sabato 3 ottobre 2026

Antonio Zaini vicecampione italiano 24 ore (Lupatotissima) 2026

 Arrivare secondo agli Italiani è stata una grandissima sorpresa positiva
 Dott. Matteo Simone

Il 19 e 20 settembre 2026 ha avuto luogo la "32^ Lupatotissima – 24h", corsa su strada, valida come Campionato Italiano.

Il vincitore assoluto è stato Alberto Furlan 235,805 km precedendo Antonio Zaini 228,643 km e Vittorio Silva 225,525 km. Tra le donne il titolo italiano è andato a Elsie Cargniel Bergamasco (9^ assoluta) totalizzando 184,677 km, precedendo Marcella Martini 177,653 km e Michela Giacomuzzi 176,037 km.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Antonio Zaini (A.P.D. Ecologica 'G') attraverso risposte ad alcune mie domande.

Complimenti per l’argento italiano 24 ore, te l’aspettavi?
Grazie Matteo, sono contento di essere nuovamente qui a chiacchierare con te! Onestamente non me l’aspettavo al cento per cento. Sapevo di essere in buona condizione e di aver preparato bene la gara, ma in una 24 ore può succedere di tutto e il livello degli avversari era altissimo. Arrivare secondo agli Italiani è stata una grandissima sorpresa positiva. 

L’anno scorso (
05 maggio 2025) così rispose Antonio alla mia domanda:
Sogni realizzati, da realizzare, lasciati incompiuti? Il mio titolo di Campione Italiano di Ultramaratona 8 ore IUTA è stato uno dei miei sogni realizzati. Ora, sto lavorando per realizzare il mio sogno più grande che è quello di correre una gara di 24 ore e avvicinarmi ai minimi nazionali.

Il 13 luglio 26, Antonio continuava a inseguire il suo sogno: Sogni realizzati, da realizzare, rimasti incompiuti? In realtà i sogni da realizzare si intrecciano con i prossimi obiettivi. Uno su tutti la 24h di Verona a settembre, Campionati Italiani Fidal. Proverò nuovamente a correre questa distanza ‘Regina’ dopo il fallimento aimè, avuto a Venezia (ho corso 165 km e rotti in 16 ore, poi mi sono ritirato). Sogno di correre i 240 km richiesti come minimo Nazionale.

Soddisfatto? Potevi fare meglio?
Sono molto soddisfatto. Quasi 229 km e l’argento italiano sono un risultato importante. Certo, a posteriori si pensa sempre che si poteva strappare qualche chilometro in più, specialmente nelle ultime ore, ma l’argento è un traguardo concreto e lo vivo con grande gioia e motivazione.
Cosa cambia ora?
Cambia la consapevolezza di poter stare ai massimi livelli nazionali. Aumenta la motivazione e anche un po’ di responsabilità: ora so di poterci stare e voglio continuare a migliorare.
Sogni realizzati e da realizzare? Prossimi obiettivi?
L’argento italiano era un sogno che ora è realtà. I prossimi obiettivi sono continuare a migliorare il personale sulle 24 ore e magari affacciarmi a gare internazionali con la maglia Azzurra, che resta la cosa più importante sportivamente parlando.

Antonio continua a inseguire il suo sogno dei 240 km per ambire a indossare la maglia azzurra dell’Italia ed è abbastanza vicino a questo traguardo dimostrando di essere uno dei più forti in questo periodo e comunque in miglior
amento grazie anche all’esperienza.

A chi lo dedichi?
Lo dedico alla mia famiglia, a Giulia e Filippo, che sopportato tutti i miei allenamenti e le mie assenze, e a chi mi ha seguito passo dopo passo in questa preparazione. Senza di loro non sarei arrivato fin qui.
Cosa e chi ti ha aiutato?
Tantissimo il supporto della famiglia e del mio allenatore Enrico Vedilei. Poi una buona gestione nutrizionale, il recupero e la costanza negli allenamenti. Non ultimo, la testa: in queste gare conta almeno quanto le gambe, forse di più.

L’atleta non è solo nella sua fatica e nella sua ricerca di obiettivi sfidanti e difficili ma non impossibili. Attorno all’atleta c’è la famiglia che sostiene, supporta e sopporta, fa il tifo; ci sono tanti amici e a volte anche professionisti per indirizzare al meglio l’approccio negli allenamenti e in gara. E Antonio ha il vantaggio di essere allenato da un grandissimo ex atleta della nazionale di ultramaratona, nonché ex responsabile della nazionale di ultramaratona.

Cosa hai scoperto di te stesso in questa gara?
Ho scoperto di avere una resistenza mentale più forte di quanto pensassi. Quando il corpo inizia a dire “basta”, la testa può ancora trovare risorse.
Criticità? I momenti più difficili?
Le criticità principali sono state la gestione del sonno e i cali notturni. Tra le 3 e le 5 del mattino è stato il momento più duro: le gambe pesanti, la testa che inizia a fare i conti e la voglia di fermarsi che cresce. Superare quelle ore è stata la vera chiave.

In gare di ultramaratona della durata di 24 ore bisogna fare i conti con il sonno e la stanchezza ma se si è motivati e preparati si riesce a gestire tutto lavorando non solo con il corpo che può cedere ma soprattutto con la testa che può aiutare il corpo a sostenersi e crederci fino alla fine.

Gli allenamenti più importanti?
Gli allenamenti specifici di durata, soprattutto quelli notturni e le simulazioni di tante ore nelle gambe durante le singole sessioni. Poi il lavoro di forza e la corsa a ritmo controllato sulle lunghe distanze. Quei chilometri “brutti” fatti in allenamento mi hanno preparato mentalmente a gestire la gara.

Gli allenamenti migliori sono le simulate delle difficoltà che si possono avere in gara e quindi più sono difficili, brutti, scomodi gli allenamenti e più si arriva preparati e pronti a tutto in gara.

Cosa pensano familiari e amici di questo argento?
Sono orgogliosi e felici. Molti di loro non conoscevano bene il mondo dell’ultra e ora capiscono meglio cosa significa preparare e correre una 24 ore. Il loro entusiasmo mi aiuta molto.
Hai sperimentato il limite in questa gara?
Sì, più volte. Specialmente nella seconda parte della notte e nelle ultime ore. Il limite non è un punto fisso: si sposta continuamente e impari a conviverci senza farti travolgere.
Un tuo messaggio per avvicinare atleti alle ultramaratone?
Non serve essere dei superuomini. Serve costanza e un pizzico di sana ossessione. Inizia con le distanze intermedie, ascolta il corpo e goditi il viaggio.

Certe cose che sembrano impossibili solamente a pensarci si possono fare se si rispetta la gradualità adattando corpo e mente alla fatica e credendoci sempre di più.

Che significato ha per te questo argento?
È la conferma che il lavoro silenzioso di mesi e anni porta frutti. È la medaglia più bella che potessi portare a casa in questo momento della mia carriera.

Prima o poi i risultati arrivano e se si continua a lavorare bene, i risultati sono sempre più prestigiosi ripagando tanta fatica negli allenamenti e tanti sacrifici e rinunce.

Quali sono gli ingredienti di questo successo?
Costanza, ossessione e fame di farcela.

Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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