giovedì 6 agosto 2026

Valentina Pici: Il Gran Sasso è una gara speciale

 Dott. Matteo Simone

Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.

Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.
Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.
Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.
Tra i partecipanti anche Valentina Pici (Piano Ma Arriviamo SSDARL) e di seguito approfondiamo la sua conoscenza.
Come ti definisci atleticamente? Mi definisco un’atleta matura. Ho imparato ad accettare che non ho più vent’anni e che oggi non rincorro più i personal best. I traguardi si misurano con un altro metro: esserci, arrivare, godermi il percorso e continuare a fare quello che amo.

Lo sport aiuta a sviluppare consapevolezza del momento presente e a
organizzarsi per apprezzare la vita di ogni giorno al meglio delle proprie possibilità e opportunità, apprezzando il percorso fatto finora e intravedendo sempre progetti futuri, mete, obiettivi e sogni sfidanti ma non impossibili.
Complimenti per la 50 km del Gran Sasso. Cosa significa per te? Il Gran Sasso è una gara speciale. Nel 2018 era il mio sogno nel cassetto e ricordo ancora quando lo raccontai. Oggi, anche se è stata la mia quinta partecipazione, non la considero affatto scontata. Ogni volta arrivare al traguardo è un privilegio.

In effetti, nel lontano 27 agosto 2017 chiesi a Valentina di rispondere ad alcune mie domande e così rispose alla domanda: Sogni realizzati e da realizzare? 
Ho realizzato sogni che non pensavo di avere, ogni medaglia è un sogno … nel cassetto due gare: l'ultramaratona del Gran Sasso e il Passatore.”
Successivamente a questa intervista, il 26-27 maggio 2018, Valentina ha portato a termine la 100 km del Passatore, Firenze-Faenza in 17h43’52” e il 29 luglio 2018 l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km 7h27’36”. 
La 50km del Gran Sasso, in effetti, non è affatto scontata, 50k di salite e discese, con clima in genere molto caldo, ma Valentina l’ha portata a termine altre 4 (2021-22-23-26) volte per un totale di 5.
A chi la dedichi? Prima di tutto a me stessa, perché ho avuto il coraggio di provarci ancora. Poi ai miei due angeli custodi, Cristian e Roberto, e a Franco, che ogni anno rende possibile che questo sogno si realizzi di nuovo.

In quest’ultima edizione del 2026, Valentina aveva accanto due angeli che l’
hanno scortata: Cristian Iovino e Roberto Cespi Polisiani.
L’organizzatore Franco Schiazza è sempre stato molto attento e sensibile nei confronti di Valentina, al punto da assegnarli un anno il pettorale n. 1.
Qual è stata la parte più difficile? Intorno al 22° chilometro ho iniziato a sentire la mente poco lucida. È stato un momento delicato, ma fortunatamente è passato in poco tempo e sono riuscita a ritrovare concentrazione.

Trattasi di gare di ultramaratona dove contata tanto la mente oltre al fisico, bisogna cercare di essere lucidi soprattutto nei momenti di crisi, dove ci vuole tanta esperienza e consapevolezza che le crisi come vengono passano, bisogna essere fiduciosi e avere accanto persone che sostengono e supportano è molto importante.
Hai temuto il caldo o qualcos’altro?
Il caldo è sempre il mio avversario più grande. Ti fa riscoprire sintomi che speravi di esserti lasciata alle spalle. Quest’anno, però, abbiamo avuto una temperatura quasi perfetta e questo ha fatto davvero la differenza.
Cosa hai scoperto di te stessa in questi 50 km? Che sono molto più determinata di quanto ricordassi. Ogni tanto ce ne dimentichiamo, poi arriva una giornata così a ricordarcelo.

In effetti l’ultramaratona aiuta a sentirsi più autoefficaci, coraggiosi, determinati, resilienti. Si fanno delle cose che sembrano impossibili, ma si possono fare, un passo alla volta.
Prossimi obiettivi?
A livello di gare importanti, in questi ultimi otto anni mi sono tolta davvero tante soddisfazioni. Forse mi piacerebbe Firenze, ma senza fretta. Voglio continuare a scegliere le gare con il cuore.
Sogni realizzati, da realizzare e incompiuti? Di sogni ne ho realizzati tanti. Ce ne sono ancora alcuni nel cassetto, come l’Extreme e Asolo. La 9 Colli, invece, per il momento preferisco rimetterla nel cassetto: credo sia giusto capire anche quando aspettare.

È importante avere sempre progetti, mete, sogni difficili ma non impossibili come la 100 km del Vulcano e la 100 km di Asolo ma anche avere la consapevolezza delle proprie capacità e possibilità, infatti la 9 Colli Running di circa 200 km, sembra davvero molto difficile.
Cosa ti motiva a correre ultramaratone? Perché è un ambiente incredibilmente sano. Sembra un paradosso, ma chi corre ultra ha capito che la vera sfida è con sé stesso, non con il cronometro, con i social o con il prosciutto della premiazione di categoria. Questo spirito mi fa sentire a casa.

Il mondo delle ultramaratone sembra essere un mondo privilegiato, la maggior parte degli atleti sfidano se stessi nel riuscire a portate a termine una gara, senza stress, ma con il piacere di farlo, apprezzando la compagnia di altri atleti, giornate festose di sport, treni di corridori che seguono percorsi di gare ogniuno con il proprio passo.
Cosa dicono di te famiglia e amici? La mia famiglia mi ha sempre sostenuta e continua a farlo. È un privilegio enorme. Gli amici hanno sempre una parola di incoraggiamento e sento il loro affetto e la loro stima. Sul lavoro, invece, credo che molti non abbiano ancora capito cosa faccio davvero nel tempo libero… probabilmente pensano che ogni tanto vado a fare una corsetta da 5 km! 
Ti considerano un esempio da imitare?
Non lo so. Ambizione, un pizzico di follia e una buona dose di incoscienza sono ingredienti difficili da imitare. Se però il mio percorso può trasmettere il coraggio di provarci, allora ne sono felice. 

Davvero molto coraggiosa Valentina, nel mettersi in gioco in gare di 50 e 100 km.
Cosa diresti alla Valentina di dieci anni fa? Le direi: Corri. Corri e fai tutte le follie che senti di voler fare, perché domani potrebbe volerci molto più tempo, o molta più fatica. 
Come ti vedi tra dieci anni? Mi vedo ancora in montagna, magari con un paio di bastoncini in mano invece che con un pettorale sul petto. Cambieranno i ritmi, cambierà il modo di viverla, ma la corsa ci sarà sempre. Fa parte della mia vita da oltre quarant’anni e credo che continuerà ad accompagnarmi, in qualsiasi forma.

La pratica di uno sport è come un treno che non si ferma mai, può rallentare, ma c’è posto per tutti lenti o veloci, ognuno con proprie modalità e possibilità e in compagnia è sempre molto meglio per condividere fatica e soddisfazioni di avercela fatta ancora una volta.

Un’intervista a Valentina è riportata nel libro “La 100km del Passatore
. Una gara fra coraggio e resilienza”, Edizione Psiconline.
La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza. 
È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione. 
Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell'autoefficacia, il graduale fare affidamento su
se stesso.

Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

Nessun commento:

Translate