giovedì 22 febbraio 2018

Stefano SEVERONI si avvicina alle ultra distanze con un approccio olistico


  
Stefano SEVERONI amante della corsa con un approccio olistico volto non solo a macinare chilometri, ma anche a praticare discipline orientali quali lo yoga ed usare l’accortezza circa il cibo sano e le sostanze da assumere. Di seguito riporto le sue risposte interessanti che descrivono la sua persona.
      Stefano ha deciso di intraprendere la strada delle ultra ma sa che è un percorso graduale e rispettoso e quindi si avvicina alle ultra distanze in punta di piedi partecipando a gare della distanza intermedia tra la maratona e la 100 km e quindi si avvicina alla 6 ore.
Ti puoi definire ultramaratoneta? “Ho iniziato quest’anno con due gare ultra di 6 ore: sono solo all’inizio. Ho ripreso a correre dopo uno stop per frattura al femore. Posso ricordare di essere stato sempre considerato un grande macinatore di chilometri. È solo l’esperienza di gare ultra che mi manca. Prima di provare una 100 km, sperimenterò distanze più corte.”
  
Hai un sogno nel cassetto? “Portare a termine una 100 km con un tempo discreto, non solo per concluderla.”
  
Stefano con un passato di atleta competitivo con ottimi personali sulle diverse distanze non vuole solo esserci in una 100 km, ma si vuole esprimere al meglio e quindi userà le opportune accortezze per prepararsi al meglio.
   Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “La 6 Ore De’ Conti del 4 luglio 2015: percorso ondulato, con tratti in sampietrino, molto caldo. Dopo 4h30’ per un tratto ho camminato, ma poi ho ripreso a corricchiare. Ora come ora, non raggiungendo più i miei passati livelli di 2h44’22” sulla maratona e 35’13”6 sui 10˙000 m, la gara della sei ore è quella che più mi affascina, soprattutto per l’obiettivo di cercare di macinare più chilometri possibili. Non è estrema come una 100 km, ma sicuramente più impegnativa di una maratona.”
 
In vista dell’avvicinamento alla temuta 100km, Stefano si è avvicinato ad una 6 ore, una gara più difficile di una maratona, si può dire che Stefano è sulla strada giusta.
  
È successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “Sono tanti anni che pratico l’atletica. Potrà pure esserci stato qualche consiglio in questo senso, ma continuo nella mia pratica, sperimentando su me stesso e su altri atleti che la corsa è una medicina forse ancora poco prescritta ma salutare. Dipende dal singolo soggetto la capacità di praticarla con saggezza.”
  
Come tanti altri Stefano sperimenta nella pratica della corsa una terapia salutare, una sorta di medicina e quindi perché farne a meno? Quindi non possiamo che augurare a Stefano di continuare per la sua strada di lunghe corse.
   Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Paradossalmente, ora che ho abbracciato il mondo ultra, corro meno chilometri di quando ero solo maratoneta (arrivavo anche a 150 km settimanali), poiché in seguito alla rottura del femore per un investimento da parte di un autoveicolo, la mia biomeccanica non è perfetta, e così percorrendo un volume elevato di chilometri rischierei infortuni. Quasi ogni settimana faccio la ginnastica posturale e ogni giorno lo yoga, anche con ausilio di attrezzi: pallina roller, elastici, foam roller, ecc. Faccio molta cyclette in salita così non carico sugli arti e mi potenzio muscolarmente.”
 
Tutto è relativo, dipende da come uno si approccia alle cose, può essere in modo competitivo, partecipativo, nel caso di Stefano, a seguito di un incidente deve fare tanta attenzione e non esagerare, pertanto ha trovato il suo equilibrio e cioè compensa sedute di allenamento con sedute di posturale, yoga e stretching per incorrere il meno possibile a eventuali infortuni. Forza STEFANO SEVERONI, DAJE!!!
Di seguito il commento di Stefano SEVERONI al mio libro Ultramaratoneti e gare estreme, Prospettiva Editrice, Civitavecchia: “Ho letto con vivo interesse il testo di Matteo Simone. Le sue 298 pagine si scorrono veloci, poiché si viene a contatto con atleti che trasmettono le esperienze che accomunano maratoneti e ultra. Certo l’Autore utilizza un metodo induttivo: non fa teoria pura, ma parte dalla pratica podistica che contrassegna un popolo di umili faticatori. La metafora che contraddistingue il mondo ultra è quella del viaggio o meglio di scoprire se stessi attraverso la percorrenza di tanti chilometri. Ma, come avvertono gli stessi corridori, la fatica quasi scompare quando si svolge un’attività che gratifica, poiché consente di stare meglio con se stessi e con gli altri, conoscere luoghi suggestivi e portare a casa sicuramente una simbolica, ma gratificante medaglia di partecipazione. Per esseri atleti ultra ‒ come segnala giustamente l’Autore, anch’egli “grande faticatore” ‒ bisogna essere resilienti ed efficaci. E dopo aver letto il libro non si potrà non cercare altri testi dello stesso Matteo. In definitiva, nella prestazione sportiva come nella vita quotidiana, la componente mentale riveste enorme importanza. Nella nostra società post-moderna e liquida, l’ultrarunner si presenta allora come colui che è in grado di gestire il proprio corpo e la propria mente, e così allungare la propria vita in uno stato di benessere. Ovviamente ‒ come in ogni campo ‒ sarà necessario equilibrio e giusta motivazione.”

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