venerdì 7 agosto 2026

Alessio Montenero: Trovare un equilibrio tra il corpo e la mente è il vero segreto

 Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it

Nello sport, così come nella vita, bisogna trovare un giusto e sano equilibrio tra il corpo e la mente, in modo che siano alleati e riescano a fare insieme cose belle e intense.

Di seguito approfondiamo la conoscenza adi Alessio attraverso risposte ad alcune mie domande.
Come ti descriveresti come atleta? Mi sento un principiante: non ho basi di atletica leggera, non vengo da una storia di successi e nemmeno da una famiglia che ha sempre fatto sport. Eppure, sono un atleta lo stesso. Credo nello sport. Ci credo come forma di cura e nella corsa in particolare. È questo che mi fa alzare ogni mattina prima della sveglia, per prendermi la mia razione di endorfine buone...  

La pratica quotidiana di sport è un’ottima razione di benessere per affrontare la giornata, o anche, a fine giornata, per svagarsi e ritrovare se stessi o eventuali amici.
Cosa — o chi — ha influenzato la tua scelta sportiva?
Ho deciso di perdere peso nel 2024 e, solo due anni fa, pesavo oltre 30 kg in più rispetto a oggi (qualche chilo l’ho ripreso, ma per costruire massa). La corsa e prima ancora la camminata è stata la scelta più difficile, quella che bisogna fare” quando si vuole davvero cambiare, come direbbe Benigni bisogna fare le cose difficili, non quelle facili. È stata la strada più efficace per un calo ponderale rapido e per dare una scossa al mio metabolismo. 

Si è sempre in tempo per salire su un treno dello sport per perdere peso, per mettersi in forma, per eccellere, per fare squadra. Basta decidere, provare, essere costanti e si può passare da una fase inconsapevole, precontemplativa a una fase della consapevolezza, contemplativa, per poi decidere di passare all’azione, quotidianamente, e poi si può passare nella fase del mantenimento continuando a praticare sport con costanza fino a star bene, sperimentare benessere e, quindi, uscire dal problema od ottenere il miglioramento voluto.
Complimenti per la 50km del Gran Sasso, cosa significa per te? Grazie innanzitutto per i complimenti. È difficile descrivere questa gara: potrei riassumerla in una parola, meravigliosa, ma rischierebbe di sembrare solo un effetto scenico… o qualcosa che ho sentito ripetere più volte dalla mia compagna di viaggio durante il percorso. Preferisco darle un significato più preciso.  
Per chi non la conosce è una gara che incute grandi paure almeno per me, che non avevo mai affrontato un’Ultra. Aspetti la
scimmia che dovrebbe arrivare al 31° chilometro, ma quando sei lì hai tutto davanti a te e finisci per goderti il panorama. Dal primo chilometro mi sono sentito piccolo, circondato da persone che avevano già corso tante Ultra. Eppure, dato che l’obiettivo è lo stesso per tutti, alla fine ti senti parte di un gruppo che corre o cammina verso un unico traguardo. 
In altre parole, per me questa gara è una sfida vinta: ho sofferto, ho combattuto, sono crollato e poi rinato. Proprio come la vita ci chiede ogni giorno.

Una bella metafora di una gara meravigliosa che può rappresentare una vita meravigliosa nonostante tante salite e difficoltà, ma anche tante scoperte e luoghi da ammirare e apprezzare, e in compagnia risulta essere sempre molto meglio, protetti, sostenuti. 
A chi la dedichi?
Non ho dubbi: a Laura Ligia. È stata la mia compagna di viaggio per tutta la gara, sempre al mio fianco. Mi ha dato coraggio, mi ha scandito i tempi, mi ha insegnato concretamente cosa significa correre un’Ultra. Mi ha letteralmente accompagnato per mano fino al traguardo. Non finirò mai di ringraziarla: è una vera forza della natura, determinata e piena di vita.  
C'è qualcuno che ti ispira? Sempre lei…la pacer Laura Ligia.

Una bellissima testimonianza di un’amicizia di un viaggio nell’ultramaratona per dimostrare come lo sport è uno strumento di vicinanza che non incute paura ma inietta coraggio, soprattutto se c’è una guida esperta che si mette a disposizione dell’altro che sia meno esperto, più timoroso o che abbia una disabilità, così come è solita fare Laura quale Guida FISPES, Alfiera di Joelette, Pacer in tante gare.
Qual è stata la parte più difficile? Hai temuto il caldo o qualcos’altro?
La parte più difficile è stata l’Altopiano: un vento assurdo, che ti entrava ovunque e ti spezzava il passo che volevi tenere. Abbiamo provato tante strategie, ma alla fine ha vinto lui. E noi abbiamo vinto al traguardo. 

A volte bisogna accettare e accogliere quello che c’è senza troppo contrastarlo, così si risparmiano energie utili in seguito per proseguire verso il traguardo.
Cosa hai scoperto di te stesso in questi 50km? Che posso riuscirci se credo in me stesso e nel mio obiettivo, passo dopo passo, dolore dopo dolore.  

Nelle
ultramaratone si scopre che si può fare nonostante razionalmente sembri impossibile, che bisogna buttarsi in mezzo, mettersi in gioco per capire come funziona, come si reagisce, affronta, supera ogni difficoltà.
Di quali gare vai più fiero? Di solito le gare che porto nel cuore sono quelle fatte per gli altri: quelle con la joelette, che permettono a chi non può correre di farlo con me e a me di correre con lui. E quelle con gli atleti non vedenti, dove nasce un senso di sicurezza reciproca che ti accompagna fino alla fine della gara.  

Una bella testimonianza di un atleta a disposizione degli altri per far squadra, per accompagnare, per sostenere l’altro nel raggiungimento di obiettivi che da soli non riescono, ricevendo in cambio non premi ma esperienze intense che fortificano.
Qual è stata la gara più difficile? Mi verrebbe da dire: quella che non ho preparato bene e in cui non mi sono nutrito a sufficienza. A oggi ne ricordo una sola: la Vertical Race. Solo 10 km, ma ho sofferto da morire per lo stomaco vuoto. Mai più. La lezione è servita.  

Domenica 29 marzo c'ero anch’io con
Alessio nello stesso Team di Alfieri per accompagnare il nostro Capitano in joelette verso il traguardo della Vertical Race, gara di 10 chilometri, organizzata da Forhans Team in collaborazione con Vertical’, - Fondazione Italiana per la Cura della Paralisi ONLUS.
Prossimi obiettivi? Sogni realizzati e da realizzare? Il calendario dei miei prossimi obiettivi è già scritto nella mia mente, come una strada che conosco ancora prima di percorrerla:
2026 sarà l’anno della: Wizz Air, La Corsa dei Santi, la Roma 15K con la joelette, La Corsa di Chiara sempre con la joelette, poi la Maratona di Firenze e la We Run Rome. Un anno pieno, intenso, fatto di passi condivisi e di sfide personali.  
2027 si aprirà con La Corsa di Miguel, ancora con la joelette, poi La Maga Circe, la Roma Ostia, la Maratona di Roma, l’Appia Run, la 50 km di Romagna, la Maratona di Milano, il Lago del Salto… e infine il Passatore, il traguardo che oggi sembra lontano ma che già sento chiamarmi. 
In che modo lo sport ti ha cambiato? Lo sport mi ha dato disciplina: ti impone regole, ti insegna a mettere in ordine le idee, ti prepara fisicamente ad affrontare le sfide di ogni giorno. A livello mentale mi ha reso più lucido; a livello fisico mi ha trasformato.  

La pratica di uno sport aiuta a sviluppare consapevolezze e, soprattutto, programmare obiettivi sempre più sfidanti per se stessi e per gli altri da sostenere e accompagnare.
Come ti aiuta lo sport nella vita di tutti i giorni? Essere pronti è una richiesta che la vita ti impone continuamente. Lo sport ti avvicina a quel punto: ti allena a trovare forza proprio dove pensavi non ce ne fosse più. 
Cosa ti motiva essere alfiere (spingitore) di Joelette? Il motivo non è mai cambiato. Da quando mi sono avvicinato alla Sod Italia oggi Fondazione Carol, è sempre lo stesso: il sorriso dei ‘Capitani mentre corriamo. Vederli liberi, anche se a volte costretti su quelle carrozzine; sentire il vento sulla loro faccia mentre spingiamo o tiriamo la joelette; percepire la loro felicità che si mescola al nostro sudore. Ci incitano, ci spingono a dare sempre di più, ad andare sempre più veloci. È questo che mi muove, ieri come oggi.  

Una bella testimonianza che aiuta a capire il mondo degli atleti in Joelette e il mondo degli atleti per le Joelette. Sempre più persone si avvicinano a questo mondo, sia Capitani che Alfieri per fare insieme squadra, percorsi di resilienza.
Un messaggio per incoraggiare le persone a correre? Non fatelo, se volete restare esattamente come siete. Lasciate perdere. Ma se volete migliorare la vostra vita, trovare un motivo per alzarvi presto la mattina, conoscere persone nuove e scoprire cosa siete davvero capaci di fare… allora sì. Fatelo. E fatelo di corsa. 
Alimentazione, pensieri e sensazioni: prima, durante e dopo una gara? Ho capito che alimentarsi è la cosa più importante. Fatelo in modo consapevole: non solo per mettere carburante, ma per prepararvi davvero alla gara che state per affrontare. Ogni distanza ha la sua alimentazione, i suoi tempi, le sue quantità. Io uso gel, cibo normale o quello che serve, purché non resti a secco: è una sensazione terribile, che non auguro a nessuno.  
I miei pensieri cambiano sempre, dipendono dalla gara. Di solito sono piuttosto ansiogeni: guardo l’orologio per capire quanto manca alla partenza, quanto manca alla fine, quanto manca al ristoro. Se porto la
joelette, penso a provarla bene e a dare sicurezza alla squadra. E poi, a fine gara, c’è il terzo tempo. E lì mi ci butto dentro senza riserve. 
 

Il mondo dello sport è fatto di allenamenti per prepararsi anche a gare dove ci si presenta consapevoli che bisogna faticare ma fare anche esperienza e quindi tutto deve essere sotto controllo, dall'alimentazione, all’abbigliamento, dallo studio del percorso e alla fine passa tutto e ci si ritrova dopo lo striscione d’arrivo stanchi ma soddisfatti.
Quali sono i tuoi allenamenti migliori? Quei chilometri fatti in compagnia, tra risate che alleggeriscono la fatica e sogni che sembrano più vicini quando li condividi. 

Insieme è sempre molto meglio nella condivisione di allenamenti e gare, fatica e soddisfazione.
Come alleni l'aspetto mentale? Credo profondamente in ciò che faccio: è da lì che nasce la mia forza. Trovare un equilibrio tra il corpo e la mente è il vero segreto, il punto in cui tutto comincia a funzionare davvero.  
Cosa diresti a te stesso di 10 anni fa? Al me stesso di dieci anni fa direi: Alessio, fermati un momento e chiediti davvero chi vuoi essere tra dieci anni. Così non va bene. Trova uno sport, qualsiasi. Ti servirà come valvola di sfogo, come ancora di concentrazione, come strada per ritrovarti. Mi ringrazierai.  
Come ti vedi tra 10 anni? Tra dieci anni mi immagino alle soglie delle 58 primavere: ancora in corsa, anche se non so a quali livelli, spero di riuscire, ogni tanto, a fare ancora qualche Ultra. Mi auguro di avere meno acciacchi di oggi, ma lo stesso sorriso sul viso. E soprattutto la stessa voglia di fare volontariato, per ricordarmi ogni giorno quanto sono fortunato a poter aiutare gli altri. 
Luciano De Crescenzo diceva che il presente dura un istante che fugge via subito, perché il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora. Ecco, io voglio vivere proprio in quell’istante: come se fosse l’ultimo giorno, intensamente, con la felicità di fare. 
Grazie, Matteo Simone, per avermi chiesto di rispondere a queste domande. Anche questo, per me, è un traguardo. Buona corsa a tutti o qualunque attività vogliate fare.

Auguro ad Alessio tanti piccoli istanti in fila godendoli uno alla volta intensamente, sempre con il sorriso e tanta gratitudine.

Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta

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