venerdì 28 febbraio 2014

Doping. Il cancro dello sport


Presentazione dell’autore di Isabel Fernandez, Introduzione di Gaetano Buonaiuto.

Capitolo 1. Storia del consumo di droga e delle pratiche di doping nello sport. Sostanze e metodi dopanti. Elenco di riferimento di classi di sostanze farmacologiche vietate e di metodi di doping vietati.

Capitolo 2. Diffusione del doping nel mondo professionistico e amatoriale e tra le varie discipline sportive. Motivazioni e giustificazioni riferite. Le cause del doping secondo la Commissione Antidoping del CONI.

Capitolo 3. Insoddisfazione per il proprio corpo e uso di sostanze dopanti. L’ideale del corpo femminile e maschile. Insoddisfazione per il corpo e comportamenti nocivi nel controllo del peso.

Capitolo 4. Messaggi contro il doping. Progetto “Purosangue” per dire un NO forte al doping. Osservatorio Nazionale sul Bullismo e Doping. Palestra sicura.

È già stato scritto molto sull’argomento e l’obiettivo di questo testo è quello di riassumere le conoscenze più attuali della ricerca scientifica.

Il lavoro inizia con l’analisi storica e l’esame delle caratteristiche di queste sostanze. Si passa, quindi, a considerare la reale diffusione nel mondo dello sport, gli effetti nocivi di questi farmaci e le motivazioni che stanno alla base di questo fenomeno. Tali motivazioni spaziano dalla ricerca di un miglioramento delle prestazioni sportive, agli aspetti puramente estetici e di riduzione di grasso nei bodybuilders.

Le domande del pubblico alla presentazione del libro “Psicologia dello sport e non solo”

Matteo SIMONE 

380-4337230 - 21163@tiscali.it  


La moderatrice dell’incontro, dott.ssa Patrizia Ziti,
esperta in psicologia dello sport e del benessere, così ha esordito descrivendo il libro e l’autore:


La prima impressione che si ha quando si inizia a leggere il libro è quella di una sensibilità ed un rispetto verso l’individuo/“atleta”.

L’incontro con l’Altro/Atleta avviene all’interno di uno spazio relazionale caratterizzato dall’empatia e dalla fiducia reciproca che viene ad instaurarsi tra psicologo ed atleta che permette di gettare le basi per un lavoro di autoconsapevolezza, riconoscimento delle emozioni e delle difficoltà che può ostacolare la performance dell’atleta.
Scorrendo le pagine, la lettura offre un valido supporto informativo per gli atleti che per gli allenatori, in quanto gli argomenti trattati vengono affrontati da entrambi le posizioni, nonché spunti di psicofisiologia.

mercoledì 12 febbraio 2014

Lo sport dev’essere occasione educativa e culturale



Gli allenatori si occupano di persone, del loro rendimento sportivo come singoli e come squadra, sono deputati innanzitutto all’educazione, ad un corretto stile di vita nello sport ma anche al di fuori del contesto sportivo.
Si possono occupare di bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, professionisti.
Devono prima di tutto dare un buon esempio, correttezza negli appuntamenti, negli impegni, condivisione di obiettivi personali e di squadra, identificazione di motivazioni, gestione dello stress in allenamento ed in competizione, modulare i carichi di lavoro, continuo feedback con i propri atleti o squadra, disponibili ad accogliere domande, dare spiegazioni su particolari esercizi, tecniche, modalità di lavoro.
Sapere costituire gruppi di allenamento sia per sport singoli che di squadra, sapersi relazionare con figure che gravitano intorno al mondo degli atleti.
Devono considerare che la formazione personale e professionale non finisce mai, c’è sempre qualcosa da apprendere, da conoscere.

Le competenze psicologiche che un buon arbitro deve possedere

L’autoefficacia per quanto riguarda gli arbitri dovrebbe essere elevata in partenza, dovrebbero averla come corredo per intraprendere quest’attività ma, comunque, va incrementata per acquisire una elevata fiducia in se stessi anche considerando che sono da soli in un campo di calcio o calcetto per cercare di condurre una partita facendo rispettare le regole a due squadre composte da giocatori di diverse personalità attorno ai quali gravitano tante altre figure quali allenatori, preparatori, dirigenti, sponsor, genitori, tifoserie e quindi è alta la pressione sugli arbitri e sul loro operato e se gli stessi arbitri non avessero una sicurezza sulla loro preparazione, autorevolezza, capacità non si troverebbero comodi, sicuri nel momento di decidere di fischiare per decretare una qualsiasi decisione.

Piramidi motivazionale, alimentare e del movimento per il benessere


Psicologo, Psicoterapeuta


Per sentirsi bene è importante  considerare le diverse piramidi motivazionali, alimentari e dell’esercizio fisico per comprendere cosa una persona mette ai vertici delle sue priorità, cosa fà o, comunque, è disposto a fare per raggiungere la salute psico-fisica che possa portare al raggiungimento dell’autorealizzazione personale indicata al vertice della piramide motivazionale.
Ogni individuo potrebbe considerare le tre piramidi e cercare di fare scelte oculate e responsabile che lo facciano vivere in sintonia ai propri bisogni, esigenze, preferenze e decidere al momento, volta per volta cosa è meglio per se stesso, cosa è disposto a fare o a rinunciare per il suo benessere.
La gerarchia dei bisogni di  Abraham Maslow riporta le motivazioni a bisogni fondamentali ponendo al vertice della piramidi l’Autorealizzazione, quindi l’obiettivo di ciascun individuo dovrebbe essere il sentirsi realizzato; al gradito inferiore vi è il bisogno di stima, la persona sente di essere riuscito in qualosa, di aver ottenuto un successo; ancora nel gradino inferiore vi è il bisogno di amore e di appartenenza, quindi essere accettati, apprezzati da qualcuno che potrebbe essere una persona amata, una squadra di lavoro o di sport; allo scalino inferiore vi è il bisogno di sicurezza, l’individuo ha bisogno di sentirsi protetto, inizialmente dai propri genitori, educatori, successivamente acquisisce le facoltà, le competenze per l’autoprotezione; al primo gradino vi sono i bisogni fisiologici, essenziali alla sopravvivenza, cibo, acqua.

venerdì 7 febbraio 2014

Sperimentare uno stato di grazia (l’esperienza del flow)



L’esperienza del flow corrisponde ad uno stato psicofisico ottimale: uno “stato di grazia” che rappresenta un elemento predisponente importante per il verificarsi delle cosiddette “peak performances” (prestazioni eccellenti).
Mihaly Csikszentmihalyi è stato il primo ad occuparsi di flow, professore presso il dipartimento di psicologia dell’Università di Boston, osserva come alcuni individui in certe particolari condizioni vengano completamente assorbiti dalla pratica di un’attività fino ad entrare in uno stato di leggera trance, ovvero in flow.
Cosa si intende per stato di leggera trance?
In particolari situazioni la persona è talmente assorta in quello che fa, è talmente in sintonia, talmente padrona della situazione e sicura di avere le competenze, le capacità occorrenti, da vivere una situazione dove sente che tutto andrà come previsto, che tutto andrà liscio, quasi da sperimentare all’atto compiuto un ricordo non completo di quello che è successo e come questo è successo, quasi come se avesse operato affidandosi ad una sua parte subconscia che gli ha chiesto di mettere da parte tutte le paure, le insicurezze dimostrando il suo valore e le sue capacità.

Tematiche afferenti al ruolo dell'allenatore

Matteo SIMONE
Psicologo dello sport, Psicoterapeuta


Un allenatore si occupa di persone, del loro rendimento sportivo come singoli e come squadra, sono deputati all’educazione innanzitutto, ad un corretto stile di vita che e’ quello sportivo.
Si possono occupare di bambini, ragazzi, adolescenti, adulti, professionisti, master.
Devono prima di tutto dare un buon esempio, correttezza negli appuntamenti, negli impegni, condivisione di obiettivi personali e di squadra, identificazione di motivazioni, gestione dello stress in allenamento ed in competizione, modulare i carichi di lavoro, continuo feedback con i propri atleti o squadra, disponibile ad accogliere domande, dare spiegazioni su particolari esercizi, tecniche, modalità di lavoro.
Sapere costituire gruppi di allenamento sia per sport singoli che di squadra, sapersi relazionare con figure che gravitano intorno al mondo degli atleti.
Considerare che la formazione non finisce mai, c’è sempre qualcosa da apprendere, da conoscere.
Saper essere buoni leader sapendo valutare come comportarsi con le diverse persone ed i diversi contesti.
L’allenatore di una squadra sportiva deve fare attenzione a diversi aspetti inerenti i propri atleti e questo può avvenire considerando i fattori importanti per il benessere dei singoli atleti e del gruppo squadra e la performance dei singoli atleti, di due o più atleti e dell’intera squadra.

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