giovedì 5 marzo 2020

Andrea Di Somma, runner: I miei obiettivi viaggiano paralleli a quelli del team


L’Atletica La Sbarra è un’Associazione Sportiva Dilettantistica di Tor Tre Teste, attiva nel panorama podistico regionale e nazionale dal 1999. Andrea Di Somma è Presidente della società e di seguito il suo punto di vista su organizzazione, coinvolgimento, risultati, clima di squadra.
Qual è stato il tuo percorso come atleta?Ho iniziato a correre nel 2007 quando vivevo in Spagna, a Sevilla, lungo le rive del Guadalquivir. Dal 2010 mi sono tesserato con l’Atletica La Sbarra e ho iniziato a gareggiare. Ho sempre fatto sport: da juniores praticavo windsurf a livello agonistico, successivamente sono passato alla mountain bike.”

Come mai partecipi alla Corri per il verde individualmente e di squadra?Partecipo ininterrottamente dal 2010. Condivido pienamente gli ideali storici di questa manifestazione sportiva: il rilancio di aree verdi in zone marginali della città caratterizzate spesso da situazioni di degrado urbanistico. Considero le aree verdi urbane luoghi in cui è possibile riscoprire uno spirito di collettività contrastando il disagio sociale che talvolta caratterizza questi quartieri. In questi anni ho avuto modo di conoscere dei parchi, che non avevo mai visitato, con delle potenzialità di ripresa enormi per il territorio periferico romano.”

In che modo coinvolgi gli atleti a partecipare alla corri per il verde?Esiste una forte componente storica della mia società a questa manifestazione che semplifica il lavoro di coinvolgimento degli atleti. La soddisfazione di portare a correre tutte quelle persone insieme per un unico obiettivo ripaga di tutta la fatica organizzativa.”

Quali sono i rapporti con gli organizzatori e le altre squadre partecipanti?UISP va avanti per la sua strada e se sono 45 anni che stanno sul pezzo i meriti sono indiscutibili. A livello di gestione e di segreteria fanno un lavoro molto importante e la passione che ci mettono è il motivo principale della longevità di questa competizione. Nella logistica ci sono a mio avviso piccole cose da migliorare, soprattutto in funzione del lavoro di noi dirigenti di società, ma chi partecipa a gare di cross possiede uno spirito di adattamento molto alto. Con le altre squadre partecipanti durante le manifestazioni ci sono purtroppo poche opportunità di familiarizzare in virtù delle molte pratiche burocratiche e logistiche da svolgere durante la mattina delle gare. Personalmente ho diversi amici che corrono con Vitamina Running Team che ritrovo sempre con estremo piacere alle gare.”

Qual è stata la gara della tua vita e la miglior performance della tua squadra?Se devo sceglierne una dico la Roma-Ostia di quest’anno corsa in 1 ora e 28 minuti (prima volta in mezza maratona sotto l’ora e mezza) insieme al mio grande amico Raffaele Mastrolorenzo che mi ha supportato e sopportato emotivamente. Comunque spero sempre che la gara della vita, sia a livello individuale sia di squadra, debba ancora arrivare. I miei obiettivi comunque viaggiano paralleli a quelli del team e se dovessimo alla fine vincere questa Corri per il Verde mi auguro sia un punto di partenza e non di arrivo. Mi piacerebbe molto vincere questa manifestazione anche in campo femminile.

Nel tuo sport ti va di descrivere un episodio curioso o divertente personale e/o di squadra?Riguardano tutti Thi Kim Thu Zervos che è al tempo stesso la persona più fuori di testa che conosco nel mondo del running ma con delle doti umane davvero rare da incontrare. Alla 12xMezzora a Caracalla nel 2014 doveva correre la penultima frazione (alle 23.00) e la squadra femminile era in testa di pochi metri: aveva una frazione molto favorevole per chiudere i giochi, solo che era completamente sparita. Non c’erano sue notizie e non rispondeva al telefono. Si presenta al campo gara in infradito alle 22.58, la spingo dentro la gabbia di partenza e corre la sua frazione senza indossare i calzini e senza fare neanche un minuto di riscaldamento. Ciò nonostante corse una grande frazione mettendo al sicuro la vittoria finale. Come Atletica La Sbarra è stata la prima gara a squadre femminile vinta in assoluto.”

Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara?Pregara: me lo godo poco quando sono impegnato nelle faccende di squadra, tra la sistemazione del gazebo e il ritiro e la distribuzione dei pettorali. 2-3 volte l’anno mi concedo una gara in solitudine fuori Roma per vedere facce diverse e godermi la sana tensione del pregara. In gara: agonismo però anche divertimento. In tanti anni di gare ho imparato a controllarmi e gestirmi abbastanza bene. Paradossalmente riesco a rimanere più concentrato se la gara è lunga. La sensazione che preferisco durante la gara è la fatica, non riesco a farne a meno. Postgara: rimango in trance agonistica per parecchie ore dopo la gara. Non rinuncio mai ad andare insieme ai miei compagni ad un bar di Tor Tre Teste, che è un po’ il nostro covo, per commentare la gara e le prestazioni di tutti.”

Quali sono le difficoltà, a cosa devi fare attenzione all’interno della tua squadra?Le difficoltà gestionali sono all’ordine del giorno ma a livello dirigenziale sono affiancato da persone estremamente competenti e in grado di valutare attentamente ogni singola emergenza. Ovviamente far conciliare gli obiettivi individuali con quelli di squadra è l’aspetto più difficile da gestire ma il nostro è sempre stato un team che da totale libertà di scelta a livello di calendario sociale. Che tutti si conoscono e molti hanno una profonda amicizia anche al di fuori del mondo del running è senz’altro un vantaggio e un valore potenziale enorme per chi come me e Italo deve coordinare il gruppo. Nell’ultimo periodo faccio più fatica a seguire tutte le novità e gli aggiornamenti in ambito federale che da una parte cercano di migliorare il nostro sport ma dall’altra mettono molti limiti e vincoli che spesso finiscono per penalizzare le ASD più piccole e con meno tesserati.”

Quella della società La Sbarra è una bella storia, fatta di bei momenti, di attimi, di parole, sguardi, pose, intese, dove diventa importante fidarsi e affidarsi, e dove è fondamentale stare insieme, poiché diventa molto meglio fare le cose insieme, il nostro motto è diventato “together ismuch better” (insieme è molto meglio).
Cosa ti fa continuare a fare sport individualmente ed all’interno di questa squadra?Principalmente la voglia di stare con gli amici. In secondo luogo la voglia di far crescere il team condividendo con tutti gli altri tesserati gli obiettivi di sviluppo e progresso.”

Come hai superato eventuali crisi individuali o all’interno della squadra?Il dialogo è stato l’unico mezzo che ho utilizzato per mediare e tentare di risolvere le problematiche generate. Momenti di crisi sono fisiologici all’interno di ogni gruppo e affrontarli in maniera diretta offre la possibilità di migliorarsi e conoscersi meglio; sono queste le circostanze in cui è possibile capire quale contributo si può dare realmente al proprio team.”

Quale è un messaggio rivolto a ragazzi e donne per iscriversi alla tua squadra?Siamo un gruppo molto unito e in questi ultimi quattro anni siamo cresciuti molto. Posso dire con molto orgoglio e piacere che ci sono persone che corrono con noi relativamente da poco tempo e si sono integrate alla grande, pertanto oltre le qualità individuali dei singoli individui c’è anche un gruppo che sta in armonia. L’obiettivo principale rimane lo svago, il divertimento e la spensieratezza. A proposito di gara della vita: essere al fianco di Ada nei suoi due titoli italiani (5.000 outdoor 2015 e 1.500 metri indoor 2016) mi ha regalato delle sensazioni uniche e un approccio all’atletica molto più umano.”

Quali sogni hai realizzato e quali sono da realizzare individualmente e di squadra?Continuare a correre, a competere e a vincere con questi colori ogni maledetta domenica.”

Riporto un’intervista a un atleta non vedente dell’Atletica La Sbarra nel mio libro “Sport, benessere e performance. Aspetti psicologici che influiscono sul benessere e performance dell’atleta”, edito da Prospettiva Editrice.
Di seguito uno stralcio dell’intervista: Sandro Mille, runner: “Essendo io un ipovedente, era impensabile correre per me.” Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance? «Lo sport per me si è rivelato il miglior antidepressivo naturale, mi ha aiutato a distrarmi dalle preoccupazioni e ad allontanare i pensieri negativi». Come hai scelto il tuo sport? «Volevo intraprendere un’attività sportiva che richiedesse uno sforzo moderato ma costante e, grazie alla generosità degli atleti dell’associazione sportiva Atletica La Sbarra, ho iniziato a praticare la corsa. Essendo io un ipovedente, ho grande difficoltà nel muovermi in autonomia, per cui era impensabile per me correre».


Si parla dell’Atletica La Sbarra e del presidente Andrea Di Somma nel mio libro “Cosa spinge le persone a fare sport?”, edito da Aracne Editrice, Prefazione di Isa Magli. Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazione che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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