domenica 14 ottobre 2018

Mary Moor: Correre è un po' come fare terapia

Sai di essere un ultra e come tale non ti arrendi ma combatti
Matteo Simone 


In Puglia crescono gli ultramaratoneti ed aumentano le gare di ultradistanza di corsa a piedi, aumentano anche le donne che si affacciano nel mondo delle ultramaratone. interessato al mondo degli ultramaratoneti, alcuni anni fa ho chiesto Maria Moramarco di rispondere a domande inerenti la pratica e la passione di questo sport.
Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?Ho cominciato come tutti per passione con distanze brevi e a piccoli passi sono arrivata alle ultramaratone.”

Infatti osservando questo mondo sembra impossibile percorrere queste lunghissime distanze ma bisogna sapere che ci si arriva a piccoli passi, step by step, rispettando i propri tempi.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?La sfida con me stessa ogni volta.”

Diversamente dalle comuni gare di corsa e podismo, in queste gare lunghe il tempo da impiegare passa in secondo piano, si pensa prima di tutto a completare la gara, a portare a termine la lunga distanza, ad arrivare da un posto ad un altro lontanissimo, oppure a percorrere il più volte possibile giri di un percorso misurato.
Cosa ti spinge a continuare a essere ultramaratoneta?
Quel senso di libertà, di protagonismo, anche se è solo a livello personale, non esternato. Mi fa molto piacere soprattutto dimostrare a tante donne che restano dietro la finestra per paura di essere viste e giudicate che cambiare si può. Vorrei far capire loro che le mie non sono imprese, ma semplice passione di correre, che mi fa stare bene sia sola che con gli altri.”

Sperimentare l’ultramaratona per Maria è sentirsi libera di fare quello che gli pare che può essere considerato difficile, impegnativo, usurante, ma è una sua scelta che la soddisfa e dove sperimenta sensazioni importanti ed uniche fatte di fatiche e di soddisfazioni nell’essere protagonista.
Quali meccanismi psicologici ti aiutano a partecipare a gare estreme?Non ci penso più di tanto, con impulsività mi butto in queste sfide con me stessa e lascio fare il resto all’adrenalina.” 
Che significa per te partecipare a una gara estrema?Adrenalina pura.”

Maria si lascia trasportare dalle sensazioni che ti da l’adrenalina, la voglia di mettersi in gioco con se stessa e con gli altri.
Quale gara estrema ritieni di non poter mai riuscire a portare a termine?La Spartathlon, perché ne ho sentito parlare molto e mi hanno detto essere molto difficoltosa. Ma nonostante ciò non rifiuterei di provare a farla.” 
Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?Ciò che mi spinge è la ricerca del mio limite, vedere fin dove riesco a spingermi prima di collassare! Essere capaci di fare lunghe distanze talvolta con enormi difficoltà su percorsi duri ti cambia la mente...capisci che non devi arrenderti senza aver provato, e se non va come avevi sperato non importa. La vita ti offre così tante opportunità che ti puoi sempre rifare. 
Tutto ciò prima di diventare un ultra non lo capivo, è stato per me come aprire quella finestra e gettarmi in un mondo nuovo fatto di sudore, di prove di forza fisica e mentale, di obbiettivi, ma soprattutto per me è ‘Emozione’ un mondo che non stai a guardare, ma che lo vivi in tutte le sue forme. E' una vera palestra di vita che troppo spesso ti mette di fronte a quesiti e a problemi, ma sai di essere un ultra e come tale non ti arrendi ma combatti, meglio che mi fermo Simone sono uscita fuori traccia, ci sarebbe tanto da dire ancora.”

Mai dire mai, per Maria le sfide non finiscono mai, perché rinunciare a priori.
Ti va di raccontare un aneddoto?Durante la 100km del Gargano, ad un certo punto mi sembrava di avere il fato contro: dal km 42 il mio amico iniziò a sentirsi male e pensai ‘tra un po starà meglio’ ma invece continuava solo a peggiorare ed è riuscito ad accompagnarmi fino a 70km; dopo che lui si è fermato ed io ho ricominciato la mia corsa, arrivata al km80, mi sono dovuta fermare ad un bivio perché non sapevo che strada dovessi prendere ed ho aspettato tanto tempo, delusa e rassegnata che non avrei potuto più concludere la gara con un tempo per me accettabile; dopo sono ripartita, ormai al buio, e dopo il km 85, senza torcia, stanca e infreddolita, quando ho raggiunto un gruppo davanti a me, ho ripreso animo ed ho ricominciato a sentire l’adrenalina in circolo, tanto da aver lasciato i compagni di questa avventura ed ho concluso la gara rientrando nei miei tempi.”

Maria ha tanta sete e fame di conoscenza di se stessa, dei propri limiti, vuol sentire, sperimentare un po’ per volta, un passo alla volta.
Cosa pensano familiari e amici della tua partecipazione a gare estreme?Penso che i miei amici non abbiano compreso bene ciò che faccio, anche perché non ne parlo molto, ad eccezione della mia famiglia che al contrario è abituata ai risultati e pensa che non abbia più limiti.”

Per qualcuno può essere strano impegnarsi in questo tipo di sport che comporta tante ore di allenamento, forse è più pensabile fare scuola di ballo, soprattutto per una donna, ma Maria va oltre gli schemi stabiliti e condivisi da vecchie culture, vuol dimostrare che esiste la passione, la voglia di impegnarsi, il desiderio di ottenere a prescindere da quello che pensano gli altri.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?Ho scoperto di avere tanta pazienza e determinazione. Correre è un po' come fare terapia, scopri te stesso e riconosci debolezze, pregi e difetti, hai una visione di vita diversa da quella che hai vissuto prima.” 
Se potessi tornare indietro cosa faresti o non faresti?Se potessi, rifarei tutto per il gusto di rivivere nuovamente tutte le emozioni spettacolari che questi momenti mi hanno regalato.” 
Hai un sogno nel cassetto?Restare il più a lungo possibile un’ultramaratoneta!”

Ho visto Maria correre serena, con il sorriso, in buona compagnia e queste sono sensazioni che anche lei vorrebbe sperimentare il più a lungo possibile.

Nel libro "Lo sport delle donne” riporto un’intervista a Maria Moramarco.
Maria è menzionata nei libri: 
"Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida", Edizioni Psiconline, Francavilla al Mare (CH), giugno 2019. 
La 100km del passatore. Una gara fra coraggio e resilienza. Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza?
 

Matteo SIMONE 
Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR 

Nessun commento:

Translate