Dott. Matteo Simone
Stefano Severoni amante della corsa con un approccio olistico, volto non solo a macinare chilometri, ma anche a praticare discipline orientali quali lo yoga e usare l’accortezza circa il cibo sano e le sostanze da assumere.
Di seguito riporto le sue risposte interessanti che descrivono la sua persona.
Stefano ha deciso
di intraprendere la strada delle ultramaratone ma sa che è un percorso graduale e
rispettoso e quindi si avvicina alle ultra distanze in punta di piedi
partecipando a gare della distanza intermedia tra la maratona e la 100 km e
quindi si avvicina alla 6 ore.
Ti puoi definire ultramaratoneta? “Ho iniziato quest’anno con due gare ultra di 6 ore:
sono solo all’inizio. Ho ripreso a correre dopo uno stop per
frattura al femore.
Posso ricordare di essere stato sempre considerato un
grande macinatore di chilometri. È solo l’esperienza di gare ultra che mi manca. Prima di provare una 100 km, sperimenterò
distanze più corte.” Hai un sogno nel cassetto? “Portare a termine una 100 km con un tempo discreto, non solo per
concluderla.”
Stefano con un passato di atleta competitivo con ottimi
personali sulle diverse distanze non vuole solo esserci in una 100 km, ma si
vuole esprimere al meglio e quindi userà le opportune accortezze per prepararsi
al meglio.
Quale è stata la tua gara più estrema o
più difficile? “La 6 Ore De’ Conti del 4 luglio
2015: percorso ondulato, con tratti in sampietrino, molto caldo. Dopo 4h30’ per
un tratto ho camminato, ma poi ho ripreso a corricchiare. Ora come ora, non
raggiungendo più i miei passati livelli di 2h44’22” sulla maratona e 35’13”6
sui 10.000 m, la gara della sei ore è quella che più mi affascina, soprattutto
per l’obiettivo di cercare di macinare più chilometri possibili. Non è estrema
come una 100 km, ma sicuramente più impegnativa di una maratona.”
In vista dell’avvicinamento alla temuta 100km,
Stefano si è avvicinato a una 6 ore, una gara più difficile di una maratona,
si può dire che Stefano è sulla strada giusta.
Il 4 luglio 2015 Stefano ha corso la "Sei ore de Conti", corsa su strada, totalizzando 47,480 km. Il vincitore fu Federico Borlenghi 74,101 km precedendo Diego Ciattaglia 71,992 km e Nicola Leonelli 69,660 km. Tra le donne vinse Laura Campelli 55,018 km precedendo Luisa Betti 50,306 km e Filomena Gismundi 48,463 km.È successo che ti abbiano consigliato di
ridurre la tua attività sportiva? “Sono tanti anni che pratico l’atletica. Potrà pure esserci stato
qualche consiglio in questo senso, ma continuo nella mia pratica, sperimentando
su me stesso e su altri atleti che la corsa è una medicina forse ancora poco
prescritta ma salutare. Dipende dal singolo soggetto la capacità di praticarla
con saggezza.”
Come tanti altri Stefano sperimenta nella pratica
della corsa una terapia salutare, una sorta di medicina e quindi perché farne a
meno? Quindi non possiamo che augurare a Stefano di continuare per la sua
strada di lunghe corse.
Hai mai rischiato per infortuni o altri
problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Paradossalmente, ora che ho abbracciato il mondo 'Ultra',
corro meno chilometri di quando ero solo maratoneta (arrivavo anche a 150 km
settimanali), poiché in seguito alla rottura del femore per un investimento da
parte di un autoveicolo, la mia biomeccanica non è perfetta, e così percorrendo
un volume elevato di chilometri rischierei infortuni.
Quasi ogni settimana
faccio la ginnastica posturale e ogni giorno lo yoga,
anche con ausilio di attrezzi: pallina roller,
elastici, foam roller, ecc. Faccio molta cyclette in salita così non carico sugli arti e mi potenzio
muscolarmente.”
Tutto è relativo, dipende da come uno si approccia
alle cose, può essere in modo competitivo, partecipativo, nel caso di Stefano,
a seguito di un incidente deve fare tanta attenzione e non esagerare, pertanto
ha trovato il suo equilibrio e cioè compensa sedute di allenamento con sedute
di posturale, yoga e stretching per
incorrere il meno possibile a eventuali infortuni. Forza Stefano Severponi,
Daje!
Stefano è menzionato nei seguenti libri:
"Maratoneti e ultrarunner"
“O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport”.
https://www.amazon.it/piacere-correre-oltre-oltre-psicologo/dp/B0BLT39P5C
Riporto uno stralcio della prefazione: “Leggere il testo di Matteo Simone ci permette di conoscere alcune dinamiche psicologiche che forse ignoriamo o per lo meno di cui non siamo consapevoli. Allora il libro è assai formativo in tal senso. E poi nelle risposte dei singoli atleti a volte possiamo ritrovarci noi stessi. L’autore nota che ciascuno di noi, se lo vuole, può riuscire a raggiungere i propri obiettivi nello sport come nella vita, e così diventano più addomesticabili e gestibili, la fatica e la paura; al contempo si rafforza la mente, si eleva l’autoefficacia personale e si sviluppa la resilienza. Sicuramente lo sport e la corsa in particolare è un gioco di squadra è un vero ‘andare oltre’, dove ci portano avanti non solo le nostre gambe, la nostra testa, ma pure gli altri.
Matteo è assai sensibile alla problematica del doping e spesso rivolge all’atleta qualche domanda sul suo personale punto. Quasi sempre la risposta è che l’uso di sostanze dopanti è una ‘scorciatoia’, che in fondo ‘squalifica’ in partenza il soggetto stesso.
Nel dialogo tra lo psicologo e l’atleta emerge come le motivazioni che conducono alla pratica salutare della corsa, possono essere diverse da soggetto a soggetto. Ma una volta iniziata questa pratica di vita, ognuno cercherà in qualche modo di ritagliarsi un po’ di tempo durante la giornata per uscire a correre. Infatti, «lo sport forma e trasforma le persone, insegna a superare ostacoli, crisi e difficoltà, non si tratta solo di allenare il muscolo, ma attraverso lo sport si forgia il carattere, si struttura la persone» (p. 49).
L’autore ricorda giustamente gli insegnamenti da lui appresi a Iten, in Kenya: lì si ripete sempre agli atleti di ascoltare il proprio corpo e le regole preziose per gli atleti: 1) allenarsi, 2) nutrirsi bene, 3) riposarsi; queste sono le componenti per il benessere e per il successo. L’autore ‒ dopo le risposte degli atleti ‒ ne offre una spiegazione dal punto di vista dello psicologo”.
Dott. Matteo Simone
Psicologo, Psicoterapeuta




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