Dott. Matteo Simone
Dal 7 al 9 luglio 2025, si è svolta la 48^ edizione della Badwater 135 Ultramarathon – organizzata da Adventure Corps, Campionato Mondiale di 135 miglia, con 100 atleti più forti del mondo.
La linea di partenza è a Badwater Basin nel Parco Nazionale della Death Valley, punto più basso del Nord America a 85 m sotto il livello del mare. La gara termina a Whitney Portal a 2530 m. Il percorso attraversa tre catene montuose per un totale di 4450 m di dislivello positivo cumulativo e 1859 m di dislivello negativo cumulativo, con temperature che superano i 40 gradi Celsius.
La Badwater 135 del 2025 è stata vinta dal norvegese Simen Holvik in 21h47’45” precedendo lo spagnolo Iván Penalba Lopez 22h07’16” e lo statunitense Pete Kostelnick 22h42’42”.
Tra le donne la vincitrice è stata la statunitense Marisa Lizak 25h07’31” precedendo la connazionale Megan Eckert 26h24’17” e la britannica Ali Young 28h56’19”.
Trattasi di una gara a inviti e l’Italia era rappresentata da due donne: Giulia Ranzuglia 39h15’14” e Maria Pinto 42h09’52”.
Da menzionare l’atleta più giovane, la statunitense Kaylee Frederick (20 anni) 31h54’46” e l’atleta meno giovane, lo statunitense Bob Becker 45h00’06”.
Di seguito approfondiamo l’esperienza di Maria Pinto attraverso risposte ad alcune mie domande.
Complimenti per la Badwater? Come ti senti ora? Grazie mille. Sono ancora incredula, ma felice. Nemmeno particolarmente stanca.
Una gara davvero difficile, molto lunga, temperature molto calde, dislivelli notevoli, tante ore in piedi avanzando, faticando ma arrivando fino alla fina, incredula, soddisfatta.
La parte più difficile? Un caldo atroce più o meno a metà gara, e la salita finale al monte Withney: con 200 km nelle gambe, le salite erano infinite e sempre più ripide.
Una gara davvero dura, la si può immaginare, ci si può preparare ma quando si è lì in gara, tutto è più difficile, la stanchezza si fa sentire, il caldo stanca ma si è abituati a tutto, ogni avversità, ogni crisi è possibile accettarla, gestirla, superarla, ogni salita è percorribile anche dopo 200km sulle gambe, fino alla fine, rallentando ma avanzando.
Come hai deciso di partecipare? Ho aspettato almeno 3 anni perché avevo bisogno di mettere nel curriculum le gare richieste (almeno 4 gare oltre i 200km, di cui almeno una l’anno precedente alla gara). E poi ho aspettato il sorteggio a febbraio con ansia.
Gare che non si improvvisano, che bisogna arrivarci preparati, che richiedono un invito a seguito di esperienze fatte in gare lunghissime di circa 200km, per essere invitati e sorteggiati tra i 100 partecipanti più forti al mondo.
Come ti sei preparata? Ho seguito attentamente le indicazioni del mio coach che mi segue da sempre, abbiamo accumulato km in modo graduale, ma senza esagerare. Nell’ultimo mese ho aggiunto qualche sauna per provare ad adattarmi al caldo.
Gare che richiedono preparazione mirata e adeguata, una simulazione di parte dell’esperienza con adattamento al caldo estremo e al chilometraggio estremo.
Cosa lasci lì e cosa porti a casa? Lascio un paesaggio incredibile che ha reso la gara unica, perché ogni km percorso di giorno era una cartolina, la parte più noiosa l’ho corsa sempre di notte… quindi ho solo seguito la ‘linea bianca che delimitava la carreggiata illuminata dalla mia frontale’. Porto a casa la consapevolezza di aver compiuto un’impresa incredibile. E forse per la prima volta sono davvero orgogliosa di me.
Quando tutto è finito ci si può voltare indietro per comprendere cosa si è riusciti a fare, dagli allenamenti alla gara, con paesaggi mozzafiato nonostante la fatica estrema, viaggi impegnativi nella natura, nella fatica, dentro se stessi, per apprendere sempre di più da ogni esperienza, per conoscere sempre di più se stessi nel profondo.
Cosa hai scoperto di te in questa gara? Che la mia testa, se lo voglio davvero, mi può portare ovunque.
Volere è potere, la mente guida il corpo, con elevata passione e motivazione alta si può decidere di preparare e portare a termine qualsiasi cosa, impegnandosi, affidandosi a persone esperte e professionisti, gestendo ogni situazione con consapevolezza, fiducia e resilienza.
Cosa e chi ti ha aiutato? Senza la mia crew non ci sarebbe stata Badwater: Giuseppe (mio marito), Matteo (il mio coach) e Vincenzo (un grandissimo amico) mi hanno coccolata, viziata, incoraggiata e sostenuta per 42 ore 9 minuti e 52 secondi. Nulla da aggiungere, non potevo avere al mio fianco persone migliori.
Grande sfida, grande atleta, grande team. Per raggiungere risultati straordinari bisogna avere talento, essere determinati e affidarsi al supporto di persone amiche e amorevoli che coccolano, sostengono, supportano, tifano, si preoccupano, si occupano dell’atleta senza stress, ma con fiducia e pazienza.
Pensieri positivi e negativi durante la gara? Cerco sempre di essere positiva, anche se ero abbastanza sicura di non riuscire a passare il primo cancello, o perlomeno di essere sempre al limite senza avere il tempo di riposare, e il fatto di non poter dormire nemmeno qualche minuto mi angosciava. Per fortuna non è stato così.
Un po’ di ansia e stress ci può stare ma per il resto bisogna essere determinati e risolutivi, attingendo a ogni risorsa interna e focalizzandosi nell’obiettivo da portare a termine un passo alla volta, un chilometro per volta, ora dopo ora.
A chi la dedichi? La dedico alla mia crew in primis, ma davvero ai tantissimi amici e conoscenti che mi hanno sostenuta a distanza.
In tanti sostenevano, supportavano, tifavano Maria, sia in presenza che da lontano tramite chat WhatsApp e altre modalità, messaggi di forza e incoraggiamento che aiutavano a crederci e ad andare avanti nonostante stanchezza e rischio di crisi.
Un consiglio per chi vuole osare queste gare? Consiglio di non mettere mai un limite ai propri sogni, ma di arrivarci preparati. Non si possono improvvisare, vanno davvero studiate in modo minuzioso perché ai nostri livelli che rimangono amatoriali, dobbiamo divertirci, e avere massimo rispetto per il nostro corpo che ci ospita fino alla fine della permanenza in questa vita.
Bellissima testimonianza di una donna ultramaratoneta e va oltre, osando ma senza strafare che ricorda di avere un corpo da proteggere e da preservare, conoscendolo approfonditamente durante queste imprese molto dure e impegnative.
Ritieni utile lo psicologo nello sport? Un aiuto a mantenere lucidità e ad avere gli strumenti per trasformare la paura in energia è fondamentale.
Gare ritenute estreme dove bisogna essere sempre lucidi per poter decidere e valutare il da farsi in ogni momento ascoltando le proprie sensazioni corporee e attingendo sempre da risorse interne, ancorandosi a precedenti situazioni di successo.
Sogni realizzati e rimasti incompiuti? Per ora quelli sportivi li ho realizzati tutti.
Prossimi obiettivi a breve, medio, lungo termine? A novembre sono iscritta ad ASA, vedremo come sarà il mio recupero perché anche se mi sento davvero molto bene, lo sforzo c’è stato e il riposo è fondamentale tanto quanto i km da mettere sulle gambe.
A novembre si vuol più che raddoppiare, 490km Atene Sparta Atene. Ogni obiettivo è un punto di arrivo e un punto di ripartenza, Ottimo test, ottima prova ma giustamente bisogna recuperare, ricaricarsi, volersi bene e poi ripartire di nuovo verso nuovi obiettivi sfidanti, difficili ma non impossibili.
Ti ispiri a qualcuno? Ho tanti amici ‘ultra’ che ammiro tantissimo, mi piace chiedere consigli e percepisco che sono felici di darmeli e condividere con loro le mie gioie (e dolori) mi fa stare bene.
Un mondo privilegiato di fatica e soddisfazioni, di confronto e condivisione, di vite vissute intensamente alla ricerca di se stessi e approfondendo la conoscenza di se stessi e degli altri.
Cosa dà e cosa toglie lo sport? Lo sport mi riempie quella parte di vita che non ho potuto colmare con un figlio. Mi regala emozioni infinite, mi ha fatto crescere e avere consapevolezza di me e dei miei limiti. Toglie tempo ad alcune relazioni personali, e mi fa andare a letto presto nel week end soprattutto se ho un lungo importante alla domenica…
Motivazioni autentiche e profonde. Lo sport aiuta a stare al mondo intensamente, seguendo obiettivi, mete e sogni, portando avanti progetti e seguendo piani e programmi di allenamenti, insieme e da soli.
Quali sono gli ingredienti del successo? Non ho successo 🙂.
Portare a termine gare come la Milano Sanremo e la Badwater e continuare a fare progetti di gare estreme come l’ASA 490km è davvero da considerare un grande successo personale.
Gli allenamenti più importanti? Tutti, sempre. Il mio coach mi aiuta a preparare ogni gara al meglio quindi le sue tabelle sono il mio vangelo.
Fidarsi e affidarsi a esperti, attenendosi il più possibile alle loro indicazioni è la chiave per il benessere e il successo.
Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Avevo iniziato a correre da poco, mi sentivo una runner banale con i miei tempi in maratona, ma mai avrei pensato di superare i 42km che già mi sembravano impresa leggendaria... per pochi.
Cosa ti spinge a fare sport di endurance? Non sono veloce, sono passata dalla maratona alla ‘cento’ in pochi mesi e da lì non mi sono più fermata. Rispondo spesso che ‘non essendo veloce, allungo 😊’.
Maria ha allungato un bel po’ e continua ad allungare. Grande consapevolezza nelle proprie capacità e caratteristiche e anche in ciò che si vuole e si può fare.
Una parola o frase che ti aiuta nei momenti difficili? Le tabelline. Quando senti che sto per perdere lucidità faccio le tabelline da 1 a 10 e da 10 a 1. E poi cerco di immaginare il mio arrivo trionfante al traguardo. Lo focalizzo infinite volte: voglio arrivare lì. Un’amica un giorno mi ha consigliato questa cosa ‘pensa integramente e con tutte le tue forze all’immagine che vuoi vedere e la vedrai’.
Molto vero, dobbiamo immaginare gli scenari futuri che vogliamo per crederci fino alla fine. Risulta essere un ottimo allenamento mentale.
C'è qualcuno che ti incoraggia o scoraggia nelle tue imprese sportive? Mio Marito mi incoraggia sempre, il mio coach mi fa sedere a tavolino e inizia con ‘ragioniamo ……’
Importante essere sostenuti e incoraggiati e altrettanto importante fare debriefing su ciò che si vuol fare e come lo si vuol fare.
In che modo lo sport ti aiuta nella vita quotidiana? Mi sento troppo bene ogni volta che metto le scarpette ai piedi, dopo una giornata in salita (e ve ne sono tante) la risposta è sempre la stessa ‘tanto stasera mi sfogo’. Ho imparato ad essere rigorosa, e pur essendo appunto un amatore, ogni volta che preparo una gara importante, per me è come andare alle olimpiadi: riposo, cibo sano e allenamento. Fine. Anche se dovessi arrivare ultima, per me sarebbe una vittoria a prescindere. Grazie Matteo per questa intervista, e grazie davvero di cuore a tutti per l’affetto smisurato che mi avete regalato.
Dott. Matteo Simone
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR











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