Dott. Matteo Simone
Il 18 luglio 2025 l’argentino Pablo Angel Nicolas Barnes ha vinto la 5^ 100 miglia (160km trail) del Monviso 23h04’57”, precedendo Mattia Barbaglio 24h26’37” e Andrea Barra 24h26’42”.
Tra le donne ha vinto Valentina Michielli (8^ assoluta) 27h24’10” precedendo Simona Pievani 29h56’06” e Isabella Vidili 31h10’38”.
Di seguito approfondiamo l’esperienza di Pablo Barnes attraverso risposte ad alcune mie domande dopo la gara.
Complimenti per la vittoria alla 100 miglia Monviso, come ti senti ora? Dopo qualche giorno, dal punto di vista organico mi sento abbastanza stanco, so che devo recuperare e che ci vorrà qualche settimana per tornare in forma, ho perso tanti muscoli, mi sento stanco ma superfelice. La ripercussione di questa vittoria è stata molto importante, sentita anche attraverso diversi messaggi compreso il tuo.
Trattasi di gare veramente durissime e impegnative che mettono a dura prova il fisico e la mente e dopo c’è bisogno di riposare per ritornare alla normalità e c’è bisogno di capire veramente cosa è successo, con la consapevolezza di ciò che si è riusciti a fare pensando e ripensando ai momenti di gara e apprezzando eventuali messaggi e feedback di familiari, amici, conoscenti.
Te l'aspettavi? In realtà, assolutamente no, dopo averci provato 2 volte, nel 2022 e 2023, sono partito con l’idea di finirla, sono partito molto calmo all’inizio, anche se ci sono stati momenti dove potevo andare, ho deciso di restare con il gruppo davanti per non fare casini perché l’idea principale era finire la gara.
L’esperienza davvero insegna tanto, se non riesci una volta puoi riprovare in modo diverso apprendendo dall’esperienza e rafforzando eventuali aspetti critici, se possibile.
La parte più difficile? Sicuramente dal momento in cui ho deciso di fare questa gara, sapevo che dovevo affrontare i mostri più forti, due volte non riuscirci. e la partenza alle 21.00. Io vado a dormire abbastanza presto, solo il fatto di partire allora che vado a dormire è tosto, ma non ho avuto grossi problemi.
Cosa lasci lì e cosa porti a casa? Mi porto a casa la sensazione di essere riuscito a chiudere un cerchio, c’erano tante possibilità che rimanesse aperto. La vittoria non me l’aspettavo, un regalo che mi ha fatto la vita, sono veramente felice. Non lascio niente, il Monviso che mi ha regalato tanto. L’edizione che mi sono ritirato mi ha lasciato tanta amarezza, partivo con la voglia di vincere senza umiltà, ero il più quotato a quell’arroganza è stata una lezione di vita, questa vittoria è un processo durato anni.
Quando si decide di fare una gara bisogna documentarsi e conoscere ogni aspetto e dettaglio da allenare e potenziare come il percorso, il clima ma anche l’orario di partenza per allenare il corpo e la mente a ciò che non è ordinario nella propria vita in modo da abituarsi e simulare aspetti della gara.
Come hai deciso di partecipare? Ho deciso di partecipare perché avevo fatto un paio di gare in previsione della Spartathlon per allungare la distanza, qualche giorno prima ho partecipato alla 100km del Cro-Magnon ridotta a 30km, ho fatto la 30 con nessuna voglia perché l’idea era un'altra e sono rimasto con il lungo da fare. Ho contattato gli amici e ho pensato dovevo fare la 100 miglia del Monviso. Il destino ha deciso che questa doveva essere un’opportunità per chiudere il conto rimasto in sospeso.
Come ti sei preparato? A questo punto, dopo più di 20 anni di agonismo non ho una preparazione precisa, stavo preparando la Cro-Magnon in previsione della Spartathlon ma ho deciso di continuare a fare asfalto, mi mantengo attivo per non perdere lucidità perché a settembre c’è la Spartathlon. Uscivo proprio all’ora della partenza, dopo aver fatto cena, salutavo la famiglia e facevo un giro di 1h30-1h40. Andavo a fare piccole uscite per abituarmi, veramente scomodo anche se era per mezz’ora, 40 minuti ma poi ha funzionato.
Ci sono gare importanti da mirare e preparare nel miglior modo possibili e gare allenamento che servono per l’obiettivo più importante, ma ogni gara è una messa in gioco, un’esperienza utile, un’opportunità per conoscersi e per conoscere altri.
Sabato, 28 giugno 2025 Pablo si è classificato 6° al “Cro Trail - Sanremo (IM) km 30 - 2000m d+” in 3h55’11”. Il vincitore è stato il marocchino Rachid El Morabity in 3h29’20” precedendo Luca Carrara 3h32’02” e Filippo Canavese 3h34’51”, Tra le donne ha vinto Virginia Oliveri (12^ assoluta) 4h49’21” precedendo Francesca Canepa 5h02’34” e la sudafricana Helen Ellison 5h27’43”.
Cosa hai scoperto di te in questa gara? Ho scoperto che se parto piano e non faccio casini, e probabilmente raccolgo molto di più di quello che mi aspetto, arrivare a una certa età con il fisico risponde è molto gradevole.
Non si finisce mai di imparare e soprattutto la notevole esperienza negli anni aiuta a essere più attenti per capire come continuare a far bene nonostante l’età avanzi e le prestazioni potrebbero essere non più quelle di una volta.
Cosa e chi ti ha aiutato? Ovviamente la famiglia, il fatto di vivere con Virginia, siamo corridori di ultramaratone, ultra trail, questo mi dà forza; principalmente la famiglia. Gli sponsor aiutano, gli organizzatori che ci invitano ci aiutano, il fatto che nostra figlia sia brava ci dà una mano, lei è grande, anche il mio dentista in questo periodo mi ha dato una grande mano risolvendomi problemi che mi aiutano a correre bene.
Sono tanti gli ingredienti del benessere e del successo nella pratica sortiva, certo avere una famiglia che comprende, sostiene e che per di più sono anche atleti rende le cose più facili nell’organizzazione familiare degli allenamenti e delle gare.
Pensieri positivi e negativi durante la gara? È stato incredibile, in genere ho il momento buio, so che devo combattere i mostri, il sonno, mi voglio ritirare, il pensiero che sono vecchio, che non ce la faccio più. Questa volta mi sentivo forte, ero davanti, se loro rallentavano io approfittavo a nutrirmi, il livello degli atleti mi permetteva di restare davanti e non soffrire.
Trattasi di gare molto difficili da gestire per la durata, per correre a qualsiasi ora della giornata, anche di notte, con pensieri che possano sabotare o aiutare l’atleta.
Un consiglio per chi vuole vincere queste gare? Essere pazienti perché la prima parte non direi brutta ma una lunghissima transizione verso un paradiso naturale, la parte centrale il giro del Monviso è una cosa così bella che ci sta tutto il viaggio per arrivare, capisco gli organizzatori, le altre volte non ero arrivato alla montagna vera.
Trattasi di viaggi molto spettacolari e naturalistici ma anche viaggi interiori dentro se stessi per continuare a scoprirsi e stupirsi per quello che si riesce a fare.
Cosa sperimenti prima, durante, dopo una gara? Già da qualche tempo, anche se a dicembre scorso sono andato al mondiale in India, sono cosciente che non sono l'élite di una volta che me la potevo giocare davanti, ora sono un ottimo corridore a livello locale, ma nei circuiti importanti rimango indietro, devo puntare alla categoria. Durante una gara mi sento male, devo lottare contro i mostri, dolori in pancia, non sto bene, dormo poco. Mi innervosisco tantissimo prima delle gare, ma penso sia parte del gioco, quello che ti fa sentire vivo, anche le sensazioni brutte ma tutto viene compensato.
Il 7 dicembre 2024 Pablo è stato uno degli atleti della rappresentativa dell'Argentina che ha partecipato alla “100 km Bengaluru - IAU World Championship (IND)” in 8h27’22”.
Comunque, continua a correre ad alti livelli riuscendo ad arrivare tra i primi in tante gare di ultramaratona.
Hai sperimentato il limite nelle tue gare? Sì, assolutamente, sono arrivato a svenire, a vomitare, a non riuscire a camminare, a essere completamente cieco, ho cercato i miei limiti durante tutti questi anni, diciamo che non è consigliabile, sono finito in ospedale ma credo di averli raggiunti. Ci sono limiti ancora più lontano ma lì si rischia la vita, sono felice di aver conosciuto i miei limiti perché come diceva un filoso greco è una mancanza di rispetto morire senza conoscere i propri limiti.
Trattasi di gare ritenute estreme e bisogna fare molta attenzione, soprattutto conoscersi bene, avere tanta esperienza, osare senza strafare e ognuno cerca di scoprire ciò che può e che riesce a fare come sfida personale apprendendo da ogni situazione, evento, gara.
La tua gara più estrema o più difficile? La Spartathlon per il caldo, la pressione psicologica, la lunghezza. Sono riuscito a chiuderla tante volte, dovrei andare a vedere una gara che non sono riuscito a chiudere, se me l’avessi chiesto prima di questa gara, avrei risposto il Monviso.
Prossimi obiettivi? Adesso farò un po’ di garette e sagre con gli amici facendo tanto caldo e a fine settembre la 10^ Spartathlon, il traguardo di una vita.
Sogni realizzati e rimasti incompiuti? È come l’orizzonte, non sei mai soddisfatto, potrei morire tranquillamente con l’idea di aver fatto molto di più di quello che avrei dovuto fare, se riuscissi vorrei far il Tor des Geants. Si corre sempre in corrispondenza della Spartathlon e dopo aver corso la 10^ Spartathlon quest'anno, l’anno prossimo potrei preparare il Tor des Geant e rinunciare alla Spartathlon.
La Spartathlon, Atene-Sparta, è una corsa a piedi di 246 Km, 3800mt di dislivello positivo, con 36 ore di tempo massimo. Una gara durissima che per partecipare bisogna avere dei tempi accreditati sulle lunghe distanze e Pablo l’ha portata a termine 9 volte. La sua prima partecipazione risale al 2015 in 29h35’59; la sua miglior prestazione nel 2016 27h05’31”, classificandosi 12° assoluto e 11° tra gli uomini.
Ritieni utile lo psicologo nello sport? Cerco di essere autonomo, cerco di analizzare ogni dettaglio, essere in contatto con il mio corpo, cerco di non avere un allenatore e fare tutto da solo, ma in certe persone potrebbe essere fondamentale, molti blocchi nella corsa sono di testa, uno psicologo bravo potrebbe essere utile.
Ti ispiri a qualcuno? Posso pensare a Kilian, ai bravissimi corridori che sono in giro, ma il mio maestro rimane Marco Olmo, mio esempio di vita, ho fatto i primi trail e riuscendo a stare con lui imparavo, mi ha aiutato tantissimo, specialmente adesso che stanno passando gli anni e ricordo tantissime cose che mi diceva e mi hanno aiutato, lui è un genio sa come gestire la gara e ottenere il massimo anche se aveva 58 anni.
Una bellissima carriera sportiva da ultrarunner per Pablo apprendendo dal più esperto Marco Olmo, cercando di stargli dietro e avvicinarsi il più possibile a lui e a volte arrivandogli davanti in tante gare di ultratrail, insieme anche a sua moglie Virginia Oliveri altrettanto fortissima atleta spesso a podio e con tante vittorie.
Il 22 luglio 2007 Pablo Barnes e Marco Olmo vinsero arrivando insieme il 1° Ultra Trail “La Via Marenca” in 11h58’.
Il 24 agosto 2007 Marco Olmo vinse il “5ème Ultra Trail Tour du Mont Blanc (FRA) 163km” in 21h31’58”, precedendo il tedesco Jens Lukas 22h23’55” e il francese Nicolas Mermoud 22h30’51”. Pablo Barnes si classificò 14^ Il 30 settembre 2007 Marco Olmo vinse la “1^ Le Porte di Pietra 72 km Trail” in 8h27’12” precedendo Alessandro Crippa 8h44’02” e Pablo Barnes 8h59’31”. Tra le donne vinse Virginia Oliveri (9^ assoluta) 10h00’21” precedendo la francese Corinne Favre 10h04’33” e Chiara Tallia 11h56’09”.
Il 15 giugno 2008 il nepalese Dacchiri Sherpa vinse il “7ème Grand Raid Cro-Magnon 103km trail” in 9h31’57” precedendo il francese Antoine Guillon 9h48’21” e Massimo Tagliaferri10h00’47”, a seguire Marco Olmo 10h13’40” e Pablo Barnes 10h17’47”. Tra le donne vinse la francese Karine Herry 12h08’12” precedendo Virginia Oliveri 12h20’51” e Sabrina Decia 13h40’21".
Il 28 settembre 2008 Pablo Barnes vinse la “2^ Le Porte di Pietra 72 km Trail” in 7h51’10” precedendo Flavio Gadin 8h05’53” e Marco Olmo 8h07’24”. Tra le donne vinse Virginia Oliveri (10^ assoluta) 9h07’05” Precedendo Maria Giovanna Cerutti 10h03’39” e Noemi Gizzi 10h22’12”.
Il 25 ottobre 2008 Pablo Barnes vinse il “1. Gran Trail Rensen 70km” in 9h17’06” precedendo Alessandro Montani 9h42’54” e Marco Olmo 9h55’04”. Tra le donne vinse Virginia Oliveri (4^ assoluta) 10h05’40” precedendo Patrizia Pensa 11h02’22” e Sabrina Decia 12h32’25”.
Che significato ha per te una vittoria o personal best? La vittoria è importante ma sto sempre attento, se hai lavorato tantissimo le devi pagare in qualche modo. Ti rende felice ma io rimango umile, quando raggiungi un traguardo o riesci a migliorare il precedente personal best, è un momento di felicità ma non cambia la vita, può aiutare a mantenere qualche sponsor a farti invitare a qualche gara, ma non mi cambia la vita.
Cosa ti spinge a fare sport di endurance? Senza fare tanta filosofia, il vuoto dell’esistenza viene riempito dallo sport, senza farti del male, senza esagerazioni riesce a darti una felicità e rimanerti occupato in modo ideale, senza droghe, lo sport è fondamentale nella vita di tuti.
Cosa diresti a te stesso di 10 anni fa? 10 anni sono volati così veloci e non penso di essere cambiato più di tanto, anche se ho fatto qualche sbaglio non mi lamento, direi di andare avanti così, che stiamo andando bene.
La pratica di uno sport apporta tanti benefici ed è uno stile di vita che favorisce il benessere e continuare a farlo anche quando non si è più giovani è un ottimo vantaggio per continuare a star bene fisicamente e mentalmente.
Una parola o frase che ti aiuta nei momenti difficili? Siamo certi che la vita ha un limite, se è vero che ho la possibilità di fare, cerco di non lamentarmi, è molto probabile che quello che arriverà dal punto di vista fisico sia il peggio di quello che c’è adesso, cerco di tirare il massimo in quel momento.
C'è qualcuno che ti incoraggia o scoraggia nelle tue imprese sportive? Non penso a una persona in particolare, di solito mi appoggio psicologicamente a due gruppi, a quelli che mi vogliono bene che non so chi sono, e quelli che mi gufano che neanche so chi sono, forse posso pensare a 2-3 persone, allora penso a mia figlia e penso a chi mi vuole bene, tutto ciò fa parte della vita.
In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana? È fondamentale, mi mantiene occupato, in movimento, in contatto con gente sana, quello è fondamentale nella mia vita.
Dott. Matteo Simone
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR













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