Non c'è nulla di impossibile se ci si mette dedizione e passione
Dott. Matteo Simone
La pratica di un o sport può diventare una grande passione che fa star bene e che permette di raggiungere obiettivi sempre più stimolanti e sfidanti ma non impossibili.
Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alessandro attraverso risposte ad alcune mie domande.
Qual è stato il tuo percorso nello sport? Da ragazzo ho praticato Rugby e poi ciclismo su strada. Dai 15anni ho lasciato completamente ogni sport agonistico.
Sono però nato in una piccola frazione di montagna e per questo ho sempre avuto la possibilità di muovermi tra boschi e rocce, per questo all'età di 23 anni ho cominciato a correre praticando quello che oggi si chiama trail running ma che per me è semplicemente corsa nei miei luoghi.
Da lì, subito le prime competizioni più come goliardia con gli amici e poi via via sempre in modo più intenso e agonistico. Qualche anno più tardi mi sono avvicinato anche allo scialpinismo race e dai 28/30 continuo a correre e gareggiare in entrambe le discipline.
Si inizia a fare sport per gioco, per scoprire se stessi, per relazionarsi e con il passare del tempo si può scoprire di avere una forte passione o un talento e si può aumentare l’intensità e la voglia di far meglio ed eccellere.
Qual è stata la competizione più difficile? Forse la più difficile è stata la prima CCC, non ero preparato, non sapevo cosa volesse dire affrontare 100Km ... ma arrivare al traguardo distrutto, pieno di contratture, mi ha fatto poi innamorare dello sport di endurance.
Davvero una grande sfida per Alessandro che a quasi 26 anni si mette in gioco in una gara di ultratrail di circa 100km. Il 28-29 agosto 2009 Alessandro corre la CCC (Courmayeur-Champex-Chamonix) (ITA) 98km in 20h17’06”.
Il vincitore assoluto fu Jean-Yves Rey (SUI) 11h40’47”, precedendo Nikolaos Kalofyris (GRE) 12h15’35” e Ludovic Pommeret (FRA) 12h34’20”. Tra le donne vinse Chantal Begue (FRA) 16h51’ (79^ assoluta) precedendo Patrizia Pensa 17h10’17” e Giuliana Arrigoni 17h11’39”.
Cosa dicono i tuoi familiari e amici del tuo sport? Anni fa, quando era agli albori l'ultra, mi vedevano come un pazzo...ora che conoscono la mia preparazione fisica e mentale, forse, cominciano a capire e chi mi ha seguito alle gare ha imparato a capire cosa provo a spingermi al limite.
Quali sono i segreti del tuo successo? Successo è un termine che non si addice a me, credo solo di essere molto perseverante, quando mi metto in testa qualcosa, faccio di tutto perché questa avvenga e poi la mia famiglia unita con mia sorella che mi aiuta molto e mia moglie con i figli che mi segue in alcune competizione, sono particolari che danno una forte motivazione. Sicuramente un ambiente familiare sereno aiuta in questi sport dove la mente fa la differenza perché nelle ultra-distanze il corpo prima o poi vuole mollare ed è lì che la mente fa la differenza.
La forte passione in qualcosa permette di fare cose considerate grandissime ma anche bizzarre e strane, si sperimenta un senso di benessere fisico e mentale per riuscire a fare cose considerate straordinarie e per pochi. In grandissime sfide è importante avere una famiglia comprensiva e non apprensiva che si preoccupa ma sostiene.
Cosa hai scoperto di te stesso grazie allo sport? Che i limiti esistono solo nella testa, non c'è nulla di impossibile se ci si mette dedizione e passione (anche con un bel po' di sacrificio).
Poi credo di avere una scorza un pelo diversa dalla media delle persone, non migliore, ma più testardo e alla fine ne risulto resiliente, ma sono così nello sport, nella vita e nel lavoro.
È importante sviluppare la consapevolezza di ciò che piace e si vuole fare e poi mettersi in azione per allenarsi e raggiungere obiettivi difficili e sfidanti ma non impossibili, nemmeno quando ci sono avversità e criticità che sembrano minare la volontà e i sogni, basta organizzarsi e capire cosa si può fare rimodulando allenamenti e andando sempre avanti con determinazione e resilienza.
Quali sono gli allenamenti più importanti? Sicuramente i lunghi di inizio stagione di trail running, notti passate a correre con la soddisfazione di vedere albe bellissime.
Oppure anche le giornate di primavera con le pelli agli sci dalla mattina al pomeriggio.
Trail running e scialpinismo sono due discipline sportive che richiedono tanto tempo da praticare ma con emozioni e sensazioni intense e uniche.
Di quali competizioni sei più orgoglioso? Nella corsa direi UTMB, Tor Des Geants (di cui ho avuto reverenza e anche timore per 10 anni prima di trovare il coraggio di affrontarlo), e la locale Transcivetta.
Nello scialpinismo, il trofeo Mezzalama per me è l'essenza di questo sport assieme alla Pierra Menta e ho avuto la fortuna di partecipare più volte con compagni di squadra che hanno reso indimenticabili queste esperienze.
Quali sono i tuoi sogni sportivi, raggiunti e da raggiungere? Sicuramente aver finito l'UTMB più volte (4), il Tor des Geants sotto le 100 ore.
Ma ancora di più i sogni personali, il record sul percorso dell'Alta Via via n. 2 con l'amico Ivan Giordano, poi sono salito sul Monte Bianco in velocità di notte da solo, un sogno magnifico ricco di adrenalina. Ma anche l'anello delle montagne di casa con gli sci, 30 km a fil di cielo in posti dove pochissimi hanno osato passare con gli sci. e siccome sono un sognatore mi mancano ancora due perle che spero di riuscire a finalizzare.
Alessandro ha corso 4 edizioni dell’UTMB: 28-29.08.2010 (89km – 14h34'46”), 31.08-02.09.2012 (103,4km – 16h57'39), 30.08-01.09.2013 (168km – 30h44'44”), 01.09.2023 (170km – 31h05'25”).
Tra l’8.e il 14 settembre Alessandro ha portato a termine il Tor des Géants - 330 km Endurance Trail della Valle d'Aosta in 98h31045”. Il vincitore fu Oliviero Bosatelli 72h37’13” precedendo Galen Reynolds 77h06’12” e Danilo Lantermino 79h09’46”.
Tra le donne vinse Silvia Trigueros Garrote (6^ assoluta) 85h23’15”, precedendo Jocelyne Pauly (FRA) 94h22’02” e Chiara Boggio 96h55’05”.
Tra il 2 e il 4 agosto 2019, Alessandro Bertelle e Ivan Giordano hanno ottenuto il record sull’Itinerario Alta Via 2 (Italia) in 1 giorno e 17 ore.
Grandissime sfide per Alessandro che lo stimolano a continuare ad allenarsi e fissare ancora tanti altri obiettivi e sogni esclusivi.
In che modo lo sport ti ha cambiato? In meglio di certo, mi ha allontanato da compagnie negative e mi ha reso una persona più motivata anche nell'affrontare i problemi normali a cui la vita ti mette di fronte.
In effetti, lo sport fa focalizzare su uno stile di vita salutare e sulla fatica che non è vana ma propedeutica al raggiungimento di sogni e mete esclusive, mettendo da parte eventuali abitudini o compagnie non ottimali.
In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana? Mi fa staccare dai pensieri negativi, mi aiuta a rilassarmi ed eliminare la negatività che il mondo odierno ti butta addosso.
In effetti più tempo si resta sul divano e più si diventa spugne di notizie macabre e a volte manipolative, meglio fare qualcosa per se stesso, sentendo il proprio corpo e alimentandolo di visioni di paesaggi e ambienti spettacolari, fuori di casa, lontano da agi e vizi, fuori zone di troppo confort che fanno impigrire.
Che messaggio daresti per avvicinare le persone allo sport? Se ci sono riuscito io, ci possono riuscire tutti, si può diventare persone migliori un passo alla volta.
Molto interessante l’affermazione di Alessandro: “...si può diventare persone migliori un passo alla volta”. In effetti, si può fare tutto, si può cambiare, senza troppa fretta ma un po’ per volta, provando e percependo che effetto fa, se si vuol continuare si può.
Hai mai avuto problemi legati al doping? un tuo messaggio contro ii doping? No, sono davvero un atleta pane e acqua. Anzi polenta e spezzatino! Il doping è barare, quello che facciamo con le nostre forze vale il doppio.
Sei ispirato da qualcuno? Ma, ho avuto la fortuna di iniziare a correre in un'età di cambiamento, finiva di vincere l'UTMB Marco Olmo e iniziava Kilian Jornet. In modo completamente diverso entrambi mi hanno ispirato.
Ma di più ancora anche mio padre è sempre stato una fonte di ispirazione, da ragazzo era un campione locale e ha corso a piedi fino a 40 anni all'epoca battendo ancora molti giovanotti. Io ho cominciato a correre che lui se n'era già andato ma sono sicuro che un certo imprinting l'ho ricevuto.
Mi rimangono ancora le perle di saggezza del mio primo allenatore di ciclismo! Oggi mi da motivazione il mio grande amico Federico Pat con cui ho affrontato competizioni bellissime assieme. Lui ha sempre motivazione e parole bellissime.
In effetti, Marco Olmo, classe 1948, ha vinto l’UTMB (Ultra Trail du Mont Blanc) nel 2006, quando aveva 58 anni e nel 2007, mentre Kilian Jornet, classe 1987, l’ha vinto nel 2008, alla giovanissima età di 21 anni e poi nel 2009, 2011, 2022.
Tra le gare di Alessandro con Federico Pat, anche una Sky running il 19 luglio 2015, la 35^ Transcivetta ad Alleghe dove la coppia si è classificata all’8° posto.
Sei un modello di riferimento per qualcuno? Nessuno me l'ha mai detto esplicitamente ma sono certo di aver fatto avviare al trail e allo scialpinismo più di qualcuno che veniva a vedere le gare...forse un giorno me lo diranno. Ora comincio ad avere un'età dove capisco dallo sguardo delle persone l'ammirazione per alcuni risultati e non servono parole per intenderci. Spero in futuro di essere il punto di riferimento per i miei figli, non importa cosa faranno nella vita, ma l'importante è che lo facciano con amore e dedizione mettendoci l'anima e credendoci sempre fino in fondo, ne sarei orgoglioso al di là dei risultati.
È importante avere un imprinting, soprattutto in famiglia da cui copiare e far riferimento e amici esperti o allenatori che consigliano e trasmettono messaggi di fiducia e insegnamento.
Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR












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