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giovedì 30 giugno 2016

MATTEO SIMONE, DIRIGENTE SPORTIVO

Stefano Severoni


Matteo è dirigente della società Atletica La Sbarra, che ha sede in via R. Lombardi, 57 nella zona sud-est di Roma, di cui è presidente Andrea Di Somma. La maggior parte degli atleti si allenano all’interno dell’immenso Parco Tor Tre Teste - Alessandrino, uno dei tanti polmoni verdi di Roma, situato tra v.le Palmiro Togliatti, via di Tor Tre Teste e le due vie consolari Casilina e Prenestina. Il Parco ‒ il cui perimetro ha una lunghezza di circa 8 km ‒ è un ritrovo per tanti appassionati della corsa e della camminata. Circa una decina di anni fa un gruppo di corridori ha deciso di costituire una squadra podistica e ha individuato un nome semplice, ossia Atletica La Sbarra, in quanto il ritrovo è sempre stato in corrispondenza di una sbarra orizzontale, che stava a significare un ingresso del Parco. I componenti di questa squadra, più o meno giovani, riescono a ben figurare nelle varie competizioni podistiche. Da segnalare la loro partecipazione a gare che portano avanti dei progetti sociali, culturali o naturali quali Corri per il Verde, Staffetta 12 x mezz’ora Against the Violence, Roma Tre Ville Run per finanziare il Progetto Filippide, La Corsa di Miguel per ricordare il poeta corridore, Miguel Benancio Sanchez. Inoltre è notevole l’attenzione nei riguardi di persone che per diversi motivi sono esclusi da altre società per eventuali comportamenti scorretti.

Così l’Atletica La Sbarra mette da parte stereotipi e pregiudizi, offrendo a queste persone la possibilità di non ricadere nell’errore, di non essere emarginate, bensì di continuare a restare nel mondo dello sport, scoprendo l’esistenza di altri valori quali le relazioni, la correttezza, la solidarietà, il benessere psicofisico. L’attenzione dell’Atletica La Sbarra è rivolta altresì verso i migranti; infatti in passato sono stati tesserati atleti del Marocco, quali Zhara Akrachi. Inoltre ‒ come ultimo acquisto nella società ‒ si segnala la coraggiosa e determinata atleta non vedente Ada Ammirata, che da circa un anno è scesa da cavallo dopo un’esperienza a livello internazionale e ha scoperto la corsa a piedi, applicandosi con entusiasmo, dedizione nonché determinazione. L’esperienza di corsa con Ada consente agli atleti della squadra di scoprire cosa significa correre con una disabilità come la mancanza della vista; ogni atleta del team si sperimenta come accompagnatore negli allenamenti e in gara, mettendo da parte qualsiasi forma di competizione estrema e dedicandosi all’altro con dedizione e generosità. Ada è capofila dell’Achilles International Roma, un gruppo che da alcuni mesi è operante all’interno del Parco degli Acquedotti romano, con l’obiettivo di far gustare a non vedenti/ipovedenti la bellezza di correre assieme.
INTERVISTA
Quando hai iniziato l’attività di dirigente e le motivazioni? Da circa un anno su invito di alcuni atleti, ho accolto con piacere l’invito in occasione di una cena di società e accettato con piacere. Le motivazioni sono trasmettere buone prassi nello sport, tenere unita gli atleti della squadra, moderare eventuali incomprensioni, organizzare eventi, aderire a progetti con tematiche sociali, cercare di integrare persone, culture e mondi.
Che “musica” c’è nella tua società sportiva? La musica è piacevole, a volte solo i rumori dei passi e del respiro di allenamenti e corse assieme; soprattutto ultimamente stiamo dando spazio ad allenamenti con persone non vedenti e ipovedenti, e c’è una bella musica, queste attività sono apprezzate da tutti, a iniziare da noi stessi che ci sperimentiamo con interesse e dedizione, e ciò rafforza il nostro spirito sportivo e sociale.
Com’è il rapporto tra atleti, allenatori, dirigenti, medici, familiari? In linea di massima è positivo, c’è abbastanza comprensione e integrazione delle diverse fasce di età, culture di provenienza, obiettivi di gare dei vari atleti, c’è molta libertà nello scegliere le gare da aderire, si cerca di far gruppo soprattutto in occasione di staffette a sfondo benefico o a fini di solidarietà. Le famiglie partecipano alle gare domenicali e alle cene sociali.
Si riesce a fare rete? Facciamo molta rete, diversi di noi hanno contatti con rappresentanti di altre società e atleti, ci alleniamo con atleti di altre squadre, parliamo di noi attraverso blog e articoli.
Qual è il principio fondatore dell’ASD? Come scrivo sempre nei vari post che pubblico, negli articoli e nei libri che scrivo, lo sport avvicina persone, culture e mondi, inoltre rende felici, ed è un toccasana per il corpo, la mente, l’emotività e le relazioni sociali, attraverso lo sport si sta assieme, si compete, si sviluppano capacità importanti ed essenziali anche nella vita quotidiana come la consapevolezza delle proprie capacità e risorse, dei propri limiti, l’autoefficacia individuale e di gruppo, la resilienza.
Come andrebbe migliorato? Continuando a fare bene, a non pensare al successo, a non pensare solamente ai premi, continuando a fare sport e star bene assieme tra di noi e con gli altri atleti delle altre squadre.

Nel biennio 2016-7 la FIDAL segue il Progetto Running. Alcune istanze fondamentali: a)  classificazione Gold, Silver e Bronze delle manifestazioni; b) introduzione del sistema Ranking individuale di tutti gli atleti; c) maratone, mezze maratone solo nel calendario federale; d) partecipazione a tutte le manifestazioni del calendario federale (quelle a oggi classificate come nazionali e internazionali) consentita ai soli tesserati FIDAL. Il tuo parere. Noi facciamo il nostro finché possiamo e finché ci riusciamo, non possiamo stare dietro gli interessi delle Federazioni, ognuno sa quel che fa e noi non ci mettiamo naso, l’importante sarebbe invogliare sempre di più persone a fare sport, che siano bambini, ragazzi, adulti, anziani, stranieri, disabili, reclusi, ecc. Lo sport è una medicina naturale.
Un tuo giudizio sul fenomeno doping: serve rigorosità o clemenza per chi ne è coinvolto? La rigorosità è essenziale per tutelare i diretti interessati che tante volte diventano anche vittime del doping a causa di un sistema che pretende troppo, che fa pressione, ma bisogna intervenire con diverse figure professionali, non solo punizioni, ma anche riabilitazione con associazione e istituzione appropriate e preparate che provino a recuperare coloro che sono incorsi in pratiche dopanti. Quando c’è il fenomeno doping, c’è una sconfitta del sistema e quindi bisogna fermarsi a riflettere cosa non è funzionato e come fare per migliorare.
L’atletica leggera in Italia è in buona salute? Quali rimedi? Aprire piste di atletica, sensibilizzare, far partecipare, coinvolgere; gli atleti dismessi vanno recuperati e utilizzare come risorse a disposizione di tutti; essi devono trasmettere agli altri quello che hanno appreso dallo sport.
SCHEDA
Matteo Simone, psicologo, psicoterapeuta della Gestalt, terapeuta E.M.D.R. Articolista e autore dei libri: Ultramaratoneta: un’analisi interminabile (2016). Sviluppare la resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport (2014). Doping Il cancro dello sport (2014). O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport (2013). Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale (2013). Psicologia dello sport e non solo (2011). Master in Psicologia dello Sport conseguito presso il Centro Inter-universitario Mind in Sport Team”. Master in Ipnosi Ericksoniana - Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana. Specializzato nel trattamento del disturbo post traumatico da stress, nell’incremento dell’autoefficacia e sviluppo della resilienza. Psicologo volontario del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Corso di Meditazione Vipassana presso il Centro di Meditazione Vipassana Dhamma Atala Europa di Marradi. Corso Seekers After Truth sulla Psicologia degli Enneatipi mirato al processo di auto-conoscenza personale. Sport praticati: podismo, capoeira, ultramaratone, triathlon ironman.

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