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giovedì 28 maggio 2015

Angelo Fiorini, Villa De Sanctis: Ho trovato un gruppo di veri “matti” per la corsa

Essere ultramaratoneta significa correre oltre i 42 km che sono quelli di una maratona, quindi tutte le gare che superano i 42 km si definiscono ultramaratone.

Trattasi di uno sport che non ha molta eco e che soprattutto dovrebbe avere più prescrizioni per poterlo praticare in sicurezza, afferma Angelo Fiorini, un corridore che praticava il calcio come sport preferito ma poi quasi per caso pian pianino si è avvicinato alla corsa che l’ha coinvolto ed assorbito al punto da sperimentare una sorta di dipendenza dai chilometri sempre più numerosi fino a farsi del male per non aver preso sane e giuste decisioni.
Ecco come racconta il suo percorso per diventare un ultramaratoneta convinto: “Il mio percorso per diventare ultramaratoneta, è stato molto graduale. Ho iniziato oltre 15 anni fa, spronato da un amico, a corricchiare nel parco per passare il tempo mentre i nostri figli si allenavano alla scuola calcio. Con poco entusiasmo gli ho dato retta, perché ero un amante praticante del pallone. Infatti, fin da ragazzo ho giocato con molta passione partecipando a campionati regionali con molto successo, ma che ho dovuto lasciare quando a diciannove anni ho iniziato a lavorare e non potevo più allenarmi per poter giocare la domenica. E cosi ho continuato ma solo nel fare le partite con gli amici e colleghi di lavoro. 

martedì 26 maggio 2015

Entrare un po' alla volta nel mondo degli ultramaratoneti

Gli ultramaratoneti non sono solamente i campioni che vincono gare estreme di lunga durata ma sono anche persone semplici che si avvicinano alla corsa o alla camminata e scoprono un mondo nuovo fatto di persone, di percorsi, di fatica, di traguardi ecco per esempio la testimonianza di un uomo semplice coinvolto nelle lunghe distanze un po per volta ed appassionato ormai ad i lunghii cammini eco spirituali.
Nicola Ciuffreda ha ha cominciato un po' alla volta ad affacciarsi nel mondo degli ultramaratoneti: ”Il pensiero di esserci mi rafforza sempre quando c'è una buona occasione per fare una lunga distanza.”
Nicola è di Manfredonia, una cittadina della provincia di Foggia situata alle porte del Gargano. In questa caratteristica città spalmata per lo più lungo la costa e dove l’attività prevalente è ancora la pesca, ci sono gli ultra-camminatori eco-spirituali del Team Frizzi e Lazzi che si cimentano sia in distanze brevi e facili aperte a tutti, sia in distanze più lunghe e percorsi impegnativi a cui ci si arriva gradualmente.
Per Nicola essere ultramaratoneta significa: “Accettare una nuova sfida della lunga distanza, una scommessa con te stesso che nonostante tutto quello che succede intorno a te nel mondo reale di tutti i giorni e nella vita sei pronto a reagire e metterti in discussione a nuove emozioni e sensazioni che ti accompagnano lungo le strade di una gara.”
Tra i prossimi impegni vi sono per il Team Frizzi e Lazzi la partecipazione alla mitica gara di 100 km con partenza a Firenze ed arrivo a Faenza.
Tale competizione è stata disputata diverse volte dall'uomo delle lunghe distanze Sipontino, Michele Spagnuolo, ideatore del Team Frizzi e Lazzi che riesce a coinvolgere tante persone da accompagnare sia in semplici uscite sia gradualmente alla partecipazione di gare cosiddette estreme quali la 100km, per non parlare della sua impresa che vorrebbe compiere partecipando ad una gara di 48 ore.
Lui stesso si definisce il Bruce Chatwin della corsa e può condurvi in un’uscita a contatto con la natura raggiungendo l'Abbazia di Santa Maria di Pulsano o la Grotta di San Michele Arcangelo sita in Monte Sant’Angelo.
Il segreto per allenarsi a gare così impegnative è partire per mete particolari, allettanti, distraenti, interessanti, a contatto della natura e il territorio del Gargano è ricco, per esempio sono diventate tappe fisse il raggiungimento dell'Abbazia di Santa Maria di Pulsano attraverso percorsi misti comprendenti asfalto, sterrato, tratturi, roccia, prato e la Grotta di San Michele Arcangelo sita in Monte Sant’Angelo.
Quando raggiunge queste località per Michele è sempre una scoperta di nuove emozioni, coloro che porta con lui restano sorpresi di quello che sono riusciti a fare e restano incantati dalle bellezze naturali del territorio e dalle viste panoramiche del Golfo di Manfredonia e lo ringraziano per averli condotti in questi posti, questi luoghi mete di pellegrinaggi.
I suoi obiettivi generali sono portare sempre più persone a camminare a contatto con la natura ed in particolare a farli fare le maratone e le ultra maratone.
Le sue risorse sono la forza mentale, la tranquillità, la serenità, il coraggio.
Il suo negozio è diventato un ritrovo, è situato al centro della cittadina di Manfredonia, tra la villa comunale, il campo sportivo, ha una vista sul mare, sempre baciato dal sole, gli amici e altre persone passano dal suo negozio per conoscere gli appuntamenti delle prossime eco-escursioni, eco-pellegrinaggi, eco-camminate, per salutarlo, per ascoltare le sue ultime imprese o quelle che dovrà affrontare, vengono a vedere le sue medalgie, attestati, fotografie e chiedono consigli sulle scarpe da usare che vende.

Essere una squadra e credere nelle proprie capacità

Valerio Bianchini soprannominato “il Vate” negli ambienti sportivi, unico allenatore ad aver vinto tre scudetti con tre squadre diverse (Cantù, Pesaro e Roma), due Coppe dei Campioni (Cantù e Roma), una Coppa delle Coppe, una Coppa intercontinentale e una Coppa Italia, allenatore della Nazionale Maggiore ai Mondiali di Madrid nel 1986 e agli Europei di Atene nel 1987, rivolgendosi direttamente ai ragazzi, ha dichiarato: «Siete fortunati perché giocate a basket, il primo sport giocato al coperto, in cui non vi sono variabili esterne per l'andamento della partita, ma ci si basa solo sul talento e sul lavoro di gruppo; uno sport in cui si usano le mani che sono arti vicini al cervello e al cuore, entrambi essenziali per essere dei buoni giocatori, le mani fragili e potenti nello stesso tempo. Siete fortunati perché avete degli allenatori che si prendono cura della vostra preparazione e perché praticate uno sport in cui le fragilità personali si trasformano in forza e i compagni di squadra diventano fondamentali per vincere e raggiungere, insieme, traguardi. Ecco, vi auguro di essere una squadra che crede nelle proprie capacità, che segue gli allenatori e in cui tutti perseguono con tenacia il medesimo obiettivo».

lunedì 25 maggio 2015

La corsa è una droga! Quando cominci poi ne senti proprio il bisogno!


Gli ultramaratoneti riportano di aver ricevuto consigli da parte di medici, in particolare ortopedici o fisiatri, di ridurre o cessare l’attività fisica. Alcuni riportano di aver ricevuto tale suggerimento da non medici, esempio famigliari.
Di seguito le risposte ricevute alla domanda: “E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?:
“A livello medico si, un fisiatra al quale mi ero rivolto per problemi alla schiena e al nervo sciatico, dopo che ha ascoltato quello che facevo è rimasto allibito, dicendo che era il minimo quello di avere quei problemi, e che per fare certe cose si ha bisogno di essere seguiti e che purtroppo nel nostro caso, sono allenamenti ‘fai date’, che comportano tanti errori. Io, in quella occasione, l’ho ascoltato solo per il periodo di riposo e cura che mi aveva prescritto. “
“Sì, l’ortopedico!!! Secondo lui dopo i 40 anni non si dovrebbero più correre neanche le maratone.”
“Si nel 2005, l’ortopedico.”
“Tranne mia madre, no.”
“No mai, anzi il contrario.”
“Non da medici.”
“No mai per fortuna.”
“Un ortopedico mi aveva detto che avrei dovuto ridurre sensibilmente a causa della condizione delle solite ginocchia. “
“Si, i tanti anni di ultramaratone hanno un po’ lasciato il segno sui tendini e ora ho dovuto ridurre di circa il 20% il chilometraggio settimanale.”
“Diverse volte mi hanno consigliato di ridurre la corsa per problemi fisici o infortuni, ma per la mia testa è stato difficile accettare questo!”
“Da infortunata per forza.”

Provarci sempre, arrendersi mai

L’ultramaratoneta ha scoperto che volendo, si può far tutto, che la passione è un motore potente che riesce a mobilitare le energie occorrenti per portare a termine qualsiasi impresa con qualsiasi condizione, è una sorta di adattamento graduale che ti permette gradualmente di incrementare l’autoefficacia personale e sviluppare la resilienza che ti permette di andare avanti e non fermati per imprevisti o crisi ma avere la capacità di gestire momento per momento con tutte le proprie risorse, capacità personali scoperte nel corso di precedenti competizioni e situazioni.
Di seguito le risposte ricevute alla domanda: “Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?”:
“Il Tor des Geants.”
“Nessuna, ancora oggi ritengo che possa arrivare in fondo a qualsiasi gara, con l’avanzare dell’età non so, i miei prossimi obbiettivi sono UTMB e TDG e spero di riuscirci.”
“Temo il freddo, quindi ogni gara esposta a temperature rigide mi preoccupa (il che non siginfica che prima o poi non la proverò…)”
“Ora come ora praticamente tutte. In passato quando stavo meglio ho rinunciato alla 9 Colli, alla Sparta-Atene, perché ho ritenuto, sulla base di informazioni avute da amici che l’avevano corsa che non era nelle mie possibilità. Nella vita e nella corsa bisogna sempre porsi questa domanda: posso permettermelo? E se la risposta è negativa, bisogna farsene una ragione.”
“La Tor des Geants”

Gli ultramaratoneti sperimentano di possedere risorse insospettabili,

Matteo Simone 


Gli ultramaratoneti sperimentano di possedere risorse insospettabili, superando le diverse crisi e situazioni lungo il loro percorso. 

Per quanto riguarda le ultramaratone gli atleti sperimentano più sicurezza nel riuscire a portare a termine tali competizioni estenuanti, inoltre sentono di valere, di avere forza mentale, di saper prendere decisione, di sentirsi leader, in sostanza aumenta l’autoefficacia personale nell’ambito sportivo, si sentono riconosciuti dagli altri ma prima di tutto da se stessi, si scopre di possedere capacità insospettate, e questo serve da insegnamento anche nella vita oltre che dallo sport, si impara a superare qualsiasi ostacolo, a comprendere che per ogni problema c’è almeno una soluzione e che è possibile trovare tale soluzione che ti porterà al traguardo finale a superare gli imprevisti le sofferenze che comunque diventano passeggere. 

Ultramaratoneti e gare estreme: Hai un sogno nel cassetto?


Simpatici, divertenti, ma anche impossibile sembrerebbero i sogni nel cassetto degli ultramaratoneti. 

Condizioni assurde, nel deserto, nei ghiacciai, caldo estremo. Ma loro se vogliono possono tutto, è questo che emerge dalla domanda: Hai un sogno nel cassetto?
Marco Stravato"La Nove Colli Running, ma di più l’UTMB e il TDG, il trail lo preferisco ultimamente.”
Stefano La Cara: "Quelli importanti sono tutti realizzati.”

Energie fisiche e mentali per affrontare gare estreme

Alcuni atleti sono abbastanza resistenti alle gare estreme superano tutte le difficoltà e i rischi e si proiettano su nuove sfide da affrontare serenamente con sicurezza. 

Estreme e difficili sono considerate anche quelle dove non vi è motivazione, si corre con svogliatezza, quindi è importante credere in quello che si fa ed avere la passione che ti sostiene.
Gli ultramaratoneti raccontano episodi di sofferenza dove hanno continuato ad andare avanti per portare a termine la competizione es. “Ho camminato per quasi 40 km, 10 dei quali scalzo sui talloni, di notte e in salita”, ma alcuni riportano di essersi fermati ed aver deciso di rinunciare nella loro impresa troppo ardua, es. “Un circuito di 355 m ripetuto per 200 volte, dopo 10 h 30’ non ne potevo più e sono andato a casa".

Di seguito le risposte ricevute alla domanda Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?
Angelo: “La gara più estrema e difficile per me, si è capito, è stata proprio la Sparta Atene, ed è quella che sicuramente non porterò mai a termine proprio perché essendo fermo già da tre anni, e mai decidessi di riprendere un percorso di gare, sarà quasi impossibile ritornare ad avere la preparazione per tornare a pensare a rifarla!
La 100km del Passatore ed il Gargano Raid di 77km e 3000mt D+, corso per metà in solitario.”
La TDS del Monte Bianco, 29 ore con dislivelli durissimi, discese durissime, dove bisognava reggersi alla corda, stare attenti a non scivolare giù nei burroni.
L’Ironman Frankfurt, quando dopo 10 ore di gara arriva la crisi fisica, e soprattutto mentale, proseguire è dura.”
La mia gara più estrema è stata la Maratona del Ventasso, di 42 km, ma mi ha impegnato molto duramente con salite e discese proibitive. E poi l’ultima Pistoia Abetone, quella del 2007, dove ho capito che dovevo farla finita con le ultramaratone e ho detto ai miei di incatenarmi nel caso avessi voluto rifarla.”
Il Passatore.”
Come dicevo poc'anzi, la 100 km delle Alpi è stata la più difficile. Ho camminato per quasi 40 km, 10 dei quali scalzo sui talloni, di notte e in salita.”
Credo l’Ironman di Lanzarote.”
La 58 km del Trasimeno è stata la più lunga, la più difficile per me il Trail Blumoon Marathon, molto tecnica e molto fuori dalla mia portata.”
La 12 ore di Carapelle, un circuito di 355m ripetuto per 200 volte, dopo 10h30’ non ne potevo più e sono andato a casa.”
100 km del Passatore.”
Le più difficili, almeno per la distanza, le due partecipazioni alla 100 miglia dell’ex muro di Berlino, ma non è una gara estrema.”
Ciro Di Palma: Di gare ne ho corse tante e tra le più dure al mondo: Spartathlon, Badwater, Ultrabalaton, Nove Colli Running, Brazil135... La gara estrema più dura? La prossima, il passato è passato ed è vivo nei ricordi in un cassetto del mio cuore.”
La Pistoia-Abetone, ben più dura di una 100 km!
Monica Casiraghi: “Le 24 h in pista, una cosa per me inconcepibile ma l’ho corsa!
Laura Ravani: “Quelle che non ho finito. Il che vale anche per un 1500 m in pista in cui mi ritirai completamente devastata all'età di 14 anni.
Marco D'Innocenti: “Ho corso diverse volte la 100 km.”
Paolo Zongolo: “La Spartathlon.”
Enrico Vedilei: La mia gara più estrema credo sia stata la 50 km dentro le Grotte di Stiffe (AQ) dove l’umidità era al 100% e ho dovuto affrontare 17.000 scalini. Mentre la gara più dura è stata il Cammino Inca in Perù dove abbiamo superato 2 passi sopra i 4000 mt slm e non avevo fiato per respirare.”
Ivan Cudin: “Quelle che ho affrontato senza consapevolezza o senza coscienza delle mie possibilità.”
Daniele Baranzini: “24 ore...e poi la prima (100 km Torino Saint Vincent).”
La gara più estrema la 48 ore e penso anche la più difficile.”
La prima 100 km del Passatore però andata pure bene 12 e 22.”
Una gara in Spagna di 100 km con 8000 m di dislivello in cui mi sono persa nella nebbia. Angoscia allo stato puro, potrei dire terrore.”
Il Tor des Geants…ma è stata anche l’esperienza più bella che abbia mai sperimentato!”
Penso che la gara più difficile sia la 24h sia fisicamente che psicologicamente.”
Tutte le 24 h effettuate con la Nazionale (finora 4).”
La più difficile è stata la UTLO (Ultra Trail del Lago d'Orta)! Fatta senza un minimo di preparazione e portata a casa comunque!”
Quella in cui ho avuto (mi capita spesso) problemi di stomaco.”
Nella Maremontana (La Maremontana Trail, a Loano, in Liguria è una competizione di 45 km con 2500 D+) di due anni fa ho pensato di morire per il freddo, arrivare al ristoro e stato una impresa fatta più che per una gara per sopravvivere.”
Difficile da dirlo. Potrei menzionare mia prima in assoluto: una mezza maratona ma sarebbe troppo facile.”
Forse estrema come difficoltà tecnica il Trofeo Kima (si svolge in Valmasino (SO) con i suoi 50 chilometri e oltre 3.800 metri di dislivello, è tra le gare più impegnative del panorama mondiale skyrunning), per via dei tratti esposti e con catene in alta montagna. Per me che pochi anni fa soffrivo di vertigini a un metro da terra è stata una vittoria. La più difficile a livello di resistenza, la Diagonale de Fous (29 ore di gara).
Per il momento la 24 h.”
La mia 1^ partecipazione alla 100 km del Passatore. Pioggia, vento, tuoni, temporali, 5°C di temperatura. 1°C al Passo della Colla (913 m). Tutto questo il 24 maggio 2013".

C'ero anch'io a correre in quella gara proprio quel giorno, anzi a cavallo dei due giorni, considerato che ci ho impiegato 12 ore e 27 minuti per portare a termine la gara di 100 km partendo alle 15.00 da firenze e arrivando alle 03.27 a Faenza.
Il Passatore e la 8 ore di capraia, maratona delle Forche Gaudine.”
Io non faccio gare estreme, la 100 km se ben preparata è una gara come le altre un po' più lunga ma non estrema".
Gran Raid des Pyrènèes, 160 km con 10000 metri dislivello positivo.”
La 100 km del Passatore dello scorso anno, senza dubbio.”
100 km del Passatore e la 100 km a tappe del Magraid.”
Tor des Geants 2014.”
Forse la 1 volta che feci la Pistoia - Abetone nel 1997, non conoscevo il percorso e le difficoltà. Mi dissi, se riesci a fare questa gara, sicuramente puoi fare tutte le gare che vuoi.”
Ultratrail del Mandriano.”
Marinella Satta: “La 24 ore di Torino, ma voglio farla ancora!
Gianluca Di Meo: “La grande Corsa Bianca 160 km 7000 D+ trainando una slitta di 15 kg sulla neve in autosufficienza.”
Vito Rubino: “La devo ancora fare…Finora pero’ un gara in bici da 830 km non-stop con più di 10000 metri di dislivello attraverso lo Utah, negli Stati Uniti. L’ho completata in meno di 44 h. La principale difficoltà è stata lottare con la mancanza di sonno. Durante la seconda notte ho avuto allucinazioni: vedevo la strada prendere forme strane, la striscia bianca attorcigliarsi come un serpente, e ho visto dei pirati impiccati a degli alberi…meglio non continuare.”
Silvio Cabras: “Un'ultratrail di 100 km. In tre tappe!”
Dante Sanson: “Passatore 2013 (Pioggia e cattivo tempo qualche caso di ipotermia al passo della colla) la gestione dell’equipaggiamento è stata per me di enorme importanza e questa scelta alla fine mi ha dato molta soddisfazione dopo molti dubbi e perplessità rendersi conto di aver preso le giuste decisioni è molto appagante.”
Monica Testa: “La più difficile che ho fatto, trovarmi su un crinale stresso in discesa, io che soffro le vertigini e il massimo, e per di più da sola, comunque ce l'ho fatta ho superato quel punto critico senza farmi prendere dal panico e respirando.”
Armando Quadrani: “No sarà sempre la prossima.”
Riccardo Borgialli: “Non credo di aver fatto nulla di estremo, cioè conosco gare davvero super impegnative a cui non ho ancora partecipato, quello a cui io ho partecipato è qualcosa in cui pensavo di riuscire. D’accordo per chi non è del settore quello che faccio è già estremo, ad esempio la Terra Acqua Cielo, 53 km e 4000 m di dislivello positivo, ma forse qualcosa di più difficile è stato fare la Sky del Motty 23 km e 2300 D+ in meno di 3 ore, questo dal mio punto di vista è più difficile che fare una 50 km con calma".
Andrea Boni Sforza
: “La Nove Colli Running, 202 km, finita due volte entro il tempo limite (30 h), in entrambi i casi ho dovuto trovare energie fisiche e mentali eccezionali". 

Dalle risposte alla decima domanda emerge da un lato una sorta di dipendenza dal ricercare il limite, quasi una sorta di inconsapevolezza e di perdita di controllo, infatti in qualche modo si cerca aiuto a famigliari di intervenire per farsi legare e non osare troppo.
Racconti di gare estreme, dove si arriva al punto di rischiare di morire o comunque dove si sperimentano condizioni estreme di fatica fisica o atmosferica, oppure si rischia di perdersi o precipitare. Difficili sono considerate anche le gare dove si ripete un breve circuito per tantissime ore. Ma tutto ciò non basta per limitare il rischio, si arriva al punto di chiedere di essere incatenati.
Per concludere non posso che augurare a tutti gli atleti e gli organizzatori di continuare a promuovere un sano esercizio fisico per tutte le età e con qualsiasi modalità e sviluppare sempre nuovi percorsi naturali e consultare libri sulla psicologia dello sport e del benessere.

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
CONTATTI: 380.4337230 - 21163@tiscali.it

Diventare ultramaratoneta: UNA STRADA NUOVA, AFFASCINANTE

La distanza mi ha chiamato qualcuno dice, a volte è una chiamata che ti porta nel fantastico mondo delle ultramaratone. Qualcuno inizia per scommessa, per dimagrire, per caso e poi non si ferma più. Marco Zanchi, per esempio, ha iniziato per dimagrire ed ora il 30 maggio indosserà per la terza volta la maglia azzurra per partecipare ai mondiali utratrail di Annecy. Altri vengono da altri sport, dal calcio, d<l basket e si trasformano con una forte passione in ultramartoneti determinati e convinti con tanta sicurezza ed autoefficacia elevata.
Le potenzialità dell’essere umano sono inimmaginabili, si scopre per caso di essere portati per qualcosa per la quale siamo disposti ad investire in tempo, fatica o danaro.
Ecco le risposte ricevute alla domanda: “Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?”:
“Ho iniziato a corricchiare una mezzamaratona con un amico per scommessa a 32 anni. Da lì non mi sono più fermato.”

mercoledì 20 maggio 2015

Si spera di non smettere mai di essere ultramaratoneta

Nella capoeira non ci sono vincita o perdita, ma c’è un gioco che consiste nello schivare, nell’evitare, nell’uscire dalle situazioni che appaiono difficili, così come succede nella vita reale, dove a tutto c’è una soluzione
Thiago, formado bahiano del gruppo “RACA” Roma

Dalle rispose alla domanda Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?” emerge che gli infortuni si mettono in conto e che si è disposti a fermarsi un po, oppure a rallentare i ritmi, infatti l’ultramaratona più che uno sport estremo viene considerato un lungo viaggio. Ecco le risposte:
“Si, nel 2005, al solito stato preparando il Passatore, passando da tantissimi allenamenti e la maratona di Roma, prima di questa maratona, correvo sempre sul tappeto una mezza a 3’45’’ mi si gonfiò il ginocchio, problemi di cartilagine al ginocchio sinistro, stop di 1 anno e mezzo, ma ne sono uscito fuori, il consiglio dell’ortopedico dell’IOR di Bologna fu, mai più Passatore, invece nel 2007 Maratona di New York, poi accompagno una podista a Sabaudia e Roma 2010 e poi ricorro il Passatore, è più forte di me e poi ritengo che sia molto più traumatico la corsa veloce corta (21 km) che non un lungo viaggio/corsa ad andatura lenta, ora infatti corro molto più lentamente.”
“Fortunatamente non ho mai subito infortuni seri. Non ho mai corso, salvo in rare eccezioni, in presenza di malanni o di infortuni. Ho insomma corso sempre da sano, fisicamente e mentalmente. Il corpo manda dei segnali che l’ultramaratoneta deve saper ascoltare. Sempre. Altrimenti si rischiano gravi infortuni e correre solo per soffrire è insensato.”
“Fortunatamente no. Dopo il passatore ho avuto un problema al ginocchio sinistro che ha reso durissima la Pistoia – Abetone costringendomi a camminare durante tutte le discese. Ho trattato e risolto il problema con l’osteopatia e oggi ho un problema a una caviglia che non sto riuscendo a risolvere ma che controllo dosando la progressione durante la corsa.”
“Si, nel 2012 ho subito un intervento chirurgico al piede sx sono stato fermo per un anno ma è servito a far crescere la mia passione.”
“Se passi attraverso un percorso fatto con metodo e raziocinio, rispettando il tuo corpo riduci la possibilità d’infortunio. Fortunatamente per risponderti, dico mai.”
“No, ho deciso di smettere prima che ciò si verificasse.”
“Si ho pensato diverse volte di smettere per infortuni o per problemi di salute, ma non lho mai fatto perché sarebbe stata la strada più semplice.”
“Si, ho avuto problemi, causati principalmente dall'inesperienza e dalla voracità che caratterizzano i primi periodi. Poi si impara a essere più attenti, e a prestare attenzione a ciò che dice il nostro organismo (anche se il problema può capitare lo stesso).”

Correre per combattere lo stress

Su incarico della ditta di articoli sportivi Asics, nel 2009 l’istituto di ricerca Synovate effettuò la più grande ricerca sulla corsa finora realizzata. Furono intervistati 3.500 podisti di sette paesi europei, a detta degli autori rappresentativi di ottanta milioni di appassionati. Da questa ricerca emerge che gli italiani sono ambiziosi e competitivi e considerano la corsa un ottimo modo per combattere lo stress. (Sportforum 2013 pag. 94.)
Si può iniziare con un paio di scarpe da ginnastica che bene o male tutti hanno a disposizione e con il tempo ci si accorge che ci sono abbigliamenti più tecnici, più adatti, e che si sta meglio se si diminuisce di fumare. Questa attività può continuare sperimentando benessere e voglia di competizione con i propri amici di corsa e si può arrivare alla consapevolezza che tutto è possibile, come è possibile iniziare un’attività sportiva che ti prende fino a non poterne fare a meno.

venerdì 15 maggio 2015

Trail running di 100 km sui sentieri delle valli Borbera, Spinti e Curone

Per il weekend dal 15 al 17 maggio, l’associazione “Gli Orsi A.S.D.” (associazione sportiva dilettantistica senza finalità di lucro) organizza tre gare di trail running: La 100 Porte” 102 km 5500D+, Le Porte di Pietra” 71km 4000D+, Le Finestre di Pietra” 37km 2000D+.
Il 15 maggio, al pomeriggio, la tavola rotonda su dieci anni di trail italiano.
Per la competizione la “100 Porte”, trail running di 100 km,  280 iscritti  provenienti da tutta Italia e dall’estero, con partenza alle 22 di venerdì da Cantalupo Ligure, e rientro entro la mezzanotte di sabato. La gara è notturna: in caso di maltempo è stato individuato un percorso alternativo e in generale i corridori saranno dotati di faretto frontale e il tracciato sarà segnalato con materiale riflettente. Lo scopo è benefico: verranno anche raccolti fondi per creare nel rifugio Piuzzo, nei pressi di Cabella, meta di molte colonie, cinque camere per ragazzi diversamente abili e una per gli accompagnatori, per aiutarli ad inserirsi e a partecipare alla vacanza con i loro coetanei. Lo stesso rifugio ospiterà un punto ristoro al 75km.”.
La sicurezza prevede 26h di assistenza continuative: saranno impiegate almeno cento persone, dislocate in vari punti del percorso insieme a mezzi fuoristrada e quad, con l’appoggio della CRI Vignole Borbera e dell’ospedale da campo di Cantalupo. Saranno abilitati un numero verde per le emergenze; un servizio di ricerca tramite GPS con immediata localizzazione del disperso; e un ponte radio per tutta la Val Borbera per ovviare ai problemi di ricezione telefonica.
Sabato, dalle 6 alle 14, il via alle altre gare agonistiche: “Le Porte di Pietra”, 70 km;  “Le Finestre di Pietra”, 35 km; “Il Castello di Pietra”, 16 km).
Per la gara “Castello di Pietra” ci si può iscrivere anche sul posto: prevede la competitiva e la non competitiva aperta a tutti, una passeggiata di tre ore nel verde.

giovedì 14 maggio 2015

La maglia virtuale dell’autoefficacia per i Mondiali Ultratrail

Se desiderate compiere qualcosa nella realtà, innanzitutto visualizzate voi stessi mentre riuscite a compierla.” (Lazarus A., 1989)

L’autoefficacia viene definita dallo psicologo Albert Bandura come “la fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico”.
Il lavoro sull’autoefficacia fa leva sugli obiettivi da raggiungere, le capacità/risorse occorrenti a raggiungere tale obiettivo e le quattro fonti di autoefficacia: 1. Precedenti esperienze di successo, 2. Le sensazioni sperimentate nelle precedenti esperienze di successo, 3. Persuasione verbale da parte di persone di riferimento, 4. Modelli di riferimento.

Per quanto riguarda l’autoefficacia, ho introdotto la maglia virtuale dell’autoefficacia che ho chiamato anche maglia virtuale delle risorse. Trattasi di un lavoro esperienziale con alcune visualizzazioni.

Focalizzarsi sull'obiettivo mondiale Ultratrail

Su richiesta di Enrico Vedilei, che è dell'idea che mai come in questo momento ci sia bisogno di psicologi sportivi, ho preso parte al raduno premondiale della Nazionale di Ultratrail.
Intanto ringrazio Enrico ed anche Stefano Sciavaroli e il Direttivo IUTA per avermi dato la possibilità per avermi imbarcato in questa avventura mondiale e per avermi offerto questa possibilità di collaborazione che sembra essere molto efficace per il benessere degli atleti, della squadra e quindi dello Staff.
Per quanto riguarda il mio operato e le mie considerazione c’è stata innanzitutto un entrare nel mondo Ultratrail per conoscerlo e poter far qualcosa o dare suggerimenti di strategie o metodi di comunicazione o intervento più funzionali o più efficaci.
La mia esperienza del raduno è stata positiva, in quanto mi ha permesso di approfondire la conoscenza dello stesso Enrico, dello Staff e di alcuni di atleti.
Quello che ho potuto notare è il collante della squadra composto dalla passione che ognuno ha per questa disciplina sportiva che è anche uno stile di vita.
Per quanto riguarda Enrico nel corso delle due giornata ho notato un lieve cambiamento verso un maggior benessere, infatti da quando ci siamo incontrati ho potuto notare una sorta di stress elevato come se tutte le responsabilità, tutte le problematiche ricadessero su di lui e in quel particolare momento sembrava che le cose fossero irrisolvibili o comunque difficilissime da gestire o risolvere.
Nel corso dei due giorni l’ho visto più sereno, come se il carico fosse stato un po distribuito tra i suoi collaboratori, era come mollare un po le redini e fidarsi che assieme è meglio, è meno faticoso, è più gestibile.