venerdì 24 luglio 2015

Vito Rubino: È proprio il rischio di non farcela che rende la gara una sfida

Vito Rubino è un atleta ultra, ultra, spazi immensi naturali ma anche strade semplici o impervie, mari, acque e bici lo allettano e gli fanno sperimentare il piacere di sentire, il corpo, la fatica, il riuscire nelle sue imprese.

Lui è un originario di un posto immerso nella natura che è la città di Manfredonia alle porte del Gargano dove c’è l’immensa foresta Umbra, le strade ed i sentieri del promontorio del Gargano, ed i mari dove poter nuotare nell’immensità dell’Adriatico.
Vito sembra un cannibale, un mangiatore di sport, di chilometri, di ore a fare sport, sembra insaziabile, ma per lui vivere è questo, da molto importanza allo sport.

Raffaele Luciano: Cosa spinge un ragazzo di 32 anni a correre 50 km?

Le ultramaratone attraggono le persone sia per parteciparvi da corridori sia per respirare l’aria che c’è durante queste competizioni, sia per aiutare ad organizzare tali competizioni, sia per aiutare le persone ad approfondire questo mondo. Un ragazzo di 29 anni si è avvicinato a questo mondo per tutti e tre i precedenti motivi, ha iniziato ad allungare le distanze di gare, ha aiutato Pasquale Giuliani ad organizzare la prima 100km del Gargano. 

Di seguito Raffaele Luciano ci illustra la sua passione per questo mondo di sport.

Ti puoi definire ultramaratoneta? Nel senso proprio del termine, sono ultramaratoneta, avendo percorso in gara la distanza superiore alla maratona, praticamente devo lavorare ancora molto, con 3 ultra e diverse maratone sono all’inizio del mio percorso di crescita e conoscenza interiore.”

Giovanni Capasso: il mio integratore è acqua limone zucchero

Approfondire il mondo delle ultramaratone mi sta dando l’opportunità di conoscere tanta gente, tanti atleti, tanti campioni, tante persone comuni, tra le tante persone anche giovanni, trattasi di un operario che ha scoperto la corsa prolungata come autoerapia, come valvola di sfogo alla quotidianità, come momento per star bene con se stesso e sperimentare anche la prestazione sportiva.
Giovanni sa che correre da benessere anche se i famigliari ed il medico di famiglia gli sconsigliano di esagerare, ma lui fa tutto con pasione, dedizione, ci mette tutta la buona volontà e vorrebbe che i propri figli seguissero il suo esempio.

Pietro Salcuni: Correre è la mia passione

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it  

Pietro Salcuni, nato a Monte S. Angelo, all’età di 61 anni si definisce piccolo ultramaratoneta, perché ha tanta strada da fare per esplorare il mondo delle ultramaratone: “Sono un piccolo ultramaratoneta, sono ancora a 35 e nel giro di un mese arriverò a 37.”

Per lui essere ultramaratoneta significa amare correre per tante ore. Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Un podista che gli piace correre anche per tante ore”.
Ha iniziato piano piano ad allungare il chilometraggio in gara, appassionandosi sempre di più alla corsa.
Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? Ho cominciato con le gare di 10 km poi pian piano ho deciso di correre una maratona e da li sempre gare con più km”.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?La passione per la corsa”.
Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta?Si sempre, ad ogni gara, ma poi arrivati al traguardo si pensa subito alla prossima”.

Sara Paganucci: l'ultramaratona ti entra dentro

Tante donne amanti delle ultracorse e soprattutto delle corse in montagna, nella natura, degli ultratrai. Tra queste ho avuto modo di contattatare Sara Paganucci, disposta a raccontare di se e della sua passione: “L'ultramaratoneta per me è una persona resistente, che non teme la solitudine ma non disdegna nemmeno la compagnia, spesso si parte da soli e si arriva che si è parte di un gruppo. Ho iniziato quasi per scommessa contro me stessa, contro il mio corpo non proprio sano, ho bruciato le tappe facendo una maratona dopo pochi mesi che correvo, poi un’altra, poi una 50km e così via.” Come tanti altri, si inizia per caso, o per scommessa, e si scopre di avere la capacità e la determinazione di riuscire a portare a termine una delle gare che una volta era considerata estrema e che bisognava arrivarci gradualmente, dopo anni di allenamento.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “La passione per la corsa, la voglia di conoscere posti nuovi, il piacere che provo nel soffrire tante ore e la soddisfazione infinita che si prova nel tagliare il traguardo, voltarsi indietro e pensare: ‘ce l'ho fatta!’.” Come tanti altri si parte per un’impresa, per percorrere una distanza quasi impossibile per i non addetti ai lavori, e poi una volta arrivati si guarda indietro e si rimane sorpresi per quello che si è riuscito a fare e questo ti da più sicurezza nella vita quotidiana, nell’afffrontare i problemi quotidiani, comprendi che tutto passa, che tutto è possibile, bisogna impegnarsi con attenzione ed andare avanti con determinazione e voglia di riuscire, di superare il momento presente.
Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “Ogni volta che soffro per un malore o che non è andata come volevo ma dura poco; dopo pochi attimi penso già alla successiva e stranamente è sempre più impegnativa. ”

Quattro ore di sport a settimana sono il segreto per mantenersi in salute

Camminare rappresenta un’attività motoria indicata per ogni categoria di persone, senza preclusione di sesso o di età, è un’attività che svolge un ruolo importante sia nella prevenzione primaria che secondaria delle malattie cardio-vascolari, può rappresentare un modo per riscoprire il valore del dialogo, dell’amicizia, della compagnia degli altri.
Quattro ore di sport a settimana sono il segreto per mantenersi in salute secondo le raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità emanate nell'ambito del programma "Guadagnare Salute" sulla linea delle Global recommendations on physical activity for health redatte dall'OMS.
Uno dei compiti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è di indicare ai governi centrali e locali soluzioni al problema dell’inattività fisica della popolazione basate su evidenza scientifica e realisticamente perseguibili. Tra i campi di lavoro individuati spicca la promozione dell’esercizio fisico e dello sport nella scuola, nel tempo libero e in altri contesti. L’area di lavoro più promettente, tuttavia, è quella che si propone di introdurre nuovamente l’attività fisica all’interno delle azioni della vita quotidiana, soprattutto quelle connesse agli spostamenti delle persone durante la giornata per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa, dagli amici o dai parenti.
L’attività fisica tesa al benessere fisico e sociale, non solo quale sport per raggiungere prestazioni eccellenti, non solo sport come performance ma anche come promozione della salute, prevenzione ed aggregazione sociale.

La formulazione degli obiettivi (goal setting): Obiettivi, Risorse, Autoefficacia

“Ho cercato, sin da piccolo, di vedermi in campo l’ultima domenica di Wimbledon giocare la finale, per me è sempre stato l’obiettivo numero uno”.
       DJOKOVIC (1)


La formulazione degli obiettivi (goal setting): definizione degli obiettivi attraverso un lavoro di conoscenza delle proprie risorse e potenzialità, un lavoro di consapevolezza volto a sviluppare un senso di autostima e sicurezza nei propri mezzi.
Ricerca, installazione, potenziamento delle risorse: è possibile utilizzare un approccio di “Eye Movement Desensititation Reprocessing” (EMDR) per cercare di individuare e potenziar le risorse occorrenti per una prestazione immediata ottimale.
Autoefficacia: cercare di aumentare l’autoefficacia personale attraverso tecniche adeguate come visualizzazioni, memorie di prestazioni positive, l’individuazione di modelli vincenti per noi rappresentanti un punto di riferimento.
Siamo tutti in grado di perseguire i nostri sogni e raggiungere obiettivi significativi: “important it is to have clear goals (importante è avere chiari gli obiettivi)”.
E’ necessario innanzitutto formulare obiettivi a breve, medio e lungo termine, obiettivo a breve termine scadenza uno o due mesi, obiettivo a medio termine sei mesi , quello a lungo termine un anno.
Gli obiettivi devono essere significativi, stimolanti, chiari, difficili ma non inarrivabili, mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato
“Quando ti dai obiettivi troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli, il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza. Cerca una meta più ragionevole e poi gradualmente sorpassala. È il solo modo per arrivare in vetta.” (Emil Zatopek)
Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta.

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