domenica 13 novembre 2016

Francesco: le gare più belle, quelle in cui stabilisco un nuovo personale

Psicologo, Psicoterapeuta

Sollecitato da un amico triatleta, ho pensato di scrivere un libro che parli non solo di campioni ma anche dell’atleta comune lavoratore che deve districarsi tra famiglia e lavoro per coltivare la sua passione sportiva, per trovare il tempo per allenarsi, fare sport, stare con amici atleti, partecipare a gare e quindi ho pensato di predisporre un questionario per raccogliere il punto di vista di atleti comuni e campioni per approfondire il mondo dello sport ed in particolare gli aspetti che incidono sul benessere e sulla performance.
Di seguito si racconta Francesco.
Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Assolutamente sì.”
In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Praticandolo fin da quando avevo 5 anni, lo sport ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nella mia vita: mi sento incompleto se non lo pratico ed è essenziale per il mio equilibrio psicofisico ed il mio benessere in generale. Mi piace sapere di essere in salute e soprattutto poter sfruttare il mio corpo al massimo delle sue possibilità.”
Come hai scelto il tuo sport? “Nel modo più semplice e naturale possibile: ho sempre amato l’acqua ed il mare, quindi i miei genitori mi iscrissero in piscina (la scelta piacque anche a loro visto che il mio pediatra del tempo lo aveva comunque consigliato visti i benefici per lo sviluppo, principio mens sana in corpore sano). Nel 2004 poi decisi di iniziare l’avventura del triathlon, non sentendomi ‘completo’ nella parte ‘terrestre’ dello sport.”
Si inizia a praticare sport per scelta, per caso, perché è necessaria una riabilitazione, invogliati dai genitori o dagli istruttori di educazione fisica, si inizia con una motivazione intrinseca (perché si prova piacere a praticare un’attività sportiva), ludica (per il gusto di giocare e di divertirsi); dietro questa scelta può esserci la volontà di apprendere sin da piccoli delle abilità che aiutino a riconoscere lo sport per il quale si è portati o dove si è visti potenzialmente vincenti e nel quale, quindi, investire tempo e soldi. Bisogna, però, essere sempre consapevoli delle proprie sensazioni, dei propri bisogni, delle proprie esigenze, è indispensabile monitorare le proprie motivazioni, calibrare i propri obiettivi e decidere volta per volta che cosa è meglio per se stessi, credendo sempre in quello che si fa.
Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Per le gare di velocità (nuoto), la condizione fisica che mi condiziona di più è il peso, o generale nel non sentirmi ‘appesantito’: se so di essere in peso forma corretto allora affronto meglio lo sforzo e so di poter fare un prestazione importante. Per le gare di resistenza oltre che il peso forma, le condizioni ambientali hanno un’importanza fondamentale per la mia prestazione, soprattutto da un punto di vista psicologico. Il caldo soprattutto mi condiziona da un punto di vista psicologico: sapendo di dover affrontare comunque uno sforzo prolungato, sapere che farà caldo mi condiziona anche nel dosare le mie forze ed essere più conservativo per la fase finale.”
Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Sicuramente i miei genitori perché mi hanno indirizzato alla pratica dello sport, innanzitutto per la ricerca ed il mantenimento del benessere psicofisico; a seguire la mia compagna, anche lei ex-agonista di atletica leggera e parte di una famiglia di ‘sportivi’/ fisioterapisti/massoterapisti di importanza nazionale che, vista la sua esperienza a contatto con atleti di livello olimpionico, riesce sempre ad indirizzarmi e a consigliarmi correttamente nel continuo bilanciamento tra sport, lavoro e vita privata.”
Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Beh mediamente le gare più belle sono quelle in cui stabilisco un nuovo personale o dove, vista la durezza del percorso, sono comunque contento di averla portata a termine (magari anche a discapito magari di partecipanti più atleticamente predisposti e preparatiJ).
Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Sicuramente il continuo desiderio di migliorarmi, di raggiungere sempre nuovi obiettivi, di accettare nuove sfide, di vedere veramente fino a dove posso arrivare.”
Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Durante una gara di triathlon, siamo passati in una zona dove era presente un alveare: hanno sospeso la gara, in seguito all’attacco di vespe verso tutti gli atleti passanti che erano passati di lìJ.”
Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? Che a volte penso troppo, dovrei lasciarmi andare di più: è esattamente in questi momenti in cui ho raggiunto le mie prestazioni migliori.”
A volte è importante osare, andare oltre, provare, rischiare, molte volte il limite è nella nostra testa.
Quali sensazioni hai sperimentato nello sport: allenamento, pregara, gara, post gara? “Allenamento: sono concentrato su perseguire gli obiettivi previsti dalla seduta, sentire le sensazioni corrette e buttare fuori tutto lo stress accumulato durante la giornata di lavoro. Pregara: emozione, concentrazione, ripasso tutto il percorso a mente, ripenso a tutti gli step che ho fatto nella preparazione e soprattutto…se non ho dimenticato nullaJ. Gara: sono concentrato sullo sforzo, nello stabilizzare subito il ritmo che sento sia giusto e calibrato in base al percorso, a come mi sento nel momento e alle condizioni ambientali. Post-gara: le sensazioni del post-gara dipendono molto dall’esito della stessa, ma generalmente appagamento, relax, tranquillità e serenità interiore.”
Qual è stata la tua gara più difficile? Triathlon Olimpico MTB di Bolsena 2014: percorso durissimo sull’antica Via Francigena, fino alla mattina presto aveva diluviato, durante la gara 20 persone sono cadute in bici.”
Hai dovuto scegliere di prendere o lasciare uno sport a causa di un percorso di studi o carriera lavorativa? Non ho scelto io, ma i miei genitori per me. All’età di 9-10, ero stato notato da alcuni rappresentanti della nazionale di nuoto giovanile del tempo e avevano proposto ai miei genitori di potermi far intraprendere la carriera agonistica: purtroppo al tempo non vi erano le condizioni per poterlo fare e la considerazione ‘mediatica’ che aveva lo sport, e soprattutto il nuoto, non era quella di adesso.”
Hai rischiato di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare il doping? No non ho mai rischiato: so che ci sono persone che lo praticano, ma è una scelta che non condivido assolutamente. Le gare innanzitutto sono un momento in cui confrontarti con te stesso, indipendentemente dal riscontro cronometrico: assumere sostanze che aumentano le prestazioni è solo prenderti in giro.”
Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Non ho avuto crisi particolari, a parte alcune ‘pause’ che mi sono concesso (5-6 mesi di stop completo dall’attività sportiva). In generale, ho saputo gestire i periodi di difficoltà/infortuni tramite l’aiuto e il consiglio della mia compagna, soprattutto in seguito ad infortuni (per fortuna pochi): purtroppo la tendenza è sempre quella di sottovalutare gli infortuni e non fermarsi per non perdere la forma raggiunta, ma la soluzione è sempre e solo quella di riposare e aspettare il normale decorso, altrimenti non si guarirà mai completamente.”
A volte è importante fermarsi, KABAT-ZINN nel suo testo “Dovunque tu vada ci sei già. In cammino verso la consapevolezza” illustra l’importanza del non fare, di fermarsi, di sperimentare l’essere: “Quando ci si ferma, l’aspetto curioso è che immediatamente si diventa se stessi. Tutto appare più semplice. Questo è il vantaggio di fermarsi. La pausa contribuisce a rendere più vivaci, ricche e articolate le azioni successive, aiuta a inquadrare nella giusta prospettiva tutte le preoccupazioni e insicurezze. Serve da guida. Più volte nel corso della giornata, fermatevi, sedetevi.”
Pensi che potrebbe essere utile lo psicologo dello sport? In che modo e in quali fasi? “Sicuramente è un aiuto in più a favore dell’atleta e può essere utile in qualsiasi fase (dalla preparazione al post-gara). In generale può essere di supporto in un momento di difficoltà personali dell’atleta e poi nello specifico per il miglioramento della prestazione e curare ogni fase di preparazione della stessa.”
Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare allo sport? “Lo sport è divertimento, adrenalina pura (altro che i-phone e play stationJ), libertà, fa provare delle emozioni uniche ed irripetibili, offrendo la possibilità di creare dei legami di amicizia unici.

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta 

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