sabato 30 maggio 2020

Intervista doppia ai gemelli runner Vito e Giuseppe Cafaro

Matteo SIMONE 21163@tiscali.it

Nella mente di un ultramaratoneta ci sono tante mete e obiettivi, tanti dubbi e convinzioni, tanti pensieri. 

Di seguito Vito e Giuseppe raccontano le loro impressioni, sensazioni ed emozioni rispondendo ad alcune mie domande.
Qual è stato il tuo percorso per diventare atleta?
Vito: “Ho preso un paio di scarpe da ginnastica che avevo, dovevo perdere un po' di peso, e ho iniziato a correre.”
Giuseppe: “Ho iniziato a correre perché volevo modellare il mio corpo. Pian piano la corsa mi ha appassionato e ho trovato degli amici nuovi che mi hanno spinto, stimolato, sorretto, aiutato e incitato.”

È sempre il momento per iniziare a praticare uno sport, e una volta scoperto il mondo dello sport si viene catturati e coinvolti da amici e conoscenti, si fa parte di un gruppo che partecipa, si allena, fatica, si confronta.
Quali fattori contribuiscono al tuo benessere e/o performance?
Vito: “Cerco di rispettare il programma di allenamento che mi impongo (mi informo e mi creo da solo le tabelle di allenamento).”
Giuseppe:I fattori che contribuiscono sono molteplici: innanzitutto l’ottenimento dei risultati. Ti spinge a far meglio. Quando ho degli obiettivi di tempo provo a demolirli. Mi fisso un obiettivo tipo un amico (conoscente) da battere e provo a superare il suo tempo.”

La corsa permette di essere libero di allenarti come e quando vuoi, puoi correre da solo o in compagnia, puoi correre lento o veloce, puoi fare allenamenti corti o lunghi, puoi correre su strade, parchi, monti, tapis roulant, puoi farti allenare da un allenatore, puoi chiedere consigli ad amici, puoi documentarti su libri o su internet.
Nello sport chi contribuisce al tuo benessere e/o performance?
Vito: “La costanza negli allenamenti. Al contrario, essendo goloso, non riesco molto a rispettare un’alimentazione corretta.”
Giuseppe: “Di sicuro chi ha contribuito maggiormente a migliorare la mia performance è mio fratello gemello. È stato il primo obiettivo: raggiungerlo e superarlo. Gli amici di ogni mattina danno tanti consigli. Il mio collega/mister che mi supporta. Poi i miei figli e mia moglie. Loro sanno incitare e mi danno la forza, voglio che siano orgogliosi di me.”


Si tratta di trovare un equilibrio tra quello che si vuol fare e quello che si può fare, un equilibrio sul riempire serbatoi con l’alimentazione e svuotarli con l’attività fisica. 
Gli atleti sono sempre alla ricerca della miglior prestazione, sempre in cerca di migliorarsi, di fare meglio, di superare propri limiti.
La gara dove hai dato il meglio di te o hai sperimentato le emozioni più belle?
Vito:Credo di aver dato tutto ciò che avevo alla gara del mio paese. C'era la mia famiglia ad aspettarmi al traguardo e non volevo deluderli. Ma l'emozione più intensa è stata senza ombra di dubbio la prima maratona. A 1 km dall'arrivo non trattenevo le lacrime.”
Giuseppe: “La gara più bella non l’ho ancora corsa perché provo sempre a migliorare il personale e non sono mai soddisfatto. Si può fare sempre meglio. La strada è ancora lunga.”

Lo sport ti mette sempre davanti a scelte di gare e di allenamenti; lo sport ti fa incontrare momenti belli e momenti brutti, buone prestazioni e pessime prestazioni, comunque si impara sempre da una parte ad accettare quello che c’è in quel momento e dall’altra parte a prepararsi nel miglior modo possibile prevedendo le variabili più diverse.
Quale è stata la tua gara più difficile?
Vito: “Un trail, Castiglione trail, a Conversano. Avevo lavorato tutte le notti della settimana. Il sabato mattina, dopo il lavoro mi presentai in gara. 2 storte alla stessa caviglia in 12 km. La seconda a 500 mt dell'arrivo. Terribile.”
Giuseppe: “Rapone, ultramaratona delle fiabe, sono stati mesi di allenamento estenuante e il risultato è stato orribile: ritirato al 32° km quando ero primo di categoria. La più brutta perché non conoscevo il percorso, non avevo mai affrontato 800 mt di dislivello. Poi ci sono i sé, se mi fossi iscritto alla 23,2km sarei stato tra i primi tre, il mio ego è stato preso a schiaffi.
Quale tua esperienza ti può dare la convinzione che ce la puoi fare?
Vito: “Preferisco prepararmi al meglio. Cerco di non improvvisare una gara. Se si dovesse dimostrare più dura di quanto immaginato stringo i denti e cerco di gestire le mie energie.”
Giuseppe: “Rapone, aver visto che sulla mezza ero nei primi 3 mi ha fatto capire di spingere per migliorare sui 10 km perché posso crescere e migliorare ancora.”

Per gli atleti è sempre una continua sfida, gara dopo gara sperimentando un mondo di sensazioni, pensieri ed emozioni che si affollano nel cuore, nella mente e sul corpo dell’atleta.
Un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?
Vito:Ultramaratona delle fiabe. Fatta fianco a fianco del mio amico di allenamenti. È un circuito di circa 3 km da ripetere 15 volte. Durante ogni circuito, con il mio amico decidevamo un piccolo show da fare a ogni traguardo e lo realizzavamo davvero. Quindi al primo giro abbiamo fatto l'aereoplanino, al secondo il trenino, siamo passati saltellando ecc. ecc. Ci siamo divertiti.”
Giuseppe: “Ho degli amici con cui esco e che allietano ogni allenamento, ma non vi sono episodi divertenti durante allenamenti o gare, quando si corre si corre.”

Questo è il fantastico, meraviglioso, sorprendente, bizzarro mondo degli ultrarunner, divertirsi faticando, insieme è molto meglio. C’ero anch’io, un ritrovo di tanti amici, portando a casa tanta roba: abbracci, sorrisi, medaglie, foto, premi, podi, personal best.
Quali sensazioni sperimenti facendo sport?
Vito:Fare sport è felicità, gioia, sofferenza sì durante la gara ma la soddisfazione quando raggiungi i tuoi obiettivi è grande.”
Giuseppe: “Le sensazioni nel pre-gara sono molto simili tra loro. Ho lavorato tanto prima e arrivo sicuro che farò meglio della gara precedente. Si parte, pronti, via, gola secca e si tira, affanno, sto andando bene, dove avevo tutta questa forza, ca… non ce la faccio a chiuderla così forte, sto rallentando, porca vacca, orologio, tempo medio ok, quanto manca all’acqua, si tira ancora, quanto manca all’arrivo? Ok posso accelerare, dai è fatta, eccolo lì l’arrivo, dai accelera, ok è fatta! Dopo l’arrivo puntualmente mi ricordo di non aver fermato l’orologio e dico porca vacca devo aspettare le foto per vedere il tempo effettivo e di quanto ho migliorato. Martedì si ricomincia.”

Nelle gare di ultramaratone bisogna trovare un equilibrio tra mente, cuore e corpo per far sì che si proceda senza troppe pretese né troppa scarsa fiducia in sé né con demotivazione, importante è essere motivati, avere una elevata consapevolezza, una forte fiducia in sé ma non troppa e una resilienza sufficiente. Il mondo degli ultrarunner è fatto di tante sfide, tante fatiche ma quando arrivi a compiere l’impresa che ti sei prefissato sei al massimo della gioia, contentezza, soddisfazione.
Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nel tuo sport?
Vito: “Gli infortuni, sono dietro l'angolo. Si cerca di gestirsi, prevenire ma ahimè l'enfasi della gara, o la voglia di migliorare e quindi spingersi verso i propri limiti può portare a infortunarsi.”
Giuseppe: “Bisogna stare attenti a non farsi male, altrimenti poi non riesco ad allenarmi e non riesco a migliorare.

Lo sport ti mette sempre davanti a scelte di gare e di allenamenti; lo sport ti fa incontrare momenti belli e momenti brutti, buone prestazioni e pessime prestazioni, comunque si impara sempre da una parte ad accettare quello che c’è in quel momento e dall’altra parte a prepararsi nel miglior modo possibile prevedendo le variabili più diverse. Si mette in conto tutto, si cerca di giocare di anticipo e di prevenire eventuali infortuni, ma se arrivano pazienza si affrontano anche quelli senza fretta ma con attenzione e con tanta cura di sé, tanta autoprotezione e anche tante coccole per compensare fatica e stanchezza di allenamenti e gare.
Quali condizioni ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale?
Vito: “Stanchezza (spesso data dal lavoro) e il caldo (spesso ci si allena nei ritagli di tempo e quindi anche nelle ore meno opportune).”
Giuseppe: “La mia testa non mi fa fare prestazioni ottimali, a Rapone sono partito troppo forte e le gambe non hanno retto.”

Al ritorno da gare di ultramaratone si porta a casa sempre qualcosa, ricche e intense esperienze, insegnamenti, conoscenze di sé stessi e degli altri.
Cosa ti fa continuare a fare sport?
Vito:Corro per poter mangiare. Non riesco a immaginare una vita senza lo sport. Mi piace quello che provo. Mi fa sentire vivo.”
Giuseppe: “Il raggiungimento degli obiettivi mi fa andare avanti. Quanta strada ho fatto e posso farne tanta ancora.”

Nella vita dell’atleta ci sono tante storie, tanti aneddoti, tante curiosità e tante persone che gravitano attorno all’atleta dagli amici che condividono mattinate e giornate di allenamenti e gare, atleti più esperti e allenatori che consigliano, alla famiglia che comprende la passione dell’atleta e a volte segue l’atleta per supportarlo e per condividere i momenti pre e post gara.
Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?
Vito: “Crisi? Mi sono allontanato da tutti, e ho cercato di capire cosa non andava, dovevo schiarire le idee. Sconfitte? Non sono mai arrivato primo, e non ho il fisico per farlo. Ciò nonostante, provo a fare meglio e ogni volta a ogni traguardo so di aver fatto bene. Per me la sconfitta è non provarci. Credermi non all'altezza. Se ci provo, e arrivo alla fine, ho vinto. Infortuni? Voltaren, fisioterapista, osteopata e anche una benedizione. Ma cerco sempre di accorciare i tempi. Mi alleno comunque, magari cambio attività sportiva, ma cerco di non fermarmi.”
Giuseppe: “Bisogna cercare sempre l’aspetto positivo, se è andata male al massimo è valso da allenamento e di solito anche se è andata male la gara è il migliore allenamento che uno possa fare perché si dà il massimo.”

Sono tanti i benefici dello sport che diventa molto utile per i ragazzi per distrarli dal mondo virtuali e dargli un’opportunità di sperimentarsi e mettersi in gioco per confrontarsi con gli altri e apprendere sempre dall’esperienza viva.
Un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?
Vito: “Quello che dico alle mie figlie. Il tuo unico avversario lo vedi ogni mattina al tuo specchio. Lo sport non ha colore, bandiera e non è violento. Lo sport è una cosa semplice. Lo sport è gioia.”
Giuseppe: “Con tutti i dispositivi informatici che ci sono ora i ragazzi hanno pochi stimoli e socializzano meno rispetto a noi. Lo sport è libertà, uscire dal display e mettersi alla prova costantemente, sfidarsi con gli amici, fare le ripetute, dispensare consigli anche a chi ne sa più di noi. Perché non provarci? E poi ti fai due polpacci!
Un messaggio per sconsigliare l'uso del doping?
Vito:Meglio ultimi che dopati.”
Giuseppe
: “So che tra le controindicazioni c’è il rischio di impotenza, solo per questo non lo prenderei mai. Lo sport più bello è sotto le lenzuola.”

Sono tanti i motivi per sconsigliare l’uso del doping sia etici che sanitari, perché ammalarsi di doping e rischiare patologie e limitazioni per ingannare prima se stessi e poi gli altri.
Familiari e amici cosa dicono circa il tuo sport?
Vito: “La famiglia quando può mi segue nelle mie 'avventure'. I miei amici mi chiedono e spesso si congratulano. Con alcuni ci alleniamo insieme.”
Giuseppe: “Mia moglie ogni tanto mi dice: chi te lo fa fare? Me lo fa fare la mia testa. Sto crescendo, andiamo avanti!”

Nella mente dell’atleta ci sono sempre numeri riferiti a chilometri di allenamento e di gara e numeri relativi di tempi a chilometro o di tempi di personal best.
Ritieni utile lo psicologo dello sport? Per quali aspetti e in quali fasi?
Vito: “Durante gli infortuni, o quando manchi un obiettivo sì. Il morale ti arriva sotto i piedi. Se non hai una 'testa' forte ti fai sopraffare dallo sconforto. E un aiuto sarebbe utile.”
Giuseppe: “L’attività sportiva è condizionata dalla testa. La testa dirige tutta la macchina, quindi serve qualcuno che ci aiuti a superare la fatica, serve qualcuno nell’infortunio, serve qualcuno nella sconfitta, perché nelle vittorie si lavora facile, quando si cade invece bisogna rialzarsi il prima possibile e riprendere a correre e non sempre da soli ci si riesce.”

Come nella vita quotidiana anche nello sport è importante avere delle figure di riferimento sia per prevenire eventuali difficoltà, crisi, disagi; sia per sostenere, supportare, consigliare l’atleta.
Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica?
Vito: “Che posso fare ciò che credevo impossibile.”
Giuseppe: “Ho scoperto che posso correre anche più veloce degli altri e posso correre per davvero, non sono più jogger ma sono un runner!”

A volte basta prendere una decisione e il resto viene da solo, a volte decidi di mettere le scarpe e uscire a correre e poi scopri un mondo ricco di sensazioni, emozioni, benessere.
Riesci a immaginare una vita senza lo sport?
Vito: “Assolutamente no.”
Giuseppe: “Non ci ho mai pensato ad una vita senza sport. Ho lasciato per tanti troppi anni e che peccato! Ora sarei un top!”
Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?
Vito:Sì, alla fine di ogni maratona che ho portato a termine. Ero fiero di me stesso.”
Giuseppe: “Mi sento campione ogni volta che supero i miei limiti. Ogni volta che batto il ‘PB’.”

Un'intervista a Vito è riportata nel libro Cosa spinge le persone a fare sport?, edito da Aracne Editrice 2020
Il libro riporta alcune interviste fatte ad atleti di diverse discipline sportive e indaga sulle motivazioni che spingono le persone a fare sport. Non solo la performance, ma anche la voglia di mettersi in gioco, di mantenersi in forma, di rincorrere il benessere psicofisico, emotivo e relazionale. Una spinta motivazionale dettata da cuore, testa e corpo per provare a non mollare e per migliorarsi.

Matteo SIMONE 380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

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