martedì 26 maggio 2026

Sarah Giomi 3^ (2^ italiana) alla 100km del Passatore 2026 in 8h02’24”

 Dott. Matteo Simone  21163@tiscali.it 
 

Sabato 23 maggio 2026, ha avuto luogo la 100km del Passatore e tra le donne ha vinto Nikolina Sustic Stankovic (CRO) 7h28’22”, precedendo Daniela Valgimigli 7h55’32” e Sarah Giomi 8h02’24”. 

Il vincitore assoluto è stato Alessio Milani in 6h47’42”, precedendo Enrico Bartolotti 6h55’46 e il francese Julien Nison (FRA) 6h57’35”.  
Di seguito approfondiamo l’esperienza di Sarah Giomi (Atl. Castello) attraverso risposte ad alcune mie domande. 
Complimenti per il posto al Passatore, che effetto ti fa? Era la prima volta al Passatore, una gara storica e leggenda dell’Ultramaratona. Salire sul podio è un onore e simbolo di un percorso e viaggio di crescita importante.   

Davvero una grande prestazione salire sul podio alla 100km del Passatore come 3^ donna assoluta ed essendo campionato italiano anche come vicecampionessa italiana 
Te l'aspettavi? Aspettarsi qualcosa nell’ultramaratona è una parola grossa. In 100km può succedere di tutto. Ci ho voluto credere dall’inizio alla fine, gestendo fatica e imprevisti.  

In effetti si tratta di una grandissima e lunghissima fatica per 100km che prevedono anche altimetrie importanti di circa 900 metri sul Passo della colla e in una giornata a fine maggio molto calda, affrontando ogni imprevisto credendoci fin dall’inizio e fino alla fine. 
Quando hai capito che non potevi vincere? Alla partenza. Nikolina è fortissima e da subito ha imposto un passo importante. Nikolina ha esperienza sulle 100k e al Passatore, sa gestirsi e impostare un’ottima gara. Sapevo che non avrebbe avuto crolli. Di fatto ha battuto il suo stesso record femminile del percorso.  

È importante avere la consapevolezza di quanto si vale, di cosa si può fare in una durissima gara di 100km e di quanto valgono le altre atlete.
Nikolina da diversi anni è un fenomeno vincendo il Passatore altre 5 edizioni dal 2015 al 2019 con tempi da record, il precedente miglior tempo la sua ultima partecipazione nel 2019 di 7h31’05 e arrivando sempre tra i primi 7 assoluti. Inoltre, vanta un personal best di 7h2034” ottenuto il 24 luglio 1987ai campionati mondiali di Sveti Martin na Muri (CRO) e recentemente, lo scorso 7 marzo 2026 ha vinto la “Polojska ultra 100km NC (CRO)” in 7h2525” (3^ assoluta). 
Come ne sei uscita? Emozionata, ancora più matura e consapevole rispetto ai miei punti di forza e quelli di cui lavorare di più, conscia del viaggio e delle persone che mi hanno accompagnato.  

Ogni gara può lasciare un segno positivo o negativo ed è bene considerare entrambi e lavorarci con entrambi per potenziare la fiducia in sé, l’autoefficacia e la voglia di far meglio la prossima volta e per potenziare eventuali aspetti critici. 
Cosa ti ha aiutato e chi ti ha aiutato? Mio marito in primis. Preparare ultramaratone impone dei sacrifici anche a chi vive con te la quotidianità. Allenamenti, viaggi, energie. Le persone che ti stanno vicino devono comprendere profondamente la passione che ti muove per esserti di supporto in tutta la preparazione e in gara. Mio marito mi ha anche seguito in bici dandomi supporto ai ristori. Devo ringraziare anche Monica Casiraghi e la coinvolgente passione che comunica per l’ultramaratona femminile. Ringrazio il mio preparatore atletico, fisioterapisti e amici che mi incoraggiano e supportano sempre. Ma anche tutti gli amanti della corsa e appassionati che lungo il percorso del Passatore mi hanno emozionato con tifo e sorrisi.   

Trattasi di gare molto faticose da preparare bene e necessita il supporto di familiari e professionisti, per essere sereni coltivando la propria passione e raggiungendo obiettivi importanti che fanno bene al cuore e alla mente e cercando di far sempre meglio grazie a consigli di esperti e supporto di persone care. 
Monica Casiraghi sa cosa significa preparare e correre una ultramaratona per andare a podio, per vincerla, per fare un record essendo stata una delle più forti ultramaratonete della storia italiana con vittorie, podi e record e continua a invogliare atlete a
dedicarsi a questa disciplina faticosa ma remunerativa dal punto di vista della crescita e conoscenza personale.
 
A chi lo dedichi? A me stessa, a tutti, alla vita. Emozioni uniche in un paesaggio incantevole che troppo spesso non viviamo appieno se non in momenti che ci scuotono tanto dentro.   
Allenamenti e gare decisive? Questo anno ho fatto diverse gare con dislivello per abituarmi a un percorso così duro per altimetria. 50km di Romagna, Maratona dell’Elba, Monza-Montevecchia Ultratrail. Le gambe si sono abituate ad assorbire i traumi delle discese e io a gestire l’energia e lo sforzo in salita. Inoltre, due allenamenti mi hanno dato sicurezza: un weekend in cui ho corso 33k forti al sabato per poi correre una maratona alla domenica, e un lunghissimo di 72km.   

Una gara durissima che non si può improvvisare se si hanno ambizioni di podio ma che bisogna preparare con allenamenti mirati e sostenuti di qualità e di quantità, simulando parti di gare importanti come le lunghe salite e le lunghe discese per abituare corpo e mente allo sforzo fisico ritenuto quasi estremo ma non impossibile perché il corpo e la mente si adatta a tutto con gradualità, assorbendo carichi di lavoro e ricordando in gara quanto si vale. 
Cosa dicono la famiglia, gli amici, i fan? Sono fortunata, ricevo tanto sostegno e incoraggiamento. Mi piace condividere e cercare di trasmettere quello che vivo nello sport per renderlo materiale e strumento per tutti. Si vede che in qualche modo arrivo alle persone, comprendono l’amore e l’impegno che ci metto.   

Belle parole, in effetti, lo sport di fatica può essere considerato anche uno strumento di conoscenza di se stessi e di coinvolgimento della propria passione in altri per mettersi in moto se non nelle ultramaratone in altro di fattibile e possibile ognuno con proprie risorse, qualità, capacità, modalità. 
Come festeggi? Niente di particolare, io celebro e festeggio ogni giorno. Sono grata per quello che ho, riconosco e ringrazio quotidianamente.   

Ogni giorno e momento si vive e bisogna apprezzare di volersi bene e voler bene qualcun altro, la vita è veloce e bisogna sapersela godere, ognuno a modo suo, praticando sport, essendo in relazione con qualcuno. 
I momenti più difficili? Dal km 86/87. Le gambe incominciavano a farmi sentire la fatica. Ma la testa era in controllo e focalizzata. Il ritmo ha iniziato a calare, sapevo che dovevo solo gestire fino alla fine senza perdere troppo.  

Le crisi fanno parte del pacchetto di gara, si possono riconoscere e dargli la giusta importanza con la consapevolezza che altre volte può essere successo e si è potuto superare il momento peggiore e ognuno gestisce nel migliore dei modi prendendo le redini del proprio corpo, riconoscendo quanto e come osare senza strafare portando a casa il meglio per . 
Alimentazione prima, durante e dopo? Prima delle gare io sempre riso in bianco con olio e miele. Per questa gara, avendo molte ore per digerire, ho aggiunto proteine in forma uova sode, mangiando solo l’albume. Poi carboidrati in forma liquida fino a poco prima della partenza e in gara gel e maltodestrine sciolte in acqua, coca cola al bisogno. 
Subito dopo le gare assumo un integratore completo di carboidrati e aminoacidi per uno stimolo di recupero immediato. 

Il carburante è importante, necessario, essenziale e ognuno ha il suo in base ai gusti e alle precedenti esperienze. 

Dott. Matteo Simone  
380-4337230 - 21163@tiscali.it 
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

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