Dott. Matteo Simone
Le salite si possono temere ma si possono anche farsele amiche, anzi meglio amarle in modo da accettarle quando si incontrano, cavalcarle, terminarle con coraggio, fiducia, pazienza.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Samantha (Officine Mattio Cycling Club) attraverso risposte ad alcune mie domande.
Qual è stato il tuo percorso sportivo? Ho iniziato a pedalare 10 anni fa, (a circa 23 anni), non ho mai praticato sport prima, o almeno non ho mai trovato uno sport che mi prendesse veramente, ero molto concentrata ‘solo’ sulla musica, suonavo il violino a livello accademico e quindi era già abbastanza impegnativo, tra solfeggio, lezioni singole e orchestra. Mi ha messo in sella il mio attuale ragazzo, è iniziata così e poi ho deciso che volevo smettere di soffrire così tanto le salite, l'unica soluzione era diventare più forte, così ho fatto. Ero sovrappeso, mi sono allenata e con gli anni sono entrata in forma anche fisicamente.
Lo sport è come un treno che passa per caso oppure che si può prendere al volo grazie a qualcuno che invita e coinvolge e una volta saliti su ci si può impegnare per far sempre meglio, cercando di sperimentare sia benessere che performance, molto meglio facendosi amica la salita che potrebbe diventare una vera alleata del ciclista sapendola affrontare, gestire, superare sempre meglio con allenamenti specifici, senza temerla.
Quando e come hai iniziato a correre le granfondo? Ho iniziato con la BraBra nel 2016, facevo solo i percorsi medi perché lavoravo full time in un supermercato e non avevo l'allenamento per cimentarmi oltre.
Cosa dicono i tuoi familiari e i tuoi amici della tua attività sportiva? Arrivo da una famiglia completamente non sportiva, sono stata io a contagiare mia sorella, sono la più grande di 4 sorelle, sono sempre stata ‘irrequieta’ e con il bisogno di correre anche solo in cortile ogni volta che tornavo a casa, ho sempre sentito il bisogno di ‘sfogarmi’ lo dicevo fin da piccola a mia mamma, lei è molto protettiva, ma mi ha sempre sostenuto nonostante il suo ‘mi raccomando vai piano’ prima delle gare. Dopo il mio grande infortunio so che sono più una preoccupazione che altro, ma ci conviviamo. Io sono così, ho bisogno di muovermi e fare ciò che amo.
Il corpo vuole essere libero, ha bisogno di esprimersi nel movimento, correndo, giocando, saltando, esibendosi e a volte veniamo un po’ limitati nei nostri movimenti, nella nostra possibilità di sfogarci, di sentirci liberi, di esprimerci a nostro modo.
La pratica di uno sport ci può aiutare a trovare la nostra dimensione collegando corpo a mente, alleandoci nella ricerca di un nostro senso, di un nostro obiettivo, di una nostra sfida, difficile, stimolante ma non impossibile, con noi stessi e con gli altri, da soli o con l’aiuto di altri.
Quali competenze e caratteristiche possiedi come atleta? Sono una scalatrice pura, amo le salite lunghe e mi diverto anche in discesa. Tasto dolente la pianura, ma sono un peso leggero quindi non potrò mai essere un velocista e nemmeno mi piacerebbe.
È importante sviluppare l’autoconsapevolezza, la conoscenza approfondita di se stessi, in modo da capire come si è e cosa si può fare, da dove si è partiti e come, dove si vuole andare, quando e come.
Pensi che uno psicologo sia utile nel tuo sport? In quali aspetti e fasi? Si, credo che sia utile, sicuramente più di tutto in caso di infortunio.
Nella vita bisogna essere sempre centrati prima di tutto su se stessi per conoscersi sempre meglio, capire quale può essere un proprio bisogno o esigenza e come mobilitare energie utili e necessarie per soddisfarli cercando di scegliere obiettivi, mete, sogni da trasformare in realtà.
Tutto ciò pare semplice ma è difficile da fare, a volte c’è bisogno di un amico, di una persona più esperta, di un allenatore, di uno psicologo che aiutano a conoscersi meglio, a comprendere proprie caratteristiche, qualità, capacità ma soprattutto a rimodulare sempre obiettivi, soprattutto se accadono eventi imprevisti, improvvisi, considerati catastrofici, destabilizzanti, dove si tratta di rimettersi in gioco in modo diverso, con le risorse residue, con pazienza, accettando e cambiando il corso e le sorti della propria vita.
Bisogna sempre trovare u piano B che soddisfi, che sia abbastanza sfidante e motivante per rimettersi in gioco, per ritrovare stimoli per andare avanti in modo diverso.
L’evento sportivo in cui hai vissuto le emozioni più gratificanti? La Maratona Dles Dolomites. L'ho vinta, forse in fondo al mio cuore un po' me lo aspettavo, ma poi realizzarlo è stato molto gratificante ed emozionante.
Il 2 luglio 2023 Samantha Arnaudo ha vinto la Maratona delle Dolomiti-Enel 138 km in 5h05’44’’, precedendo Martha Maltha 5h24’33” e Martina Trevisiol 5h24’35”. Tra gli uomini vinse Ruffaut Loïc 4h29’41”, precedendo Elettrico Tommaso 4h30’13” e Hagenaars Patrick 4h30’13”.
Qual è stata la tua situazione sportiva più difficile? La mia caduta in El Salvador durante il tour con la squadra élite BePink nel 2024. Un calvario. Ma non mi pento, io volevo essere lì, ero nella giornata della vita, stavo benissimo e finalmente sentivo che potevo fare risultato, avevo ricevuto una spallata in gruppo e l'avevo restituita, da li ho detto: ora mi faccio spazio e oggi devo fare risultato. Poi ho forato la ruota anteriore e sono caduta improvvisamente sull'asfalto a oltre i 50km orari, nessun graffio, ma sono atterrata in pieno sul femore, nel paese in cui nessuno vorrebbe cadere e ricevere cure.
Sono stata giorni in ospedale senza dormire con il collo del femore rotto, mi hanno detto che non c'era nulla da fare: era sbriciolato e potevo solo scegliere quale protesi desiderassi, contando che non avrei mai più potuto fare sport da quel momento e non potevo rientrare a casa per almeno un mese perché era troppo rischioso volare per me.
Poi per fortuna mi hanno trasportato in Guatemala in una clinica privata e un medico ‘miracoloso’ ha provato a salvarmi le ossa con dei chiodi e delle viti, annunciandomi che era un tentativo, potevo comunque avere una necrosi in qualsiasi momento e in tal caso necessitavo di una protesi.
Sono rimasta da sola in Guatemala fino a che 10 giorni prima del rientro mi ha raggiunto il mio ragazzo e mi ha aiutata a rientrare in Italia, perché ho avuto dei problemi con i mezzi di sintesi (ho le ossa troppo minute e quindi per un mese dall'operazione ho avuto raccomandazione di non caricare nemmeno un kg del mio peso sull'arto, quindi mi muovevo in sedia a rotelle o con le stampelle su una sola gamba).
Come hai superato crisi, sconfitte e infortuni? Mi sono fatta coraggio e ho detto: 'non hai scelta, puoi solo essere forte, sei qui da sola e devi sopravvivere'.
Forse sono diventata ancora più indipendente, troppo anche... Soprattutto rientrando in Italia sentivo di far fatica a riuscire a vivere e convivere con altri, prima mi sentivo sola e poi non volevo nessuno. L'ho superato, perché non avevo scelta. Ciò che non ti uccide ti rende più forte no?
Un’esperienza davvero traumatica sia dal punto di vista fisico che psichico che può lasciare segni indelebili sia dal punto di vista fisico che psichico, ma con il trauma psichico ci si può lavorare e a volte a seguito di un trauma psichico si diventa addirittura più forti, consapevoli, fiduciosi, resilienti, prendendo in mano le redini della propria vita con l’aiuto anche di professionisti con un percorso adatto, mirato, sufficiente di elaborazione, accettazione cercando di sperimentare la cosiddetta crescita post traumatica.
Cosa hai scoperto di te praticando sport? Resilienza e resistenza. Punti forti in bici e nella vita.
Lo sport è una palestra di vita, soprattutto lo sport di endurance come le Granfondo, dove si tratta di pedalare restando in equilibrio e attraversando salite anche lunghe e con pendenze importanti, con la consapevolezza che si può cadere dalla bici, così come si può cadere nella vita quotidiana, ma ci si può rialzare e decidere di continuare ad andare avanti anche se non più come prima, ma in modo diverso e consapevole.
Sogni realizzati, da realizzare, irrealizzati? Ho vinto tutto da amatore, ho raggiunto il mio sogno di diventare professionista: il mio sogno era finalmente il Giro d'Italia, naturalmente irrealizzato per via dell'incidente, è ancora una ferita che brucia.
Quando si gode è il momento di godere per un risultato, un successo, una conquista, essendo presenti a se stessi, soprattutto quando si è al massimo della propria performance ma con la consapevolezza che tutto non dura per sempre, tutto può cambiare e bisogna accettare e stare con quello che c'è in ogni momento.
Quello che si riesce a fare in ogni momento, va apprezzato e memorizzato nel cuore, nel corpo e nella mente, in modo che il ricordo resti vivo per ricordarci chi siamo, chi eravamo, il percorso fatto.
Purtroppo, può succedere che a un certo punto le cose non vanno più bene per qualche motivo, tra i quali l'infortunio ed è difficile accettare ogni minimo cambiamento di vita, soprattutto se è in negativo e comporta un cambio di progetti stimolanti e sfidanti, come l'interruzione di sogni da rincorrere da anni, ma bisogna andare avanti e capire come cambiare la nostra vita, il nostro approccio.
All'inizio è dura, si soffre, ma poi si trova un senso, un piano B, a volte si diventa più forti dentro, si vive nel momento presente.
Qualche consiglio per chi vuole cimentarsi nelle granfondo? Dev'essere una cosa motivante e stimolante, non causare stress e irritazione. È amatoriale, lo dice la parola: amatele, altrimenti non fatele. Se vi diverte e stimola allenarvi, mangiare bene, avere risultati o anche solo pedalare in posti meravigliosi: fatelo. Mettete sempre al primo posto voi stessi, la salute e la sostenibilità nel vostro contesto di vita.
Affidatevi a professionisti se avete intenzione di fare grandi volumi di allenamento, per una questione di salute, oltre che di performance, perché se si lavora e ci si allena tanto, si rischia di bruciarsi prima ancora di ottenere risultati.
Si può fare tutto, ma meglio essere seguiti e sostenuti da persone più esperte per non bruciarsi, per far sempre meglio, gradualmente senza fretta, curando diversi aspetti fondamentali.
Chi ti ispira? Marco Pantani.
Cosa c’è oltre lo sport? Attualmente sto preparando la tesi per la laurea in nutrizione, mi focalizzerò su quello oltre che allo sport, che continuerò a fare seppur in maniera meno agonista.
Ma ogni giorno della mia vita avrà dentro un po' di sport, è uno stile di vita. Spero con la mia esperienza di aiutare altri atleti a ottenere risultati soddisfacenti, che saranno un risultato anche per me. Amo viaggiare, spero di riuscire a continuare a farlo.
La vita è ciclica, ci sono fasi e cicli, ci sono fasi dove si può spingere, si può arrivare all’apice della performance, può andare tutto bene, e ci sono fasi dove bisogna focalizzarsi su altro, accettare il momento presente, trasferire ad altri quanto appreso.
Cosa e chi ti aiuta a migliorare il tuo benessere e le tue prestazioni? Le prestazioni sono frutto mio e di Annalisa (il mio semi-coach), se si parla di watt in bici. Perché attualmente mi autogestisco, su sue indicazioni, gli allenamenti.
Naturalmente ho capito con il tempo che le prestazioni sono frutto di focus mentale, cosa che credo essere una delle mie doti più spiccate, riesco a staccarmi dal mondo se decido di vincere una gara, o quanto meno arrivo comunque alla mia miglior prestazione.
Il benessere credo dipenda principalmente da noi stessi, dalla giusta cura che abbiamo per noi, per il nostro corpo, per il nostro recupero oltre che l'allenamento. Sicuramente le persone attorno sono parte del nostro benessere, dobbiamo saperle scegliere con molta cura, circondarci di chi crede in noi e allo stesso tempo sa dirci quando sbagliamo. Credo inoltre, che se non si sa stare bene in solitudine, non c'è nessuna persona che possa provvedere a portarci questo. Vedo spesso persone che provano quasi ‘affanno’ per la necessità di essere contornati da persone, quando vinci anche solo gare amatoriali, tutti vogliono essere vicino a te, o meglio, ti ritrovi ad avere molte più conoscenze, ma a maggior ragione, è giusto avere cura di pochi intimi.
Samantha sembra essere molto resiliente nell’aver attraversato un periodo molto buio della sua vita dove si è trovata a dover accettare di non poter più puntare alla peak performance a causa di un incidente ma è circondata da persone molto valide che l’aiutano ad andare avanti nella ricerca del meglio per se stessa e anche per gli altri.
Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR












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