domenica 17 dicembre 2017

MATTEO SIMONE RACCONTA LA SUA STAGIONE SPORTIVA 2017

A cura di Stefano Severoni

1)   Le gare ai cui hai partecipato, che cosa ti hanno rivelato? “Mi hanno confermato che lo sport è la metafora della vita, che si sperimenta benessere e vitalità, che si conosce sempre nuova gente e ognuno è diverso, quindi spazio a tutti. Mi hanno rivelato che bisogna metterci impegno, determinazione, convinzione e tanta passione. Mi hanno rivelato che bisogna fare tanta attenzione alle sensazioni corporee e non trascurare nulla, ogni minimo indizio va accolto e compreso, cercare di essere consapevoli il più possibile di se stessi, delle proprie possibilità e capacità e dei propri limiti. Inoltre bisogna fare tanta attenzione e non bisogna essere superficiali, bisogna documentarsi bene e consigliarsi su tanti aspetti quali alimentazione, abbigliamento, percorsi, soprattutto le gare più lunghe.”

2)   Ti piace il mondo della corsa? “Il mondo delle corsa mi piace e mi affascina, è un mondo dove si può scaricare tensione, dove ci si può mettere alla prova, dove puoi sentire il tuo corpo, dove ti puoi testare, dove c’è un percorso, un inizo e una fine come è la vita, dove trovi tanti compagni di viaggio lungo i percorsi e fai dei tratti con qualcuno così come succede nella vita, un mondo dove si attraversano sensazioni ed emozioni, quali ansie, tensioni, paure, stanchezza, incredulità, gioia, soddisfazione, così come è nella vita, tutto dobbiamo prendere e considerare e tenere per noi, tutto è vita, tutto passa e tutto cambia, dobbiamo essere sempre pronti all’imprevisto e alla crisi nello sport così come dobbiamo essere sempre pronti all’imprevisto, difficoltà, disagio nella vita soprattutto di questi tempo dove tutto è precario, niente è stabile niente è per sempre. Bisogna diventare sempre più resiliente e lo sport è una buona palestra. Bisogna fare sempre più rete e sapere su chi contare, fidarsi e affidarsi come nello sport così nella vita.”

3)  Come curi la tua alimentazione? “Diciamo che cerco di evitare cibi che derivano dagli animali, perché preferisco considerarli vicino al nostro mondo e mi dispiace se soffrono, così come mi dispiace se soffriamo noi umani; cerco di scoprire alimenti che apportano comunque proteine, vitamine e quant’altro possa bastare per vivere facendo anche uno sport che può essere considerato “estremo”.”

4)  L’episodio o aspetto sportivo del 2017 che più ti ha segnato in positivo? “Sicuramente la 100 km di Asolo del 15 luglio: per me è stata una rinascita, una scommessa, una sfida, mi ha rimesso al mondo. Dopo uno stop a gennaio per problemi di salute dove era in dubbio la possibilità di tornare a fare agonismo e soprattutto le lunghe distanze, ho riavuto l’idonietà agonistica ad aprile e da lì un passo alla volta con coraggio e attenzione ho deciso di partecipare a questa gara molto difficile. La decisione l’ho presa una settimana prima dopo due uscite con Michele Spagnuolo e il suo team, una di circa 60 km in notturna, camminando e correndo e una dopo qualche giorno di circa 20-25 km di saliscendi, la prima parte camminando e la seconda correndo.”
 
5)  Ti senti più forte nel fisico o nella mente? “Sicuramente nella mente, ho tutto più chiaro e in ordine, la mente riesce a guidare il fisico, la mente va avanti per perlustrare, per comprendere e poi torna indietro per confrontarsi con il corpo e insieme si decide cosa fare e come fare. Il fisico riesco a preservarlo con coccole, massaggi, attenzioni.”

 6)  Quale distanza ritieni sia più adatta a esprimere le tue qualità sportive? “Questo non lo sappiamo da soli, qui ci vuole un tecnico e insieme si potrebbe decidere. Diciamo che in questo periodo della vita mi piace la 100 km e mi piacerebbe migliorare su questa distanza.”

7)   Un personaggio a cui sei particolarmente legato/a nella tua attività sportiva? “Sono tanti: la prima cosa che mi viene in mente che mi evoca la parola “legato” sono gli atleti con disabilità visiva, in particolare Ada Maria Ammirata, realmente siamo quasi legati attraverso un laccetto, continua a essere un’esperienza forte e arricchente, ogni volta è una scoperta, mi è capitato che è caduta accanto a me e si è rialzata, mi è capitato che sono caduto io accanto a lei e mi sono rialzato, ma questo è lo sport metafora della vita, ogni giorno succede di cadere nella vita e ci rialziamo e se abbiamo qualcuno accanto per potersi affidare e fidarci il ritorno alla quotidianità diventa più facile.”
 
8)  Esprimi un giudizio generale sull’organizzazione e il costo delle gare in Italia. “Questo è un grande capitolo; posso parlare delle gare che frequento e bisogna distinguere la gare che fanno a Roma e quelle che fanno al sud; posso dire che a Roma gli organizzatori hanno il vantaggio di avere gratis lo spettacolo della città, quindi loro stessi dovrebbero pagare a noi stessi cittadini una quota per usufruire di uno scenario che appartiene a tutti, loro sono agevolati nell’organizzare perché lo scenario è quasi unico al mondo attira gente. Ma lo sport bisogna promuoverlo a tutti i livelli. C’è gente che vive in condizione precaria e a cui gareggiare apporterebbe enormi benefici, ma non possono permettersi di spendere decine di euro per iscriversi a una gara, sapendo che non saranno mai premiati e che le quote delle loro iscrizioni servirebbero per pagare ingaggi e premi ai primi classificati. Per quanto mi riguarda, non ho problemi, scelgo quelle che mi garbano, mi lascio coinvolgere da amici e dalla squadra e partecipo senza problemi, ma bisognerebbe permettere a tutti di essere presenti, al limite diversificando iscrizioni “con” o “senza” pacco gara, visto che nella maggior parte delle volte si tratta di pacchi gara dove ci sono gadget di poco valore o comunque per la maggior parte superflui. Per quanto riguarda il sud d’Italia, sembra esserci meno esigenza di guadagnarci con le gare, ma di ben figurare accontentando tutti con i ristori, piuttosto che con pacchi gara e premiazioni. Altro discorso è quello delle gare di triathlon dove sempre si tratta di uno sport di élite in cui si arriva a pagare per un mezzo ironman cifre di centinaia di euro.”

9
) Obiettivi per il 2018? “Gli obiettivi per il 2018 sono tanti e diversificati, il primo direi in generale sarebbe continuare a fare sport, continuare a essere sul treno dello sport attivamente facendo sport, ma anche evidenziando atleti che fanno dello sport un veicolo di benessere come lo sono i tanti atleti con diverse disabilità e di conseguenza l’obiettivo è di essere sia in campo insieme a loro per dimostrare che lo sport che vogliamo dipende da noi mettendoci in gioco, cooperando, costruendo un mondo migliore a piccoli passi. Obiettivo dal punto di vista atletico è quello di partecipare alla Nove Colli Running del 19/20 maggio (202,2 km) per continuare a fare esperienza e stare nel mondo delle ultra senza pretese, sperimentando con gli altri lungo i diversi colli che portano a Cesenatico. Altri obiettivi nel corso del lungo anno sono i vari personal best nelle ultra, considerato che è un mondo che ho scoperto da poco, e l’esperienza e la pratica fisica e mentale dimostra che si può migliorare con gli anni nonostante il fisico inizia ad accusare il colpo. Inoltre obiettivi sono i personal best stagionali, so che l’età avanza e non posso ritornare quello di circa 20 anni fa, ma se voglio posso rimettermi in forma per far meglio anche nelle distanze minori. Inoltre mi piacerebbe riprovare a fare gare di duathlon e poi non so mi affascinerebbe rifare un ironman. Inoltre sono aperto ad altro, coccole e non solo, ho ripreso Tai Chi, insomma sono sempre alla scoperta del nuovo sia di sport che di persone. Poi ci sono gli obiettivi di squadra, continuare con La Sbarra & I Grilli Runners cercando di reclutare bimbi e ragazzi, come stiamo facendo in queste tappe della Corri per il verde dove siamo primi in classifica per quanto riguarda la squadra maschile e secondi in classifica per quanto riguarda la squadra femminile, ci divertiamo tanto, stiamo bene insieme e promuoviamo uno sport sano.”

10)   Progetti a breve, medio e lungo termine? “A breve alcuni libri in uscita su sport e psicologia, inoltre con l’amico Pierluigi Lops c’è intenzione e desiderio di spingere un ragazzo in carrozzina, l’abbiamo sperimentato alla partenza della maratona di Latina dove noi eravamo pacer di 4 ore e autorizzati dagli organizzatori e giudici di gare, Edoardo è stato spinto dal padre per alcuni metri.”

11)   Correrai ancora per tutta la vita? “A questa domanda ho due risposte: “No” e “Sì”. No, perché sono umano e consapevole, so che a un certo punto qualcuno mi dirà che non ho più 20 anni, ma ho una certa età e quindi potrò provare con le stampelle, poi potrò provare in carrozzina o farmi spingere, comunque dovrò accettare l’inesorabile corso della vita. Sì, perché correrò attraverso gli altri come in parte sto facendo seguendo i social, contattando gli atleti, ascoltando le loro imprese, sensazioni, emozioni; i miei neutroni specchio continueranno ad attivarsi grazie alle corse di altri più giovani che mi faranno sperimentare sensazioni quasi reali come palpitazioni, fatica, tensioni, gioia.”

Stefano Severoni

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