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sabato 28 marzo 2020

Lo sport ai tempi del coronavirus

La gran parte degli atleti comprende e si mostra resiliente

Volevo scrivere qualcosa sullo sport in questo periodo di grande turbamento per tanti, ma non mi decidevo, pensavo che sarebbe stato un po’ delicata e avrebbe potuto provocare una discussione che in questi periodi non è utile.

Continuavo a rimandare e intanto leggevo post di persone che si dispiaceva e si disperavano per l'impossibilità di allenarsi e/o per le gare annullate.

Intanto aumentavano i decessi e le persone che si disperavano e piangevano per la perdita dei propri cari e pensavo: "Com'è possibile che una parte della popolazione si dispera per non poter fare sport liberamente e un’altra parte è disperata e sofferente per la propria salute e quella dei propri cari?

Questa è la vita, finché qualcosa non ci tocca andiamo avanti nella nostra routine, ma poi ci accorgiamo che il cerchio si stringe e sempre più persone sono coinvolte, amici e parenti lontani, ma anche persone prossime a noi e allora ci chiediamo: ma allora potrebbe toccare a noi o a qualcuno dei nostri? Sembra irreale, sembra assurdo, sembra surreale.

Ma la vita continua, giorno dopo giorno, momento dopo momento, non possiamo sottrarci all’esperienza di vivere ma non possiamo neanche non considerare la sofferenza altrui, le paure che ha altro di essere contagiato, quindi è bene fare le cose nel miglior modo possibile nel rispetto proprio ma anche altrui.
Scrivo tutto ciò per essere stato coinvolto da un amico che mi ha scritto le seguenti parole: Caro Matteo, quale è la tua analisi in merito a tutti questi maratoneti, ‘forti’ che riescono a essere resilienti e bravi a gestire le crisi, le difficoltà nelle maratone, nelle ultra, negli Ironman e poi in una emergenza globale che stiamo vivendo, non riescono a stare senza la corsa? Tutti che si rifanno a quel comma del decreto legislativo che li abilitava a fare attività fisica all'aria aperta, purché si rispettasse una certa distanza (ora neanche più questo, visto che lo si può fare solo sotto casa), supportati dall'OMS che detta lo sport all'aria aperta. Non sarebbe meglio fare passare un altro messaggio cioè, è giusto fare attività fisica, ma in casi del genere, in spazi non condivisi per evitare il contagio? Tutti sono presi da forte egoismo: c'è chi dice di continuare a correre sempre e comunque; c'è chi se la prende con i Runners improvvisati a cui hanno chiuso le palestre e i centri sportivi. Io preferisco stare in casa questo momento e penso di fare cosa giusta, per rispetto di chi muore e di tutti quelli che sono impegnati a salvare le vite umane, pur senza i mezzi. Tanti saluti e abbracci, sperando che tutto questo finisca presto.

La gran parte degli atleti comprende e si mostra resiliente restando a casa o rispettando spazi e indicazioni raccomandate. È una dura prova che può unirci e rafforzarci facendoci sentire una comunità resiliente, fiduciosa, responsabile, collaborativa. Continuiamo così, ce la possiamo fare senza accusare e giudicare ma tollerando e rispettando gli altri, noi possiamo essere da esempio, gli altri con il tempo possono riflettere e tornare sui loro passi, senza imposizioni, senza dure critiche. Ne usciremo anche questa volta, come abbiamo dimostrato in tante ultramaratone e Ironman.
Purtroppo nelle crisi le persone si possono mostrare forti o fragili, come succede d'altronde nel doping, non seguire le indicazioni e le regole stabilite potrebbe essere considerato una mancanza di tutela nei confronti dei più deboli, una mancanza di rispetto per tante persone che soffrono, per tanti familiari che piangono i loro cari, per tanti operatori sanitari in prima linea ma anche per le istituzioni e organizzazioni che hanno un lavoro difficile e delicato.
Il messaggio da trasmettere è che lo sport fa bene soprattutto in casi di stress prolungato ma bisogna considerare altre priorità ed eventuali controindicazioni, pertanto sarebbe meglio non propagandare l’attività sportiva all’aperto, per evitare che tante persone si riversano nelle strade rischiando di farsi del male e con il rischio di non limitare il contagio.
È dura davvero, facciamo del nostro meglio e seminiamo bene, creiamo comunità resilienti che diano buoni esempi e buone prassi. Passa tutto se siamo fiduciosi, collaborativi, pazienti, se siamo comunque connessi, se siamo sensibili, tolleranti. Possiamo e dobbiamo farcela sviluppando resilienza per cercare di uscire più forti e determinati. Passa tutto e si affronta tutto come i muri di tante maratone e ultramaratone, sempre con il sorriso.
Purtroppo in questo momento storico bisogna essere pazienti e fiduciosi e aspettare tempi migliori per potersi allenare e scegliere una prossima gara. C'è tempo per tutto, ora la priorità è sopravvivere e vivere nel miglior modo possibile, poi si vedrà.
Bisogna sopravvivere per ritornare a fare sport, per poter ritornare a sperimentare belle e intense sensazioni, per riprovare a vincere, a fare i personal best, per ritornare a fare maratone, a gareggiare, insomma sacrificarci oggi per tornare a correre domani.
Interessante la dichiarazione in diretta video del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, di cui riporto alcune parole: “Vorrei cominciare ringraziando prima di tutto, ancora una volta, i medici, gli operatori sanitari, i ricercatori che mentre vi parlo stanno lavorando senza sosta negli ospedali per combattere l’emergenza sanitaria, per curare i nostri malati. Il mio grazie va anche a tutti voi, che state rispettando le misure che il Governo ha adottato per contrastare la diffusione del virus. Vi ringrazio perché so che state cambiando le abitudini di vita, state compiendo dei sacrifici, so che non è facile, ma sappiate che con questa vostre rinunce – piccole o grandi – stanno offrendo grande contributo prezioso al Paese… E voglio dirvi un’ultima cosa: se saremo tutti a rispettare queste regole, usciremo più in fretta da questa emergenza. Il Paese ha bisogno della responsabilità di ciascuno di noi, della responsabilità di 60 milioni di italiani che quotidianamente compiono piccoli grandi sacrifici. Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore, per correre più veloci domani. Tutti insieme ce la faremo"

Ebbene sì, si resta a casa a fare potenziamento, ginnastica, esercizi, circuiti. Si resta a casa con famiglia, facendo compiti a casa, pulendo casa, ma poi arriverà il momento che si uscirà di casa per allenarsi e cercare gare per mettersi in gioco, per testarsi, per incontrare amici e avversari, per vedere quanta forma si è persa e quanta forma si è mantenuta, per ritornare a soffrire e gioire, a far parte di una squadra, a sfidare amici e avversari.
Non viviamo lo stare a casa ora come una costrizione ma come un'opportunità, una scelta consapevole e condivisa. Approfittiamo per ricaricarci, per inventarci qualcosa che poi servirà anche dopo, facciamo uscire chi è in prima linea.

Interessanti le parole dell’Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia Santo Marcianò, del 9 marzo 2020, soprattutto la parte finale: Stiamo vivendo un’esperienza inedita, che ci lascia attoniti e ci obbliga a riflettere, a concentrarci sull’essenziale, a riscoprire la bellezza delle relazioni umane e familiari, a ritrovare lo spazio dell’interiorità… Dobbiamo sentire fratelli gli uomini e le donne che più ci sono vicini e più hanno bisogno di noi, perché anziani, fragili, soli. Chi è solo ha paura e non ritrova motivi per sperare. La storia di questo virus, con le restrizioni imposte, ci sta ricordando il valore della vita, di ogni suo attimo e del suo orizzonte di eternità, ben superiore a guadagni personali e bilanci pubblici, e ci sta insegnando che possiamo fare a meno di tante cose superflue, persino di tante cose utili… Ma non possiamo fare a meno gli uni degli altri!”.

Ogni tanto fa molto bene rallentare o fermarsi per riflettere e comprendere a che punto ci si trova, da dove si è partiti, dove si vuol arrivare, ogni tanto bisogna ricordare quanta fatica abbiamo fatto per iniziare e tutto era difficile e poi con l’impegno e fiducia siamo riusciti a ottenere tanto grazie prima di tutto a noi stessi e quindi possiamo volere continuare per cercare di osare e alzare l’asticella e andare a prenderci soddisfazioni più grandi e sfidanti ma raggiungibili con impegno e duro lavoro facendoci amica la fatica che ci permette di guardarci indietro per apprezzare quello che siamo riusciti a fare.
In questo periodo è importante focalizzarsi sul grande problema umanitario che sta facendo tante vittime e tanta sofferenza bisogna avere un obiettivo unico e condiviso cercare il meno possibile di propagare il virus, quindi si resta in attesa di tempi migliori cercando di fare del proprio meglio per sé stessi e per gli altri per andare comunque avanti nella vita che sta cambiando per tutti.
In questo particolare periodo storico bisogna essere prudenti e avere buon senso, limitare la pratica sportiva e possibilmente evitare per non far sì che lo sport diventi veicolo di morte attraverso i rischi di contagio in questo particolare periodo storico alquanto realistico anche se sembra surreale ma non stiamo sognando, non stiamo vedendo un film stiamo vivendo questo pericolo per noi tutti.
Sono bellissime le esperienze dei runner e dei maratoneti, sia in allenamento che in gara, soprattutto in maratone internazionali dove tutti scendono per le strade per gareggiare o per acclamare gli atleti, c’è un contagio di emozioni positive e intense che gratificano l’atleta. Ora tutto ciò non è possibile, ora i runner rischiano di essere lapidati se si incontrano per strada insieme a distanza ravvicinata, quindi questo dobbiamo ricordarcelo per apprezzare un domani la libertà di correre e soprattutto accanto l’un l’altro aiutandosi e sostenendosi a vicenda.
È importante avere piani e programmi per portare a compimento propri sogni così come è importante essere sempre pronti a rimodulare propri sogni per circostanze impreviste e inaspettate come quelle che stiamo vivendo in questo particolare momento, ma si tratta solo di rimodulare mete, traguardi e sogni per riprenderli più in là con più serenità.
Di seguito riporto una testimonianza di resilienza dell’amico Mauro Tomasi che riesce a trasmettere tanta forza e coraggio: Come hai superato crisi, sconfitte, infortuni?La crisi nella fase dopo incidente, durata circa 9 anni, l’ho superata trovando L’INPUT per ricredere nella vita, vedendo persone che erano messe molto peggio di me fisicamente, ma psicologicamente messe meglio, mi riferisco a tetraplegici e varie malattie degenerative, loro erano felici, entusiasti, nonostante che tanti non si muovevano per niente... Vedendo loro ho cambiato anch’io la visione di quello che mi è successo da negativo in positivo, accettando quello che mi era successo come un’opportunità, un’occasione diversa di vivere la vita. E li veramente ho cominciato a vivere, accorgendomi di quante cose avrei potuto fare nella mia “nuova occasione” che mi è stata donata, il mondo cambia solamente se cambiamo noi e le nostre decisioni e convinzioni in questo sono determinanti. Tante volte non si apprezza e non si dà valore a quello che si ha, oppure se ne accorge solo quando non si ha più, ‘c’è chi ha tutto e non ha niente e c’è chi non ha niente e a tutto’”.

I giorni passano e le cose cambiano di giorno in giorno ma la vita va avanti, perché la vita è resiliente, sa come svincolarsi dai mille problemi, sa come rimanere sempre a galla nonostante tutto. Ora tocca a noi prendere in mano le redini, decidere momento per momento cosa è meglio per noi.
Interessanti le parole del Presidente FITri Luigi Bianchi, del 09 marzo 2020 Prot. n° 309 indirizzata A tutte le ASD/SSD affiliate, Ai CCRR FITri, Ai Delegati regionali e provinciali FITri. Soprattutto nella parte finale: “Consapevole delle problematiche che tutto ciò sta producendo, ma anche dell’eccezionalità del momento storico che tutti noi stiamo vivendo, chiedo la collaborazione di tutti voi, in attesa che la situazione gradualmente migliori per tornare presto alla normalità. Detto questo, voglio esortarvi a non mollare in questo momento di difficoltà collettiva. Non è una frase fatta dire che dalle crisi possano nascere nuove opportunità. Continuate a fare allenare i ragazzi, magari con modalità innovative, fuori dagli schemi, anche individualmente, se necessario ciascuno presso la propria abitazione, ove non fosse possibile rispettare i dettami del Decreto, ma non molliamo. Confido nella capacità e nelle competenze dei tecnici delle società che riusciranno ad escogitare sistemi alternativi, ma comunque molto efficaci, per proseguire in maniera produttiva i programmi di allenamento e sono certo che, quando riusciremo a riprendere l’attività a pieno regime, sarete tutti pronti”.


Nel libro “Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta” al Capitolo 4 “Resilienza nel Triathlon” è interessante il primo paragrafo dal titolo “Cavalcare in modo resiliente l’onda del cambiamento”, di seguito un breve estratto: “Tutto passa, tutto cambia, è importante cavalcare in modo resiliente l’onda del cambiamento, individuare sempre nuove mete, nuove possibilità, nuove sfide e prendere la direzione verso dove vogliamo arrivare decidendo come e cosa vogliamo raggiungere, con la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, credendo sempre più in sé stessi, fidandosi e affidandosi”. A volte le esperienze possono essere traumatiche, ma certe volte da esperienze forti si esce cambiati anche in positivo, si sviluppa una sorta di maggiore autoconsapevolezza, una crescita post- traumatica, si esce più forti da situazioni difficili. Daniel Fontana: Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Il fatto di essere nato e cresciuto in un paese dove le difficoltà sono la normalità anche per i bambini, e la normalità dell’affrontare situazioni difficili, di crisi ogni giorno e dove devono essere prese delle decisioni.”

1 commento:

  1. caro Matteo condivido tutto quello che hai scriio e ti apprezzo per il lavoro delicato che fai con coscienza e scienza.
    io ho anche imparato che nella vita non è importante sempre guardare davanti ma dietro e di lato per poter vivere una vita di solidarietà , al fine cogliere i veri valori della vita.
    un caro saluto Piero

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