sabato 22 agosto 2020

Matteo Raimondi, runner: Mi piace far fatica, se no non farei sport

Matteo SIMONE


Bello fare fatica quando sai che grazie alla fatica si arriva lontani, si ottengono risultati importanti, si riescono a fare cose difficili e impensabili, si acquisisce sempre più fiducia. 
La fatica prima o poi finisce e resta la soddisfazione di avercela fatta anche questa volta, di aver conquistato una nuova meta, un nuovo traguardo, un nuovo risultato importante. 
Di seguito Matteo Raimondi racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande. 
Interessante anche il suo blog https://matteoraimondi.altervista.org/ 
Come hai gestito il periodo del COVID? Principalmente ho voluto sfruttare bene il tempo del lockdown vedendolo come un’opportunità piuttosto che come tempo perso. Tra le varie cose non ho abbandonato lo sport, anzi mi è piaciuto accettare la sfida di sfruttare quello che avevo a disposizione per potermi inventare allenamenti vari.

Sembra essere
 
stato molto resiliente Matteo Raimondi nel periodo del lockdown organizzandosi nella giornata per continuare a fare sport. A volte lo sport aiuta a riorganizzarsi, a distrarsi, a trovare un modo per andare avanti nonostante le avversità. 
Come hai tenuto alta la motivazione per continuare ad allenarti seriamente? Muovermi e fare sport mi piace quindi non ho avuto problemi allenandomi una volta la mattina ed una volta il pomeriggio. Avevo 4 allenamenti che alternavo: 1h/1h30’ con la bici sui rulli, su e giù dalle scale correndo o camminando per 100/200 piani, corsetta tranquillo nel garage o nel giardino e raramente anche 10km un po’ in spinta sul Tapis per non disturbare troppo col rumore in casa ed i vicini. Inoltre inserivo spesso allenamenti di potenziamento. Non pensavo alle gare, ma piuttosto al momento in cui avrei potuto riprendere a correre sui sentieri delle montagne. 

E’ importante aver pazienza e riorganizzarsi sempre, qualsiasi cosa accade bisogna studiare e prendere in mano le redini della propria vita con fiducia di uscirne al più presto ritornando alla quotidianità più consona ai propri desideri e motivazioni.
 
Come ne sei uscito fuori? In verità ne sono uscito bene. Già dai primi giorni in cui si è potuto tornare fuori mi sentivo già in forma e con un’immensa voglia di correre e visitare posti. Principalmente ho ripreso nei boschi e sui sentieri di montagna sia per tenere il distanziamento ma soprattutto per riassaporare il silenzio della natura. 

A volte la pratica dello sport apporta tanti benefici soprattutto lo sport in montagna e su sentieri naturali e quando tutto ciò viene a mancare non si vede l’ora di riassaporarlo. 
Sei più motivato, entusiasta, affaticato? Motivato ed entusiasta anche se ora è un mese e mezzo che sono di nuovo fermo per essermi lussato un osso della spalla per una caduta rompendo tutti e tre i legamenti che lo tenevano in sede. Ancora una settimana di tutore e poi, dopo una buona riabilitazione, si ricomincerà. Un secondo lockdown per me ah ah. 

Purtroppo a volte la vita riserva delle sorprese ma anche si casca tante volte bisogna essere sempre pronti e disposti a rialzarsi con nuovo e rinnovato entusiasmo per rincorrere proprie passioni, mete, sogni.
 
Sei ancora pronto per una best performance su distanze ultra? Nei due mesi che ho potuto correre dopo il lockdown e prima di fermarmi di nuovo per la spalla mi sono divertito a migliorare alcuni tempi sulle mie classiche salite di allenamento.  Avevo iniziato anche ad allungare le distanze di corsa e a salire sempre più in alto in vista di qualche allenamento lungo tra le mie montagne che avevo in mente da un po’ di tempo o in vista della ripresa delle gare di trail. Ma ancora un poco di pazienza e ricomincio”. 

Matteo Raimondi sembra essere ben disposto a rimettersi in gioco senza mollare ma con sfide da portare a termine cercando di migliorarsi sempre e cercare sempre nuovi stimoli. 
Famiglia e amici in che modo si interessano a te e ti supportano? Gli amici spesso mi chiedono come è andata quella gara, cosa ho in programma. Sanno che mi alleno tutti i giorni e nel periodo del lockdown mi han detto in tanti che hanno pensato a me e a come avrei fatto senza correre ah ah. Anche in famiglia sanno che  tutti i giorni sono fuori e se non sono al lavoro sono ad allenarmi da qualche parte ma non si interessano tanto delle gare che faccio. L’importante è che sia felice e non mi faccia male. Il mio babbo invece che non si perde una gara da anni  principalmente per stare anche lui fuori e vedere paesi diversi. Se arrivo primo od ultimo non fa differenza. 


A volte gli atleti possono sembrare strani e bizzarri, ma lo sport affascina e attrae e trasforma le persone positivamente rendendole felici e soddisfatte trascinando con sé familiari e fan che si appassionano al mondo dello sport. 
Hai in mente eventuali prossime gare e/o eventi importanti?
 “Per adesso non ho in programma niente. Mi sono accorto però che le gare non mi sono mancate in questo periodo. Certo, gareggiare mi piace perché riesco a dare il meglio di me e adoro la battaglia con gli amici, il provare a tagliare per primo il traguardo, ma ho capito che posso anche farne a meno senza andare in astinenza di competizione. 

E’ importante saperci stare in certe situazioni, quando c’è da battagliare con avversari ci si butta dentro con tutta la voglia e le energie, quando c’è da pazientare bisogna stare sereni e tranquilli in attesa di tempi migliori. 
Cosa diresti a Matteo di 10 anni fa? “Gli direi ciao coscritto. Ho il difetto di sentirmi sempre giovane e nonostante abbia già 41 anni mi sento sempre un ventenne. Certo, dieci anni fa andavo un po’ più veloce ma adesso che riprenderò di nuovo”. 

Tutto passa, tutto cambia, tutto evolve, importante è avere la consapevolezza di quello che si può fare e di quello che si è in un dato momento considerando che ci sono fasi e cicli e sempre bisogna focalizzarsi su se stessi, si ciò che si può e si vuol fare o essere.
 

Quanto conta il sostegno di famiglia, amici e dei tuoi fan e come contraccambi? “Sanno che mi piace correre, non ci danno troppa importanza come non ce la do io. Mi piace però fotografare e mentre sono in giro per sentieri spesso mi fermo ad immortalare col cellulare il paesaggio o a farmi foto egocentriche da postare su Instagram. E’ un modo per portare con me negli allenamenti anche i miei amici”. 

Lo sport permette non solo di faticare e raggiungere obiettivi importanti ma permette anche di fare un pieno di emozioni, sensazioni, immagini speziali e preziose da portare sempre con se e rivederle mentalmente in ogni momento. 
Ora su cosa ti focalizzi? Forza, resistenza, tecnica? “Adesso che sono fermo per la lussazione dell’acromion-claveare mi sto focalizzando sulla forza della parte bassa facendo qualche esercizio. Inoltre, nelle ore che posso uscire per la malattia, cammino un’oretta la mattina e un’oretta e mezza o due il pomeriggio. 

E’ sempre possibile fare scoperte su se stessi, focalizzarsi su qualcosa di se stesso, curare parti di se critiche. 
Cosa stai sognando questo periodo? Sogno qualche bell’allenamento lungo tra le montagne o qualche corsa in paesi e borghi d’Italia  non ancora visitati durante il mio girovagare”. 

A volte lo sport è anche una grande opportunità di conoscere se stessi, ambienti naturali montani e/o boschivi, borghi d’Italia. 

Quanto e come soffri e gioisci negli allenamenti e gare? Mi piace far fatica se no non farei sport. Però è una fatica buona che abitua anche a quella non voluta che spesso la vita ti pone davanti. In allenamento non arrivo mai al limite, da solo non ne sono capace e non ne ho voglia anche perché ho notato negli anni che è controproducente. Però ci penso in gara a spingere a tutta motivato dall’adrenalina della competizione con gli amici e dal dare il meglio di me. La felicità e la gioia però resta uguali sia in gara sia in allenamento”. 

 Lo sport è anche un adattamento graduale alla fatica, un allenamento alla vita che a volte può far incontrare situazioni difficili e faticose. 

A quale campione del passato o del presente ti senti più vicino? “Sinceramente non ci ho mai pensato. Non credo  mi interessi. Però mi piace ammirarli, seguirli, leggerne le imprese e le storie. Leggo tanto, ma più che libri sull’allenamento e sulle tecniche a me piacciono i libri sulla vita dei campioni, sulla loro storia, sul loro crescere dal nulla per poi trionfare e poi calare. 

Matteo SIMONE 380-4337230 - 21163@tiscali.it  
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

Nessun commento:

Translate