lunedì 21 marzo 2016

Per l’ex maratoneta Vincenza Sicari, ora quasi paralizzata, è una lotta difficile


Per l’ex maratoneta Vincenza Sicari, ora quasi paralizzata in un letto di ospedale, è una lotta difficile ma per ogni problema c'è almeno una soluzione o comunque delle modalità per gestire il problema. 

Non bisogna sottovalutare niente, bisogna pensare al di là dell'ordinario.
Ho visto il video dove, distesa su un letto di ospedale, fa una richiesta di aiuto, spiegando la sua difficoltà, la sua sofferenza, la sua incapacità: “Vi prego aiutatemi. Il mio è un calvario, sto andando incontro alla morte. Sto perdendo sempre più la forza e non capisco a cosa sia dovuto, abbiamo chiesto aiuto anche all’estero. Durante il periodo natalizio ero a Roma, la biopsia parlava di malattia neurovegetativa. Poi il primario mi ha detto che costavo troppo per il servizio sanitario nazionale e che avrei dovuto lasciare il posto libero. Sono dovuta scappare da Roma nonostante avevo un tumore mi prendevano per pazza. Mi ha ascoltata il professor Mariani e grazie a lui mi sono sottoposta a due biopsie muscolari che hanno confermato la presenza di una malattia degenerativa ai muscoli.

A volte dove non arriva la medicina arriva la psicoterapia, lo sciamanesimo, l'ipnoterapia. In ogni caso, io sono dalla sua parte e continuo a fare il tifo per lei, per il suo benessere, per come può stare ed essere.
Ho visto un bel film dove c'erano due vincitori, l'uno con la forza e l'altro con il cuore, entrambi vincono e imparano. Vincenza quando correva vinceva con la forza muscolare, con le gambe, con la resistenza, ora ha bisogno di vincere con il cuore, con l’aiuto degli altri, persone che le vogliono bene, runner solidali che la prendano a cuore.
Importante è anche la presenza del coach sul ring che sostiene, incoraggia, supporta e Vincenza se prima aveva bisogno di un allenatore, un preparatore atletico che la stimolasse, che le desse un programma di allenamento da seguire, ora ha bisogno di un life coach che la sostenga, che l’accompagni in questa dura lotta della vita, che la facesse lavorare sull’autoconsapevolezza, autoefficacia, resilienza, sul gestire questi momenti difficili, sul recuperare risorse personali e di rete, andare avanti nonostante il muro invisibile di un male misterioso.

Nel mio libro “Sviluppare la Resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport”, 
http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=507&controller=product, sono illuminanti alcuni concetti nella prefazione di Sergio Mazzei, Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari, a cui devo parte della mia formazione di psicoterapeuta della gestalt: “Evidentemente il senso della resilienza in buona sostanza equivale all’avere coraggio, all’insistere nel raggiungere il proprio scopo e dunque al non sottrarsi alla propria esperienza, qualunque essa sia, al non censurare o negare la propria verità, allo stare con il proprio dolore e impedimento, al tener duro anche se le circostanze sembrano insostenibili.” Inoltre spiega come la cultura occidentale può essere limitante: “La cultura occidentale predilige le funzioni logiche dell’emisfero sinistro mentre rifiuta in larga misura quelle proprie dell’emisfero destro ed è per questo motivo che i nostri poteri dell’immaginazione, della visualizzazione e della fantasia vanno sempre più atrofizzandosi. Siamo abituati ad immaginare e percepire ciò che è nella linea dei nostri introietti, ovvero di ciò che dobbiamo essere piuttosto che di ciò che siamo. Per il neurofisiologo Karl Pribram e il fisico quantistico David Bohm, noi viviamo all’interno di una specie di gigantesco ologramma modellato dalle nostre convinzioni ed il nostro potenziale evolutivo risiede nella nostra abilità di controllare le conclusioni a cui arriviamo su noi stessi. Se pensiamo in un modo, così saremo.La nostra mente ha dei poteri immensi di intervenire sul corpo, ma poiché non ne siamo consapevoli, nonsiamo in grado di usarli.”

Mi ricordo nel 2003 alla maratonina della cooperazione Vincenza vinse la gara in 33’14”, ed io arrivai poco dopo di lei facendo la mia miglior prestazione sui 10.000 metri con 33’41”, per Vincenza era un inizio di una crriera che l’ha portata a far parte della Nazionale Italiana, 5 maratone ha vinto e quella di Torino nel 2008 con il crono di 2h29’50” gli valse come qualificazione alle olimpiadi di Pechino 2008.
Ora continuo a fare il tifo per Vincenza e continuo a correre con lei nei miei pensieri.
Ora è il momento di aiutare Vincenza Sicari, di andare avanti anche se è dura come un incontro di boxe. Insieme è meglio, più se ne parla e più si capisce come stanno le cose in modo da poter fare un intervento integrato medici e psicoterapeuti. Togheter is better. 

Matteo SIMONE
380-4337230 - 21163@tiscali.it 
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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