giovedì 16 settembre 2021

Andrea Di Somma, Resia Rosolina: Una sfida epica vinta per appena 8 minuti

 Ognuno di noi si è sacrificato e ha dato più di ciò che serviva 
Matteo SIMONE 

 

Ha avuto luogo la staffetta Resia – Rosolina che prevedeva la percorrenza di 433km lungo il fiume Adige con partenza il 10 settembre 2021 ore 04.00. 

La squadra “Team Senza Paura Roma”, ha partecipato per la seconda volta consecutiva, puntando a fare prima di tutto una bellissima esperienza di sport di gruppo e poi cercare di essere competitivi ha vinto su tutti in 32h08’30” precedendo Vicenza Marathon 32h17’40” e Lauf Club Pfeffersberg 33h12’40”. 
Di seguito l’esperienza di Andrea Di Somma (presidente dell’Atletica La Sbarra) organizzatore del Team Senza Paura, ha attraverso risposte ad alcune mie domande. 
Ti aspettavi di vincere la staffetta Resia Rosolina? Ci abbiamo lavorato veramente tanto. Gli episodi negativi che avevano contraddistinto la nostra prima partecipazione lo scorso anno (l’errore di percorso di Roberto Del Negro alla seconda tappa e l’infortunio di Gianni Mulazzi alla diciannovesima) sono stati la base per una rivalsa che era necessaria. Sapevamo tutti di valere di più ed eravamo consapevoli dei nostri valori. Ognuno di noi si è sacrificato e ha dato più di ciò che serviva. Vincere non era l’unica cosa che contava per noi ma tutti hanno lavorato affinché fosse l’unico obiettivo. 
Ho avuto sempre la percezione che la squadra fosse più forte dello scorso anno. Aver perso Serena Natolini a 24 ore dalla partenza della gara è stato un colpo durissimo, l’ho sempre considerata determinante in questo nostro progetto. Ludovica Baciucchi, che di fatto l’ha sostituita, è stata straordinaria non solo per le sue prestazioni atletiche, si è messa a disposizione e non c’è stato un attimo in cui non fosse sorridente. Questa sua capacità empatica di trasferire positività al resto del gruppo è stato uno dei nostri segreti per la vittoria finale. L’infortunio di Vincenzo Mariano Russo alla quinta tappa poteva essere una mazzata definitiva che però non è stata mai realmente percepita come un elemento negativo e condizionante. Poi c’erano i nostri avversari di Vicenza Marathon che erano forti, una squadra tra le migliori in Italia. Avevano vinto lo scorso anno e questo ci ha facilitato per lo studio della tattica di gara. Abbiamo studiato i loro punti deboli e ho cercato di costruire la squadra anche in funzione dell’avversario. Ne è uscita una sfida epica vinta per appena 8 minuti su oltre 32 ore di gara. Gli organizzatori erano quasi più elettrizzati di noi durante le ultime tappe, consapevoli che un equilibrio del genere difficilmente si ripeterà in futuro. 

 

Una bella storia fatta di partecipazione, organizzazione, avventura, momenti critici, sfide, imprevisti, vittoria su altri altrettanto validi. 

Andrea, atleticamente parlando da un punto di vista organizzativo, è una macchina da guerra, lui punta le gare e gli avversai e gli atleti da metter in campo, studia percorso, orari, tempi di ognuno e stabilisce strategie e criteri e tattiche d per ottenere la miglior prestazione da ognuno e dalla squadra, per mettere a disposizione della squadra il potenziale dell'atleta, e così è stato l’anno scorso ha puntato questa gara, la Resia Rosolina, una sfida allettante, ha individuato gli atleti dell’Atletica La Sbarra e di altre squadre per comporre una squadra di ultramaratoneti , di maratoneti e di atleti comunque che potevano allenarsi per correre 4 frazioni con poche ore di recupero  per ottenere il miglior risultato. 

Ma l’anno scorso non è andata proprio come previsto ci sono stati più imprevisti rispetto al previsto ma comunque i componenti erano ugualmente compatti e soddisfatti dell’esperienza da portarla comunque al termine nel migliore dei modi e rifarsi tutti insieme l’anno successivo e cioè il 2021 e così è stato, l’esperienza ha insegnato a prepararsi meglio, a essere più accorti, a prevedere supporto e sostegno per gli atleti come il camper, le atlete in bici, l’atleta sorridente che teneva alto il morale, l’atleta moderatore. 
Criticità, difficoltà, rischi? Sono dell’idea che se prepari bene una gara, in modo serio e professionale come abbiamo fatto noi, anche le peggiori criticità vengono affrontate con maggiore consapevolezza. Le incognite su una gara di 433 km che attraversa percorsi diurni e notturni totalmente differenti ed eterogenei sono infinite.  
Prima della gara posso dire che la preparazione tecnica è stata maniacale, abbiamo cercato di non sottovalutare nulla, comprese le cose apparentemente insignificanti.  
Invece da un punto di vista umano, sempre considerando la fase precedente la gara, ci sono state molte problematiche. Gli atleti e le atlete, provenienti da cinque squadre diverse, alcune delle quali molto rivali tra loro, soprattutto a livello comunicativo hanno fatto fatica a capirsi. La gestione dei conflitti è stata molto problematica. Come spesso accade in contesti sportivi è stato il campo ad appianare tutte le divergenze: l’obiettivo comune di arrivare a Rosolina davanti a tutte le altre squadre ha preso il sopravvento e tra tutti c’è stata massima collaborazione e riconoscimento dei ruoli. Non ho visto nessuno prendere il sopravvento sui compiti di nessun’altro. Questo rispetto reciproco alla lunga è stato determinante. 

Faccio un esempio: Vincenzo Mariano Russo è stato il leader umano della squadra. Collaborare con lui è stato veramente un piacere. Proveniamo da due società quasi in antitesi, abbiamo due approcci e due metodi probabilmente opposti a livello di gestione di un gruppo. Mai come in questo caso però la diversità di vedute è stata il motore che ci ha fatto accelerare nei momenti di difficoltà. Il fatto che abbia accettato le mie valutazioni tecniche mantenendo il suo ruolo di leadership nel gruppo è la migliore rappresentazione di rispetto dei ruoli all’interno di un team. Senza togliere nulla agli altri credo che lui sia stato il più felice di tutti di questa vittoria. 

Cosa c’è dietro una vittoria, un gruppo di persone con personalità forti e nuche comunque a disposizione del gruppo per cercare di tirare avanti la baracca cercando di portare a casa un risultato prestigioso a seguito di un periodo di allenamenti e tempo dedicato dovuto agli allenamenti mirati per tale tipo di gara che prevedeva frazioni di gara ravvicinate e quindi doppi allenamenti giornalieri per simulare la fatica e l’esperienza in gara. 

Cosa e chi ha contribuito alla vittoria? Raffaele Mastrolorenzo, Roberto Del Negro, Peppa Randazzo, Ludovica Baciucchi, Vincenzo Mariano Russo, Fabio Giancarli, Carlo Del Prete, Dorotea Lo Cascio, Massimiliano Ventre e Fabrizio Spadaro. Loro sono stati i dieci atleti in gara e loro più di tutti hanno contribuito alla vittoria. Sono stati straordinari, tutti e dieci hanno tenuto un ritmo medio inferiore al passo medio dichiarato. Sono partiti all’attacco e non hanno sbagliato una tappa. L’80% della vittoria è merito loro.
Il restante 20% mi sento di assegnarlo alle due accompagnatrici in bici che hanno seguito la squadra per 32 frazioni su 40: Federica Gallo in particolare si è fatta tutta la notte pedalando, guidando gli atleti, illuminando loro la via e garantendo un livello di sicurezza generale superiore di cui tutti abbiamo beneficiato. Federica ha percorso in bici oltre 300 km. Le ultime 14 tappe, da Verona a Rosolina, hanno rivisto con noi in bici anche Serena Natolini (atleta della nazionale di ultra maratona) che, impossibilitata a correre, non solo non ha abbandonato la squadra ma si è messa a disposizione con la massima umiltà fornendo anche consigli preziosi ai ragazzi e alle ragazze che ormai si apprestavano a correre le ultime frazioni con le poche energie e risorse rimaste. Infine Martina Di Marco che si è occupata durante la gara della gestione dei bisogni essenziali degli atleti che transitavano nel camper. 

Ci sono poi persone che sono rimaste fuori da questa spedizione per diversi motivi: da Antonio Simonetti a Laura Milanese, persone importanti per il nostro gruppo. Anche loro hanno contribuito indirettamente con la loro vicinanza e impegno profuso durante le fasi precedenti. 

Un grande impegno per tutti ci componenti del gruppo, soprattutto degli atleti che hanno corso nelle ore più varie con l’obiettivo di non dare il massimo nella frazione di corsa ma mettere in conto che dopo alcune ore di recupero si tornava a correre a ritmi sostenuti per cercare di battersi con gli atleti di altre squadre, ma essenziale è stato la vicinanza delle due atlete in bici presenti accanto all'atleta che faticava e sudava per contribuire alla meritata vittoria. Ma anche Andrea è stato determinante e direi indispensabile per l’organizzazione delle persone e dei rispettivi cambi con una minuziosa e dettagliata pianificazione che lo contraddistingue da alcuni anni a questa parte.

Cosa pensano familiari, amici, colleghi di questa vittoria? La sorpresa più grande deriva dal fatto che eravamo i più lontani come provenienza geografica. Come lo scorso anno siamo stati l’unico team del centro-sud e affrontare soprattutto le prime tappe in alta montagna ci avrebbe dovuto vedere, almeno sulla carta, svantaggiati rispetto a chi correva in un ambiente più riconoscibile. I commenti dei nostri compagni sono stati si di ammirazione ma credo che quasi tutti abbiano pensato che siamo stati fuori di testa. C’è stato stupore ma non credo che possa essere compresa fino in fondo la partecipazione a una manifestazione del genere semplicemente leggendo i commenti o guardando le foto e i video sui social. Potenzialmente è una gara aperta a tutti ma la verità è che non sono molti coloro che hanno le qualità e le caratteristiche per cimentarsi in una gara come questa. 

Davvero tanto coraggio soprattutto a livello organizzativo, dove è più facile sbagliare che fare bene, facilissimo presentarsi in ritardo a un cambio per non conoscere bene la zona, facilissimo per l’atleta potersi perdere per stanchezza o per scarsa visibilità, davvero una sfida portata a compimento con grande soddisfazione. 
Un episodio curioso, divertente, triste, bizzarro in questa staffetta? Roberto Del Negro regala sempre le perle migliori. Alla partenza della sua quinta frazione era così carico ed è partito così forte che al terzo passo era già col culo per terra. In quel momento ci stavano infliggendo una penalità di 8 minuti ma guardandolo in faccia come si è rialzato ho capito lì che la gara non l’avremmo persa. La sua determinazione ha trascinato gli altri. La foto della gara invece è al check point 39, l’ultimo cambio tra Carlo Del Prete e Fabrizio Spadaro. Nella tappa 39 Carlo ha definitivamente superato l’atleta di Vicenza Marathon e in quel momento tutti abbiamo compreso che quest’anno non ci sarebbe sfuggita. Ha fatto un ultimo 300 spaventoso che ha caricato noi e demoralizzato definitivamente i nostri avversari. Per quanto mi riguarda il momento cui sono più legato è il mio arrivo al check 13. Per motivi personali non sono potuto partire con la squadra e ho raggiunto la compagnia solamente in serata al check 13. In quel momento la squadra era quarta in classifica generale, con le prime tre squadre tutte maschili e noi primi nella classifica mista. 
I ragazzi erano molto contenti del piazzamento però, dati alla mano, non sembrava un’impresa impossibile superare le tre squadre maschili davanti a noi. Difficile si, poco probabile forse, ma impossibile proprio no. Ho tentato di convincere tutti che era doveroso provare ad arrivare a Rosolina prima di tutti gli altri team, che avevamo lavorato sodo tutti per questo e che non sarebbe stato corretto accontentarsi di un piazzamento pensando solo alla classifica mista. Inizialmente lo scetticismo ha prevalso, soprattutto in un paio di elementi, poi però con il passare del tempo l’obiettivo che avevo posto loro è diventato sempre più realizzabile.  

Quando alla tappa 30 Fabrizio è partito con 9 minuti di ritardo dall’atleta di Vicenza Marathon e ha chiuso la sua frazione ad Angiari (di quasi 9 km corsi al ritmo di 3.20/km) con meno di un minuto di svantaggio si è scatenato un entusiasmo contagioso che abbiamo mantenuto fino alla fine. Trasmettere questa mentalità è stato per me l’unico obiettivo, di questo Fabrizio è il migliore interprete che ho mai avuto in squadra e probabilmente il migliore che avrò mai. Sono certo che se avessimo vinto la classifica mista senza vincere anche la generale nessuno sarebbe stato felice e soddisfatto come in realtà è adesso. 
Quali tue capacità, risorse, caratteristiche sono state determinanti? A questa domanda credo sia più corretto che rispondano gli altri componenti del team. 

In 32 ore di gara divise per 10 atleti può succeder di tutto in base allo stato di forma e all’umore dell'atleta nelle diverse ore della giornata, e così la squadra si può ritrovare davanti o dietro per diversi motivi dovuti ai propri atleti o agli atleti delle altre squadre più o meno forti, attenti, focalizzati. Si è in gara, si è in ballo, e ballando ballando si cerca di spingere sempre di più, si cerca di cercare la prestazione migliore e Andrea è uno che non si accontenta, è molto competitiva, e cerca di organizzare gli atleti per tirare fuori il massimo vantaggio dalla prestazione, e così è stato ha organizzato e coinvolto gli atleti per una prestazione collettiva in progressione molto stimolante. 

La rifaresti l’anno prossimo?
 Al momento non mi sento di dire che tornerò alla Resia-Rosolina. A poco più di 48 ore dall’arrivo trionfale di Rosolina sono ancora molto provato. Star fuori e tenere uniti i pezzi di un puzzle che ora dopo ora diventa sempre più intricato non è facile. C’è da dire che la responsabilità del mio ruolo ha un peso psicologico non indifferente. Vedere i ragazzi e le ragazze correre e andare sempre più forte, scalando posizioni in classifica è stato emozionante ma al tempo stesso il mio compito diventava sempre più complesso. Trovare la strategia giusta e modificarla in corsa in base alle esigenze psicofisiche degli atleti mi ha portato via tante energie. Nelle ultime dieci frazioni abbiamo rivoluzionato l’ordine di partenza cambiando strategia, è stata come una partita a scacchi dove se non metti i pezzi al posto giusto il Re cade in poche mosse.  

Dietro una vittoria c'è tanto studio, pianificazione, preparazione, strategie, tattiche, tensioni, consumo energetico e c’è bisogno di tanto tempo per metabolizzare, per assimilare, per scaricare, per riorganizzarsi. 

Cosa hai scoperto di te stesso nello sport di squadra? L’atletica leggera è uno sport individuale. Ci si può fare tutta la poesia del mondo ma resta e resterà uno sport individuale. A volte chi lavora all’interno dell’atletica cerca per interessi personali di dipingere questo come uno sport di squadra ma è una bugia detta da chi deve vendere un prodotto. I dirigenti delle squadre sono i primi a raccontare e raccontarsi questa menzogna, per non parlare di altri operatori del settore quali rivenditori di marchi sportivi con i loro slogan motivazionali, psicologi dello sport, influencer dei social e “coach” più o meno riconosciuti e titolati. 

Quando sei su una pista di atletica ad allenarti o sul nastro di partenza di una gara sei solo con te stesso e puoi contare solo sulle tue risorse e capacità. Tutto il resto è futile business che poco ha a che vedere con questo sport. Io nella mia società, l’Atletica La Sbarra, ho da sempre puntato su quelle gare la cui classifica finale sia principalmente di società. Questo non per sovvertire il concetto di atletica sport individuale ma come strategia di fidelizzazione del mio gruppo: il miglioramento delle singole prestazioni al servizio di un collettivo per lo sviluppo di una mentalità vincente. 
In un’avventura come questa, strutturata in questo modo particolare, le dinamiche di team prendono ovviamente il sopravvento e il sapersi mettere a disposizione di un collettivo diventa fondamentale e lo diventa ancor di più se provieni da uno sport che di collettivo ha poco o nulla. Quelli più importanti sono i momenti di condivisione durante le lunghe ore della gara. La condivisione degli spazi, del cibo, delle sensazioni, delle emozioni, delle paure, la circolazione delle idee. 

Comunque la Resia Rosolina è uno sport di squadra formata da persone che corrono, altri che organizzano, altri che sostengono, moderano, coinvolgono, tengono alto il morale, urlano, scherzano. Questa è la squadra che permette all’atleta di non sentirsi solo e rischiare di ritornare a casa, triste e sconfitto. 
Una parola o una frase che ti rimane dopo questa impresa? Sintetizzare 32 ore di gara con una frase lo trovo profondamente riduttivo. Da ieri mattina rivivo a mente le fasi calde della gara: le accelerate, i distacchi, lo studio degli avversari, i cambi che un anno fa furono un disastro (ci fu chi riuscì nell’impresa di lanciare il chip nel fiume) e che quest’anno sono stati perfetti, le risate e gli scherzi ma anche i lunghi momenti di concentrazione, le strategie e le tensioni. Ognuno dei partecipanti mi ha lasciato qualcosa e lo porterò stretto con me nei prossimi mesi facendone tesoro per le prossime gare: dalla saggezza di Massimiliano e Raffaele che in ogni momento sapevano darmi il consiglio giusto alle urla di Vincenzo nella Piazza di Bussolengo alle 5 del mattino che hanno svegliato tutto il paese, dalle lacrime di Peppa ai sorrisi di Ludovica, dall’umanità di Roberto alla spavalderia di Carlo, dalla voglia di riscatto che aveva Dorotea dopo la gara dello scorso anno alle ansie pre-gara di Fabio che si sono trasformate in quattro frazioni perfette, dalle due ragazze in bici che sono state angeli custodi della spedizione alla classe di Fabrizio perché poi puoi fare tutta la strategia che vuoi ma per vincere le gare ti servono i campioni. 
Prossimi obiettivi? Io e Raffaele abbiamo un paio di idee per l’estate del 2022 ma per il momento è tutto top secret! 

Matteo SIMONE 380-4337230 - 21163@tiscali.it  
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR 

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