Dott. Matteo Simone 21163@tiscali.it
Nello sport non è importante solo la forza, la resistenza e i muscoli, ma è importante sviluppare anche la forza e la resistenza mentale che permettono di andare oltre, di consolidare lo stato di forma.
Sempre più le donne stanno
dimostrando di essere fortissime atlete e nelle gare di endurance competono
anche con gli uomini con tanta grinta e forza, infatti è già successo che in
gare considerate più dure d’Europa la vincitrice assoluta è stata una donna
Americana. Anche le donne Italiane sono tanto forti e resistenti, donne che
iniziando con piccoli passi riescono a battere anche il record maschile di
scalinata di un edificio.
Raggiungere traguardi importanti diventa il
coronamento di un sogno, il raggiungimento di un obiettivo ambito, la
ricompensa di tanti sforzi e tanta fatica per ottenere qualcosa che si desidera
con determinazione, tenacia, passione e con l’aiuto di qualcuno che sostiene.
Lo sport permette di sperimentare la resilienza, non mollare mai, andare avanti
e continuare per portare a termine la propria impresa, la propria sfida
personale; per alzare gradualmente l’asticella e affrontare gradualmente
situazioni sportive o della vita quotidiana sempre più difficili con la
convinzione di saperne uscire fuori sempre più rafforzati.
Si apprende dalle
esperienze, aumenta l’autoefficacia attraverso esperienze di successo o
superamento di difficoltà; superare momenti difficili aiuta ad andare avanti,
se ce l’hai fatta una volta, ce la farai anche una seconda volta. La pratica di
uno sport diventa onerosa dal punto di vista dell’impegno fisico e mentale ma
in cambio si riceve tante soddisfazioni, si forma il carattere, si aderisce a
dei valori unici e si fa parte di un gruppo di persone condividendo sensazioni
ed emozioni uniche.
Prefazione di Vincenzo Prunelli
"Questa
prefazione non tratta tanto ciò che è scritto, quanto ciò che è implicito e che
l’autore vuole trasmettere per definire la vera natura dello sport e della
donna che lo pratica.
Ha
senso continuare a credere la donna fragile, arrendevole, da proteggere,
incapace di grosse prestazioni? Leggendo il libro dell’amico Matteo Simone, è
il caso di dire di no. Fa parlare grandi atlete, ma il messaggio è rivolto a
chiunque nella vita non si accontenti di limiti troppo stretti. Non parla
soltanto di uno sport in solitudine, con e contro se stessi, ma anche di
competizione, perché è entusiasmante vincere contro i propri limiti,
e la natura umana chiede di misurarsi per raggiungere la posizione che compete
a ognuno.
Sono
donne particolari?
Alla
base ci sono caratteristiche particolari, strutture fisiche che lo permettono e
incontri casuali con lo sport, ma anche un carattere comune a tante donne. Sono
grandi atlete, ma lo sono diventate perché lo hanno deciso. Non vanno oltre i
loro limiti, perché vi si può andare solo con scappatoie e sotterfugi, ma
inviano un messaggio a chiunque, donna o uomo, perché vivanouna realtà più
completa. E sono tante, ma ci dicono che potrebbero essere molte di più.
Di
particolare, ma anche allenato dalla pratica del loro sport, caratterizzato da
crolli, crisi e recuperi, hanno una spiccata resilienza, consapevolezza dei
loro limiti e pregi, controllo della paura e della fatica, forza per provare
anche a rischio di non farcela, gestione delle difficoltà e degli imprevisti, determinazione
per combattere fino in fondo e fiducia di fronte al nuovo, al difficile e al
misterioso.
Di
quale sport si parla?
Lo
sport di cui si parla è benessere, rapporto con la salute, scoperta della
misura di sé, momento e mezzo di partecipazione e comunicazione, in cui ognuno
scopre ciò che ha di potenziale, gioca con i mezzi che possiede e ottiene il
massimo dalle proprie possibilità, tante o poche che siano. Riconosce la
persona e non solo il primo, perché non impone di vincere o di misurarsi con
parametri assoluti, ma di fare tutto ciò che é possibile e di cercare la
propria misura, e non esclude chi è meno dotato. E consente al singolo
sviluppare tutte le proprie qualità fin dove è possibile per battere il proprio
record. Questo tipo di sport spaventa chiunque valuti le distanze e tempi, ma
non è sacrificio. È passione, divertirsi mettendosi alla prova, amore per la
natura, vedere posti e paesaggi sconosciuti, perché ogni gara è diversa. È
pensare in solitudine, scoprirsi nuove energie e liberarsi dalla fretta e dalla
frenesia della quotidianità, perché si corre soprattutto per sé. E permette di
sentirsi campioni anche solo quando si raggiunge l’obiettivo prefissato, non ci
si arrende di fronte a ciò che è possibile e si riesce ad arrivare al traguardo.
Che
cosa spinge a uno sport estremo?
Il
piacere di vincere è una forte motivazione, ma non è lo stimolo principale. Gli
obiettivi importanti sono più intimi e personali, come andare oltre i limiti
già accertati, non tanto per il record, quanto per mettersi in gioco e alla
prova con se stessi e gli altri, scoprire e conoscersi, sperimentarsi, riuscire
nonostante tutto, reagire a difficoltà e imprevisti e imparare a superarli. La
motivazione e l’effetto di questa gara con se stessi, pur faticosa ed estrema,
possono apparire incomprensibili, e sono la passione, la soddisfazione di un
piacere vero, il benessere, il divertimento, la leggerezza fisica e mentale e
“l’impossibilità di farne a meno”, come dicono le atlete intervistate.
Che
cosa dà?
Obbliga
a uno stile di vita sano e a prendersi cura di sé, perché non può essere
praticato senza precise attenzioni verso il corpo e la salute. Mobilita energie
positive che non si sapeva di avere, e permette prestazioni che sembravano
impossibili.
Attraverso
sostanze prodotte dal cervello per effetto dell’attività fisica, alza il tono
dell’umore, combatte la noia e l’insoddisfazione, e favorisce l’autostima e la
percezione di autoefficacia".
Ringrazio Aurelia Rocchi per le sue parole: “Un libro molto interessante, un libro che racconta l'esperienza delle nostre donne in corsa, donne che amano sfidare loro stesse, con le loro forze, donne che non mollano mai. Ringrazio il nostro professore che è l'unico che sa raccogliere le grandi esperienze delle nostre donne e che sa ‘Ascoltarle’. È sempre un grande piacere anche correre nelle nostre gare insieme a lui. Grazie professore”.
Gli uomini sono capaci di alterarsi con altri atleti in gara, le donne lasciano correre, vanno avanti riservandosi tutte le energie che servono fino agli ultimi metri; la donna è più propensa a centrare l’obiettivo, come i giapponesi, hanno tutto sotto controllo, risparmiano su tutto, postura compresa.
Le donne vanno più alla ricerca di tecniche orientali di meditazione o del respiro per gestire eventuali stress o avversità.
Dott. Matteo Simone
380-4337230 - 21163@tiscali.it
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR







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