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giovedì 1 giugno 2017

Vincenzo Santillo, 100km Passatore 2017: 6 mesi prima a sperare e 6 mesi dopo a gioire

Matteo SIMONE 
 

La 100km del passatore, gara di corsa a piedi con partenza a Firenze e arrivo a Faenza, tutti la temono e tutti la vogliono, diventa un progetto ambito e sfidante.

Una volta fatta la maratona diventa l’obiettivo di molti maratoneti, una volta nella vita la vogliono provare e quando la provano c’è chi si accontenta e le basta una e chi se la vuol godere ogni anno, diventa come una ciliegia una tira l’anno, come il grande Fagnani che a 93 anni ha concluso la sua 44^ edizione.
Di seguito Vincenzo racconta le sue impressioni e la sua esperienza di runner rinato attraverso la corsa e le lunghe distanze, rispondendo ad alcune mie domande.
Ciao, gara di 100 km del Passatore, cosa significa per te?Posso dire che in due edizioni che ho partecipato è stata una gara che ne parlo un anno, 6 mesi prima a sperare e 6 mesi dopo a gioire.”

La 100 km del passatore diventa una impresa, una piccola azienda bisogna lavorare tutto l’anno per arrivare al giorno della verità della fatica, del lungo viaggio per portarla a termine, per vedere se anche quest’anno si è in grado di portarla al termine attraversando il Passo della Colla a quasi 1.000 metri di altitudine, attraversando pomeriggio e sera e arrivando di notte o la mattina presto. 
Hai avuto particolari problemi, difficoltà, momenti critici?Dopo borgo San Lorenzo ho avuto momenti critici, mi son fermato a bere e all'improvviso mi girava la testa, mi sono appoggiato un po' al palo della luce ho camminato un po' e poi ho ripreso, sicuramente sarà stato il caldo, poi arrivato più avanti ancora preso dal caldo incontro un mio paesano che abita a borgo San Lorenzo mi ferma e mi fa, io a te aspettavo, come l'anno scorso, fatti fare una foto, io in quel momento mi sono ripreso e ho continuato, poi dopo 2/3 km di nuovo la crisi, Passo della Colla
È da lì che ho camminato e corso e sono stato superato da parecchie persone e amici, arrivato fin su dopo il controllo chip c'era la giuria che già stampavano i diplomi, stavo pensando di ritirarmi, perché erano quasi 6 ore per fare quei 48 km e le gambe e la testa non giravano, ma poi pensai, non è questo lo spirito ultra, anche se per fare gli altri 52 km ci dovessi mettere 10 ore non fa niente, basta che arrivo al traguardo, mi cambio in 5 minuti e riprendo subito a correre, era sera e lo spettacolo della natura era stupendo, sentivo il mio passo come un ritmo di musica, e da lì fino al traguardo non mi sono fermato mai più, solo ai ristori per bere, è stato fantastico è stata una seconda parte come una seconda vita e se anche ci ho messo 20 minuti in più dell'anno scorso sono contentissimo e felicissimo.”

Finire la 100 km del Passatore ti fa diventare un po’ eroe e un po’ poeta, interessante diventa il racconto di Vincenzo, sembrano storie di altri tempi , l’amico paesano che ti aspetta in quel punto per sorprenderti, per darti un saluto per farti una foto, e lì che scatta la molla che ti fa continuare, ora si tratta di non deludere se stessi, di non deludere gli amici e la famiglia, bisogna tirare dritto senza guardare l’ora e senza tempo, vivere l’esperienza che ti fa passare metri e chilometri, gioie e dolori fino al traguardo.
Come decidi obiettivi e strategie di gara, team, famiglia, amici, figure professionali?
Il mio obbiettivo lo decido da solo, non ho nessuna figura professionale e ne tanto meno nessun team che mi segue.”

Vincenzo è semplice, ma sa il fatto suo, se si mette una cosa in testa si impegna e porta a termine i suoi progetti che diventano semplici e importanti.
Con l’esperienza è cambiato  il tuo modo di allenarti?Sì tantissimo, non seguo più tabelle e non faccio lavori, corro solo a sensazioni e a ore, perché così mi fa stare bene.”

Gli uomini delle lunghe distanze diventano minimalisti, senza tempo e senza ore, ci sono alcuni molto tecnologici e altri che non usano nemmeno le scarpe, chi ama la natura, chi l’asfalto, chi la pista, chi il tapis roulant, ognuno è libero di scegliere il modo migliore di esprimersi e vivere la sua corsa, il suo sport che diventa sua, a modo suo.
Coccole e autoprotezione hanno posto nella tua preparazione o nel post gara?Sì tantissimo, mi piace tenere la mia famiglia accanto sia prima che dopo la gara, infatti quest'anno al Passatore mi sono mancati tantissimo al traguardo.”
Quali sensazioni sperimenti prima, durante e dopo la gara?Prima  e durante una gara, specialmente nelle ultramaratone, sperimento la mia resistenza e forza di volontà, dopo è solo adrenalina perché contento di aver raggiunto il mio obbiettivo.”
Hai un tuo idolo, modello di riferimento? Ti ispiri a qualcuno?Di tutte le persone che ho conosciuto negli ultimi anni uno che mi ispira è il grandissimo Michele Debenedictis, una persona speciale, uno che è sempre a correre col sorriso e ogni volta che l'amico Michele finisce una sua impresa telefonicamente mi dà una carica incredibile, per me è uno dei migliori in assoluto.”

Diventa importante ispirarsi a qualcuno, avere dei modelli di riferimento, questo è lo sport che vogliamo, persone semplici sempre pronti a darti un consiglio, un sorriso, una pacca sulla spalla.
C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti?L'anno scorso al Passatore feci una decina di km con Antonio Nicasso dell'atletica Adelfia, lui il sabato prima aveva fatto la Nove Colli e stava correndo benissimo con facilità, dopo un po' ci lasciammo e lui mi disse queste parole 'Enzo corri piano, ma corri' era più o meno il km 60, quelle parole mi diedero una scossa incredibile, ancora oggi ogni volta che ci incontriamo glielo ricordo.”

Parole e frasi sono ottimi ancoraggi, valgono molto più di mille lezioni, diventano una grande leva per spostarti avanti nei chilometri e nel tempo, lo sport delle ultramaratone avvicina persone, culture e mondi, abbatte muri e barriere culturali, regionali generazionali.

Un’intervista a Vincenzo è riportata nel libro La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza.
La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza. 
È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione. 
Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell'autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso.

Matteo SIMONE 
Psicologo, Psicoterapeuta
21163@tiscali.it +393804337230

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