In
un’intervista a cura di Marisa Vicini
fatta a Paolo Barbera emerge l’importanza dell’attività sportiva. Paolo perde
la vista a 13 anni in seguito a uno schizzo di calce chimica che gli ustiona
gli occhi danneggiandoli in modo irreversibile. Subisce 21 interventi, fra cui
un trapianto bioingegneristico di cornea che gli consente di recuperare
parzialmente la visione da un occhio. A 17 anni esordisce nell’atletica leggera
con i 400 metri, si specializza più tardi nel mezzofondo - 800 e 1500 - e
cambia infine specialità passando al fondo; attualmente si dedica a maratona e
mezza maratona. Ha collezionato sei uscite internazionali - tra mondiali,
europei e una Paralimpiade - che gli hanno portato due argenti e un oro.
Ecco cosa ci racconta Paolo:
“La mia indole
positiva e ottimista mi ha consentito di superare il dolore sia psicologico sia
fisico, che è stato davvero importante: il bruciore dell’occhio umano
causticato è potente quanto quello di un forte mal di denti che non si attenua
nemmeno con i farmaci e ogni trapianto, ogni operazione di chirurgia plastica
sono stati molto dolorosi. Grazie a queste esperienze ho acquisito una grande
capacità di resistenza e di pazienza. Ovviamente bisogna anche essere
supportati da persone giuste: all’epoca avevo uno staff medico-oculistico di
alto livello, coraggioso e determinato.”
“Lo sport mi ha anche dato molte gratificazioni
personali: da un lato i risultati che ho ottenuto mi sono serviti da
auto-incoraggiamento, dall’altro è aumentato il senso di stima e di
apprezzamento che gli altri hanno avuto nei miei confronti. Ho avuto modo di
viaggiare molto, amo questa possibilità di condivisione di un valore universale
che lo sport può offrire. Sicuramente lo sport è stato per me anche un canale
di grande affermazione personale, familiare e sociale. Quando dico sociale mi
riferisco al fatto di poterlo manifestare ed essere riconosciuto dagli altri. È
stato un arricchimento fisico per la salute e il benessere ma anche
un’esperienza utile a fortificare il carattere.” (La Rivista di Educazione Fisica, Scienze Motorie e Sport, Casa Editrice Spaggiari, Parma, Settembre 2013, p. 8)
Tra i
fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: avere relazioni
sociali intime, flessibilità/adattabilità (essere cooperativi, amabili e
tolleranti e inclini al cambiamento), essere assertivi e saper chiedere aiuto,
sensibilità interpersonale, autoefficacia, locus of control interno, capacità di
porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli,
progettualità futura, ottimismo, senso dell’umorismo, rete sociale di supporto
informale. (Sielbert
A., Il vantaggio della resilienza, come
uscire più forti dalle difficoltà della vita. Edizioni AMRITA,
Torino, 2008)
Dott. Matteo Simone
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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