Più che del posizionamento ero speranzoso di fermare il crono sotto le 7 ore
Dott. Matteo Simone
Sabato 21 febbraio 2026 si è svolta a Porto Recanati la 100km del Conero - 5° Memorial Mimmo Strazzullo, corsa su strada.
Il vincitore è stato lo svizzero Pascal Rüeger in 6h18’27”, precedendo Matteo Zucchini 6h58’10” e il tedesco Martin Müller 6h59’08”.
Tra le donne ha vinto la britannica Sarah Webster 7h03’48” (4^ assoluta), precedendo la finlandese Noora Katarina Honkala 7h27’02” (8^ assoluta) e la norvegese Annette Velde Sande 7h39’43” (11^ assoluta).
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Matteo Zucchini attraverso risposte ad alcune mie domande.
Congratulazioni per il secondo posto alla 100km del Conero. Te lo aspettavi? Ero consapevole di aver fatto un buon percorso di avvicinamento. La start Line era ricca di atleti molto forti ed esperti, ma come sempre gare così lunghe sono piene di incognite. Più che del posizionamento ero speranzoso di fermare il crono sotto le 7 ore.
In effetti, trattasi di una gara dove si presentano atleti italiani e al di fuori dei confini nazionali per fare una bella gara, per fare un record personale o nazionale, per puntare a una maglia della nazionale.
Hai avuto momenti di crisi? Si, come su ogni 100km che ho affrontato. Direi che ho sofferto il tratto finale quando a causa di problemi di stomaco non sono riuscito ad alimentarmi come avrei voluto e l’intensità del ritmo ne ha risentito un po’. Però con un pizzico di esperienza in più a ogni gara impari a convivere sempre meglio con i momenti più difficili.
Come ti sei alimentato prima, durante e dopo? Nei giorni precedenti ho fatto il solito carico di carboidrati ma senza nemmeno esagerare troppo, cercando di bilanciare introito calorico e scarico del chilometraggio. Durante la gara ho preso gel da 45g di carboidrati ogni 35/40 minuti e delle caramelle gommose per alternare gusti e consistenze. Dopo la gara nell’immediato non ho mai troppo appetito, ma la sera si risveglia una piacevole fame e ti senti in diritto di mangiare di tutto 🤣.
La gara di 100km risulta essere davvero una grande sfida da preparare e da interpretare e dietro l’angolo ci può essere sempre qualcosa che ostacola, sabota che può compromettere il buon esito della gara. Importante è l’integrazione adeguata e personalizzata da provare in allenamento e in precedenti gare.
Quali sono stati gli allenamenti più importanti? Ho fatto un discreto periodo di carico ricco di volumi e gare di avvicinamento. I lunghi e le maratone corse come gare di avvicinamento credo siano gli allenamenti che meglio generano consapevolezze e fiducia.
In gare di 100km c’è bisogno di correre tanti chilometri ma anche c’è bisogno di qualità e le maratone sembrano essere ottime gare per fare quantità e allo stesso tempo qualità, ho avuto il piacere di incontrarlo a un paio di maratone: Ravenna e Maga Circe dove si espresso con ottimi risultati, in preparazione della 100km dell’UltraConero.
Hai avuto pensieri o immagini particolari che ti hanno aiutato? Non posso negare che un pensiero fisso sia quello di poter riuscire a indossare la maglia della nazionale, da sempre un sogno per me. Sicuramente è una immagine potente che genera tante motivazioni. Durante la gara il pensiero di chi era lì per me a fare il tifo è sempre di grande aiuto e stimolo.
È vicinissimo Matteo Zucchini alla maglia della nazionale 100km essendo sceso un paio di volte sotto le 7 ore ed essendo alquanto costante, anche in considerazione che attualmente sono pochi gli atleti non infortunati che hanno crono sotto le 7h, quindi sembra che sia sulla giusta strada, importante è essere fiducioso e continuare a lavorare sodo.
Sei di ispirazione per qualcuno? Non saprei onestamente. Mi piace pensare di poterlo essere come anni fa lo sono stati gli atleti che osservavo con tanta ammirazione.
La vita atletica degli ultramaratoneti è una ruota, si riescono a fare prestazioni eccellenti ma è difficile rimanere in vetta alle classifiche per più anni come lo è stato Giorgio Calcaterra vincendo per 12 anni consecutivi il Passatore. È difficile allenarsi per tanti anni con elevati volumi di chilometri e avere anche un’intensità elevata negli allenamenti che consenta una performance elevata e duratura nel tempo. Quindi ogni 3-5 anni, emergono nuovi atleti che cercano di meritarsi la maglia azzurra avendo seguito consigli dei più esperti e poi si diventa un riferimento per altri atleti emergenti.
Cosa dicono le persone a te vicine di questa prestazione? Alcune se lo aspettavano più di me. Altre rimangono incredule. Tutte a modo loro hanno fatto un grande tifo e sono state di grande sostegno.
C’è chi è del settore, è esperto e nota i lavori e i risultati in gara di Matteo Zucchini e quindi fa delle proiezioni di gara che combaciano con i suoi risultati e altri al di fuori del ondo ultra che si meravigliano dei suoi risultati e prestazioni eccellenti a livello italiano.
Cosa hai scoperto di te stesso in questa gara? Forse che mentalmente riesco a essere solido e inquadrato anche nei momenti in cui la gara diventa più dura, verso il chilometro 70. Come dice Paolo Bravi che mi allena: ‘allineato e coperto’.
Se in maratona la resa dei conti avviene dopo il 30° chilometro, nella 100km è dopo i 70 chilometri che inizia la vera gara con i sopravvissuti in gara.
Quali qualità personali ti hanno aiutato in questa prestazione? Sicuramente la capacità di non sovrastimare troppo le mie possibilità, cercando di gestire ritmi e frequenze senza strafare rischiando di bruciarmi prima del tempo.
La 100km risulta essere una gara non solo di resistenza ma anche di pazienza, se in maratona bisogna partire con il freno a mano, nella 100km bisogna partire pacati, calmi, tranquilli e cercare di non bruciare in fretta energie, in modo da essere efficienti fino agli ultimi chilometri dove la stanchezza o il nervosismo potrebbero destabilizzare l’atleta.
Quali sono i segreti del tuo successo? Sicuramente la passione per questa disciplina e la dedizione quotidiana credo siano tasselli fondamentali per costruire mentalità solide e condizioni ottimali fisiche.
Le gare di 100km non sono redditizie dal punto di vista economico, ecco perché non si vedono atleti africani ma sono gare per persone che amano le sfide, che hanno una grande passione per la corsa, che cercano di raggiungere obiettivi sfidanti con il duro lavoro quotidiano che stanca ma inorgoglisce e soddisfa se stessi.
Come ti ha cambiato lo sport? Penso lo abbia fatto solo in meglio. Costanza, dedizione, rispetto dell’avversario, capacità di accettare le sconfitte. Lo sport è palestra di vita.
Una bella crescita personale per Matteo Zucchini, attraverso lo sport di endurance che educa all’organizzazione degli allenamenti, al metodo, alla ricerca, al mettersi in gioco, al sacrificio, alle prove ed errori, apprendendo sempre più su se stessi dalla strada.
In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana? Lo sport livella lo stress quotidiano e offre l’enorme possibilità di mettersi alla prova ogni giorno. Ogni giorno è una nuova sfida, sta a noi scegliere come affrontarla.
C'è qualcuno che ti motiva o ti influenza? Senza voler esser ridondante, ma come dico spesso, ho trovato nel mister Paolo Bravi una figura fondamentale di motivazione continua, capace di farmi alzare l’asticella ogni giorno, passo dopo passo, instillando in me motivazioni che non pesavo di avere. Sicuramente tutte le persone che capiscono gli sforzi e l’impegno che ci metto ogni giorno sono fondamentali e sono spesso una gran motivazione per continuare a fare bene e rendere loro fieri di me.
Mister Paolo Bravi è uno di quegli atleti che è stato in nazionale 100km per più anni, anche come capitano, e ha continuato a diffondere la cultura dell’ultramaratona facendo avvicinare tanti giovani a questa dura disciplina, sia allenandoli direttamente, dia dando consigli per farli provare questa disciplina durissima con la consapevolezza che si può fare, che può essere un treno da prendere, da non lasciarsi sfuggire, perché poi sarebbe troppo tardi prenderlo e a permesso a tanti di indossare la maglia azzurra coronando loro sogni e permettendo all’Italia di ben figurare sia come atleti italiani che invogliando atleti stranieri a gareggiare in Italia.
Un’intervista a Paolo Bravi è riportata nel libro “Il piacere di correre oltre”. Sport & benessere 15 | ed. novembre 2022.
Pensi di essere un modello positivo per gli altri? Non penso di essere diverso da tantissimi ragazzi che fanno questo sport con dedizione e impegno, cogliendone i valori, trasmettendoli e ispirando. Ognuno lo fa a modo suo, al di là dei tempi, delle classifiche e del crono.
Dott. Matteo Simone
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR








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