sabato 8 febbraio 2020

TRIATHLON E IRONMAN La psicologia del triatleta di Matteo SIMONE


Prefazione di Flavia Salomone (pagg. 9-11): "...Lo sport diventa così una metafora della vita, allenarsi a superare il limite, acquisire consapevolezza, conquistare la resilienza sono le chiavi per affrontare anche le giornate che ti si mettono di traverso, la fatica che accumuli nei muscoli ti insegna che qualunque cosa accada tu puoi farcela. Un libro positivo, un inno alla vita, un invito a non arrendersi questa ultima fatica di Matteo Simone."

Capitolo 4 Resilienza nel Triathlon (pag. 129). 4.2 Gabriele Frasconà: Gare estreme e triathlon, il mio pane quotidiano (pagg. 131-133)
Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Dopo il nuoto praticato dai 6 ai 9 anni, ho ripreso a fare sport fino ai 18 anni con la pallavolo. Dopo ho intrapreso un percorso lungo fino ai 25 anni, che ha visto sviluppare le mie doti di resistenza psicofisica tra le forze speciali italiane. Dopo il congedo, il passo è stato breve: gare estreme e triathlon sono diventate il mio pane quotidiano.”
Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance? “Lo sport mi dà la giusta dimensione, costanza e sacrificio, come nella vita d’altronde! La disciplina e i limiti del corpo e della mente che ho collaudato nelle forze speciali, è stato semplice trasferirle nello sport.”
Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “La mia esperienza di guerra in Afghanistan.
Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano nello sport? “Ho ereditato gli insegnamenti dalle forze speciali: o riesci o muori.”

A volte le esperienze possono essere traumatiche, ma certe volte da esperienze forti si esce cambiati anche in positivo, si sviluppa una sorta di maggiore autoconsapevolezza, una crescita post- traumatica, si esce più forti da situazioni difficili.
Friedrich Nietzsche: “Ciò che non mi uccide mi rende più forte.”
4.5. Manuela Vilaseca, ultrarunner e ironman: Sfide e sogni mi motivano (pagg. 146-149)
Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “La capacità di affrontare situazioni molto difficili e ancora avere pensieri positivi. Se un pensiero negativo mi viene in mente, cerco di neutralizzarlo e penso alle cose buone. Positivo, attrae positivo e negativo, attrae negativo. Ogni volta che inizio una gara, ricordo a me stessa che ho scelto io di essere lì ed è un meccanismo che non ti fa sentire dispiaciuto nel caso in cui abbiamo un brutto momento. Le gare hanno alti e bassi, proprio come la vita.
Qual è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Non conosco di una gara che non sia possibile finire. Se qualcuno la può finire, è sempre possibile.”
Qual è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Ho fatto alcune gare estreme che sono durate fino a 5 giorni non-stop. Sono molto estreme perché si gareggia senza dormire e si arriva a un punto in cui non si sa che cosa è reale e cosa non lo è. Gare d’avventura sono gare a squadre e, oltre a tutte le situazioni difficili con cui abbiamo a che fare, dobbiamo anche gestire le relazioni tra compagni di squadra. Non è facile. Oltre a tutte le Adventure Raids che ho fatto, un’altra gara che considero una delle gare più estreme che ho dovuto affrontare è stata la Xman. È stata una gara Ironman tranne per il fatto che era al 100% fuori strada. È iniziata alle ore 19:00 con una frazione vincente in acqua molto fredda. La frazione di mountain bike è durata circa 12 ore perché pioveva a dirotto tutta la notte e poi la maratona era interamente lungo sentieri, con un sacco di fango. È stata una gara estrema e mi è piaciuta molto.”

L’ultramaratoneta ha scoperto che, volendo, si può far tutto, che la passione è un motore potente che riesce a mobilitare le energie occorrenti per portare a termine qualsiasi impresa con qualsiasi condizione; è una sorta di adattamento graduale che ti permette progressivamente d’incrementare l’autoefficacia personale e sviluppare la resilienza, che ti consente di andare avanti e non fermarti per imprevisti o crisi, ma avere la capacità di gestire ogni momento con tutte le proprie risorse, capacità personali scoperte nel corso di precedenti competizioni e situazioni.
4.7 Sebastien Balondrade vince l’Ironman "Extrem Brutal Triathlon(pagg. 154-157)
Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Ci vuole una grande forza mentale per assorbire il carico di allenamento, ma anche una grande tolleranza per il dolore fisico e mentale.
Che significa per te partecipare a una gara sportiva? “Questo è il modo per convalidare gli sforzi degli allenamenti, una lotta contro sé stessi per spingere ancora di più oltre i limiti già raggiunti.”

La gara diventa il banco di prova, si cercano gare sempre più difficili, per cercare di andare sempre un po’ più oltre, alzare un po’ l’asticella per provare a far meglio o di più.
Rispetto a tutte le avversità (sia fisiche che psicosociali) si evidenzia un’ampia variabilità delle risposte individuali: alcuni soccombono, alcuni appaiono resilienti ed altri (pochi) appaiono addirittura rafforzati dall’aver affrontato con successo stress e avversità. In fisica il termine resilienza indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni ed urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale. (Immaginate di schiacciare pallina di tennis)
È importante avere fiducia in sé, incrementare l’autoefficacia, essere veramente sicuri di quello che si vuol fare e di come poterlo fare, sviluppare consapevolezza delle proprie risorse e capacità.
Capitolo 3 Aspetti psicologici nel triathlon (pag. 92). 3.7 Filippo Dal Maso: Un traguardo prima si passa con la testa, poi con le gambe (pagg. 118-121)
Qual è stata la gara della tua vita? “Sicuramente è stato il mio primo Ironman alle Hawaii, campionato mondiale, esattamente dove è nato il triathlon. È stata la coronazione di un sogno lungo 10 anni, voluto, progettato e ottenuto con tantissimo sacrificio, visto anche che era a rischio causa infortunio da caduta in bici due mesi prima della gara.”
Quale è stata la tua gara più difficile? “Decisamente il mio primo Ironman, nel 2003 in Austria. Voluto fortemente come traguardo che un triatleta deve raggiungere nella propria vita, è stato il coronamento di 8 mesi di duro lavoro e sacrificio. Al tempo non c’erano i mezzi e le conoscenze di adesso in fatto di lunghe distanze, ho dovuto improvvisare, studiare e sperimentare di tutto. Dall’alimentazione ai materiali tecnici, integratori, allenamenti combinati, lunghe sessioni e strategie gara…tutto da solo, semplicemente leggendo riviste, chiedendo a persone esperte del singolo settore e combinando il tutto provando e riprovando fino a trovare il giusto compromesso.”

Più dura è la lotta, più glorioso il trionfo, posso capire Filippo.
Quali meccanismi psicologici contribuiscono al benessere o performance? “Un aspetto importante per entrambi è credere in sé stessi e in quello che si sta facendo, non avere fretta di vedere subito i risultati, altrimenti si riceve esattamente l’effetto opposto, cadendo in una sorta di depressione sportiva auto limitante in tutto. L’aspetto psicologico della forza interiore lo ritengo più importante di quella esteriore. La felicità che si ottiene subito dopo un allenamento è appagante per tutto il resto della giornata, soprattutto se tutto è andato bene come da programma previsto.”

È importante l’approccio positivo, fidarsi di sé stesso, e poi tutto sta a iniziare, il resto viene da sé.
Capitolo 2 Raggiungere obiettivi (pag. 54) Daniel Fontana: La gara della vita quando ho vinto il mio primo Ironman (pagg.70-72)
Qual è una esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “La resilienza, il fatto di avere degli obiettivi chiari e un percorso per raggiungerli, poi la tenacia quotidiana con la convinzione che prima o poi ingranerai e farai un salto di qualità.”

Quello che dice Daniel è vero: è importante avere la passione ed essere motivati nelle cose che si fanno, impegnarsi, essere determinati, un’elevata autoefficacia, un buon lavoro di goal setting, stabilire mete sfidanti, difficili ma raggiungibili.
Quali capacità e caratteristiche hai dimostrato di possedere? “La tenacia e la resistenza oltre qualsiasi cosa. E l’affrontare le difficoltà con energia positiva.”
Quali meccanismi psicologici ti aiutano nello sport? “Il fatto di essere nato e cresciuto in un paese dove le difficoltà sono la normalità anche per i bambini, e la normalità dell’affrontare situazioni difficili, di crisi ogni giorno e dove devono essere prese delle decisioni.”

Infatti, a volte da piccoli s’impara ad affrontare gradualmente i problemi della vita, s‘impara a essere resilienti e poi c’è la voglia di riscattarsi, di far bene, ci si abitua alle difficoltà, è come se la fatica non esistesse.
La persona resiliente ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda (locus of control interno)
È nelle difficoltà che esce fuori il carattere, la persona si conosce di più, apprende dalle difficoltà della vita.
Il concetto di resilienza è presente nelle persone che subiscono traumi, quelli che possiedono questa caratteristica non vanno incontro a stress acuti, o disturbi post traumatici di stress, ma ne escono più forti, con un valore aggiunto (I resilienti individuano risorse e chiedono anche aiuto).
2.6 Julia Jones: La gara più bella è stata l’Ironman di Barcellona (pagg. 74-75)
Come ha contribuito lo sport al tuo benessere? “Mi ha fatto stare bene da un punto di vista psicologico, perché mi aiuta a ‘meditare’ e scaricare le tensioni quotidiane dal lavoro e la vita in generale. Mi ha aiutato a evadere mentalmente in un momento di lutto. Ho una malattia autoimmune e il movimento è necessario per un equilibrio fisiologico.”

Lo sport aiuta nei momenti difficili, ma anche nella vita quotidiana a sperimentare benessere, a fuggire dalla quotidianità, fa essere più produttivi ed efficienti al lavoro e anche più sereni in famiglia. Insomma sport come approccio vincente, terapeutico, un autentico elisir di sana vita.
Se invece di rimuginare sulle difficoltà che vi affliggono vi deciderete a tentare di far qualcosa per venirvi a capo, sarà segno che avete imboccato la strada buona per cambiare in meglio una situazione che vi appare senza vie d’uscita.” (Wayne W. Dyer)
Capitolo 1 Sperimentare benessere nello sport (pag. 21). Andrea Pisanu: Il meglio deve ancora venire, lo sport mi fa sentire vivo (pagg. 28-30)
Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a praticare sport? “Finché sarò in salute continuerò a fare sport, mi fa sentire vivo, amo la competizione, e poi è la mia rivincita, ho passato parte della mia vita all’interno degli ospedali, ho avuto un brutto incidente da bambino, e ho subito 33 interventi di chirurgia, affrontando pure un coma. Mi ripeto, ma lo sport mi fa sentire vivo, mi fa sentire forte.”

Gli individui che dopo aver vissuto un evento negativo attivano un processo resiliente non rimangono “intrappolati” nel dolore ma risanano le ferite assumendosi il controllo della propria esistenza e riorganizzando la propria vita.
Essere resilienti implica il percepire al tempo stesso il dolore e il coraggio, affrontando le difficoltà grazie alle proprie risorse personali, relazionali e contestuali.
1.4 Fabio Fioravanti: Alla soglia dei 49 anni ho scoperto il triathlon (pagg. 32-37)
Un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Dall’esperienza personale, gli obiettivi agonistici si raggiungono solo attraverso enormi sacrifici in tempo impiegato, fatica, solitudine e sofferenze in generale, e anche quando gli obiettivi sono molto lontani, la perseveranza e la costanza accorciano i tempi. Anche se il risultato non viene raggiunto, comunque il tentativo rafforza il carattere e la volontà verso un nuovo obiettivo. Tale comportamento inevitabilmente o meglio conseguentemente viene applicato anche nella vita quotidiana.”

In pratica lo sport insegna a non mollare: punta al tuo obiettivo, ma se non riesci, non demordere.
La persona resiliente possiede propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà.
Di fronte alle difficoltà lui studia, si documenta, si informa su cosa fare, come fare, a chi rivolgersi e si impegna per questo, per recuperare, per ripartire, per aggiustare il tiro, per essere protagonista, per riuscire nell’impossibile.
2.1 Il percorso per raggiungere obiettivi può richiedere sacrifici enormi (pagg. 54-55).
Ciò che distingue un campione da un atleta comune è la resilienza, il cui significato è: “mi piego ma non mi spezzo”, che sta a esprimere che il vero campione esce fuori dalle sconfitte con più voglia di far meglio, di migliorare gli aspetti in cui ha mostrato carenza. Chi è resiliente, esce rafforzato da una sconfitta, analizza i suoi errori e trova le soluzioni per essere vincente.
Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita. Essere resilienti significa essere duttili e flessibili, accettando di sbagliare, sapendo di poter rivedere e correggere le proprie azioni.
Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: autoefficacia, locus of control interno, capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate a conseguirli, progettualità futura, ottimismo, senso dell’umorismo.
3.5 Franco Varesio: Conta soprattutto la testa per le ultramaratone e gli Ironman (pagg. 108-111).
Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ultra Trail Mont Blanc 2007 e Ironman Zurich 2010.”

Sicuramente sono due gare “toste”, ci si arriva con preparazione oculata senza improvvisare e in ottima salute fisica e mentale, e il segno che ti lasciano è come una cicatrice emozionale positiva, resta sulla pelle a vita e fa bene; quando c’è maltempo o situazioni non tanto favorevoli, si risveglia la cicatrice e ti dice che hai sperimentato tanto benessere, tante capacità; ti ricorda che sei stato grande, che se vuoi, ce la fai a superare tutto.
C’è un’esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Nelle due gare sopra elencate, è stata la resilienza a portarmi al traguardo e lo è spesso anche nella vita, nelle situazioni difficili con le quali purtroppo spesso m’imbatto.

Lo sport, soprattutto quello di endurance, incrementa autoefficacia e sviluppa resilienza. Se avete problemi con qualcuno a casa o al lavoro, mandatelo a correre, a fare sport, fategli sperimentare la fatica, ma anche la gioia, le sensazioni collegate all’impegnarsi, all’essere determinati, fategli nascere una passione, la voglia di essere presente, di occupare spazio. Ritornerà a casa o al lavoro più responsabile, più maturo, più collaborativo, più persona. La palestra dello sport forgia e costruisce non uomini duri ma sensibili, rispettosi e disponibili.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Che sono molto resiliente, resistente, motivato e divertito.”

L’essere resistente, motivato e divertito è la strada per la resilienza. È possibile approfondire l’argomento della resilienza sul mio testo Sviluppare la Resilienza per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport. 
Gayle Spanier Rawlings: “Siate padroni di voi, penetrate nel vostro essere per cogliere il battito della vita. Spezzate i vincoli che v’inceppano, allungate la mano per afferrare l’ignoto, avventuratevi nel buio spalancate le braccia all’abbraccio dell’aria, fatene un paio d’ali per librarvi in alto.”
3.6 Ernesto Ciravegna, ironman e ultratrail: Tenacia, passione e forza di volontà (pagg. 113-114)
Quali fattori e persone hanno contribuito al benessere e performance nello sport?
Sempre appassionatissimo di sport, sono stato mandato a scuola un anno in anticipo, crescendo con compagni di classe mediamente di un anno e mezzo più grandi, sia fisicamente che anagraficamente. Timido e succube della situazione, ho vissuto la mia adolescenza alla finestra, spesso escluso dalle squadre della scuola, perché troppo piccolo: la mia tenacia, passione e forza di volontà probabilmente hanno giocato un ruolo a favore nel mio inconscio desiderio di rivalsa. La mia famiglia poi mi ha sopportato e mi su(o)pporta, in gare e allenamenti.”

Nella vita si può soccombere o si può uscire rafforzato da circostanze avverse e scomode, è quello che sperimentano alcuni sopravvissuti da calamità, una crescita post-traumatica e ciò grazie alla resilienza, la capacità di cavarsela, di venir fuori dalle situazioni anche fortificati. Sembra questa l’esperienza di Ernesto, sempre nelle retrovie, ma che ha avuto la forza, l’abilità e la pazienza di rifarsi soprattutto attraverso lo sport, che diviene una palestra che addestra alla vita, più si prova più s’impara, più s’impara e più si sperimenta sicurezza e autoefficacia, fidandoti sempre più di te stesso, fino a poter fare gli sport più diversificati ed eccellendo in alcuni.
Qual è una esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “La quantità di volte in cui in una competizione ultra si ‘muore’: ogni volta che si ‘resuscita’ si ha una motivazione in più, e il numero di ‘resurrezioni’ risulta proporzionale alla ‘capa’ tosta e alla resilienza personale.”
Quali capacità e caratteristiche possiedi? “Resistenza e resilienza.”

Nel mio libro “Sviluppare la resilienza”, Sergio Mazzei, Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work dichiara che: “Evidentemente il senso della resilienza in buona sostanza equivale all’avere coraggio, all’insistere nel raggiungere il proprio scopo e dunque al non sottrarsi alla propria esperienza, qualunque essa sia, al non censurare o negare la propria verità, allo stare con il proprio dolore e impedimento, al tener duro anche se le circostanze sembrano insostenibili.

Ringrazio la casa editrice “Prospettiva editrice & c. Sas di Patti Francesca” per la fiducia e per il grande lavoro che richiede la pubblicazione e la distribuzione del libro.
Ringrazio tutti gli atleti che hanno avuto la cortesia, la gentilezza e la disponibilità a raccontare le loro esperienze legate allo sport.
Ringrazio Flavia Salomone per sua gradita Prefazione e soprattutto le sue parole di conclusione: “Un libro positivo, un inno alla vita, un invito a non arrendersi questa ultima fatica di Matteo Simone. Un travolgente abbraccio fatto d’amore per la persona, per la sua meravigliosa unicità, un prendersi per mano e andare, correre là oltre il confine alla scoperta della meraviglia del vivere.”
Ringrazio l'amica collega Rita Tancredi per la sua cortesia, generosità, gentilezza, disponibilità nel contribuire alle correzioni della bozza.
Segnalo alcuni miei libri pubblicati con Prospettiva Editrice: DA 10 A 100 Dai primi 10 km corsi alla 100 km per Milano (Alberto Merex Mereghetti e Matteo Simone); Triathlon e Ironman. La psicologia del triatleta; Lo sport delle donne. Donne sempre più determinate, competitive e resilienti; Sport, Benessere e Performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta; Ultramaratoneti e gare estreme.
http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?controller=search&orderby=position&orderway=desc&search_query=simone+matteo

Dott. Matteo SIMONE 380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

1 commento:

Anonimo ha detto...

Today, I went to the beachfront with my kids. I found a sea shell and gave
it to my 4 year old daughter and said "You can hear the ocean if you put this to your ear." She placed
the shell to her ear and screamed. There was a hermit crab inside
and it pinched her ear. She never wants to go back!
LoL I know this is completely off topic but I had to
tell someone!

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