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venerdì 5 febbraio 2021

Nelle condizioni di vita ordinaria, noi non ci ricordiamo di noi stessi

 Matteo SIMONE 


Il primo avversario da battere è se stessi, a volte ci si sente insicuri, non si crede sufficientemente in sé stessi, si pensa che l’obiettivo sia irraggiungibile, e allora il primo lavoro da fare è mentale, vedersi vincitore, sconfiggere le credenze negative, e poi la strada diventa più percorribile.  

Interessante quanto scrive P.D.Ouspensky riguardo “il nutrimento” nel suo libro Frammenti di un insegnamento sconosciuto: 

"L'organismo umano riceve tre tipi di nutrimento: 1. Il cibo che mangiamo. 2. L'aria che respiriamo. 3. Le nostre impressioni. ...con ogni impressione esterna, che prenda la forma di suono, visione, oppure odore, riceviamo dall'esterno una certa quantità di energia, un certo numero di vibrazioni; questa energia che dall'esterno penetra nell'organismo è un nutrimento". (Pag. 188-189) 


Interessante la testimonianza di Maria Casciotti, triathlon: Quanto e come soffri e gioisci negli allenamenti e gare?  

Sono cresciuta a pane, acqua colorata e asfalto, ho 25 anni alle spalle di allenamenti, sacrifici e competizioni, il sacrificio è il mio pane quotidiano, senza sacrificio non si ottengono risultati!”.    


Per ottenere qualcosa bisogna impegnarsi, essere fiduciosi, resilienti, saper affrontare crisi e difficoltà, avere buone relazioni ed essere consapevoli che la vita è fatta di fasi e di cicli. 
A volte anche le sensazioni ed emozioni che si sperimentano attraverso lo sport diventano un nutrimento, interessante la testimonianza di Francesca Bucci: Cosa ti fa continuare a fare sport? "Non posso immaginarmi senza la corsa. Per me è come respirare. Studio medicina e un giorno spero di diventare una brava cardiologa pediatra e credo che solo la corsa mi abbia dato la grinta e la forza necessaria a prendere in mano la mia vita e metterla in salvo tutte le volte che ho creduto davvero di perdermi.” 


Cosa c'è dietro lo sport? Tanta passione, allenamenti, incontri, fatica, decisioni, presenza, attenzione, focalizzazione. Dietro lo sport c’è tanta fatica e impegno con passione e determinazione, tanti pensieri e dubbi, tante sfide e sogni da realizzare, tante prove in allenamenti e gare, tante gioie e soddisfazioni, tanti insegnamenti, esperienze che fanno crescere e maturare. 

Interessante l’esperienza dell’ultramaratoneta Lorena BrusamentoChe sapore ti ha lasciato questo mondiale? Avuto problemi, criticità? “La mia prima esperienza in un mondiale è stata esaltante: correre con persone di continenti diversi, abitudini diverse, culture diverse, correre con i migliori al mondo in questa specialità così difficile e che ti mette a durissima prova, è davvero esaltante. Io ho avuto qualche difficoltà, per la prima volta ho dovuto fare i conti con un problema fisico che lungo le 24h è diventato così fastidioso da mettermi ko.”  

Cosa lasci a Belfast e cosa porti a casa? “A Belfast ho lasciato il freddo, il vento ed il cielo con le sue nuvole veloci. Da Belfast sono tornata con una innegabile amarezza per un obiettivo personale non raggiunto, con la soddisfazione di avere battuto la squadra francese, con la consapevolezza che la Nazionale Italiana era "squadra" vera, con la carica giusta per affrontare le prossime sfide.”  

Hai conosciuto altri atleti di altre nazioni? Curiosità? Sorprese? “Ho parlato con tante persone, scambiando impressioni, timori, condividendo obiettivi ma con nessuno in particolare: correndo fianco a fianco con tante persone per tante ore è facile scambiare parole con chi trovi al tuo fianco per qualche giro. Ricorderò sicuramente Susan, una ragazza Irlandese che mi ha parlato di Belfast, dei suoi abitanti, delle sue contraddizioni, che mi ha messo una mano sulla spalla in un momento di difficoltà per entrambe. 


Con le ultramaratone non si scherza, se durante una gara di 24 ore viene fuori un problemino, alla lunga si pagano conseguenze in termini di prestazioni o di salute, quindi da una parte la gioia di essere tra i tanti atleti internazionali, i migliori al mondo, e dall’altra parte la non possibilità di poter dare il massimo per se stessa, per la squadra femminile, per la propria nazione, ma può succedere.  

Bisogna essere resilienti e vedere il bicchiere un po’ pieno e quindi si torna a casa con nuove consapevolezze e con nuovi entusiasmi per continuare su giuste direzioni che portano a raggiungere mete e altri obiettivi.  

Questa è la bellezza dello sport di fatica, condivisione con altri di momenti di gioie e anche sofferenze, condivisioni di storie, sguardi, contatti seppur brevi ma duraturi nella memoria nel tempo. 

A volte si perde di vista se stessi, interessante quanto scrive P.D.Ouspensky riguardo “il ricordarsi di se stessi” nel suo libro Frammenti di un insegnamento sconosciuto: "...nelle condizioni di vita ordinaria, noi non ci ricordiamo di noi stessi; non siamo coscienti di noi stessi al momento della percezione di un'emozione, di un pensiero o di un'azione. Se un uomo comprende questo e tenta di ricordarsi di sé, ogni impressione che riceverà durante questo ricordarsi di sé sarà, in un certo modo, doppia. Per esempio, in uno stato psichico ordinario, io guardo semplicemente la strada, ma se io 'mi ricordo di me stesso', non guardo semplicemente la strada, sento che io la guardo, come se dicessi a me stesso: 'Io la guardo'. E in luogo di un'impressione della strada ho due impressioni: una della strada e l'altra di me stesso che guardo la strada". (Pag. 195-196)


Nella mente bisogna fare chiarezza e ordine, la mente riesce a guidare il fisico, la mente va avanti per perlustrare, per comprendere e poi torna indietro per confrontarsi con il corpo e insieme si decide cosa fare e come fare. Sarebbe bene preservare il fisico con coccole, massaggi, attenzioni. 

Interessante l’esperienza di Francesca Innocenti, 210km ai Mondiale 24h: Cosa lasci a Belfast e cosa porti a casa?  

Porto tutto a casa! Ogni gara mi insegna sempre qualcosa, a livello sportivo ma soprattutto a livello umano. Quando penso al mondiale di Belfast il ricordo della fatica fatta è in secondo piano mentre ho ben impresse nella mente alcune immagini bellissime: i nostri tecnici IUTA e Marcello che mi aspettavano ad ogni giro, pronti ad assistermi nell’alimentazione ma soprattutto a darmi sorrisi, sguardi e parole di incitamento. Porto con me l’immagine degli staff delle altre nazioni mentre passavo in gara davanti ai loro gazebi, è stato troppo bello vedere come si erano organizzati e come anche loro sostenevano i propri atleti. Porto con me la gioia e l’orgoglio di aver rappresentato tutti i miei amici ultra-maratoneti che corrono la mia stessa disciplina, ho pensato spesso a questo onore, soprattutto nei momenti di difficoltà. Quanti atleti avrebbero desiderato essere lì al mio posto? Non potevo mollare!”  

Hai conosciuto altri atleti di altre nazioni? Curiosità? Sorprese? “Più che conoscere ho rubato con gli occhi, ho ammirato i grandi fuoriclasse di questa disciplina e li ho salutati, ogni volta che mi doppiavano. Ricorderò sempre Florian Reus, il campione del mondo della precedente edizione di Torino che ho salutato quasi sempre durante i suoi doppiaggi, Katalin Nagy, la ex campionessa del mondo e Ishikawa, il vincitore giapponese che nell’ultima ora di gara andava velocissimo! Non mi sono resa conto che potesse essere lui il vincitore, perché nelle ultime ore correva veloce anche un americano, vedevo che mi doppiavano entrambi ma non mi rendevo conto di chi fosse in testa. Ho un po’ di rammarico per non essermi congratulata con il vincitore; dopo la gara, un po’ per la stanchezza, un po’ per la voglia di salutare i miei amici di squadra, non mi sono resa conto degli atleti che avevano conquistato il podio, li avrei abbracciati volentieri.”  


Alla prima esperienza di un mondiale Francesca porta a casa qualcosa di utile, una grande esperienza, porti a casa tantissimo oltre alla miglior prestazione personale, che quando viene a un mondiale è molto gradita, ma tutto ciò non viene a caso, dietro tutto ciò c’è un grande lavoro individuale e di squadra per curare tantissimi aspetti importanti per il benessere e la performance.  
Appare ingorda Francesca, ma quando sei soddisfatto, quando riesci in qualcosa, devi tenere tutto per te, devi fare un carico esperienziale ed emozionale per riempire i tuoi serbatoi interni, e tutto ciò servirà anche un domani per ricordarti chi sei e quello che sei capace di fare. 
Bisogna copiare dagli altri, spiare come fanno a fare una perfetta performance, assorbire le loro energie positive, i contesti internazionali permettono di incontrare grandi campioni.  
A volte lo sport diventa una scommessa, una sfida, a volte lo sport ti rimette al mondo. Dopo uno stop, un passo alla volta con coraggio e attenzione si può decidere di ripartire in modo diverso con le risorse residue.  

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica, in base agli obiettivi, può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni.  

La cosa importante è decidere le priorità, gli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento, da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più sono le pretese, più è alto l’impegno, il costo in termini di soldi, di investimento di tempo. Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale.  
Per ottenere qualcosa bisogna faticare, impegnarsi, un po’ soffrire, incontrare discese e salite cercando di arrivare a conclusione sperimentando soddisfazione e gioia. Lo sport permette di mettersi in gioco per apprendere dall’esperienza, conoscersi meglio, ascoltare sé stessi durante la fatica attraverso il respiro e le sensazioni corporee.  

Per ottenere qualcosa bisogna crederci; fidarsi e affidarsi; essere consapevoli delle proprie capacità e limiti; impegnarsi duramente; essere determinati; mettere in conto infortuni, avversari più forti, sconfitte e momenti bui; rialzarsi sempre e ripartire con pazienza, senza fretta, con modestia e umiltà apprezzando sempre l'esperienza.  

Lo sport insegna a vincere e a perdere, insegna a rialzarsi sempre, a riprovare di nuovo in modo diverso, ad allenarsi duramente per raggiungere obiettivi, per superare prove. 


Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta 

380-4337230 - 21163@tiscali.it 

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm  

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html 

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