domenica 12 febbraio 2017

Imparare ad abitare il proprio corpo

Matteo SIMONE 
3804337230- 21163@tiscali.it 

Nel testo Il corpo accusa il colpo, di Bessel Van Der Kolk, Raffaello Cortina Editore, è possibile leggere un’interessante citazione di Stephen Cope, Yoga and the Quest for True Self: “Appena cominciamo a ri-esperiere una connessione viscerale con i bisogni del  nostro corpo ,emerge una specifica capacità nuova; quella di amarsi con calore. Sperimentiamo una nuova autenticità nel prenderci cura di noi stessi, che reindirizza la nostra attenzione alla nostra salute, alla nostra dieta, alla nostra energia, alla nostra gestione del tempo. Questa maggiore cura di sé nasce spontaneamente e naturalmente, non come una risposta a un ‘dovrebbe’. Siamo in grado di sperimentare un piacere immediato e intrinseco nella cura di noi stessi.”

Nello sport di endurance, gli infortuni si mettono in conto ed è importante essere disposti a fermarsi un po’, oppure a rallentare i ritmi. 
Si spera che non giunga mai il momento per smettere, significherebbe smettere di vivere, di sentire, di faticare, di divertirsi, di gioire, di mettersi alla prova, di conoscersi, di sperimentarsi, di relazionarsi, di scoprire.
Riporto alcune risposte di alcuni atleti alla mia domanda: Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?
 
Alcuni fanno tesoro delle proprie esperienze di infortunio come è il caso di Michele Graglia:Dopo la brutta esperienza della mia prima gara imparai molto. Decisi quindi di prendere la qualifica di Running Coach e Nutrizionista Sportivo presso la USA Track&Field per meglio gestire la mia preparazione atletica e nutrizionale.
Fino a questo momento non ho avuto infortuni che mi abbiano messo in pausa, ovviamente qualche infiammazione o problemino qua e la sono normali, ma questa introduzione è solo per evidenziare che, con i giusti recuperi e la giusta cura per il proprio corpo, gli infortuni possono sempre essere evitati.

Anche Laura Ravani ne ha tratto una lezione di vita imparando ad essere più attenta: “Sì, ho avuto problemi, causati principalmente dall'inesperienza e dalla voracità che caratterizzano i primi periodi. Poi si impara a essere più attenti, e a prestare attenzione a ciò che dice il nostro organismo (anche se il problema può capitare lo stesso).”
 
Ha temuto il peggio Daniele Baranzini: “Si, 2 anni fa stavo per morire per il comportamento mio ad una gara, scongiurato il pericolo morte ho rischiato la dialisi a vita per 10 giorni circa ma non è successo. Anzi scavalcare una tomba mi ha fatto prima pensare poi agire diversamente, meglio.”

Ha corso il pericolo di fermarsi anche Satta Marinella ed ora è più prudente: “Sì, febbraio del 2014. Dopo aver fatto delle visite di controllo, facendo l’ecocardiogramma  privatamente da un medico non sportivo mi indirizza direttamente all’ospedale per fare accertamenti più accurati, in quanto pensava che avessi un infarto in atto. Andai subito all’ospedale (premetto che non stavo per niente male), quando arrivai in ospedale, mi ricoverarono con codice rosso (al che mi spaventai abbastanza) e mi ricoverarono in terapia intensiva per 3 giorni, facendo tutti gli esami del caso, compreso la coronarografia. 
Meno male che tutti gli esiti erano a posto. Ho dovuto recuperare tutti gli elettrocardiogrammi degli anni precedenti, praticamente ho il cuore d’atleta. Da allora, però, quando mi sento più stanca e stressata del solito, faccio la gara con molta più tranquillità prendendomi tutte le pause necessarie.”

Il rischio l'ha corso anche Franco Magliano: “Sì  ho rischiato addirittura di smettere con la corsa, per un'aritmia cardiaca che mi ha fatto perdere conoscenza (stranamente in una 10 km) ma è stata  risolta.”

Pietro Salcuni se l'è vista male con una caduta durante un trail:Sì, a un trail sono caduto, ed ho pensato di aver finito di correre, sono stato fermo un mese e poi di nuovo sulla strada.”

Maria Chiara Parigi è consapevole dell’estrema attenzione da porre in questo sport:Purtroppo i rischi ci sono stati e mi sono fatta male più volte. Da allora cerco di stare più attenta anche se vuol dire andare più piano!”

Gli infortuni son considerati amici da Alina Losurdo che li tratta con il massimo rispetto
: “No, mi conosco molto bene e mi fermo prima del disastro. Gli infortuni sono normali e amici, per quanto si cerca di prevenirli arrivano sempre. Bisogna curarli per poi ripartire più forti di prima.”

Marta Miglioli previene alternando con altri sport per non sovraccaricare parti affaticate:Certo, gli infortuni fanno parte dell'essere sportivo. L'importante è accorgersi dell'infortunio ed intervenire in tempo, anche fermando gli allenamenti se occorre e non rischiare di peggiorare la situazione pur di continuare a correre. Meglio continuare a fare attività che non sforzino la parte lesionata come il nuoto o la bicicletta.”

Al nuoto e alla bici ricorre anche Simona Morbelli: “Gli infortuni capitano, a volte si sta fermi solo qualche giorno, a volte qualche mese. Esistono però lavori alternativi molto efficaci come la bici o il nuoto. Ti aiutano a rimanere in forma con il fiato e a fare un ottimo lavoro di forza. In questo modo si può ritornare più forti di prima essendoti anche "depurato" dai carichi di lavoro quotidiani della corsa.”

Massimialinao Clemot è previdente e saggio, corre ai ripari prima
: “No, ho sempre avuto solo piccoli infortuni che non mi hanno mai limitato, c’è da dire che ho sempre abbinato alla corsa anche un buon allenamento in palestra che mi ha consentito di rinforzare le parti a rischio infortunio.”

Matteo SIMONE 380-4337230 - 21163@tiscali.it  
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

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