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giovedì 22 giugno 2017

Stefano Fantuz: Nel trail la 'testa' gioca un ruolo fondamentale

Matteo SIMONE 

Luis Alberto Hernando vince per la seconda volta consecutiva il titolo mondiale di Trail Running, 49 km con circa 3000 m di dislivello positivo, l’argento va all’altro spagnolo Cristofer Clemente, bronzo al francese Cedric Fluereton. 

Degli italiani Christian Pizzatti arriva 12°, Stefano Fantuz 16°, Luca Carrara 24° e Massimo Mei 32°. Delle squadre maschili oro Spagna, argento Francia e bronzo Usa l’Italia giù dal podio per soli 5’.
Delle donne, oro e argento va alle francesi Adeline Roche e Amandine Ferrato, bronzo Silvia Rampazzo, bene le altre azzurre 12^ Gloria GIudici, 15^. Delle squadre femminile oro Francia, argento Italia, bronzo Spagna.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Stefano attraverso risposte ad alcune mie domande.
Ciao, com'è andata? Soddisfatto?Ciao Matteo, è andata molto bene! Alla vigilia del mondiale vedendo la lista partenti non credevo di poter stare nei primi 20 ed invece ho chiuso in 16^ posizione.
Dispiace solo un po’ perché a 10 km dal traguardo ero in 10^ posizione e sarebbe stato un sogno mantenerla fino al traguardo. Un pochino di amarezza anche per il bronzo di squadra sfiorato per soli 5 minuti su una somma dei tempi di oltre 14 ore, un soffio in pratica!”

Il mondiale è un’occasione e un’opportunità a volte unica, è un treno su cui si è invitati e si cerca di fare il massimo per se stessi, per la squadra, per la propria nazione, bisogna arrivare preparati, concentrati, disposti a dare il massimo e mettercela tutta per ben figurare ma anche per sperimentare benessere individuale e di squadra e performance. 
Direi che Stefano ci ha provato ad arrivare sul podio a squadra, e tutto sommato è andata bene così, si porta a casa una bella esperienza e la voglia di far meglio per il futuro cercando sempre di salire sui treni della squadra Italia con la maglia azzurra.
Avuto problemi, difficoltà?
Qualche problema l’ho avuto ma fortunatamente negli ultimi 10 km. Dal 35° ho iniziato a sentire che la gamba non girava più come nei km precedenti e dal 40° ho accusato dei forti crampi che mi hanno costretto a rallentare di molto sul finale. Ma non ho rimpianti, una gara così importante si affronta al massimo sin dall’inizio e bisogna saper rischiare, ed è quello che ho fatto!
Sensazioni, emozioni? L’esperienza azzurra è stata un susseguirsi di emozioni fortissime, iniziate già dal ritiro quattro settimane prima del mondiale. E’ la mia prima esperienza in nazionale ed il potermi confrontare con atleti di altissimo livello e tecnici preparati mi ha permesso di crescere sia come sportivo che come persona. La parte più bella è stata l’arrivo, oltre il quale mi aspettavano la mia famiglia ed i miei migliori amici che avevano deciso di farmi una sorpresa.”

Bello lo sport con condivisione, con amici atleti, con amici maglia azzurra con tensioni e pressioni di far bene, ma sereni e sicuri di fare il proprio meglio, condivisione con amici e famiglia pronti a sostenere ad accogliere il proprio eroe nazionale all’arrivo.
Prossimi obiettivi, sogni realizzati o da realizzare?Ho ancora due importanti obbiettivi stagionali: la SierreZinal in Svizzera ad agosto e il Grand Trail Des Templiers in Francia a ottobre. Due gare completamente diverse ma che hanno in comune la valenza storica e l’alto livello dei partecipanti. La prima di 30 km è abbastanza corta per i miei standard e molto veloce, la seconda invece sarà la gara più lunga di quest’anno, 76 km con quasi 3500 m di dislivello positivo. Il sogno è di allungare nei prossimi anni per arrivare a competere in qualche trail internazionale su distanze tra gli 80 e i 120km.”

Dopo l’evento mondiale, si va avanti verso nuove mete e nuovi obiettivi, con la consapevolezza delle proprie potenzialità alzando gradualmente l’asticella delle difficoltà e del chilometraggio, mettendosi in gioco e sperimentandosi sempre di più.
Hai scoperto qualcosa di stesso?Praticando questo sport ho avuto la conferma che i limiti sono fatti per essere superati e che con impegno e determinazione non ci sono traguardi che non possano essere raggiunti.”
Gara di trail cosa significa per te? Significa sfidare me stesso e i miei limiti, per cercare di smentirli e superarli di volta in volta.“
Come decidi obiettivi e strategie di gara, team, famiglia, amici, figure professionali?Decido le gare già da inizio anno e difficilmente mi sposto da quelle che ho già inserito in programma. Questo perché con gli obbiettivi già fissati posso pianificare assieme al mio coach gli allenamenti e i giusti periodi di carico e scarico in modo da arrivare pronto nei periodi chiave della stagione agonistica.
Ovviamente in tutto questo sono supportato da molti amici, dalla mia famiglia e la mia ragazza che mi seguono spesso, oltre a un piccolo gruppo di compagni di avventure
il “Team Peggiori”
che gareggiano con me da quando ho iniziato a praticare questo sport e con i quali mi consulto spesso per le strategia da adottare in gara.”

Bella storia, dietro ogni atleta ci sono le sue sensazioni, aspettative, ambizioni ma anche un mondo di persone, sia amici di squadra, sia amici di vita e familiari, così come professionisti dello sport pronti ognuno a dare il proprio apporto e supporto sia professionale che affettivo.
Con l'esperienza è cambiato il tuo modo di allenarti?Certamente, all’inizio affrontavo preparazione e gare quasi a caso, privilegiando la quantità a scapito della qualità. Facevo troppe gare e non le affrontavo nel modo giusto sbagliando ritmi ed alimentazione e trovandomi ad essere molto stanco e poco competitivo già a metà stagione. Con il tempo e l’esperienza ho imparato ad ascoltare il mio corpo e le sensazioni che esso mi trasmette e di conseguenza a modificare gli allenamenti. Così facendo ho avuto dei notevoli miglioramenti.”

Non si finisce mai di imparare, soprattutto dall’esperienza e con l’aiuto di altri più esperti.
Curi la preparazione mentale? In che modo?Cerco di fare in modo che la mia mente sia leggera, di non avere pensieri o preoccupazioni che potrebbero compromettere le mie prestazioni in gara. Nel trail la 'testa' gioca un ruolo fondamentale, al pari dell’allenamento fisico, e se non è libera e serena è praticamente impossibile esprimersi al 100%.”

Vero nel trail, soprattutto nelle distanze più lunghe bisogna avere attenzione e focalizzazione per quello che si fa per essere in contatto profondamente con se stessi, per riconoscere qualsiasi segnale interiore e il suo significato per seguire la strada con le sue variazioni.
Nella tua preparazione o nel post gara c'è posto per le coccole? In che modo? La corsa è un ottimo metodo per scaricare le tensioni della vita quotidiana, ma la corsa ad alti livelli genera a sua volta uno stress che solitamente sfogo concedendomi qualche “coccola”; quindi sia prima che dopo le gare cerco di concentrarmi sulle persone e sulle cose che mi fanno star bene fisicamente e psicologicamente.”

Bella testimonianza, il corpo viene molto stressato durante la preparazione e le gare, e ci si può sentire stressati anche psicologicamente, è difficile estraniarsi da tutto e tutti e focalizzarsi alla gara impegnativa che diventa la conclusione di un lungo periodo di preparazione, attese, aspettative, importante diventa alternare periodo intensi di allenamento, gare, preparazione a momenti di presenza nei confronti di se stesso e degli altri.
Hai un tuo idolo, modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno? Il mio idolo è da sempre Anton Krupicka, un ultrarunner statunitense che mi ha colpito per il suo modo di affrontare la corsa, con un approccio minimalista che si riflette anche nella sua vita quotidiana. La semplicità è un valore che mi appartiene e che “Tony” rispecchia alla perfezione.
C'è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna. Una frase dell’alpinista Walter Bonatti che mi aiuta a crederci quando la salita si fa più ripida!

Un'intervista a Stefano è riportata nel libro "Il piacere di correre oltre".
Sport & benessere 15 | ed. novembre 2022.
In linea di massima, la passione della corsa permette alle persone di mettersi alla prova, di condurre un sano stile di vita, di salire su un treno fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire, di situazioni da sperimentare. Bisogna sviluppare consapevolezza delle proprie risorse e capacità, ma anche dei propri limiti: è necessario consolidare questi concetti per mantenere un buon equilibrio. Nel nuovo libro di Matteo Simone Il piacere di correre oltre, l’autore riprende la sua consuetudine di parlarci di sport soprattutto attraverso il dialogo con gli atleti.
Leggere il testo di Matteo Simone ci permette di conoscere alcune dinamiche psicologiche che forse ignoriamo o per lo meno di cui non siamo consapevoli. L’autore nota che ciascuno di noi, se lo vuole, può riuscire a raggiungere i propri obiettivi nello sport come nella vita, e così diventano più addomesticabili e gestibili, la fatica e la paura; al contempo si rafforza la mente, si eleva l’autoefficacia personale e si sviluppa la resilienza.

Matteo SIMONE 
380-4337230 - 21163@tiscali.it  
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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