lunedì 1 gennaio 2018

Marius A. Mocanu: La mia prima ultramaratona

Marius A. Mocanu

Da dove partire… partirei dalla mia convinzione che per provare delle emozioni una volta nella vita una Maratona si deve fare.

Nel 2016 mi sono iscritto alla maratona di Torino la quale ho finito con un tempo per me ottimo. 

Nel pacco gara ho trovato il volantino della 100km: “LA 100km  DELLE  ALPI”, leggendo il volantino  mi sono detto: “questa è la gara che voglio fare a tutti i costi”.

Mi sono informato meglio sulla gara e ho iniziato piano piano ad allenarmi, aspettando con ansia il momento della gara il 7 – 8 ottobre 2017 ( sapevo che la gara si svolgeva il 2 weekend di ottobre).

Sabato 7 ottobre dopo tanta fatica negli allenamenti, con qualche problemino al piede circa 2 settimane prima mi presento con tanto entusiasmo ai nastri di partenza, Posso dire che la sera prima ero tranquillo, sono riuscito a dormire bene, mi sono alzato come al solito prima della sveglia, come si può dire ero “carico”.
Alla partenza c’erano tanti atleti che si preparavano si mettevano creme, bandane, sistemavano borracce negli zaini ecc… io ero emozionato però non vedevo l’ora che fossero le 10 per partire.
 
E finalmente si parte, il ritmo era molto sostenuto per i miei calcoli ( i calcoli che fai a tavolino non sono quelli della gara), però in fondo è un ritmo buono e mi faccio coinvolgere dalla gente, inizio a parlare con qualcuno, la prima persona che ho conosciuto è stato Cristian Bosio un signore che fa trail (era anche per lui la prima volta su questa distanza).

Raggiungo un altro gruppetto di persone che correvano e chiacchieravano, li inizio ad attaccare bottone con loro ed è li che conosco Matteo Simone psicologo dello sport di Roma.

Inizio a raccontare che questa gara per me è la prima, che avevo fatto l’anno precedente la maratona, racconto un po i miei allenamenti, mentre lui mi confessa che ha fatto più ultramaratone e persino l’IRONMAN. Io gli dico che se sapessi nuotare meglio mi piacerebbe provarlo a fare (ahahah… non ho nemmeno iniziato sta 100km e penso già a una gara ancora più estrema).

I km passano, i punti di ristoro anche  ed io insieme a Matteo andiamo avanti verso il traguardo (SI insieme, perché ci aspettavamo se dovevamo fare i bisogni fisiologici).

I km passavano ed io guardavo l’orologio per capire la velocità media che era elevata rispetto a quanto avessi previsto, ma ciò non mi pesava perché ero in ottima compagnia.

Destino ha voluto dividerci al 20° km circa Matteo doveva andare in bagno assolutamente (ci sono sempre gli imprevisti), quindi io non mi potevo fermare allungo ed allora ho continuato la mia corsa in solitaria.

I km passavano ed io non ero stanco, pensavo a metà gara di soffrire, di arrancare, invece no, ero tranquillo. Prima di Alice Superiore la strada iniziava a essere in salita, ma io piano piano macinavo km, iniziavo a superare qualcuno che era partito più forte di me. Il mio obbiettivo era 1 solo finire la gara, arrivare a Foglizzo.

Arrivato ad Alice Superiore la strada iniziava ad essere tutta in discesa e li mi ha raggiunto Devis un ragazzo di Nizza Monferrato, appassionato di maratone da qualche anno (ne faceva 3 – 4 maratone all’anno), anche per lui era la prima gara lunghissima, la prima 100km. Con lui ho fatto tutta la discesa fino al 60° - 65° km, poi lui aveva un passo decisamente migliore del mio, aveva leve molto lunghe e un’ottima fluidità nei movimenti. La cosa che mi ha colpito di Devis è stato il fatto che lui correva senza orologio, non si interessava mai del tempo, della velocità. Mi ha confessato che lui si allena molto a sensazione e che da quando a iniziato ad allenarsi senza orologio i suoi tempi sono migliorati.

Io continuo a macinare km in solitaria, mi passano svariati pensieri per la testa, penso agli allenamenti durante le vacanze, penso ai miei genitori, alla mia ragazza che pensa a me, penso a cosa avrei fatto io in questa giornata se non fossi qui a correre, penso a quelli che prima di fare la gara mi hanno dato del pazzo, magari fra di loro ci sono i gufi che sperano che io mi ritiri, però questo non succederà ma…. Tanto ho 20h per finire 100km….

A Loranzè ho avuto un piccolo momento di crisi “ mentale “ perché ero in mezzo ad una strada circondata da campi di mais e il punto di ristoro non  lo si vedeva, arrivato finalmente al punto di ristoro ho chiesto al signore che gestiva il punto di ristoro “ come mai fosse cosi lontano questo punto di ristoro?” , il quale mi rispose: “ che lui si era messo all’inizio paese, solo che il sindaco avrebbe intimato di spostarsi da li perché ci doveva essere una festa del paese”. Archiviato anche questo ristoro continuavo a macinare km in vista del traguardo, però ad una velocità molto ridotta.

Poco prima del ristoro del 75°km ho iniziato ad avvertire crampi agli adduttori, fra me e me dicevo : “ mi fermo un po di più a questo ristoro, faccio stretching e riparto alla grande”, invece non è successo così perché appena mi sono fermato i crampi sono aumentati. Ho iniziato a camminare ( tanto avrei fatto lo stesso un buon tempo… mi mancavano solo 25km e c’era ancora la luce fuori… il primo era già arrivato.

Qui mi si avvicina camminando, però molto più sciolto di me (io camminavo quasi come se mi fossi fatto la cacca addosso, a gambe larghe) Fabrizio Pavone un ultrarunner di Potenza che mi chiese: “ se poteva camminare con me” , al quale gli risposi: “ di SI” (meglio camminare in compagnia che soli). Mentre camminavamo 2 – 3 atleti ci hanno superato, ma niente paura il traguardo è sempre più vicino. Fabrizio mi racconta che lui per i primi 20km è in testa alla gara ( ho guardato i passaggio al 16km, era davvero mostruoso per me, potevo compararlo con i maratoneti di colore, loro viaggiano), ma una fatalità, una disattenzione ha portato ad un suo infortunio alla caviglia. Dopo qualche km ci diamo come obbiettivo di fare 1km correndo e 1 camminando, dettavo io i tempi e distanze, però i km corri diventavano meno rispetto a quelli camminati perché i crampi erano tremendi.

Ai ristori ci fermavamo 1 massimo 2 minuti, li era Fabrizio che dettava i tempi, io mi fermavo e scherzavo con le persone presenti ai ristori. Prima del ultimo ristoro a Caluso  92°km iniziavo ad avere freddo, ma ho iniziato a marciare durante la camminata per riscaldare la parte alta.

 A Caluso pesavo ci aspettassero con l’ERBA LUCE (il famoso vino di Caluso), però ci hanno detto che era l’ultimo ristoro prima del traguardo.

Tra Caluso e Foglizzo era tutto buio, il lago era piatto, non si sentiva nessun rumore, non passavano più nemmeno un macchina, io dico a Fabrizio : “ mi sto addormentando camminando” (ahahaha…non ho mai avuto una sensazione del genere, addormentarsi mentre cammini), il mio primo orologio GPS si era scaricato, ora andava l’altro. Insieme a Fabrizio decidiamo di iniziare a corricchiare e ad un tratto vedo un lampione e inizio a stringere i denti ed aumentare il ritmo, mi avvicino ad un cartello dove c’era scritto:    “FOGLIZZO” (il mio traguardo penso io), però non ero ancora arrivato al traguardo ( anche perché si doveva arrivare al castello). Io correvo sempre più veloce al che Fabrizio mi disse: “di andare più lenti” , io gli risposi: “andiamo cosi che andiamo bene, arriviamo al traguardo e poi riposiamo”.

In fine tra le vie di Foglizzo vediamo il castello ed il traguardo, decidemmo di varcare il traguardo insieme.

Ho visto i miei genitori che mi aspettavano al traguardo, il fotografo che voleva immortalare il momento (Ringrazio Michele Scandurra per le belle foto), non so tutt’ora come descrivere il momento.

Successivamente mi sono fatto la doccia, ho stuzzicato 2 cose (la pasta era finita e avrei dovuto aspettare un po di tempo prima che fosse pronta) e sono tornato a casa.

Oggi a distanza di mesi da questo traguardo non realizzo ancora che sono stato io a fare 100km in 11h14’34”. WOW

Un dispiacere è quello di avere una gara così bella qui a Torino, però avere pochi iscritti, magari un giorno sarà come la 100km Del Passatore (come iscrizione).

Grazie a Giro d’Italia Run che è stato molto efficace tramite mail a tutte le mie richieste ed esigenze e grazie a tutti voi atleti ultrarunner.

                                                                                                        Marius A. Mocanu

Nessun commento:

Translate