sabato 22 aprile 2017

Simona Morbelli vince, per la terza volta, la Tuscany Crossing 103km

Matteo SIMONE 
Psicologo, Psicoterapeuta 

 

Simona non sa stare ferma, la sua zona di confort è l’attività sportiva a contatto con la natura, quindi corsa, bici, sci, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nuove avventure, nuove direzioni da prendere per raggiungere mete e obiettivi. 

Il prossimo importante obiettivo del 2017 è la 100 miles Leadville Race Series e il suo percorso di avvicinamento prevedeva la Tuscany Crossing 103km che ha vinto per la terza volta.
In compagnia della sua ombra e della sua fatica, con il sorriso alimentato da una forte passione e da sensazioni ed emozioni forti, inconsuete e ricercate, conquista la vittoria in una gara di quelle considerare estreme e non per tutti, la Tuscany Crossing 103km.
Ora si tratta di tenere stretta la vittoria, di accogliere e assimilare quello che c'è, riempire serbatoi emozionali di gioia e soddisfazione e recuperare per prepararsi a prendere la direzione per nuove mete e obiettivi sfidanti ma sempre raggiungibili come la 100 miles Leadville Race Series.

Lo sport che ti fa consumare calorie, ti rimette al mondo in modo diverso


Lo sport fa consumare calorie
, fa uscire fuori dalla zona di confort, si può fare da soli o in compagnia, fa sperimentare benessere psicofisico e performance, fa ritornare ragazzino, rimette al mondo ogni volta in modo diverso, fa seguire una direzione, rende libero.

Si impara sempre dall'esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Lo sport che ti fa sperimentare un mondo diverso, che ti rimette al mondo


Lo sport che ti fa sperimentare un mondo diverso, che ti fa vedere un mondo a colori, che ti rimette al mondo, ti fa incontrare, ti fa prendere impegni, ti fa condividere fatiche e divertimento. Lo sport che ti fa consumare calorie, che ti fa uscire fuori dalla zona di confort, che si può fare da soli o in compagnia, fa sperimentare benessere psicofisico e performance, ti fa ritornare ragazzino, ti rimette al mondo ogni volta in modo diverso, ti fa seguire una direzione, ti rende libero.

Questo spinge persone a incontrarsi per allenarsi. Ringrazio i miei amici di sport che mi danno tanti stimoli per approfondire argomenti di psicologia dello sport, del benessere, della performance, tra i tanti Massimo Scarola molto presente agli allenamenti a Tor Tre Teste e al Parco degli Acquedotti.

La bellezza dello sport è che ti permette di fare esperienza, di metterti in gioco, di apprendere dall’esperienza sbagliando e facendo sempre meglio la prossima volta. Lo scrive anche Murakami nel suo libro L’arte di correre: “Naturalmente è stata dura, a un certo punto stavo quasi per perdermi d’animo. Ma in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante del triathlon o della maratona, chi mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un instante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungniamo la consapevolezza che la qualità della vita non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.”

Lo sport che ti fa conoscere la fatica che diventa tua amica, ti fa compagnia fino al traguardo, non ti abbandona mai, diventa il tuo angelo, ti ricorda che stai vivendo proprio ora nel momento presente, che non stai sognando ma stai faticando passo dopo passo, metro dopo metro, la fatica non ti abbandona, è lì per te, per darti coraggio per aiutarti a vivere.

giovedì 20 aprile 2017

Germano Dotto, ultrarunner: Ho messo ulteriormente alla prova il mio fisico

Matteo SIMONE

 
Gli ultrarunner sono atleti che cercano di mettersi alla prova in gare sempre più difficili e impensabili per lunghezza, per difficoltà, per condizioni atmosferiche. Quando si inizia a correre, si pensa al sogno di correre una maratona, poi per alcuni c’è la voglia di osare con la partecipazione a una gara di 10km, altri vogliono sperimentarsi nel deserto o su ultratrail, altri vogliono correre la maratona di New York, Germano dotto ha due passioni la corsa a piedi e la bici su strada e volta per volta decide e fissa il suo obiettivo e poi prende la direzione per raggiungere la meta stabilita mobilitando le sue energie per portare a termine la sua gara difficile ma per lui speciale e straordinaria che gli permette di provare fisico e testa e fare tante conoscenze, di seguito Germano racconta la sua esperienza nel deserto.

Ciao Germano, se ti va ho qualche domanda per te, com'è andata? “Ciao Matteo, rispondo con piacere alle tue domande. Tutto sommato è andata bene, l'obiettivo primario era portarla a termine e questo è stato centrato.”

Soddisfatto? Hai sofferto? Momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “Il risultato finale avrebbe potuto essere più soddisfacente, diciamo che una posizione intorno ai 200 sarebbe stata alla mia portata  se non fossi incappato in una profonda crisi di fame al 4° giorno, dopo aver percorso già 100 km e alla vigilia del tappone di 86 km che purtroppo ho affrontato completamente a digiuno ...Infatti ho commesso l'errore di portare con me solo alimenti solidi, tecnici e non ...ma in quelle condizioni di avanzata disidratazione e secchezza di gola e fauci gli unici alimenti che riesci ad inghiottire sono gel e liofilizzati semiliquidi, cibo che grazie alla solidarietà e compassione dei meravigliosi  compagni della tenda 9 mi ha permesso un buon recupero nel giorno successivo  e di concludere quindi la corsa con l'ultima maratona molto soddisfacente.”

Sara Paganucci: In queste gare estreme conta solo il riuscire ad arrivare in fondo

Matteo SIMONE 

Le gare ultra non è tutto rose e fiori, si tratta di attraversare chilometri e chilometri di percorsi, in questo caso di deserto con tutto ciò che comporta: sabbia, sole, arsura, miraggi, orientamento. 

Le difficoltà possono essere tante, l’obiettivo è una sfida da portare a termine, una gara da terminare nel miglior modo possibile, il coronamento di un sogno che si innesca nella mente di alcuni runner definiti estremi, che cercano il limite, per quale motivo? 

mercoledì 19 aprile 2017

Silvia Bortolotti, maratoneta: Il sogno nel cassetto è la cento km


Lo sport abbatte tante barriere, è un catalizzatore di relazioni, avvicina gente, culture e mondi, attraverso lo sport anch’io sto conoscendo tante persone, e si apprende tanto da tutti, ognuno porta il proprio pensiero, ci si confronta, ci si comprende, si condividono allenamenti, gare, fatiche e gioie.

Di seguito Silvia ci parla della sua passione rispondendo ad alcune mie domande.
Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta?Mi sono iscritta a una squadra ed ho iniziato a fare gare, ma la svolta vera e propria è avvenuta con l'incontro con il mio attuale coach, con lui ho iniziato davvero a sentirmi un atleta.”

La 6 Ore di Pianezza illustrata dall’ultrarunner Marinella Satta



La Società Podistica Tranese, in collaborazione con il Comune di Pianezza e la Pro Loco di Pianezza organizza la “6 ORE di Pianezza” – 2^ Edizione, il 30 settembre 2017. Percorso gara omologato FIDAL di m.1179,90, valida come prova Grand Prix IUTA 2017.
Recapiti e informazioni: - Satta Marinella 3475709445, marinellasatta1957@gmail.com - Fallarini Renzo 3355832326, info@42000passi.it Comune di Pianezza 0119670211, carlini@comune.pianezza.to.it
Di seguito Marinella Satta, l’ultramaratoneta capace di portare a termine la maratona palleggiando con due palloni da basket, illustra la gara di 6 ore rispondendo ad alcune mie domande.
Come hai deciso di organizzare la prima gara?Innanzitutto per passione, visto che amo le ultramaratone, ho chiesto al mio presidente di società pod. Tranese, Renzo Fallarini, se era disponibile ad aiutarmi, lui, essendo un ottimo organizzatore e un grande appassionato ha accettato.”
Quale strategie utilizzi per invogliare gli atleti a partecipare alle tue gare?Cerco di invitarli personalmente, visto che conosco tanti ultramaratoneti, cerco anche di accoglierli al meglio, mi rendo disponibile, nel limite del possibile, di andarli a prendere o accompagnarli alla metro, qualche volta ho ospito qualche ragazza. Per esempio l'anno scorso avevo trovato la palestra che ospitava gli atleti, però, giustamente si sono lamentati che faceva freddo, io non lo sapevo, siccome avevo dato 2 notti di ospitalità, la sera della gara si fermavano 8 persone, per non farle dormire in palestra, le ho portate a casa mia, ci siamo arrangiati ed è andato ugualmente bene. Certo fossero state di più avrei avuto più difficoltà, però avrei trovato un'altra soluzione. Quando si dà parola, bisogna fare di tutto per mantenerla. I ragazzi hanno visto che non era colpa mia, però si è risolto.”


Organizzare una ultramaratona diventa sempre un giorno di festa che coinvolge gli atleti partecipanti, i parenti e amici accompagnatori e il comitato organizzatore deputato a rendere il più piacevole e ospitale possibile il periodo di permanenza degli atleti e dei loro accompagnatori.
E’ possibile approfondire l’argomento con la lettura di un paio di miei libri: "Ultramaratoneti e gare estreme" e  "Ultramaratoneta: un'analisi interminabile", coautore Daniele Baranzini.
Quali sono le fasi più importanti e quali quelle più delicate della gara che organizzi? Credo la comunicazione e speri che vada tutto per il verso giusto.”

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