Gli ultramaratoneti, in genere
non sperimentano l’ansia della competizione, del pregara, ma quello che in
genere avviene una certa aspettativa positiva, non si vede l’ora di affrontare
il lungo viaggio che, come i lunghi viaggi, è fatto di conoscenza, di scoperte,
di imprevisti.
Gli ultramaratoneti come si fa per i lunghi viaggi, si
preparano in anticipo, si informano sulle condizioni climatiche sul
percorso, su quello che è opportuno o indispensabile portare a seguito, si
documentano. Come i lunghi viaggi diventa importante la preparazione, l’attesa,
c’è una voglia di divertirsi, di conoscere, di scoprire se stessi e quello che
succede.
Per gli ultramaratoneti non si tratta di fare gare
estreme ma occasioni per divertirsi, infatti affrontano tale imprese con
opportuna preparazione e accorgimenti in modo da non trovarsi in condizioni di
estrema difficoltà, certo, come nei lunghi viaggi che capitano imprevisti,
anche nelle ultramaratone possono accadere degli imprevisti lungo il percorso,
ma ciò non impedisce di fare esperienze che danno un senso alla propria vita.
Ecco cosa raccontano alcuni grandi
ultraviaggiatori rispondendo alla domanda “Che significa per te partecipare ad una gara
estrema?”.:
Angelo
fiorini: “Cosa significava per me
partecipare a gare estreme? La gente si domandava: ma chi te lo fa fare!!!!!!
Per una medaglia! A queste persone rispondevo che solo chi prova una passione
poteva capire l’adrenalina che cresce dentro di te quando fai una cosa cui
credi e che non deve avere necessariamente un rientro economico e la corsa non
ne ha nessuno! E la felicità nel tornare a casa con la medaglia al collo!
Capisco che sia difficile per i più capire questa passione, ma sono
soddisfazioni che ti riempiono di orgoglio anche se certe imprese non portano
niente di concreto ti danno una carica che ti fa superare la fatica fisica. “