Matteo SIMONE
Quello che succede in un mondo lontano è l’incontro di persone con interessi comuni che condividono una forte passione prima con lo sport, la corsa in particolare, e poi con la cultura e il benessere perché insieme si fa squadra, si diventa complici, si partecipa ad allenamenti e incontri, ci si guarda e ci si osserva per comprendersi, per farsi coraggio, per superare.
Di seguito, Federica (Viola)
racconta la sua esperienza di running camp in Kenya rispondendo ad alcune mie
domande.
C'è un alimento particolare che hai assunto? “Ho scoperto proprio una
nuova abitudine di alimentazione, al di la dei cibi speciali che in Italia si
faticano a trovare (ugali, chapati...). Iniziando dall’allenamento mattutino a
stomaco vuoto, per finire con il mangiare la frutta dopo cena tutte le sere. E
poi...quanti litri di Kenyan Mixed Tea che ho bevuto e che sto bevendo! Per
quanto io abbia sempre osservato una dieta naturale e sana, con alcuni piccoli
accorgimenti imparati in Kenya ho migliorato molto il mio stato di fitness
adesso che sono a casa.”
Quello
che ci dicono gli accompagnatori in Kenya è di vivere nel momento approfondendo
la conoscenza di noi stessi, di quello che ci circonda, degli altri; di
allenarci gradualmente con impegno e divertimento, di assaporare il cibo che ci
preparano con cura con i prodotti della terra e degli alberi tanto profumati e
colorati, di riposare e goderci le pause, di socializzare e poi se avanza tempo
ci possiamo dedicare al wifi per contattare il mondo.
Che sapore
ti ha lasciato questo stage? “Mi ha lasciato un sapore
dolce. Di quelli che rimangono impressi e che vorresti sempre assaporare. Un
sapore soffice come una torta fatta in casa e appena sfornata che ti avvolge
con il suo profumo. Naturale, sana, di quelle che fanno bene sia al corpo che
allo spirito.”
Tutto
vero, un periodo di vita da atleta che contempla non solo le modalità di
allenamento ma anche le modalità di alimentarsi in modo sano e genuino, tanta
roba da copiare, imparare, apprendere e portare a casa per cambiare un po’ di
stile di vita verso modalità migliori.
Bello,
posso comprendere il sapore di Federica, c’ero anch’io, e un po’ tutti abbiamo
assaporato, ognuno a modo suo, sapori buonissimi che vengono dalla terra, dagli
alberi e dalle persone. Una grande opportunità per mettersi in gioco, per
sperimentarsi, per approfondire, per portare a casa tanta roba, non solo acquisti
materiali, ma anche amicizie vere, ricche e veloci, una nuova squadra pronta a
intervenire.
Hai conosciuto altri atleti? “In Kenya abbiamo imparato che il wifi è la priorità numero 9 perché
prima ce ne sono altre che ti permettono di vivere a contatto con il tuo corpo,
con la tua mente e con i compagni di avventura che condividono con te gioie e
dolori. Grazie al wifi qui in Italia peró ho la possibilità di continuare a
mantenermi in contatto anche a distanza con i miei compagni. Che mi sono
rimasti nel cuore e che spero di riuscire ad incontrare in qualche gara nei
prossimi mesi. E in Kenya di nuovo...magari un giorno. E’ da un mese che sono
tornata ma mi sembra ieri che eravamo insieme e che condividevamo la maggior
parte del nostro tempo. Ogni mattina esco a correre quando il sole deve ancora
sorgere e ancora mi materializzo davanti al cancello di quel training camp ad
aspettare i pacer e il gruppo per partire con l’allenamento quotidiano.
”
Un’esperienza
indimenticabile di incontri e allenamenti con amici e pacer, osservando e
apprendendo da se stessi e da gli altri, da tenere bene a memoria in mente, nel
cuore e nella pelle perché ci fa star bene solo pensare e immaginare di essere
in contatto con gli altri.
Momenti ricchi e densi di partecipazione condivisa,
di presenza e vicinanza, persone veramente interessate agli altri, un’alchimia
fatta di ingredienti umani con qualità assemblate casualmente hanno tirato
fuori un vero gruppo, ora collaudato e affiatato.
Hai qualcosa
in comune ad altri atleti? Curiosità? Sorprese?
“Questa esperienza! La grande passione per lo sport!
Lo stesso modo di guardare alla vita con gli occhi da sportivo. Parlare e
respirare sport 24 ore al giorno per due settimane è stata una delle esperienze
più belle dei miei ultimi anni. Io che di sport ho sempre vissuto, che l’ho
studiato nella prospettiva di farne una professione. Una spinta positiva ad
osare e fare quel passo che ho sempre avuto paura di fare...una motivazione che
stavo cercando perché sapevo di avere. E che ora so di poter sviluppare. Questo
mi ha sorpreso in assoluto: il gruppo di sconosciuti che eravamo...il
gruppo-famiglia che siamo diventati dopo pochissimi giorni di convivenza! Non
posso aggiungere altre parole perché è sconvolgente il legame che si è creato
da subito! E il bene che adesso voglio ad ognuno di loro nonostante le distanze
geografiche ci impediscano di condividere momenti “concreti”.”
Quale è stata la sessione
più allenante, faticosa, divertente? “Le sessioni
più faticose sono state quelle dei primi giorni di adattamento. Non mi
riconoscevo neanche tanta era la fatica e tanto diversi erano i tempi che
registravo! La sessione più divertente invece è stata la gita alle cascate
Kessup. Non è stata propriamente una sessione di allenamento, ma è stato
comunque un momento sportivo altamente aggregante. La sessione più allenante è
stato il lungo fatto negli ultimi giorni quando ormai il corpo si era adattato
e potevo sopportare maggiori carichi di allenamento.”
Tutto
passa, tutto cambia, importante è essere cauti, attenti, pazienti, ascoltare i
consigli degli esperti accompagnatori e il resto viene da sé. Ho un po’
stimolato Federica a fare qualche chilometro in più, si scherzava per rendere
la fatica più abbordabile.
Come ti prendi cura di te
ora dopo uno stage running di 2 settimane di
corsa? “Corro tutti i giorni, mi
prendo il mio tempo per riposarmi e frequentare le amicizie importanti, corro,
corro, corro!
Queste poche cose mi permettono di rendere al lavoro e di
guardare al mondo e alla vita in maniera ancora più positiva di quanto già non
facessi. “Sei sempre sorridente e pimpante, anche dopo 8 ore di lavoro e alle
spalle una mattinata di allenamento, ma come fai?” …”Mi prendo cura del mio
corpo e della mia mente. Listen to your body because now is the moment”. Mi
guardano tutti come se fossi pazza ma in fondo mi piace! Quando poi il tuo capo
entra in negozio e ti chiede prima di tutto com’è andato l’allenamento
mattutino prima di parlare di lavoro...obiettivo raggiunto!”
A
volte si cambia con poco, uno stage running può diventare una terapia per il
corpo, per il cuore e per la mente, si cambia approccio, sii prova a continuare
ritmi non da keniani ma da Italiani con il cuore da keniano, basta poco:
applicarsi e provare e notare le conseguenze.
Cosa hai
raccontato a casa, al lavoro, agli amici dopo lo stage? “È ancora adesso difficile raccontare cose che mi sono entrate nel cuore
e che non ci usciranno più...la gente mi guarda quando cerco di raccontare e mi
dice: ”Ho capito tutto basta guardarti negli occhi e vedere come brillano.
Forse dovrei fare come te e intraprendere un viaggio sia esteriore che
interiore. Perché questo è stato per me!”. Quante foto di abbigliamento e
attrezzature sportive ho ricevuto dopo i miei racconti perché ho motivato le
persone a “smuovere” le endorfine per essere più produttivo nella vita
quotidiana. Dopotutto...correre è un viaggio!”
Davvero
una bella storia, io che c’ero so che significa e posso immaginare lo sguardo
vivo e acceso di Federica, la sua determinazione e voglia di fare ed
essere con una marcia in più. Un vero viaggio fuori e dentro di noi. Una vera
crescita personale con l’esperienza pratica di vita con altri.
Matteo
SIMONE 380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo,
Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR
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