 dicembre 2020

Sebastiano Borgogni, podista: Si può valere a prescindere dalle prestazioni

 A 48 anni ho ripreso a fare attività fisica perché volevo smettere di fumare 
Matteo Simone 

Si può fare sport non solo per vincere ma anche per stare bene in salute fisicamente e mentalmente, seguendo uno stile di vita salutare che allontana da ozi e vizi. 

Di seguito Sebastiano racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune domande di qualche anno fa. 

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “No non mi sono mai sentito un campione ma sono rimasto più volte molto soddisfatto dalle mie prestazioni”. 

Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta? “Ho iniziato a 15 anni a corricchiare per perdere peso, ero 20 kg oltre il mio peso normale, piano piano correre mi ha preso la mano e ho fatto campestri e gare su pista a carattere scolastico. Da 18 a 22 anni non ho fatto attività sportiva se non, sporadicamente, calcio e tennis. 

Per scaricare lo stress degli esami universitari a 23 anni ho ripreso a correre con regolarità e dopo un paio di anni ho conosciuto il mondo del podismo amatoriale che ho frequentato per una decina di anni con buoni risultati a livello regionale. A 48 anni ho ripreso a fare attività fisica perché volevo smettere di fumare o forse solo perché a livello inconscio la corsa mi mancava e moglie e figlia sono rimaste coinvolte in questa scelta”.  


Interessante è l’esperienza sportiva di ognuno e come uno sport può rincorrere una persona che non si vuol far prendere ma deve cedere ai suoi 
corteggiamenti che finiscono per avere la meglio e diventare una buona compagnia quotidiana. 

Quali fattori contribuiscono nello sport al tuo benessere e/o performance? Penso che l’equilibrio psicofisico sia la cosa fondamentale per stare bene a 360 gradi ed io paradossalmente l’ho cercato nei tempi che facevo in gara. Tutte le volte che miglioravo cresceva la mia autostima, ma non è che puoi sempre migliorarti e forse allora capisci che si può valere a prescindere dalle prestazioni”.  

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Crisi vere e proprie non ne ho avute mai. Le sconfitte sono sempre state uno stimolo a cercare di prepararsi in modo migliore e poi male che vada accettare il fatto che chi ti arriva davanti è più bravo di te e è dimostrazione di maturità. Gli infortuni sono generalmente la conseguenza di aver osato troppo ed a volte bisogna aspettare molto tempo per guarire e ripartire quasi da zero ma se sei motivato prima o poi riparti”. 

 

Concordo si può andare fortissimi ma non basta mai, c’è sempre qualcuno che va più forte e allora il senso è fare sport per star bene, migliorarsi, percepire belle sensazioni, stare in compagnia, conoscere di sé e degli altri, insomma accontentarsi ma anche migliorare senza troppe pretese a tutti i costi.  
Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “La stima e la fiducia delle persone che ti sono vicine sono sempre state per me la spinta per cercare il mio limite”.   

La gara della tua vita dove hai dato il meglio di te o hai sperimentato le emozioni più belle? “Grosseto-Scansano del 91, una gara di 27 km con un tracciato collinare che tende a salire. Io assieme a quattro ottimi atleti che non avrei mai pensato di poter sfidare ed invece con il passare dei km in tre si sono staccati e, probabilmente, se non mi avesse preso il solito crampo al retro coscia, che è stata una costante delle mie gare oltre la mezza, mi sarei giocato la vittoria allo sprint. Il risultato finale fu comunque un terzo posto a pari tempo con il secondo”.  

 

Quando si sta davanti a lottare per il podio o per la vittoria le sensazioni sono uniche e immense, nella mente dell’atleta ci sono viaggi e film, una lotta interna per decidere se mantenersi, osare, strafare, eccelle, se è la volta buona, se ora è il momento. Tutto ciò si sperimenta nello sport e si ricorda nel cuore, nel corpo e nella mente per le prossime occasioni per avere sempre alto l’entusiasmo e soprattutto la fiducia in sé. 
Quale tua esperienza ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Ho avuto diversi infortuni, alcuni anche abbastanza pesanti, più volte ho pensato che non avrei più corso ma, a parte i momenti più bui, ho sempre cercato di pensare positivo: 'magari se non posso più correre posso insegnare ad altri a migliorare le loro prestazioni o comunque a migliorare il loro rapporto con la corsa’ e poi piano piano ti rendi conto che una via d’uscita si trova sempre o quasi”.  

 

C’è sempre una soluzione per ogni problema, bisogna essere fiduciosi e avere pazienza senza fretta per ritornare a star bene e a eccellere.  
Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva? “Diciamo che la mia famiglia è pienamente coinvolta anzi dopo che mia figlia ha deciso di lasciare l’agonismo per il troppo stress siamo ‘STRAVOLTI’, le amicizie sono quasi tutte in questo ambito. Per gli altri credo che mi vedano come uno abbastanza fuori di testa che a 55 anni ancora cerca di correre”. 

Quali qualità hai dimostrato di possedere? La mia qualità migliore era quella di riuscire a correre sull’avversario anche quando venivo staccato, finché avevo gambe non mollavo mai”. 


Sembra che Sebastiano è uno che non molla, ci prova e ci riprova, smette ma poi riprende, la corsa è la sua vera passione come lo è l’amica fatica che gli permette di rendersi conto chi è lui veramente quando entra in gioco in allenamento o gara.  

Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Mio padre che era un amante dell’equitazione e che aveva sempre osteggiato la mia passione per la corsa dopo aver visto in una tv locale la cronaca di una gara dove avevo fatto un’ottima prestazione decise di gratificarmi mensilmente con una piccola somma”. 

 

Una paghetta più che meritata per incentivare un ragazzo a coltivare la sua passione che gli insegna a vivere e a conoscersi. Sembra essere un buon investimento.  
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Credo che fare sport mi abbia reso una persona molto diversa da quella che sarei stata se non l’avessi mai fatto”. 

Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarli allo sport? “Penso che fare sport sia altamente educativo non solo a livello fisico ma anche morale e psicologico, l’unica precauzione è che i ragazzi siano seguiti da educatori preparati”. 


Lo sport rende persone migliori solo dal punto di vista fisico, estetico, salutare ma anche caratterialmente.  

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva? “Da agonista era un’occasione per cercare di dare il meglio di me, adesso più che altro un bel modo di passare il tempo e ritrovare dei cari amici”. 

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Gli infortuni oppure il pensare di non poter migliorarsi più; adesso voglio continuare solo per le sensazioni positive che mi dà la corsa”. 


Tutto passa, tutto cambia, importante è la consapevolezza del momento presente, di come stiamo, cosa vogliamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare, apprezzare quello che c’è ora godendosi momenti preziosi, persone e situazioni.  

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?
 “Purtroppo molte volte, e se non sei bravissimo le volte che vai oltre o quando ci stai per troppo tempo, paghi con pesanti controprestazioni”. 


È un equilibrio delicato che deve trovare l’atleta, osare ma non esagerare, capire quanto di può spingere oltre senza farsi male, tutto ciò si può apprendere e sperimentare nello sport per conoscere veramente nel profondo se stessi.  

Quali sensazioni sperimenti facendo sport (pre-gara, in gara, post-gara)? “Il pre-gara è la parte più delicata dove c’è attenzione per ogni particolare; a gara, a parte il caos della partenza, è un continuo cercare equilibri e sensazioni giuste; il post-gara stanchezza mista ad amarezza o soddisfazione”. 


Interessante il ciclo e le fasi dello sport dove si tratta di prepararsi e allenarsi duramente e costantemente per ben figurare ed esprimersi al meglio in gara, presentandosi alla partenza con la consapevolezza di quello che si vale e con attenzione a ogni particolare, dalla colazione, l’abbigliamento, gli eventuali avversari, le proprie sensazioni fisiche, il proprio respiro pronto per la partenza imminente e tanto altro.

Durante il viaggio esperienziale di gara si tratta di tirare il meglio di sé per andare veloci, tenere, resistere, persistere e dopo tutto finisce, tutto cala, tutto cambia, restano sentimenti e sensazioni miste di euforia, stanchezza, pensieri di programmi e valutazioni varie, scambi e confronti con altri, congratulazioni, premi, podi, ritorni.  

La gara più estrema o più difficile? “Un paio di gare dove a causa di infortuni, uno dei quali abbastanza pesante, ho dovuto raggiungere da solo la zona di arrivo in condizioni fisiche precarie”. 

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Nel podismo i rischi sono limitati, cadute a parte ci possono essere nei periodi più caldi i cosiddetti colpi di calore, aumentano di molto se vogliamo fare trail”. 


Si mette in conto tutto, purtroppo succede di farsi male o avere malessere durante una competizione e allora bisogna arrivare comunque a destinazione se possibile da soli o aiutati con l’intento di riprendersi e rifarsi in altre occasioni.   

Quali condizioni ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Il sentire una gara come particolarmente importante o la più importante della stagione è sempre stato un qualcosa che ha assorbito le mie energie nervose impedendomi di dare il meglio di me”. 


A volte nella mente degli atleti ci sono sabotatori interni, si sente la pressione e la voglia di confermarsi perdendo di vista la ricca e intensa esperienza da vivere appieno momento per momento.     

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? L’unico rapporto col doping si è verificato quando mi sono reso conto che un farmaco prescritto dal mio medico di famiglia per aumentare il mio rendimento scolastico faceva sensibilmente abbassare il tempo di percorrenza del mio giretto di 4km”.  

Un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “I danni a lungo termine sul fisico degli atleti derivanti delle pratiche dopanti penso siano il messaggio principale da mandare a tutti i praticanti sport. Peraltro sarebbero auspicabili maggiori controlli perché con la situazione attuale la tentazione di cambiare il tuo livello di atleta assumendo semplicemente delle porcherie e veramente troppo forte”. 

Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi? “Ritengo di sì ed a 360 gradi il doping e forse una delle fasi dove un buon psicologo può dare il meglio”.   


Bisogna fare un grande lavoro di autoconsapevolezza per capire cosa può fare l’atleta con le sue risorse allenando fisico, tecnica e testa per andare sempre più forte e per accettare limiti senza ricorrere a illegalità o altre scorciatoie come il doping.  

Sogni realizzati e da realizzare? “Ho iniziato a fare sport che ero sovrappeso ed in parte deriso dai compagni di classe, l’attività fisica non solo mi ha cambiato fisicamente ma secondo me ha accresciuto la mia autostima ed il rispetto per il valore non solo sportivo degli altri questo, a parte i tempi nel 5000 o nella mezza maratona o qualche gara vinta, è il mio sogno realizzato. Il sogno da realizzare sarebbe quello di aiutare qualcun altro a realizzare il suo. Pensavo d’aiutare mia figlia a realizzare il suo sogno d’atleta ma si sa non tutti sono destinati a realizzarsi e lei dopo 5 anni molto belli ha deciso di finire qui e… pazienza la vita comunque continua. Grazie ancora, rispondere a queste domande mi ha fatto riaffiorare alla mente tanti bei ricordi”. 


Matteo SIMONE 

380-4337230 - 21163@tiscali.it 

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo 

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