giovedì 24 dicembre 2015

Ricerca interiore attraverso la lunga corsa, le lunghe distanza

Psicologo dello sport, Psicoterapeuta

Si riconoscono i limiti mentali, e quindi la possibilità di andare avanti superando i blocchi mentali, e di percorsi non solo lungo strade e sentieri ma anche dentro se stessi, una ricerca interiore attraverso la lunga corsa, le lunghe distanza, Marco Dori così spiega le sue impressioni: “Significa misurarmi con i miei limiti soprattutto mentali. Non ho una corporatura da maratoneta; sono alto 1,94 mt e peso intorno ai 95 kg e negli anni passati già la maratona per me era una misura limite. Poi ho scoperto le ultra e ciascuna di esse è stato un percorso dentro me fatto di sfida, difficoltà, solitudine, contatto con la natura, rispetto, voglia di mettermi alla prova. Quando parto so che vivrò un’esperienza irripetibile e unica.”
Anche per Gustavo Ismail, si tratta di sfide e di superare il limite che a volte può essere condizionato dalla mente: “Placer, sentir que uno siempre puede mas, que NO hay limites mas que el de la mente humana. (Il piacere, sentire che uno può sempre di più, che non ci sono limiti più di quelli della mente umana).” Per Ivano Cipolletta del Team Frizzi e Lazzi Run e Walk, si tratta di sperimentare benessere ma anche, allo stesso tempo, cercare di andare incontro al limite: “Ivano Cipolletta: “Per me è passare una giornata con amici, il silenzio della gara, la compagnia di paesaggi stupendi e della voglia di oltrepassare i propri limiti imparando ad ascoltare e gestire il nostro corpo.”
Armando Quadrani: “Spostare i limiti fisici e mentali oltre uno schema predefinito. In trigonometria esprimerei il mio pensiero dicendo che è il limite che tende all'infinito. Non ci sono ostacoli, barriere, punti di arrivo che possono interrompere una avanzata. Una continua ricerca del mio io, che forse non riuscirò mai a scoprire fino a dove è stato collocato. Un viaggio continuo con me stesso, dentro me stesso. Quasi un peregrinare senza meta, un navigare a vista. Una retta infinita che non ha un punto di origine ne di arrivo.” Alina Losurdo: “Essere Ultramaratoneta non la ritengo solo una questione di km oltre il numero 42, ma testa, spostare quel limite e cercare dentro di me nuovi stimoli soprattutto quando dopo tante ore che sei a spasso senti dentro quella vocina diabolica che ti chiede di fermarti. Un viaggio si ma lungo e che fa sognare, fa nascere e morire un milione di volte ma ti porta al traguardo.“

La Capoeira, sport nazionale brasiliano

Dott. Matteo Simone 
Psicologo, Psicoterapeuta

La capoeira nacque in Brasile da schiavi di origine Bantu provenienti dall’Angola che si esercitavano tra di loro a combattere mentre erano reclusi in celle molto basse.
La Capoeira era vietata perché si temeva che gli schiavi si preparassero troppo bene a combattere e questo non era accettabile per le autorità locali, così quando i capoeiristi si accorgevano di essere visti simulavano di danzare. 
Capoeira non è solo giocare ma è anche suonare, cantare, conoscere la storia, educazione.

Percorsi sportivi gratuiti per bambini e adolescenti con disagio

Matteo SIMONE 
 

Forgood, sport gratis per 700 bambini. 

Sport Senza Frontiere lancia un grande progetto in partnership con diverse fondazioni per promuovere il benessere di 700 ragazzini disagiati a Milano, Roma, Napoli e Buenos Aires. Attività sportive ma anche monitoraggio sanitario e counselling psicologico.
A Milano, Roma, Napoli e Buenos Aires, 700 bambini e adolescenti svantaggiati provenienti da quartieri a rischio e particolarmente disagiati potranno frequentare corsi sportivi gratuiti presso le associazioni aderenti alla “rete solidale” di Sport Senza Frontiere e in più seguiranno un percorso di educazione alla salute integrato da uno screening e monitoraggio sanitario, affiancato da un counselling rivolto alle famiglie. 

mercoledì 23 dicembre 2015

Il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi

Il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. 

Marcel Proust


Il prossimo 10 Aprile parteciperò alla Maratona di Roma, correndo i leggendari 42 km. Per coronare questo momento sportivo ho deciso di affiancarvi una sfida solidale. Il mio obiettivo è di raccogliere 1.000 euro di donazioni a favore del progetto “FOR GOOD”, di Sport Senza Frontiere.

Con questo gesto dimostreremo che basta poco per fare tantissimo.
Tutti I fondi da me raccolti andranno INTERAMENTE al progetto che sostengo.


Grazie, con il cuore e con le gambe!


Il team di Rete del Dono

lunedì 21 dicembre 2015

Sport veicolo di educazione, inclusione sociale e benessere di tutta la Comunità


Ritengo che lo sport sia una scuola di vita, sia lo sport individuale che quello di gruppo permettendo agli atleti, ai ragazzi di conoscersi, di mettersi in gioco, di diventare una risorsa per la squadra, di sperimentare il gioco ma anche l’agonismo.

Appassionato di sport come opportunità di conoscenza della propria persona e per il benessere psicofisico, emotivo e relazionale, ed avendo la passione per la corsa in particolare, inoltre in qualità di psicologo dello sport e dell’esercizio fisico, mi piacerebbe trasmettere l’idea della pratica sportiva come opportunità di integrazione sociale.

Pertanto vorrei correre la Maratona di Roma coinvolgendo gente ed invogliando persone ed Enti a contribuire alla vision dell’associazione Sport Senza Frontiere che è una onlus che da anni si batte per l’integrazione sociale attraverso lo sport.

Il suo operato si avvale di operatori qualificati e in collaborazione con una rete solidale di partner e associazioni sportive, organizza percorsi sportivi gratuiti per bambini e adolescenti che si trovano in una situazione di grave disagio sociale.

Grazie al progetto “FOR GOOD”, l’associazione opera a Milano, Roma, Napoli e Buenos Aires con l’obiettivo ambizioso di seguire 700 bambini e adolescenti svantaggiati provenienti da quartieri a rischio e particolarmente disagiati.

Clement Molliet, Sky Trailer: Ultrarunner è un manager della sua gara

(Ultrarunner is also a manager, he needs to manage his race all the way)
Matteo SIMONE

Per approfondire il mondo degli ultramaratoneti e delle gare estreme mi è stato proposto di scrivere un testo che tratti il tema dal punto di vista psicologico, anche attraverso testimonianze di atleti simbolo di queste discipline. E’ importante conoscere cosa motiva questi atleti, quali sono i meccanismi psicologici, cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici.
Ho predisposto un questionario ed ho raccolto più di 100 testimonianze. Questo ci permette di conoscere più da vicino le motivazioni che affascinano le persone ad avvicinarsi a questo tipo di discipline considerate estreme. Sono stati contattati atleti che hanno percorso competizioni sportive della distanza superiore alla maratona e quindi anche coloro che hanno gareggiato alle IRONMAN che prevede 3,8km di nuoto, 180k. di bicicletta e la maratona di corsa a piedi.
Tra gli atleti contattanti anche alcuni non Italiani, tra i quali Clement Molliet, medaglia di bronzo nel 2015 al Campionato Europeo Sky Trail svoltosi in Val d’isere.
 Ecco cosa ci racconta Clement che possiede anche una pagina facebook
You can define Ultrarunner? (Ti puoi definire ultramaratoneta?)  “Ultrarunner is an athlete for me. It’s a guy who’s ready to puch his limit and going in an other world. Ultrarunner is also a manager, he needs to manage his race all the way. (Per me Ultrarunner è un atleta. E’ un ragazzo che è pronto a spingere il suo limite ed andare in un altro mondo. Ultrarunner è anche un manager, ha bisogno di gestire la sua gara per tutto il percorso.)”
What was your path to becoming a Ultrarunner? (Qual è stato il tuo percorso per  diventare un ultramaratoneta?) I was not really in this world in my past. I was nordic skier and mostly a short distance skier. (Sprint). I was in the junior french ski team during 3 years. (Non ero veramente in questo mondo nel mio passato. Ero sciatore nordico e per lo più sciatore di brevi distanze. (Sprint). Ero nella squadra di sci francese juniores per 3 anni.)

Il mondo degli ultramaratoneti è sorprendente

Matteo SIMONE

Il mondo degli ultramaratoneti è sorprendente, sto approfondendo la conoscenza di questi fantastici e bizzarri personaggi e le risposte che mi danno sonno le più strane e particolari, alla domanda “Ti puoi definire ultramaratoneta?” e le risposte sono le più bizzare, gli intervistati si divertono piacevolmente a raccontare le svariate gare fatte nel corso della loro carriera, le più difficili le più lunghe, le più sofferte.
Per esempio Michele Monti è un ultracorridore che piace correre anche in mare, sui fiumi, ecco la sua risposta: “Mi posso definire ultra maratoneta, faccio gare sia in bici e sia corsa e corro pure dentro il mare”. Non esistono limiti per queste persone particolari e fantasiose, possono prediligere deserto, ghiaccio, strada, pista, l’importante è correre e non fermarsi, arrivare al traguardo in qualsiasi modo e vivere l’esperienza piacevole di questo sport.
Fare tanto sport per tempi prolungati ed in modi diversi è anche una caratteristica dello spagnolo Arnaud Julia Bonmati, un atleta professionista (team Buff), specializzato in Raid Avventura multisport e Ultra Trails di montagna, Campione Mondiale di Raid Avventura nella Bimbache Extrem. Nel 2012 e 2013 vince il Campionato Catalano di Ultra Trail. Il 2013 vince il TDS (sur les Traces des Ducs de Savoie), 119 km con 7250 metri di dislivello positivo. Ecco cosa risponde: “Io non mi definisco come un ultrarunner, Io normalmente dico che sono un atleta di ultra distanza. Mi piacciono molti sport, ed in ogni sport mi piace la lunghezza e la durezza. Questo è il mio stile di vita e in tutti gli sport che pratico. (I don’t define myself like a ultrarunner, I normaly said that I’m and ultra distance athlet. I love a lot of sports, and in each sport I like the long and hard. This is my style in life and in all the sports that I practice.)”
Gli atleti non per definirsi ultramaratoneti non si riferiscono solo alla quantità di chilometri percorsi o da percorrere in gara ma si riferiscono anche ad una mentaliutà che guarda oltre, ecco come risponde alla domanda Ciro Di Palma: “Certo, sono un ultramaratoneta, per due motivi: il primo è perché corro distanze oltre la classica maratona e il secondo è perché ho la mentalità da ultramaratoneta...GUARDO OLTRE !!!”

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