giovedì 11 giugno 2026

Ezio Pellicano: L'ultramaratona ti regala una consapevolezza profonda

  Dott. Matteo Simone

L’ultramaratona è una disciplina atletica di endurance che mette a dura prova corpo e mente ma che se ben praticata può incrementare autoconsapevolezza, autoefficacia e resilienza.

Di seguito approfondiamo la conoscenza del collega ultramaratoneta psicologo Ezio Pellicano attraverso risposte ad alcune mie domande.
Come ti definisci atleticamente? Mi definisco un atleta curioso, mosso da una profonda passione per lo Sport inteso come stile di vita. Nel corso della mia vita ho praticato diverse discipline, spinto non dalla competizione, ma dalla curiosità di apprendere ciò che ognuna di esse poteva insegnarmi. Non sono un atleta focalizzato ossessivamente sul risultato; amo piuttosto il viaggio, il percorso che porta a costruirlo. Se proprio devo darmi un'etichetta, mi definisco un amatore che gioca a fare il professionista, con tutto l'impegno, il sacrificio e la disciplina che questo comporta. 

In effetti, lo sport non è solo performance ma soprattutto scoperta a iniziare da se stessi nella conoscenza del proprio corpo e della propria mente, nel capire cosa può fare il proprio corpo allenato e cosa può fare la propria mente nel dirigere il proprio corpo verso obiettivi sfidanti, difficili ma non impossibili.
Come è stato il passaggio alle ultramaratone?
È stato un passaggio naturale e graduale. Il mio debutto in uno sport individuale e di resistenza è avvenuto con le Spartan Race, esperienza poi interrotta a causa del Covid. Successivamente, mi sono dedicato alla corsa su strada: 10 km, mezze maratone e infine cinque maratone. A quel punto, come poteva non incuriosirmi una 100 km? Sono convinto che, una volta infranto il muro del proprio limite mentale, i chilometri in più non facciano poi così tanta differenza. Ogni chilometro aggiuntivo non fa che consolidare quella consapevolezza che hai scoperto la prima volta in cui hai varcato quel confine. 

Una volta il limite e il sogno era la maratona da preparare per poterla portare a termine nel modo meno sofferente possibile, ma con il passare degli anni sempre più gli atleti hanno cercato di andare oltre la distanza della maratona di 42,195 km e così il limite si è spostato oltre la maratona fino ad arrivare alla 100 km, una gara di corsa a piedi che sembra addirittura impensabile, risultando essere il doppio della maratona più un’altra mezza maratona, sembra qualcosa di impossibile ma la mente aiuta ad andare oltre il pensabile, oltre l’immaginabile con l’aiuto di un approccio meditativo focalizzato sul ‘qui e ora, sul momento presente, sul passo alla volta, sulle crisi che passano.
Cosa hai scoperto di te stesso grazie all’ultramaratona?
Più che scoprire qualcosa di nuovo, ho consolidato ciò che già sentivo mio. Credo che cimentarsi in una prova estrema come l'ultramaratona ponga ogni atleta, e in particolare noi amatori, dinanzi a un bivio fondamentale: si tratta di scoprire chi si è veramente, oppure di dare finalmente voce e sostanza a quella parte profonda di sé che si sapeva già esistere. In entrambi i casi, l'obiettivo è incontrare la propria versione migliore. 

Trattasi di sfide con se stessi, mettersi alla prova per vedere quale parte di se stessi riesce a dominare l’altra, a volte prende il sopravvento la parte buona, positiva, fiduciosa e altre volte la parte negativa, sabotatrice, sfiduciata. 
Trattasi di un allenamento sulle risorse personali, in modo da scoprire che se si vuole si tira fuori il meglio di in ogni campo, dalle ultramaratone alle relazioni, agli ambienti lavorati e altre circostanze che possono essere importanti nella propria vita per emergere, essere più assertivi, portare a termine progetti, programmi, sfide, sogni.
Cosa ti affascina dell’ultramaratona?
Mi affascina la gestione minuto per minuto, la cura maniacale del dettaglio. In una distanza così lunga si ha tutto il tempo per chiudersi in una sorta di bolla funzionale, uno spazio mentale che ti permette di restare perfettamente connesso con te stesso e con il tuo agire. Quando si riesce a navigare questo flusso, si sperimenta una sensazione di benessere e pienezza che difficilmente si ritrova in altri contesti, sportivi o di vita quotidiana. 

Trattasi di viaggi in luoghi e mondi esterni ma anche interni nel più profondo di se stessi, scoprendo paesaggi e ambienti esterni ed interni, avendo fiducia di arrivare fino al traguardo sani e salvi ma soprattutto arricchiti interiormente di sensazioni ed emozioni uniche e intense che ricompensano ogni fatica, dubbio, rischio.
In che modo l’ultramaratona ti aiuta nella vita quotidiana? La domanda sorge spontanea: dopo aver corso e gestito 100 chilometri, possono esistere problemi quotidiani che non si è in grado di affrontare e superare? L'ultramaratona ti regala una consapevolezza profonda: la certezza che, in un modo o nell'altro, puoi farcela. Questa forza interiore ti aiuta a ridimensionare le difficoltà del mondo che ti circonda, affrontandole con una serenità e una prospettiva completamente nuove. 

L
’ultramaratona fortifica la persona, la rende più sicura e capace di gestire ogni altra situazione che prima poteva essere considerata preoccupante. Dopo una 100 km cosa può preoccupare una persona, il caldo? Il freddo? La stanchezza? Il non riuscire a portare a termine un progetto? Dopo una 100 km tutto può essere più fattibile e gestibile nel miglior modo possibile, ogni crisi può essere risolta così come ogni criticità che diventa solo momentanea, da comprendere per affrontarla e superarla.
Come descrivi il tuo percorso sportivo (come eri, percorso fatto, che intenzioni hai per il futuro)? Fin da piccolo ho praticato molti sport, sempre mosso dalla stessa curiosità e dalla riluttanza a chiudermi in una sola disciplina. Scherzando, mi definisco un atleta che ha fatto tanti sport ma che non ne sa fare nessuno alla perfezione, perché amo lo Sport in senso assoluto, molto più della singola disciplina in sé. Per quanto riguarda il futuro, ho un sogno chiaro a cui penso da anni: tutto ciò che ho fatto, ogni allenamento e ogni gara dal mio primo giorno di sport, è finalizzato al mio ultimo, grande obiettivo... partecipare alle Olimpiadi della III età! 

È
importante avere sempre progettualità, anche solo nell’immaginazione, per pensare di trasformarle in realtà, continuando a crederci sempre e preparandosi per raggiungere i propri intenti, mete, sogni derivanti da esigenze bisogni personali che fanno mobilitare le energie sufficienti a soddisfarli e realizzarli.
Eventuali esperienze di successo (sensazioni sperimentate, feedback ricevuto, modello di riferimento)? Dipende da cosa intendiamo per successo. Se parliamo strettamente di campo agonistico, devo essere onesto: ne ho fatte di esperienze, ma con risultati che non sempre mi hanno soddisfatto. Ma se parliamo di fare sport, allora la storia cambia: per me, ogni volta che allaccio le scarpe per un allenamento o mi presento al via di una gara, quello è già un successo. Il mio modello di riferimento è stato, ed è, uno solo: Alex Zanardi. Credo sia quasi inutile spiegare il perché. La sua storia, la sua resilienza e la sua forza d'animo sono tutto ciò di cui ho bisogno per capire cosa significhi davvero andare avanti, a prescindere dal risultato finale. 

È
un grande successo riuscire a portare avanti proprie passioni nella propria vita come la pratica di uno sport con costanza, determinazione, fiducia e resilienza.
Alex Zanardi è stato un esempio di persona resiliente a cui tanti si sono ispirati e continuano a ispirarsi, soprattutto quando sono in difficoltà o devono compiere sfide impegnative. Alessandro Leone Zanardi, detto Alex (classe 1966 – deceduto il 1º maggio 2026), è stato un pilota automobilistico e paraciclista italiano. Nell'automobilismo si è laureato campione CART nel 1997 e 1998 e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d'oro nei Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 e dodici titoli ai campionati mondiali su strada.
Il tuo vissuto pre-gara, durante la gara, post gara (sensazioni, emozioni, pensieri)? Nel pre-gara, la fase più critica è l'ultima settimana, spesso dominata dalla paura che un imprevisto possa farci saltare l'appuntamento. Si tende a vivere eccessivamente allertati, con il timore costante che accada proprio ora, dopo tanto tempo di preparazione, l'imprevisto che rovini tutto. Per gestire questa ansia, il consiglio è di non andare troppo oltre con i pensieri e di normalizzare l'idea dell'imprevisto: non siamo atleti olimpici e, seppur con dispiacere, saltare una gara non è una catastrofe; in ogni caso, ci rimane sempre il valore del percorso di preparazione svolto.  
Durante la gara, è fondamentale partire con un piano ben definito a cui appoggiarsi, restando però consapevoli che potrebbe modificarsi da un momento all'altro. Dobbiamo sapere che il nostro cervello può ingannarci attraverso tre fasi distinte: 
La fase dell'euforia: corpo e mente sono carichi al massimo. Il rischio qui è sopravvalutare le proprie capacità e sottovalutare l'impegno richiesto.
La fase dello scoraggiamento: se la prima fase non è stata gestita con equilibrio, subentra prepotentemente questa. Mente e corpo iniziano a scaricarsi e il cervello dà l'ordine di fermarsi, portando al rischio concreto del ritiro. Per superarla, è essenziale aver dosato le energie nella prima parte, giocare d'anticipo con un piano alimentare e di idratazione adeguato, e normalizzare qualsiasi criticità emerga.
L
a fase del benessere e della gratificazione: superate indenni le prime due, si entra in uno stato di flusso che ci permette di gestire la fatica e arrivare al traguardo. 
Infine, nel post-gara, prevale un profondo senso di sollievo e appagamento. Al di là del risultato cronometrico, la vera soddisfazione deriva dall'aver gestito le proprie emozioni, superato i momenti di crisi e portato a termine il percorso, trasformando la fatica in un'esperienza di crescita personale.

L’atleta attraversa molti periodi e momenti sai critici e difficili, sia di sollievo e soddisfazione, serve tutto, non si butta niente. Prima della gara ci possono essere tanti pensieri, dubbi, sensazioni, timori che potrebbero deconcentrare, spostare l’attenzione, sprecare energie utile; è importante avere sempre il focus su ciò che ci si appresta a fare con la consapevolezza che si è lavorato duramente, a sufficienza e si tratta di completare il percorso iniziato dalla decisione dell’obiettivo della gara da interpretarla nel miglior modo possibile e portarla a compimento ed è bello e importante vivere appieno ciò che si sperimenta in gara, un flusso di sensazioni ed emozioni che trasportano l’atleta fino all’arrivo gestendo ogni momento e sensazione.
I tuoi metodi di gestione eventuale stress o tensione in allenamento o gara?
Il segreto sta nel normalizzare le difficoltà e nel concentrarsi esclusivamente sul presente. Bisogna allontanare tutti quei pensieri zavorra che ci tolgono lucidità e ci impediscono di vivere il qui e ora. Se alleni questa abilità mentale durante la preparazione, te la ritroverai come un'arma in più il giorno della gara. Per riuscirci, non devi avere paura di sperimentare: gli allenamenti servono anche a testare nuove soluzioni e a capire come gestire le pressioni, così da arrivare alla competizione con la mente già pronta e collaudata.  
Un esempio concreto di ciò che ho imparato a fare è parlarmi in terza persona. È una tecnica che mi ha aiutato a dare voce alla mia parte razionale, permettendole di ribattere a quel monologo interiore negativo avviato dalla mia componente più irrazionale. Per sostenermi, ho anche utilizzato dei mantra, ripetendomi frasi come: Se insisti e persisti, raggiungi e conquisti, oppure: La solitudine è la tua forza.   
In sintesi, puoi allenare il corpo quanto vuoi, ma è sempre la testa a muovere il corpo. Un ultimo consiglio che mi sento di dare è
: siate umili e rispettate la sfida che vi siete posti, solo così riuscirete a rispettare voi stessi una volta tagliato il traguardo

È
importante allenare non solo la parte fisica con gli allenamenti di forza, potenza, resistenza ma anche la parte mentale nel tenere a bada ogni pensiero e dubbio, nel focalizzarsi in ciò che si appresta a fare, nello sviluppare più fiducia, consapevolezza e resilienza.
Cosa significa per te correre la 100 km del Passatore? Diciamo così, dipende da quale prospettiva vedi la linea del ‘finale’, come un traguardo o come una linea di partenza? Non seguo ne gloria ne contratti, sono semplicemente un umile viaggiatore che utilizza lo Sport come mezzo di crescita personale e la 100 km del Passatore è un bel mezzo di trasporto. 

Gare di 100 km sono grandissimi e interessanti viaggi non solo di fatica ma anche di conoscenza e di sfida personale e, quindi, la 100 km del Passatore è come un treno dello sport che trasporta atleti per strade e Colli alla ricerca di se stessi, superando eventuali crisi e raggiungendo propri obiettivi di consapevolezza e di riuscita.
Quanto e come influisce il tuo allenatore nella decisione dei tuoi obiettivi?
È fondamentale affidarsi e avere piena fiducia nel proprio preparatore. Una consapevolezza, questa, che ho maturato pagandola a mie spese. Durante la preparazione, qualche mese fa, abbiamo corso la Maratona del Lamone. Nel pieno della gara, il mio allenatore mi si è avvicinato e mi ha detto: Secondo me stai andando troppo veloce. Io sostenevo di no, convinto che i miei parametri fossero tutti nella norma. Invece aveva ragione lui, ho terminato la maratona con un dolore che ha rischiato di infortunarmi seriamente e di farmi saltare il Passatore. Oltre a tutelare il nostro fisico, affidarsi a un professionista ti alleggerisce enormemente da un carico di stress mentale. Quando non si è del mestiere, si vive spesso con il dubbio di non stare svolgendo l'allenamento più funzionale per il proprio obiettivo. Avere una guida esperta significa poter delegare queste insicurezze e concentrarsi solo sull'eseguire il lavoro con serenità.    
Ho capito che la preparazione non è qualcosa che si possa improvvisare, specialmente per chi, come me, fa un altro mestiere. La fiducia nel proprio allenatore non è solo una questione tattica, ma è il primo, vero passo verso il traguardo. 

Noi possiamo immaginare i nostri obiettivi e i nostri sogni in base al nostro percorso sportivo e di vita ma l’allenatore è il professionista che ci è passato personalmente o attraverso altri atleti e sa realmente cosa possa significare raggiungere un o
biettivo ritenuto difficile e sfidante e può calibrare un piano di allenamento a misura per ogni atleta per accompagnarlo nel miglior modo possibile al raggiungimento di un traguardo divenuto condiviso.

Dott.  Matteo Simone

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