Campione e vicecampione italiano 100 km 2026 corsa su strada
Sabato 23 maggio 2026, ha avuto luogo la 100km del Passatore vinta da Alessio Milani in 6h47’42”, precedendo Enrico Bartolotti 6h55’46” e il francese Julien Nison 6h57’35”.
A seguire David Colgan 7h03’25” e Danilo Brambilla 7h11’45.
Tra le donne ha vinto Nikolina Sustic Stankovic (CRO) 7h28’22”, precedendo Daniela Valgimigli 7h55’32” e Sarah Giomi 8h02’24”.
La 100 km del Passatore era valida anche quale Campionato Italiano 100km corsa su strada e pertanto il Campione Italiano 2026 è Alessio Milani, vicecampione italiano Enrico Bartolotti e il bronzo italiano è stato conquistato da David Colgan.
Di seguito approfondiamo l’esperienza di Alessio Milani ed Enrico Bartolotti attraverso risposte ad alcune mie domande il giorno dopo la gara.
Complimenti per il podio al Passatore, che effetto ti fa?
Alessio: Sono arrivato al traguardo pieno di gioia, un’emozione grandissima. Mi sono emozionato tantissimo perché ho avuto un anno difficile, ho dovuto riprendermi dagli infortuni.
Dopo lo scorso Passatore sono stato fermo 6 mesi, ho ripreso a correre decentemente da gennaio, sempre con qualche problemino. Più o meno a febbraio-marzo mi è passato tutto e sono riuscito a incrementare pian piano. Poi ho avuto la problematica della sciatica a metà aprile e ho dovuto star fermo una settimana e ciò mi ha rallentato la preparazione che già era in ritardo. Infatti, pensavo di non essere presente., in una settimana sono riuscito a recuperare, non mi dava più fastidio e ho ripreso la preparazione piano piano. L’ultimo mese sono arrivato al Passatore un po’ titubante, guardingo, avevo paura di non potercela fare e al mio arrivo ho visto tutte queste mie emozioni: i miei sforzi per riuscire a esserci, le mie fatiche, i sacrifici che ho fatto per essere lì; li ho visti tutti davanti e mi sono messo a piangere all’arrivo perché non ci credevo, sembra una cosa pazzesca, mi emoziono ancora. Vincere due volte il Passatore dopo tutto quello che ho passato, mi mette il cuore in gola, ti posso lasciar pensare quello che ho provato.
Enrico: Ciao Matteo e grazie ancora per questo tuo interesse per noi atleti di cuore come ci definiscono per la tanta passione che mettiamo nelle mattate che compiamo.
La vita è molto dura per gli ultramaratoneti che devono sempre trovare il tempo sufficiente e adeguato ad allenamenti di qualità e di quantità e a volte arrivano gli infortuni per il sovraccarico di lavori e di chilometri ma ogni tanto arriva una gioia come vincere o andare a podio in una gara importante come il Passatore, fare una prestazione migliore, vincere o andare a podio in un campionato italiano.
Gli ultramaratoneti sono atleti che praticano questo durissimo sport con tanto cuore, tanta passione, con la voglia di mettersi in gioco, fare esperienza, approfondire la conoscenza di se stessi e degli altri.
Sfide durissime ma fattibili previo periodi consoni, congrui, accurati, mirati di allenamento, arrivandoci gradualmente dopo anni.
È importante raccogliere loro testimonianze, capire cosa gli spinge a fare tanti chilometri, tanta fatica per arrivare a un traguardo, per sognare e cercare di trasformare sogni in realtà, provando e riprovandoci, apprendendo da ogni esperienza allenamento, gara, andando avanti con più coraggio, fiducia e resilienza.
Come ne sei uscito?
Alessio: Oggi sto bene, andrò a correre. Sto bene, l’ho corsa come volevo. Ho impostato il mio ritmo, sapevo che se avessi tenuto quel ritmo lo avrei portato fino alla fine, Avevo paura degli altri, del francese e mi dispiace che Dario Ferrante non fosse il via, era un altro tosto concorrente forse anche più del francese Nison. Sapevo che c’era un ragazzo della corsa in montagna, non sapevo come andava o come si comportasse sui 100km, perché questo è il dubbio su atleti che non l’hanno mai fatta e sono forti, non sai come vanno.
Sapevo che c’era un altro francese che aveva vinto l’Isola d'Elba ma poi non l’ho viso al via, quello mi ha dato più preoccupazioni di tutti, in partenza pensavo: ‘questo è forte, partirà forte’, ma poi non l’ho visto. Ho voluto impostare il mio ritmo e quindi quando poi sono rimasto solo, ho fatto la gara da solo facendo il mio ritmo. L’ho vissuta bene, gli ultimi 30 km sapevo che avevo vantaggio e ho cominciato a godermela tutta, a salutare il pubblico, a fare quattro chiacchiere con il motociclista della telecamera, con alcuni ragazzi che si erano accostati in bici, ho fatto qualche selfie, mi hanno fatto qualche video, volevano una dedica alla figlia, mi sono messo a ridere, a scherzare, l’ho vissuta più serenamente possibile cercando di godermela tutta fino alla fine.
Enrico: Non mi aspettavo posizione o vittoria che sia, visto che molti mi hanno percepito forse in qualche modo dispiaciuto per il secondo posto o amareggiato, ma ne esco fuori completo e soddisfatto! L’obiettivo era il sub 7 per l’ultima chiamata alla maglia azzurra e così è stato!
Gli ultramaratoneti non mollano mai, sono instancabili, spingono fino alla fine e quando tutto è finito, il giorno dopo si ritorna a correre anche dopo una gara di 100km, perché l’ultramaratona è una terapia, perché il corpo e la mente hanno bisogna di svagare, perché si ha voglia di sentire il corpo e i muscoli come stanno, per ricominciare, per progettare nuovi obiettivi, per far meglio la prossima volta.
Sono tanti i pensieri e i dubbi degli ultramaratoneti, soprattutto durante la preparazione, prima della gara, all’inizio della gara, durante la gara e nel finale. Basterà la preparazione, sarà sufficiente, chissà gli altri come si allenano, cosa fanno di più o meglio, chissà chi ci sarà alla partenza, chissà come andranno gli altri, se ci saranno sorprese, se si sarà all’altezza della situazione.
Quest’anno il livello degli atleti era molto più forte, i primi tre sotto le 7 ore, mentre l’anno scorso solo i primi due sotto le 7 ore.
Alessio Milani ha vinto facendo quasi 3’ minuti meglio dell’anno scorso, Enrico Bartolotti è arrivato 2° facendo circa 25’ meglio dell’anno scorso e Julien è venuto in Italia a Firenze per vincere, ci ha provato, ha fatto quasi 2’ minuti meglio dell’anno scorso.
La parte più difficile?
Alessio: La parte più difficile per le gambe è stata dal 70^ in poi, come sempre; sono quei momenti che manca ancora parecchio, hai meno energie, le gambe sono un po’ più durette. Quest’anno ho fatto una prima parte molto più forte, le sentivo un po’ più stanche e quindi l’ultima parte, gli ultimi chilometri, dall’80°, le avevo durette. Però avevo ancora energie e me la sono goduta mentalmente, ero più a livello fisico stanchetto.
Invece a livello mentale, forse la parte più dura è stata all'inizio dove appunto avevo tutti gli avversari che facevano la gara su di me, io cercavo di studiare, pensavo: ‘cavolo siamo partiti forte, sono tutti qua’, mi avevano accerchiato, vedevo che molte volte Nison se prendeva qualche metro poco più avanti, sembrava quasi che si girava, vedeva che ero dietro, frenava, rallentava per aspettarmi, io pensavo: ‘perché si gira’, probabilmente, mi scortavano, facevano la gara su di me, volevano vedere cosa facevo, probabilmente ero un punto di riferimento, pensavo: ‘devo fare la mia gara’, poi pian piano si è sgranato il gruppo e siamo rimasti in tre: io, Brambilla e Nison, però vedevo che stavano lì.
Ero un po’ preoccupato, pensavo: ‘cavolo quest’anno è veramente dura, vediamo in discesa che vado giù forte, se si staccheranno’, ma anche in discesa, stavano lì e pensavo: ‘cavolo, non si staccano, quest’anno è veramente dura, chissà se ce la faccio’, erano tutte preoccupazioni mie. Poi alla fine della discesa ci siamo sgranati, perché il ragazzino Brambilla mi ha preso 50 metri e infatti lì ero preoccupato veramente. Nison, a sua volta, si è staccato da me, ho pensato: ‘qua si sta facendo la gara’, in realtà dopo, invece, nel giro di 2 km, prima di Borgo San Lorenzo, sono riuscito a ricucire il gap, ma senza sforzi, su Brambilla e da lì in poi ho voluto vedere se Brambilla, che faceva corsa in montagna, puntava alla salita della Colla.
Ho pensato: ‘qui si fa la gara’, comunque pensavo a dover gestire, mi sono concentrato tanto su di me. Alla fine, appena arrivata la salita, probabilmente avevo più energie, ho sempre fatto il mio passo e lui pian piano si è staccato, ha perso qualche metro e da lì sono rimasto da solo fino alla fine. La parte mentale più difficile è stata i primi 30km.
Enrico: ‘Audace’ l’hanno definito il mio tentativo del tempo su un percorso come il Passatore con le sue difficoltà, che a suo modo presenta una qualsiasi cento chilometri anche in piano, ma ricordiamoci che io sono di Faenza e per me c’è una componente mentale e una vena romantica, se me lo concedi, di tornarmi a casa sulle mie gambe da Firenze.
Gare di 100km sono davvero molto difficili, soprattutto la 100km del Passatore che prevede una lunghissima salita fino al Passo della Colle di 900 metri circa di altitudine e a fine maggio si può rischiare una giornata molto calda.
A Vetta le Croci 16 km, transitano insieme Alessio, Julien e Danilo in 1h09’16” inseguiti a circa 1’ da David ed Enrico.
Al Passo della Colla 48,2 km, transita Alessio per primo 3h24’56” inseguito a pochi secondi da Danilo 3h25’15” e a circa 6’ da Julien 3h31’01” a seguire David con un distacco di circa 7’ ed Enrico circa 12’.
A Brisighella transita sempre primo Alessio in 6h01’59, precedendo di circa 9’ Enrico che ha fatto il grande salto superando i tre atleti che lo precedevano, a seguire Julien a 1’, David a 2’, Danilo a 4’ superato da Enrico, Julien e David.
Una gara durissima, con un percorso durissimo, la giornata caldissima, gli avversari agguerriti, spietati, che volevano capire come battere Alessio, se seguirlo, se anticiparlo, se andare in fuga, se attendere un suo cedimento.
Una gara durissima che oltre alla stanchezza fisica prevedeva anche una stanchezza mentale, soprattutto la prima parte, per capire a chi badare, chi temere, come gestire la gara, come impostare i ritmi.
Una gara contro i pensieri e contro i dubbi ma alla fine ci si abbandona al proprio corpo, ai propri ritmi, alla propria fiducia di far bene, di poter fare ancora bene come le altre volte.
Alessio: In realtà ho avuto una preparazione molto travagliata; quindi, di test importanti non ne ho avuti e sicuramente il test che ho fatto è stato la 50 km di Romagna il 25 aprile, dopo una settimana che avevo ripreso a correre, venivo da una settima ferma a metà aprile. Ho fatto anche bene alla 50km di Romagna, era un test per vedere se il dolore alla sciatica mi tornasse, se era recuperato, ho pensato che 50 km con dislivello era un test. L’ho fatta bene, Nison era arrivato 2’ avanti, anche per quello ho pensato: ‘cavolo Nison sta andando forte’; però, appunto, io l’ho fatto che probabilmente avevo perso parecchio della mia preparazione, perché con una settimana fermo perdi tanto, sapevo di aver fatto la 50 km non in condizioni ottimali, quello poco ma sicuro; quindi, era un test ma forse più dal punto di vista mentale, per vedere se la sciatica era rientrata. Il 10 maggio ho voluto fare la maratona dell'Elba per testare la sciatica anche lì, con 600 metri di dislivello, salite e discese; l’ho sfruttata per fare un buon lungo anche se non era lunghissimo, per mettere su chilometri e testare le sensazioni e questa è andata anche meglio della 50km di Romagna.
Gli allenamenti dopo sono stati, secondo me, test principali. 10 giorni prima tutti gli allenamenti dicevano che c’ero come l’anno scorso, se non qualcosa meglio o comunque ero come l’hanno scorso, fisicamente sembrava che era tutto a posto. Ero molto preoccupato perché sapevo di non aver fatto tutta la preparazione e non sapevo se carburavo per 100 km, avevo quel buco della distanza, non sapevo se ero pronto per 100 km in realtà i ritmi c’erano, la mia frequenza cardiaca c’era, ero in forma, quindi avevo solo questo dubbio, poi in gara si è visto che c’ero e sono riuscito a fare anche meglio dell’anno scorso e sono strafelice: ho fatto il personale, sono diventato per la prima volta campione italiano assoluto della mia vita, ho riabbassato il record personale del Friuli Venezia Giulia che era sempre mio. Più felice di così non si poteva, grazie di tutto.
Enrico: Il tanto lavoro è stato fatto e dedicato coi giusti ritmi e carichi mentali e fisici negli ultimi anni per fare il tempo!
Trattasi di una gara molto difficile con dislivelli notevoli che richiede una preparazione accurata e mirata con lavori lunghissimi di potenziamento in salite lunghissime.
Avere chiaro un obiettivo, significa che si è già a buon punto verso il conseguimento di tale obiettivo, con vari step che possano convalidare i propri propositi. Un grande sogno che si può cavalcare continuando a lavorare di qualità e quantità chilometrica, e curando sia aspetti fisici che mentali.
Dott. Matteo Simone
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR








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