Dott. Matteo Simone
La pratica di uno sport come la corsa insegna ad arrivare fino alla fine dell’allenamento o della gara nonostante eventuali criticità da affrontare, gestire, superare.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Diego attraverso risposte ad alcune mie domande.
Come ti definisci atleticamente? Atleticamente mi sono sempre definito un atleta di buon livello, che riusciva a esprimersi solo se allenato con criterio e attenzione. Ho iniziato a correre nel 1992 alle scuole superiori e, dopo, a 18 anni mi sono dato all'atletica leggere nel mezzofondo, con discreti risultati 2h35’ in maratona e 1h12’ in mezza maratona. I miei risultati non sono frutto di doti fuori del comune ma di un lavoro costante e intelligente.
Si inizia a conoscere lo sort e a praticarlo a scuola partecipando ad allenamenti o gare scolastiche e poi se piace, se nasce la passione si continua e nel caso dell’atletica si può iniziare dalla velocità o dal mezzofondo e poi eventualmente si passa alla mezza maratona o anche alla maratona.
Per ottenere successo ed esprimersi al meglio bisogna avere delle doti ma anche seguire un programma di allenamento costante e mirato per ogni gara, per ogni obiettivo.
Nel caso della mezza e della maratona bisogna fare allenamenti mirati di qualità e quantità per arrivare a correre a livelli elevati come ha dimostrato Diego con i suoi ottimi crono.
Il 26 aprile 2009 Diego ha corso la Padova half marathon in 1h12’33” classificandosi secondo dietro all’etiope Daniel Abera 1h04’07” e precedendo Michele Bedin 1h13’30”. Tra le donne vinse Marina Zanardi 1h19’19” precedendo Francesca Iachemet 1h22’26” e Michela Ipino 1h25’14”.
Cosa e chi ha influito nella scelta delle discipline sportive? La scelta di darmi all'atletica leggere nel settore della corsa è stata dettata dalle mie caratteristiche personali, sono sempre stato un atleta dalle scarse capacità tecniche, così mi sono orientato nella corsa ove ho potuto esprimere il meglio di me stesso.
Di quali competizioni sei più orgoglioso? Le competizioni di cui sono più orgoglioso sono la maratona, di cui per ben 8 volte su 10 sono riuscito a stare sotto il muro delle 3h e in due occasioni raggiungere le 2h35’ alla maratona di Venezia e 2h38’ alla maratona di Reggio Emilia, anche se personalmente la mia distanza preferita è stata ed è la mezza maratona.
Qual è stata la competizione più difficile? La maratona, in quanto la componente fisica deve essere supportata da una forza mentale, se si vogliono ottenere risultati dignitosi.
In maratona bisogna prepararsi bene e duramente per prevenire eventuali crisi dopo il 30° chilometro ed è importante anche la preparazione mentale che aiuta a essere più fiduciosi, consapevoli, pronti e resilienti nell’affrontare, gestire, la gara molto impegnativa.
Cosa dicono i tuoi familiari e amici del tuo sport? All'inizio i miei familiari erano contrari, poi con il passare degli anni e i risultati agonistici, ero diventato per loro un motivo di orgoglio.
Cosa hai scoperto di te stesso grazie allo sport? La corsa ti mette davanti alle difficoltà, che puoi superare solo facendo affidamento in te stesso, mi ha insegnato a non mollare mai, e dopo che la mia compagna si è ammalata di tumore al seno, ho applicato quel principio a tutte le difficoltà che si presentavano e ora che non c'è più, la corsa mi ha insegnato che nulla si improvvisa, è una alchimia di sapere e programmazione, e così porto avanti la mia famiglia con organizzazione e lavoro, nella speranza di raccogliere un giorno i frutti di quello che sto facendo. In maratona ho imparato a non mollare, e con lo stesso spirito vado avanti nonostante tutto.
La pratica di una disciplina sportiva come la corsa e soprattutto come la maratona diventa una risorsa in più per la persona, aiuta a gestire situazioni difficili e imprevedibili anche nella vita quotidiana, soprattutto quando accadono eventi critici inaspettati dove bisogna comunque trovare la forza per andare avanti nonostante tutto.
Sogni realizzati e da realizzare? Ho realizzato i miei traguardi: le 2h35’ della maratona e 1h12’ della mezza, erano i miei obiettivi, ora a 49 anni inseguo il sogno di insegnare ai miei figli la mia filosofia, e che un giorno anche loro possano realizzare i loro sogni.
In che modo lo sport ti ha cambiato? Lo sport mi ha insegnato la disciplina e la correttezza, che poi ho trasferito nel quotidiano comune.
La vita è fatta di fasi, cicli, eventi positivi e negativi ed è importante gestire tutto nel miglior modo possibile e soprattutto trasmettere gli insegnamenti appresi in modo che altri riescano a trarne benefici e a saper gestire a loro volta situazioni impreviste e difficili.
In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana? Ho imparato che le difficoltà nella vita vanno affrontate e non scansate con artifizi vari, e soprattutto ho imparato a conoscere me stesso, i miei limiti e fin dove posso arrivare. Ho imparato a essere umile, perché c'è sempre qualcuno più bravo e qualcuno che insegna qualcosa.
Nella vita c’è sempre da apprendere, per cercare di fare meglio e stare meglio e condividere con altri sia i successi che le situazioni difficili.
Un messaggio per avvicinare le persone allo sport? Lo sport è una scuola di vita, ti insegna molto di più di quello che si pensa, però deve essere visto nella sua essenza non come un modo per fare soldi.
Sei ispirato da qualcuno? Al tempo in cui gareggiavo mi ispiravo a Stefano Baldini, ora come ora apprezzo per metodo e modi di fare Sinner.
C’è sempre da ispirarsi a qualcuno che ha mostrato di essere un campione di vita e di sport e si può anche essere di riferimento per qualcun altro per quello che si è riusciti a fare con impegno, dedizione, passione, costanza.
Cosa c'è dietro una vittoria? Un lavoro e una programmazione oltre a doti fisiche superiori alla media.
Per ottenere successi e performance bisogna sempre lavorare seriamente e duramente senza scorciatoie e possibilmente avvalendosi di consigli e suggerimenti di esperti e professionisti.
Come vivi il pre-gara, la gara e il post gara? Quando gareggiavo, ho sempre tenuto il profilo basso, non ho mai amato gli eccessi, nei primi anni ero molto teso prima di partecipare poi con il tempo, le cose sono migliorate, consapevole anche delle mie capacità.
Si cresce e si impara con l’esperienza, si diventa sempre più consapevoli e autoefficaci con meno stress e ansia di mettersi in gioco, con la consapevolezza che altre volte si è riusciti a far bene e che si può anche la prossima volta.
L'alimentazione prima, durante, dopo una gara? È un aspetto fondamentale, io non sono mai stato un maniaco dell'alimentazione, ho sempre mangiato e bevuto come ero abituato, ma il giorno prima della gara ho sempre cercato di non esagerare, e anche oggi che corro solo per divertimento, non amo gli eccessi.
Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR








Nessun commento:
Posta un commento